Montessori nella tua scuola

Montessori nella tua scuola Formazione, orientamento e consulenza per applicare il Metodo Montessori nelle comunità infantili.

L'educazione cosmica non è l'nsieme delle materie: storia, geografia, scienze etc... da insegnare nella scuola elementar...
08/03/2024

L'educazione cosmica non è l'nsieme delle materie: storia, geografia, scienze etc... da insegnare nella scuola elementare, ma il termine usato dalla Dott.ssa Maria Montessori per descrivere l'interrelazione di tutte le cose e gli argomenti. Nell'educazione elementare Montessori, la teoria dell'Educazione Cosmica è una tema chiave, e un modo di presentare il mondo al bambino. S'ì da onorare i contributi degli antenati che
ci hanno preceduto i e incoraggiare ogni bambino a scoprire il proprio “Compito Cosmico”, il modo in cui possano contribuire al miglioramento dell’umanità. Questa visione del mondo viene presentata al bambino dalla prima elementare) inizialmente attraverso il racconto delle Grandi Lezioni o delle Grandi Storie, una serie di cinque avvincenti racconti che progrediscono attraverso la creazione del cosmo fino alla venuta dell'uomo, alla nascita del linguaggio, della matematica e della scienza, alla nostra società attuale.
Attraverso questo stile educativo, i bambini iniziano a realizzare l’interconnessione di tutti gli elementi, le stelle e i pianeti oppure i solidi, i liquidi e i gas, delle piante e degli animali e dell'uomo.
È attraverso queste connessioni che si sviluppa una cultura di rispetto, compassione, empatia e comunità dove i bambini come individui sono incoraggiati a condividere i doni con cui possono contribuire, non solo con la comunità della classe, ma anche con la comunità mondiale. In sostanza,
L'Educazione Cosmica è utilizzata come strumento educativo per le interazioni pacifiche e la creazione dimembri morali della società che contribuiscono, si impegnano. Nel bambino elementare, l’Educazione Cosmica porta a esplorazione di questioni di giustizia sociale e cambiamento sociale per l’umanità.
In una classe elementare Montessori devono esserci opportunità regolari per lo sviluppo del carattere intessuto nel curriculum e nella routine quotidiana. Questo si esplica con una serie di lezioni che gli insegnanti Montessori chiamano Grazia e Cortesia, che includono l'insegnamento di abilità come come presentarsi, come
salutare gli altri, come tossire, starnutire o sbadigliare educatamente, come accettare o rifiutare un invito, come offrire
le scuse e come aspettare il turno, come tenere pulito e in ordine l'ambiente, come muoversi (evitando di corrrere, saltare etc...) nell'ambiente scuola. L'educazioe all'utilizzo del volume della voce,, del saper cominicare evitando di urlare, schiamazzare, che altro non è che segno di mancanza di rispetto verso se stessii e gli altri, e di mancanza di responsabilità e incapacità di gestione della propria autonomia.L'intenzione con questo tipo di lezioni è quella di dare ai bambini l'opportunità di praticare e sviluppare le proprie abilità caratteriali:
Centrare i tratti caratteriali forti attraverso modelli, esperienze e conversazioni è la cosa più importante per sviluppare la forza di carattere. Rinforzare il carattere è una decisione quotidiana
deve essere fatto, più e più volte. La pratica porta stabilità se è propositiva e consapevole. Il rispetto per l'ambiento, per la porpria persona per la comunità classe fa sì che ciò ,che questa foto, ci presenta diventi quotidiana realtà.

