24/04/2026
🌱R. Ha 7 anni e dentro di sé sente qualcosa che non sa ancora spiegare.
Quando vede qualcuno soffrire, non resta fuori.
Si porta dentro un pezzo di quel dolore.
Quando mi ha detto queste parole,
poi mi ha guardata e mi ha chiesto:
“È una cosa normale?”
Sì.
🌷È qualcosa che ha un nome
Si chiama
A volte compassione.
Dare un nome a quello che sente
non è solo spiegare. È rassicurare.
È mettere ordine dentro qualcosa che, altrimenti, può fare paura.
🧩Ma c’è qualcosa che noi adulti non possiamo tralasciare.
Aiutarlo a restare vicino all’altro senza perdersi.
A riconoscere che quel dolore non è suo,
anche se lo sente.
🪨Perché l’empatia, senza confini,
può diventare un peso che schiaccia.
Ma accompagnata,
può trasformarsi in un dono che arricchisce.
E allora il nostro compito non è spegnere questo sentire, né minimizzarlo con un “non pensarci”.
🫂È . Aiutarlo con le parole. Dare forma a quel sentire e aiutarlo a distinguere.
Perché sentire è un dono.
Ma imparare a restare sé stessi mentre si sente
fa la differenza.
Sara 🩷