09/09/2026
“Avete voluto la parità??? Adesso il carrello portalo tu!”
Questa mattina, davanti a un supermercato, ho sentito un marito rivolgersi così alla propria moglie. Lo ha detto alzando la voce, con un tono sgradevole e con un certo piglio strafottente, mentre mi superava.
Ho continuato per la mia strada, ma quella frase mi è rimasta dentro.
Non tanto per il carrello, quanto per tutto ciò che, in una frase così semplice, può esserci dietro: una storia, una coppia, delle aspettative, delle ferite, dei ruoli, delle idee su come dovrebbe essere un uomo, come dovrebbe essere una donna, cosa spetta all’uno e cosa all’altra.
E mi sono ritrovata a pensare alle Costellazioni Familiari.
Perché le Costellazioni ci aiutano a guardare la nostra storia, il nostro sistema familiare, ciò che abbiamo vissuto e le dinamiche che, spesso senza rendercene conto, continuano ad abitare il nostro modo di vivere, di amare, di reagire, di scegliere.
E questo vale per quella donna. Vale per quell’uomo. E vale per tutti noi.
Ma c’è qualcosa che per me è ancora più importante.
Le Costellazioni non sono un altro modo per trovare un colpevole.
Possiamo passare anni a costruire un vero e proprio impianto accusatorio: “È colpa di mia madre.” “È colpa di mio padre.” “È colpa della mia famiglia.” “È quello che mi è successo da bambino.” “Sono i miei antenati.”
E certamente ciò che abbiamo vissuto ha contribuito a renderci ciò che siamo. La nostra storia conta. Le nostre ferite contano.
Ma arriva, prima o poi, un momento nel quale la domanda può cambiare.
Non più soltanto: “Perché sono diventata/o così?”
Ma: “Ora che MI vedo e vedo tutto questo… come scelgo di vivere la mia vita?”
Per me, è qui che avviene il passaggio fondamentale: dalla colpa alla responsabilità.
Responsabilità non significa colpevolizzare noi stessi. Non significa dire: “È tutto colpa mia.”
Significa riconoscere una cosa molto più potente: forse non ho scelto ciò che mi è accaduto, ma posso scegliere cosa farne oggi.
E possiamo cambiare sguardo anche verso chi ci ha preceduto.
Non guardare i nostri genitori e i nostri antenati soltanto attraverso ciò che hanno sbagliato o attraverso ciò che hanno sofferto. Possiamo provare a vedere anche la forza con cui hanno attraversato la loro vita.
Hanno fatto quello che hanno potuto con gli strumenti che avevano, con la consapevolezza che avevano, con le possibilità che avevano.
E, grazie anche a quella forza che noi siamo qui con tutto quello che c'è! E, nel mio Metodo Campo Madre, questo passaggio diventa ancora più importante:
VEDERE. RICONOSCERE. PACIFICARE. SCEGLIERE.
Non dobbiamo cambiare il passato. Possiamo smettere di permettere che il passato continui a decidere il nostro presente.
Possiamo accogliere ciò che è stato, prendere la forza che arriva dalla nostra storia e fare un passo verso la nostra vita.
Perché, forse, la libertà non nasce quando finalmente scopriamo chi è il responsabile del nostro dolore.
Forse nasce quando smettiamo di cercare qualcuno da accusare e iniziamo a chiederci:
“Adesso che so… chi scelgo di essere? Cosa scelgo di vivere?”
Ed è lì che per me, comincia la vera libertà.
E questa mattina, mentre quella coppia si allontanava con il proprio carrello, ho pensato che forse augurare libertà non significa augurarla soltanto a noi stessi.
Significa augurarla anche a chi ancora non riesce a vedere.
Anche a quella coppia. Anche a quell’uomo. Anche a quella donna. Anche a tutti noi. ❤️
Un caro abbraccio a tutti voi,
Maria Teresa