06/03/2024

LA BIBLIOTECA IN UNA CLASSE MONTESSORIANA: LUOGO NON SOLO DI CRESCITA CULTURALE MA DI DIVENIRE DELL'ESSERE.
Lo ripeterò fino alla noia: ho avuto la fortuna inestimabile di fare tirocinio presso la scuola di Via Lemonia a Roma e di avere come formatrici le insegnanti di questa scuola fondata e diretta per decenni da Flaminia Guidi. Lì per la prima volta ho visto una biblioteca organizzata secondo i criteri montessoriani, ed è stata una vera e propria epifania. Avevo letto tanto in merito, posto domande a docenti, ma alla fine tutto ciò che mi veniva indicato mi lasciava un grande senso di precarietà, di approssimazione.
Vorrei oggi condividere con voi tutto ciò che sono riuscita a “rubare” da loro e mi ha permesso di organizzare una biblioteca fruibile, adeguata e montessoriana.
Come ogni ambito d’apprendimento culturale anch’essa deve essere organizzata in modo da svolgere delle funzioni fondamentali:
- consultazione
- informazione
- documentazione
Il tratto distintivo che la rende montessoriana è, prima di qualsiasi altra cosa, che sia gestita e organizzata con la fattiva collaborazione degli alunni. Una tale biblioteca non potrà mai essere solo ed unicamente uno spazio di apprendimento ma soprattutto un luogo maestro di vita. Fondamentale che l’ambiente in cui viene a collocarsi sia provocatorio di attività vitali, sì da essere parte fondamentale del processo educativo e non mero sussidio pedagogico. L’ambiente stesso infatti nel pensiero pedagogico montessoriano è un luogo essenziale in cui vita ed apprendimento si ritrovano in quella danza in cui ogni essere umano ha e può svolgere il suo compito cosmico. Far amare la lettura, far sì che diventi per ogni bambino una straordinaria compagna di viaggio è uno degli obiettivi principali del metodo tanto nella primissima infanzia, che nelle Case dei Bambini, ma in modo sempre indiretto; i bambini devono poter vivere in uno spazio che sia riempito da libri, libri interessanti ma al contempo belli esteticamente, reso vivo da comandi, da “storie di numeri”, da libretti relativi a vari argomenti delle differenti materie. Un mondo di lettere, parole, frasi, pensieri che nutrono l’anima. Incoraggiare senza forzare, sostenere invece di ordinare, incuriosire invece di annoiare, far diventare la lettura non l’obiettivo da raggiungere, ma lo strumento, il mezzo. Come ricordava Flaminia Guidi «Il bambino dai sei ai dodici anni è affamato di cultura come il bambino più piccolo è affamato di azioni concrete. Non si accontenta di quattro notizie da sussidiario ma vuole approfondire, indaga, confronta i libri con le parole degli adulti, approfondisce i documenti con scoperte personali e con riflessioni» (Honegger Fresco, G. (1993). La Scuola Montessori al Tuscolano di Roma. Il Quaderno Montessori , Vol. 38). Per questo i libri o meglio una biblioteca ben organizzata, fornita non deve mai mancare; non può essere un qualcosa in più, ma una vera e propria necessità, priorità. L’adulto avrà il compito di selezionare in modo da offrire una variegata scelta di testi, ma la gestione dovrà essere affidata solo ed esclusivamente agli alunni. Come per qualsiasi lavoro che l’essere umano si trova a dover portare a compimento, il bambino prima di approcciarsi deve acquisire determinate competenze. Flaminia Guidi pensò a due tipi di patenti che i bimbi dovevano acquisire: una per poter svolgere il lavoro di bibliotecario l’altra per poterne usufruire con consapevolezza. Come per tutte le patenti anche per queste bisogna che riescano a superare un vero e proprio esame che viene preparato, stilato da i grandi della V elementare. L’esame consiste in una parte teorica in cui viene valutata la conoscenza delle regole scritte che governano la biblioteca e da due prove pratiche:
• una prima prova pratica, che consiste nel richiedere al candidato di simulare una prova di controllo sui libri presi in prestito e riconsegnati in un giorno ipotetico;
• una seconda prova pratica che consiste nel ricollocare al loro posto sugli scaffali della biblioteca i libri presi in prestito durante la giornata.

L’inizio del viaggio…Le conoscenze odierne sul neonato ci hanno confermato che non solo è in grado di adattarsi e soprav...
01/03/2024

