01/03/2024
L’inizio del viaggio…
Le conoscenze odierne sul neonato ci hanno confermato che non solo è in grado di adattarsi e sopravvivere nel passaggio dalla vita acquatica alla vita terrestre, ma ha in sé tutte le competenze necessarie per svilupparsi sia fisicamente che emotivamente. In poco tempo diviene in grado di riconoscere il volto e la voce della madre, ed inizia ad esprime le sue preferenze. Distingue chiaramente l'odore della mamma tra varie donne, sa imitare alcune espressioni del viso a pochi minuti dalla nascita e sperimenta una varietà di stati emozionali sia piacevoli che non; non possiamo non tener conto se vogliamo considerarlo un "soggetto" e non solo "oggetto" del rapporto interpersonale. Nessuno dei suoi movimenti è intenzionale; al contrario seguono uno schema preciso per sollecitare l'adulto a rispondere alle sue esigenze, ed è sorprendente vedere come muove il suo corpo in sincronia con la voce materna, in una delicata danza che è testimonianza di come nascano programmati per reagire al linguaggio umano. Gli studi riconoscono che il neonato ha determinate predisposizioni biologiche (potremmo parlare di "carattere proprio"), ma allo stesso tempo si evidenzia come alcuni aspetti del suo temperamento possono essere modificati nell'interazione con il suo ambiente affettivo. Si può dire che nel rapporto con l'adulto, specialmente con la madre, si genera un apprendimento reciproco, circolare, che si costruisce dai primi momenti insieme. Il rapporto adulto-bambino è così uno spazio creativo e non è, come erroneamente molti pensano, unidirezionale, dove è solo la madre che cura, protegge o insegna, ma le reazioni di uno influenzano l'altro e viceversa. La Dr. Montessori parla di Embrione spirituale: “Il bambino possiede una vita psichica attiva anche quando no può manifestarla, perché deve a lungo elaborarne nel segreto le difficili realizzazioni […] Ma come l’embrione materno, così questo embrione spirituale ha bisogno di essere protetto da un ambiente esterno animato, caldo d’amore, ricco di nutrizione, dove tutto l’accolga e niente l’ostacoli”( (Un bambino in famiglia Montessori pag. 29-30) In un articolo “Il centro e la periferia” denuncia come sia inutilmente invasiva l'abitudine di voler indagare sul mondo interno del bambino : “"Nessuno è d'accordo con noi quando diciamo che non solo è difficile penetrare il mistero della sua intelligenza, ma dobbiamo rinunciare a volerlo esplorare a tutti i costi: quello che succede nella psiche del bambino è il suo segreto e noi dobbiamo rispettarlo […] Questo è il principio del nostro metodo educativo, con cui molti, che non hanno capito le cose, sono in disaccordo con noi perché pensano che rispettare un segreto significhi mettere ostacoli alla conoscenza. Secondo noi, invece, è una questione di rispetto: è essenziale imparare a rispettare questo segreto intimo del bambino. Esistono due realtà diverse: il centro e la periferia. Il centro appartiene all'individuo stesso e non dobbiamo preoccuparci di quello che succede in esso; invece, la periferia mette l'individuo in contatto con il mondo esterno attraverso i suoi sensi, questa sì è accessibile. (...) La periferia la possiamo raggiungere quando vediamo il bambino reagire attraverso le attività. Allora basiamoci su questo: non pensiamo al centro, ma alla periferia, da cui emerge. Il bambino lavora nella realtà, accoglie sensazioni e si esprime; il suo lavoro mentale si basa sulla raccolta delle impressioni e sull'espressione senza sosta, come il ritmo continuo delle onde che non si fermano mai o come il battito del cuore. Di tutta questa straordinaria vita, unica e indivisibile, vediamo solo la parte periferica: è questa quella che possiamo aiutare ed è per questa che prepariamo l'ambiente e gli oggetti. Al bambino non interessa capire le cose quando vengono trasmesse da altri: egli dispone di una capacità senso-motoria irresistibile per coglierle da solo ed è solo così che la sua mente si sviluppa.
