11/06/2026
Alla domanda “che cosa vuoi fare da grande?” Ilaria ha sempre risposto che vorrebbe essere felice.
Anche adesso che ha finito le scuole superiori e che tutti la esortano ad iscriversi all’università, lei continua a non sapere esattamente cosa vuole fare da grande, in che modo vuole rendersi utile al mondo.
Per bloccare i pensieri decide di andare a lavorare all’Oasi bar ad Ostia e il libro si apre proprio con il primo giorno di lavoro di Ilaria. Lei è l’unica cameriera italiana, impacciatissima ma estremamente educata. Il bar appartiene ad un italiano, ma il “boss” è senza dubbio Syed, “una polveriera bengalese pronta ad esplodere da un momento all’altro” che con i suoi “madonnadeiddio Ileria” mi ha fatto letteralmente sganasciare dalle risate per tutta la lettura.
L’Oasi presenta una fauna (per rimanere nella metafora della giungla) molto variegata per nazionalità e caratteristiche e con nomi così complicati da imparare che fra loro hanno finito per chiamarsi tutti “amore”, così, per non sbagliare.
Al bar c’è anche Davide, tredicenne figlio del proprietario che viene parcheggiato lì ogni mattina a fare i compiti: dovrà svolgere un incredibile numero di ricerche sugli animali ed Ilaria finirà per essere la sua aiutante personale. La narrazione in prima persona di Ilaria è intervallata dalle preghiere che Davide rivolge a Gesù…esilaranti e struggenti allo stesso tempo!
Fuori dal bar, poi, c’è Viola, la ragazzina emo che vende oggetti improbabili a prezzi incredibilmente alti perché lei le storie le racconta proprio bene. E infatti, parte della sua storia è raccontata attraverso le sue poesie.
Viola e Davide non potrebbero essere più diversi eppure s’innamorano, ma poi Viola viene ricoverata perché non mangia più e allora Ilaria è costretta ad uscire dall’ombra.
Un romanzo che ho scoperto grazie ad Alice de Il Bianconiglio che non smetterò mai di ringraziare per avermi fatto scoprire questa perla rara, un romanzo fresco con una scrittura che non assomiglia a nient’altro.
Evviva i libri belli!