L’inizio del viaggio…

Le conoscenze odierne sul neonato ci hanno confermato che non solo è in grado di adattarsi e sopravvivere nel passaggio dalla vita acquatica alla vita terrestre, ma ha in sé tutte le competenze necessarie per svilupparsi sia fisicamente che emotivamente. In poco tempo diviene in grado di riconoscere il volto e la voce della madre, ed inizia ad esprime le sue preferenze. Distingue chiaramente l'odore della mamma tra varie donne, sa imitare alcune espressioni del viso a pochi minuti dalla nascita e sperimenta una varietà di stati emozionali sia piacevoli che non; non possiamo non tener conto se vogliamo considerarlo un "soggetto" e non solo "oggetto" del rapporto interpersonale. Nessuno dei suoi movimenti è intenzionale; al contrario seguono uno schema preciso per sollecitare l'adulto a rispondere alle sue esigenze, ed è sorprendente vedere come muove il suo corpo in sincronia con la voce materna, in una delicata danza che è testimonianza di come nascano programmati per reagire al linguaggio umano. Gli studi riconoscono che il neonato ha determinate predisposizioni biologiche (potremmo parlare di "carattere proprio"), ma allo stesso tempo si evidenzia come alcuni aspetti del suo temperamento possono essere modificati nell'interazione con il suo ambiente affettivo. Si può dire che nel rapporto con l'adulto, specialmente con la madre, si genera un apprendimento reciproco, circolare, che si costruisce dai primi momenti insieme. Il rapporto adulto-bambino è così uno spazio creativo e non è, come erroneamente molti pensano, unidirezionale, dove è solo la madre che cura, protegge o insegna, ma le reazioni di uno influenzano l'altro e viceversa. La Dr. Montessori parla di Embrione spirituale: “Il bambino possiede una vita psichica attiva anche quando no può manifestarla, perché deve a lungo elaborarne nel segreto le difficili realizzazioni […] Ma come l’embrione materno, così questo embrione spirituale ha bisogno di essere protetto da un ambiente esterno animato, caldo d’amore, ricco di nutrizione, dove tutto l’accolga e niente l’ostacoli”( (Un bambino in famiglia Montessori pag. 29-30) In un articolo “Il centro e la periferia” denuncia come sia inutilmente invasiva l'abitudine di voler indagare sul mondo interno del bambino : “"Nessuno è d'accordo con noi quando diciamo che non solo è difficile penetrare il mistero della sua intelligenza, ma dobbiamo rinunciare a volerlo esplorare a tutti i costi: quello che succede nella psiche del bambino è il suo segreto e noi dobbiamo rispettarlo […] Questo è il principio del nostro metodo educativo, con cui molti, che non hanno capito le cose, sono in disaccordo con noi perché pensano che rispettare un segreto significhi mettere ostacoli alla conoscenza. Secondo noi, invece, è una questione di rispetto: è essenziale imparare a rispettare questo segreto intimo del bambino. Esistono due realtà diverse: il centro e la periferia. Il centro appartiene all'individuo stesso e non dobbiamo preoccuparci di quello che succede in esso; invece, la periferia mette l'individuo in contatto con il mondo esterno attraverso i suoi sensi, questa sì è accessibile. (...) La periferia la possiamo raggiungere quando vediamo il bambino reagire attraverso le attività. Allora basiamoci su questo: non pensiamo al centro, ma alla periferia, da cui emerge. Il bambino lavora nella realtà, accoglie sensazioni e si esprime; il suo lavoro mentale si basa sulla raccolta delle impressioni e sull'espressione senza sosta, come il ritmo continuo delle onde che non si fermano mai o come il battito del cuore. Di tutta questa straordinaria vita, unica e indivisibile, vediamo solo la parte periferica: è questa quella che possiamo aiutare ed è per questa che prepariamo l'ambiente e gli oggetti. Al bambino non interessa capire le cose quando vengono trasmesse da altri: egli dispone di una capacità senso-motoria irresistibile per coglierle da solo ed è solo così che la sua mente si sviluppa.

Il nostro lavoro assume allora un grande valore, gli oggetti che offriamo alla sua periferia assumono un notevole peso formativo. Invece di far capire una cosa con spiegazioni, noi la "materializzeremo": è come se la dispiegassimo su una vasta superficie, perché il bambino possa lavorarci." (Rivista “Il quaderno Montessori 1993 n. 39 pag. 117)

