16/06/2026
L’insegnante.
L’insegnante fa il lavoro più bello e difficile che possa esistere.
Un buon insegnante è luce, è calore, il calore della conoscenza, della comprensione, della disponibilità, un buon insegnante è un traghettatore “verso cose più grandi”, un buon insegnante è mano tesa, è abbraccio, è sorriso, è sicurezza, è voce viva.
La scuola è il tempio dell’uguaglianza, un’uguaglianza sostanziale, dove tutti siedono sulla stessa sedia di legno, imparano e ascoltano sullo stesso banco bianco, dove tutti meritano di essere portati in alto, dove nessuno è lasciato indietro.
La scuola è il tempio della fratellanza, della solidarietà, dell’emancipazione, del dialogo e del confronto.
La conoscenza, la comprensione e la cultura sono ciò che distingue l’uomo in quanto tale; conoscere è il lavoro che più lo nobilita, che più gli conferisce vigore, ed è anche quel “triste privilegio” che rende l’uomo un “animale malaticcio”, perché capace di sdoppiarsi e guardarsi vivere.
Un buon insegnante è cura e ascolto, è educazione didattica e affettiva; Quintiliano diceva che la mente del bambino non è un contenitore dal quale si possono inserire e togliere nozioni, ma un recettore di esperienze cognitive ed emotive, una vaso appena plasmato dalle mani del suo creatore, le cui pareti sono così duttili e fragili che ogni cosa che lo toccherà, lascerà in esso un’impronta indelebile, che ne determinerà dunque la forma definitiva. L’insegnante è un demiurgo, ha la responsabilità potentissima di creare, di influenzare,…ecco, l’insegnante è come un gessetto: il ruolo del gessetto, scrivendo, è quello di lasciare un segno, e il suo destino è quello di esaurirsi in quell’atto, di consumarsi, di diventare sostanzialmente “inutile”.
Penso che l’augurio migliore che un insegnante possa fare a se stesso è quello di diventare “inutile” per i suoi alunni, dopo aver lasciato in essi un segno, trasmesso conoscenza, senza rimanerne impoverito. Diceva Ungaretti, il poeta ha il privilegio di attingere all’assoluto, quel noumeno che sta nel porto sommerso, per poi tornare alla luce, tornare alla vita, e disperdere i suoi canti. La poesia è dunque un dono, la conoscenza è un dono, ma chi la elargisce non ne è impoverito, il poeta non perde il suo valore da quel donare. Il poeta condivide, l’insegnante condivide. L’insegnamento è un ossimoro intrigante: essere insegnanti è un sacrificio e una benedizione, è una fatica e un dono, ed è bellissimo così. Lasciatevi frustrare dai capricci degli alunni, vivete la rabbia che vi faranno provare, perché non capiranno il valore del vostro ruolo, non lo capiranno fin quando non vi apparterranno più, fin quando poi non diventeranno figli del mondo, in preda alla vita e alle sue drammatiche quanto spesso insensate vicende. Non lo capiranno come non l’ho capito io, come non lo ha capito mai nessuno…in tempo non lo comprende mai nessuno. Lasciatevi travolgere da questa nostra inconsapevolezza di ragazzi inesperti della vita, perché quando dovremo poi riflettere su qualcosa, quando ci ritroveremo in particolari situazioni, a voi andrà il nostro pensiero, e lì vi ringrazieremo, forse rammaricandoci di non aver compreso prima il valore della vostra vocazione. Grazie, perché ciò che avete fatto, non verrà dimenticato, perché l’insegnante in fondo è il baluardo dell’umanità e della comprensione. Grazie per quello che avete fatto, e grazie per quello che farete con i vostri futuri alunni. Spero che voi siate insegnanti in questa e in mille altre vite ancora, spero che non smettiate mai di comprendere e di ascoltare, insegnandoci a fare lo stesso, sia dietro una cattedra che in qualunque altro luogo, perché dietro a dei bravi cittadini consapevoli, vi sono sempre dei bravi educatori. Se riusciremo a fare delle nostre vite il nostro capolavoro, quel successo sarà anche vostro e potrete abbeverarvi di questo, di quanta luce e di quanto calore ne deriva.
Spero di conservare sempre in me la vostra viva voce, sia di insegnanti che di esseri umani che hanno avuto a cuore la mia (e la nostra) crescita ed educazione. Grazie, perché il mondo ha bisogno di più eroi senza mantello che si chiamano insegnanti.
(Luana Schillaci, classe V D)