15/07/2026
Profezia.
Arriverà un momento in cui il corto circuito della divulgazione italiana sarà così evidente che non servirà più nemmeno dimostrarlo.
La divulgazione, sempre più spesso, non sarà guidata da ciò che è vero o importante, ma da ciò che genera attenzione. E l'attenzione oggi è denaro. Ogni visualizzazione porta introiti pubblicitari, ogni contenuto virale aumenta la possibilità di ottenere sponsor, inviti, ospitate, collaborazioni, libri da vendere, corsi da promuovere e algoritmi che continuano a premiare chi resta costantemente al centro della conversazione.
Quando il modello economico dipende dalla viralità, la viralità smette di essere una conseguenza e diventa il prodotto.
Così inizieranno i due pesi e due misure. Si criticheranno con durezza alcuni, mentre su altri calerà un silenzio assordante. Non perché abbiano ragione, ma perché sono amici, perché conviene mantenere buoni rapporti o perché sono troppo grandi per rischiare di perdere sponsor, collaborazioni, accessi e visibilità.
La domanda non sarà più: "È corretto parlarne?"
Diventerà: "Quanto mi costa parlarne?"
E quando il costo sarà troppo alto, molti sceglieranno di non vedere.
Chi pensa che stia nascendo una nuova generazione di Piero Angela probabilmente resterà deluso. Molto più facilmente assisteremo all'evoluzione di un modello già visto: informazione confezionata per massimizzare clic, engagement e permanenza, con il rigore che diventa opzionale quando ostacola le performance.
Un History Channel dell'epoca del clickbait: confezionato meglio, montato meglio, distribuito meglio. Ma sempre più dipendente dagli stessi meccanismi che trasformano la conoscenza in intrattenimento e l'autorevolezza in una strategia di marketing.
Questa è solo una profezia.
Claudio Michelizza