Questa riflessione ci aiuta ad accettare le sue modalità, a superare le difficoltà che a volte sentiamo di fronte alle sue manifestazioni: vuol dire che non tutti i bambini sono uguali, che non avranno le stesse reazioni agli stimoli dell'ambiente, che percepiscono diversamente la luce, i suoni, gli odori, il calore, il freddo, il contatto fisico. Ma possiamo fare molto per avvicinarci, entrare in contatto con la loro "periferia" fatta di desideri, silenziose richieste o interessi. Imparare a conoscere come quel bambino percepisce il mondo è allora compito fondamentale per potersi relazionare con lui in modo sensibile, calibrare le risposte e modificare quelli che sembrano piccoli dettagli di ciò che non è accettato.
Sono molti i genitori che mi hanno chiesto e mi chiedono consigli in merito all'educazione dei propri figli. Francamente è molto difficile poter dare risposte senza conoscer bene le problematiche, l'humus familiare etc... Ciò che posso dire è amate i vostri figli, amateli con tutto il cuore. Amarli vuol dire rispettarli, vuol dire dar loro, sin da piccoli, un senso di sicurezza che li renderà capaci di costruire in sé stessi quella fiducia, quell'autonomia emotiva, che li infonderà una sensazione di serenità e coraggio per affrontare la vita. Abbracciateli spesso, teneteli stretti al vostro cuore perché quel battito è, e sarà ,sempre, non solo un legame, ma una spinta per non arrendersi mai. E' vero che i bambini devono imparare ad affrontare le frustrazioni, ma devono aver un "peso emotivo" tale che possano superarlo senza che si trasformino in ferite profonde, che rimangono incise nel loro animo. Siete voi i genitori, siete voi gli adulti; a voi la vita ha dato il tempo di formare e costruire competenze per poter affrontare e superare, anche se con fatica, le difficoltà che essa ci pone davanti ogni giorno: il bambino non ha ancora questi strumenti!!! Vivrete giorni in cui il dolore, per un perdita, per un fallimento vi consumerà l'anima, ma, mai e poi mai, dovrete far partecipi in modo profondo i vostri figli. Abbiate la forza di sorridere, non solo con il viso ma anche con ogni fibra del vostro corpo, sì da non far percepire questo immenso dolore, perché per lui sarebbe insopportabile e le sue priorità diventeranno altre: non più sè stesso, la sua costruzione, la spensieratezza di quegli anni, ma si sentirà investito di un compito che è molto più grande di lui: rendervi felice, asciugare le vostre lacrime, sperare e desiderare ardentemente di vedere il vostro viso tornare ad essere sereno; cercherà, ogni minuto, nel vostro sguardo quella luce di felicità, che il vostro pianto e il vostro dolore hanno cancellato. Vorrà diventare il vostro paladino, il vostro difensore e nella sua mente, nel suo cuore, le colpe e i colpevoli si confonderanno, la sua anima si dilanierà nel dover scegliere chi amare e chi odiare. Vi sembrerà che stia crescendo forte, sempre più forte ogni anno che passerà, a volte anche indifferente, ma in realtà ha solo indossato una maschera, è solo un essere in fuga dalla realtà, nella quale ogni giorno si troverà immerso e dove annasperà cercando di respirare e continuare ad andare avanti. Cercherà di allontanarvi da chiunque percepirà come un pericolo per voi per proteggervi; e combatterà a spada tratta contro di loro. Allontanerà chiunque percepirà un pericolo per sé stesso, sì, alla fine, da allontanarsi dal mondo che lo circonda, si dà riuscire a sopravvivere solo nella sua "tana". Quella forza che si era imposto, piano piano si affievolirà sempre di più, e un giorno, quando si renderà conto che dentro di sé non c'è altro che paura, stanchezza, incapacità di aiutarvi si maledirà, si odierà così tanto da allontanarsi da voi, da sé stesso perdendosi in un mondo di tristezza. Siate forti per loro, solo così saranno in grado, poi di esserlo per sé stessi e per voi. Tratto da L'infanzia: l'età dell'oro" Fulvia Cetrullo

14/01/2024

😞Buon ponte dolce Aaron sappiamo che adesso sei al sicuro dalla bestialità umana 😞

14/01/2024

IL CUBO DEL TRINOMIO
La storia dei 4 Re della pace.

Molto tempo fa, in un paese molto vasto, c'erano quattro re. Ciascuno di questi re viveva separatamente nel proprio regno. Un fiume molto ampio e impressionante attraversava il paese e separava i regni. Un regno si trovava sul lato sud del fiume e gli altri tre sul lato nord. I tre re che vivevano sulla sponda settentrionale del fiume avevano tutti i propri castelli. Uno era chiamato il Re Rosso, un altro era chiamato il Re Blu e l'ultimo era il Re Giallo. Ognuno aveva un entourage di due guardie del corpo vestite di nero e sei assistenti.