Il nostro lavoro assume allora un grande valore, gli oggetti che offriamo alla sua periferia assumono un notevole peso formativo. Invece di far capire una cosa con spiegazioni, noi la "materializzeremo": è come se la dispiegassimo su una vasta superficie, perché il bambino possa lavorarci." (Rivista “Il quaderno Montessori 1993 n. 39 pag. 117)
Questa riflessione ci aiuta ad accettare le sue modalità, a superare le difficoltà che a volte sentiamo di fronte alle sue manifestazioni: vuol dire che non tutti i bambini sono uguali, che non avranno le stesse reazioni agli stimoli dell'ambiente, che percepiscono diversamente la luce, i suoni, gli odori, il calore, il freddo, il contatto fisico. Ma possiamo fare molto per avvicinarci, entrare in contatto con la loro "periferia" fatta di desideri, silenziose richieste o interessi. Imparare a conoscere come quel bambino percepisce il mondo è allora compito fondamentale per potersi relazionare con lui in modo sensibile, calibrare le risposte e modificare quelli che sembrano piccoli dettagli di ciò che non è accettato.
Sono molti i genitori che mi hanno chiesto e mi chiedono consigli in merito all'educazione dei propri figli. Francamente è molto difficile poter dare risposte senza conoscer bene le problematiche, l'humus familiare etc... Ciò che posso dire è amate i vostri figli, amateli con tutto il cuore. Amarli vuol dire rispettarli, vuol dire dar loro, sin da piccoli, un senso di sicurezza che li renderà capaci di costruire in sé stessi quella fiducia, quell'autonomia emotiva, che li infonderà una sensazione di serenità e coraggio per affrontare la vita. Abbracciateli spesso, teneteli stretti al vostro cuore perché quel battito è, e sarà ,sempre, non solo un legame, ma una spinta per non arrendersi mai. E' vero che i bambini devono imparare ad affrontare le frustrazioni, ma devono aver un "peso emotivo" tale che possano superarlo senza che si trasformino in ferite profonde, che rimangono incise nel loro animo. Siete voi i genitori, siete voi gli adulti; a voi la vita ha dato il tempo di formare e costruire competenze per poter affrontare e superare, anche se con fatica, le difficoltà che essa ci pone davanti ogni giorno: il bambino non ha ancora questi strumenti!!! Vivrete giorni in cui il dolore, per un perdita, per un fallimento vi consumerà l'anima, ma, mai e poi mai, dovrete far partecipi in modo profondo i vostri figli. Abbiate la forza di sorridere, non solo con il viso ma anche con ogni fibra del vostro corpo, sì da non far percepire questo immenso dolore, perché per lui sarebbe insopportabile e le sue priorità diventeranno altre: non più sè stesso, la sua costruzione, la spensieratezza di quegli anni, ma si sentirà investito di un compito che è molto più grande di lui: rendervi felice, asciugare le vostre lacrime, sperare e desiderare ardentemente di vedere il vostro viso tornare ad essere sereno; cercherà, ogni minuto, nel vostro sguardo quella luce di felicità, che il vostro pianto e il vostro dolore hanno cancellato. Vorrà diventare il vostro paladino, il vostro difensore e nella sua mente, nel suo cuore, le colpe e i colpevoli si confonderanno, la sua anima si dilanierà nel dover scegliere chi amare e chi odiare. Vi sembrerà che stia crescendo forte, sempre più forte ogni anno che passerà, a volte anche indifferente, ma in realtà ha solo indossato una maschera, è solo un essere in fuga dalla realtà, nella quale ogni giorno si troverà immerso e dove annasperà cercando di respirare e continuare ad andare avanti. Cercherà di allontanarvi da chiunque percepirà come un pericolo per voi per proteggervi; e combatterà a spada tratta contro di loro. Allontanerà chiunque percepirà un pericolo per sé stesso, sì, alla fine, da allontanarsi dal mondo che lo circonda, si dà riuscire a sopravvivere solo nella sua "tana". Quella forza che si era imposto, piano piano si affievolirà sempre di più, e un giorno, quando si renderà conto che dentro di sé non c'è altro che paura, stanchezza, incapacità di aiutarvi si maledirà, si odierà così tanto da allontanarsi da voi, da sé stesso perdendosi in un mondo di tristezza. Siate forti per loro, solo così saranno in grado, poi di esserlo per sé stessi e per voi. Tratto da L'infanzia: l'età dell'oro" Fulvia Cetrullo