07/12/2024
Fingi
fintanto che tremo,
piccolo pesce morente
appeso all'amo
della tua bugia,
emulo pendula
una poesia,
sulla scia della nostalgia,
incurante di questa mia agonia,
esorcizzando la noia della monotonia,
incanto una nenia.
Non si colora il tramonto
di un'altra fantasia,
stanotte piange il cielo
penuria d'armonia,
ancora una volta
prima di imparare a vivere
muoio,
tanto poi mi rialzo
piano piano,
e, forse, se Dio vuole,
somatizzo il dolore
nel pieno di un interno baccano
e lo descrivo
nella confusione di un testo
che nell'oscurità
mi turba il sonno
torturandomi il pensiero,
Regge bene l'urto
l'animo mio bambino,
s'appunta lo sbaglio sul cuore
e mesto prosegue
nel suo cammino
guardingo e diffidente
al passo del prossimo vicino,
attenta al lupo
che si nasconde
dietro a un agnellino,
con gli occhi fissi
a un orizzonte
ancora troppo lontano,
nel sogno che mi fugge di mano,
come una stupida spero,
anche se cede lo spirito battagliero
all'esca di un pescatore
fissa a un esile filo,
in fin dei conti
non sono che un luccio
che del mare ha perso l'impero,
rassegnato a un più crudele destino,
troverò il mio dominio,
volgare escremento tra le viscere dell'uomo