Sul lato sud del fiume, in una bellissima Torre Rosa, viveva il Re della Pace. Forse hai già sentito parlare di questo re? Un giorno accadde qualcosa di speciale. Il Re della Pace nominò il più piccolo assistente come suo Ambasciatore di Pace e gli diede il suo primo incarico. Gli fu detto di fare una visita di cortesia ai tre regni sul lato nord del fiume. Durante la sua visita, l'Ambasciatore di Pace notò che ciascuno dei Re e il loro entourage erano piuttosto scontenti. Il Re Rosso si lamentava che il suo castello era troppo caldo. Il Re Blu si lamentava che il suo castello era troppo freddo, e il Re Giallo brontolava dicendo che il suo castello era troppo piccolo. Quando l'Ambasciatore di Pace tornò alla Torre Rosa, informò il Re della Pace della sua visita e dello stato delle cose dei tre regni che aveva visitato. Il Re della Pace ascoltò con attenzione l'Ambasciatore di Pace. Dopo un breve periodo di silenzio, decise di cercare di risolvere la situazione per i Re Magi. Escogitò un piano. Se ciascuno dei tre re avesse accettato di vivere con il proprio entourage, ciascuno su un piano separato, nello stesso castello, ci sarebbe stata la felicità in ogni singolo regno. Il giorno seguente, il Re della Pace inviò il suo Ambasciatore di Pace dall'altra parte del fiume per presentare il suo piano ai tre Re. Quando l'Ambasciatore di Pace si avvicinò, il Re Rosso ordinò ai suoi assistenti e alle guardie del corpo di essere in posizione per accogliere l'Ambasciatore di Pace. Si allinearono maestosamente.

Quando si sedettero seduti tutti insieme, l'Ambasciatore di pace presentò il piano del re: far ve**re tutti loro a vivere in un nuovissimo castello a tre piani. Il Re Rosso, fingendo di essere infastidito dal Re Blu e dal Re Giallo, rispose subito: "No!" e disse: “Preferirei stare in un castello troppo caldo!”.
L'Ambasciatore di Pace si è recò poi dal Re Blu per presentare la proposta del Re della Pace. Quando il Re Blu vide arrivare l'Ambasciatore di Pace, anche lui convocò i suoi assistenti e le guardie del corpo per riceverlo adeguatamente. Anche il Re Blu disse "No" alla proposta e dichiarò che avrebbe preferito rimanere in un castello troppo freddo piuttosto che condividere un castello con i suoi due vicini reali.
Infine, l'Ambasciatore di Pace andò a visitare il Re Giallo. Anche il Re Giallo riunì i suoi attendenti e le sue guardie del corpo per dare un caloroso benvenuto all'Ambasciatore di Pace.
A nome del suo Re, l'Ambasciatore di Pace fece la stessa proposta al Re Giallo. Sfortunatamente, ricevette la stessa risposta: un fermo "No!".
Un po' scoraggiato e deluso, l'Ambasciatore di Pace tornò dal Re della Pace per informarlo del rifiuto unanime ricevuto dai Re Magi.
Il Re della Pace rifletté di più sulla situazione e decise di organizzare un incontro con i suoi consiglieri nell'alta Torre Rosa. Dopo molte ore di premurosa riflessione, arrivarono a una soluzione molto intelligente: ogni regno avrebbe vissuto in modo indipendente su un piano separato del castello nuovo di zecca. Non era niente di nuovo. Ma il Re della Pace aggiunse una seconda parte intelligente: due osservatori speciali di ciascun regno sarebbero stati assegnati in modo permanente a risiedere su piani diversi dal proprio. Questa soluzione avrebbe fornito sufficiente sicurezza per tutti e impedito a un re di essere favorito rispetto a un altro.
Il Re rimandò l'Ambasciatore di Pace nei tre regni per presentare questa soluzione creativa. Il Re Rosso ricevette l'Ambasciatore di Pace e accettò la nuova proposta.
Protetto da due delle sue guardie del corpo e da quattro dei suoi assistenti, il Re Rosso lasciò il suo seguito reale. Due dei suoi assistenti furono lasciati indietro per diventare osservatori speciali. Poiché il Re Rosso aveva la prima scelta, scelse di risiedere al primo piano del nuovo castello, nell'angolo più lontano. L'accordo prevedeva che i due osservatori speciali risiedessero vicino, ma non accanto al re. Perciò anche gli osservatori speciali dei regni Blu e Giallo si unirono al suo seguito.
Quando il Re Rosso e la sua gente furono a proprio agio nella loro nuova residenza, l'Ambasciatore di Pace andò a visitare il Re Blu nel suo gelido castello. Lo invitò a trasferirsi nella sua nuova suite al secondo piano del nuovo castello. Fu spiegato che non doveva risiedere esattamente sopra la suite del Re Rosso, ma al centro del pavimento. L'Ambasciatore di Pace gli spiegò l'accordo e il Re Blu accettò. Quindi due osservatori speciali, uno del regno giallo e uno del regno rosso, si unirono a loro al secondo piano.

Poi l'Ambasciatore di Pace andò dal Re Giallo e gli fece la stessa domanda: “Accetteresti l'accordo? Ti sposterai al terzo piano del nuovo castello, dove la tua suite non sarà né direttamente sopra quella del Re Blu né quella del Re Rosso. Come con gli altri regni, due osservatori speciali saranno di stanza sul tuo piano, ma manterranno le distanze. Anche il Re Giallo accettò l'accordo.
Da quel momento in poi, il Re Rosso, il Re Blu e il Re Giallo vissero separatamente su diversi piani del nuovo castello. Ognuno di loro era protetto dalle proprie guardie del corpo e dai propri assistenti e, secondo l'accordo, aveva due osservatori speciali, uno per ciascuno degli altri regni. Il Re della Pace aveva raggiunto un grande successo. Il suo piano aveva portato pace, felicità e armonia per sempre. Successivamente, l'Ambasciatore di Pace è tornato nel suo regno e si è posizionato in cima alla Torre Rosa. Da qui sarebbe stato un osservatore fino a quando non gli sarebbe stata assegnata la sua prossima missione dal Re della Pace.

03/10/2023

"L’iniziazione
La presentazione nel primo piano di sviluppo.
La presentazione di un materiale o di un’attività è la tecnica utilizzata da un insegnante montessoriano per mettere in comunicazione il bambino con lo stesso, aiutandolo, così, a svolgere correttamente un’attività in completa autonomia. Per quanto riguarda la presentazione nella fascia 0-3 sarebbe preferibile parlare più che altro di iniziazione. E’ un termine che contiene in sé un’accezione spirituale e religiosa che richiamano il sentimento con il quale l’adulto dovrebbe porsi di fronte al bambino piccolo, all’embrione spirituale, al nuovo Messia.
Essa deve rispettare delle caratteristiche ben precise affinché sia correttamente e facilmente leggibile al bimbo:
• Deve essere sempre propositiva e mai richiestiva;
• Offrire l’attività al bambino quando è ben sveglio e tranquillo; non utilizzare mai la presentazione per distrarlo da una necessità insoddisfatta (sonno, fame, capriccio etc…)
• I movimenti devono essere lenti, precisi e mai superflui in modo che la presentazione risulti leggibile e misurata;
• Cercare, di tanto in tanto, lo sguardo quello del bambino, per essere sicuri che ci stia seguendo;
• Prestare attenzione che i nostri movimenti non intralcino mai la visuale del piccolo;
• Tra un movimento e l’altro è bene effettuare una piccolissima pausa per sottolineare la fine della “fase”; queste pause saranno cruciali soprattutto al momento di mostrare il passaggio
più difficile e prima dell’inizio della serie di movimenti che riporteranno il materiale (o ricondurranno l’attività) allo stato iniziale;
• È importante evitare di parlare durante la presentazione, per mantenere l’attenzione del bambino focalizzata sul materiale che, altrimenti, si concentrerebbe sul suono delle parole.
La presentazione, inoltre, deve seguire determinati step:
• Si invita il bambino a svolgere un’attività (“Vuoi che ti mostri come si usa questo materiale?”
oppure “Vuoi fare un’attività con me?” etc. ) se il bambino rifiuta l’invito, non bisogna insistere;
• Se il bambino è in grado di camminare da solo, gli si mostra dov’è riposto il materiale, in caso contrario sarà l’insegnante, da sola, a portare il materiale al bambino;
• Si chiede al bambino se vuole portare da solo il materiale al piano di lavoro prescelto, se la risposta è affermativa gli si mostra come trasportare il materiale correttamente, altrimenti, mentre in caso di risposta negativa sarà l’insegnante stessa a portarlo al tavolino;
• Giunti al piano di lavoro, si appoggia su di esso il materiale;
• Se necessario all’attività, si invita il bambino a prendere un panchetto su cui poter poggiare, ad esempio, il vassoio in cui è contenuto il materiale;
• Spostare correttamente la sedia dal tavolo e sedersi correttamente;
• Il materiale è di solito posto in un cestino di vimini o su di un vassoio di legno e, a causa della naturale curiosità propria di questo periodo, può accadere che appena iniziamo a mostrarla il bimbo interrompa la presentazione perché vuole toccare il materiale; è fondamentale permettergli questa esplorazione ed interve**re solo in alcuni casi (ad esempio se cerca di danneggiare il materiale o lo utilizza in modo pericoloso);
• Invitare il bambino a cimentarsi nell’attività (“Vuoi provare tu?”); in caso di risposta negativa non insistere e offrirgli un’altra attività;
• Lasciare che il bambino esegua l’attività tutte le volte che vuole, per tutto il tempo che vuole senza interromperlo e, soprattutto, senza correggerlo;
• Una volta che il bambino inizia il suo lavoro noi adulti dobbiamo allontanarci, quasi sparire, perché la nostra presenza può essere emotivamente d’intralcio alla libera esplorazione. Chiaramente nel caso in cui il bambino richiede la nostra presenza, che può esplicarsi anche solo con lo sguardo, rimarremo lì finché non sarà più necessaria.
• Quando il bambino si disinteresserà dell’attività, invitarlo a riporre il materiale; i primi tempi il bambino non sarà quasi mai disponibile a farlo perché spinto dal forte interesse che lo possiede cercherà immediatamente un’altra fonte alla quale dissetarsi. In questo caso l’educatrice gli proporrà di farlo insieme. Con il passar del tempo anche questo step diventerà una routine piacevole e rassicurante.
• Alzarsi correttamente;
• Riporre correttamente la sedia;
• Riporre il materiale nel luogo assegnato e con l’ordine necessario.
Chiaramente l’atteggiamento dell’adulto deve essere quello di attento osservatore che opera limitando l’intervento: in questa attitudine si mostra il rispetto verso il bambino come essere umano. La decisone d’interve**re o non interve**re direttamente, cioè la “soglia d’intervento”, è molto difficile da gestire e dipende in ogni caso dal bambino stesso, per questo è fondamentale che l’adulto impari ad osservare prima di agire: “È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza”. (Maria Montessori).
Nel caso in cui il bambino stesso ci chiede aiuto dobbiamo senza alcuna remora interve**re. Dopo i tre anni potremo offrire al bambino una presentazione più complessa e lunga, e l’uso degli strumenti e del materiale sarà più preciso, e il suo “lavoro” più accurato nei movimenti etc.., E’ bene porre in evidenza che chiedere una tale precisione prima dei tre anni sarebbe un grave errore dal punto di vista neurologico: dai 0 ai 3 anni, infatti, il lavoro principale del bambino consisterà nell’esplorazione libera. Nel caso in cui l’adulto si accorge che il “materiale” viene utilizzato in modo pericoloso per il bimbo o per gli altri, dovrà interve**re, togliendolo e dicendo: “ Il materiale non vuole essere utilizzato in questo modo”; rendiamo così “vivo, personificato” qualcosa che non ha vita propria, sì da colpire profondamente l’inconscio del bambino. Se invece il bambino utilizza in modo “errato” il materiale, ma non pericoloso, dobbiamo astenerci dal correggere, limitandoci ad osservare e ad aver fiducia nel bambino e nella sua capacità di sviluppare la competenza dell’autocorrezione: sin dalla più tenera età è fondamentale presentare l’errore come il miglior amico.
La posizione dell’adulto (dal punto di vista psichico e fisico)
Se il bambino è di età inferiore a 12/15 mesi (ancora non cammina in modo sicuro e non è ancora in grado di trasportare un vassoio) l'adulto deve accompagnarlo a prendere il materiale o, se non si sposta ancora, portare il materiale al bambino. Dovrà posizionarsi di fronte, sì da offrire una postura accogliente, fiduciosa e in modo da poter stabilire con lui un contatto visivo che ci permetta di renderci conto dell’attenzione e dell’interesse che manifesta.
Se invece il bambino cammina già con sicurezza ed equilibrio, ed è in grado di trasportare un vassoio, (cioè intorno dei 12/15 mesi) l’adulto dovrà posizionarsi al lato destro del bambino in modo che possa veder chiaramente i nostri gesti, e che non vengano coperti o disturbati dal movimento del nostro braccio dominante. Per questo stesso motivo, se l'adulto è mancino, dovrà accomodarsi alla sinistra del bimbo, perché in questa fase non cerca tanto lo sguardo, ma ha un maggior interesse nel perfezionare e controllare i movimenti.
Ogni attività che viene offerta deve essere presentata uno o più volte, anche se in verità capita molto spesso che questo non sia necessario, perché il bimbo assorbe in modo indiretto anche osservando il lavoro di un altro, o dalla presentazione dell’educatrice ad un altro compagno." tratto da: "L'infanzia: l'età dell'oro"

16/09/2023

"Per quanto riguarda l'apprendimento della scrittura e della lettura, Maria Montessori ci offre una visione ancora, e sempre, moderna, scientifica e visionaria, di intuizioni che sono state poi confermate dalle neuroscienze. riferendosi ala dottoressa spesso si utilizza l'aggettivo visionaria, nell'accezione di anticipatrice. pone per quanto riguarda l'apprendimento della scrittura e della lettura l'accento sull'importanza dell'osservazione. Il suo metodo, quello che lei chiamerà il metodo della scrittura spontanea, nasce proprio dall'osservazione. Infatti nel suo libro la scoperta del bambino la dottoressa ci narra che le sue intuizioni, in merito all' acquisizione del linguaggio grafico e della competenza della lettura, avvennero grazie a un'osservazione che lei fece quando lavorava ancora con i bambini frenastenici. Una frase della Montessori è chiarificatrice: "osserviamo un individuo che scrive e cerchiamo di analizzarne gli atti che compie scrivendo. Con atti si riferisce ai meccanismi che intervengo nella scrittura, all'analisi dei movimenti che portano l'individuo a riprodurre il segno grafico. E' chiaro che un metodo come quello montessoriano che si fonda sull'osservazione del bambino, sul rispetto dei tempi, dei modi, sulle necessità, non poteva che porre la sua attenzione sull'esame dell'individuo che scrive. Osservare l'individuo che scrive e non la scrittura, la riproduzione dei grafemi, vuol dire soffermarsi ad osservare il soggetto e non l'oggetto di questa performance: Ci presenta una vera e propria fenomenologia del soggetto, invitandoci a dimenticare l'aspetto culturale, il come l'essere umano ha iniziato a scrivere, fermandoci al contrario ad osservare un individuo che scrive. L'attenzione quindi non è più sulla scrittura in sé, ma sull'individuo che scrive. Attirò la sua attenzione una bimba di 11 anni che, nonostante avesse una buona motricità fine, forza nella mano, non riuscisse a imparare a cucire. L'attività del cucire è una di quelle attività che vengono proposte, con le adeguate accortezze, già dal nido. In modo che la mano si abitui, si eserciti ad una determinata presa, ad un determinato controllo, ad un determinato ordine di movimento. La Montessori decise di darle, per esercitarsi i telai di tessitura di Froebel. Dopo che ebbe lavorato per un po' di tempo con questo materiale, ed essere riuscita ad acquisire un buon grado di abilità le diede nuovamente la possibilità di approcciarsi di nuovo a questo lavoro di cucitura, di ricamo. e si accorse che era in grado di poterlo fare, di riuscire a portarlo a termine. Questo avvenimento, come al solito, la portò a riflettere; cominciò a ragionare, a pensare che era stato necessario per questa ragazzina un passaggio fondamentale: preparare la mano al lavoro di cucitura. Porta, quindi, questa esperienza, questa scoperta nell'ambito dell'apprendimento della scrittura. Dopo aver compreso l'importanza della preparazione della mano, si interessa a capire come preparare la mano per la scrittura..." L'infanzia: l'età dell'oro

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