20/08/2026
UN TURISMO CHE CAMMINA.
Seravezza avrebbe tutto ciò che serve per costruire un modello di turismo diffuso, sostenibile e capace di creare economia durante tutto l’anno. Possiede una rete storica di mulattiere e di sentieri, di borghi, di boschi, di torrenti, di storia (pensiamo alla linea gotica). Il problema è che, dal 2021 a oggi, alle tante promesse e ai numerosi progetti annunciati sono seguiti troppo pochi interventi concreti.
Nel 2021 l’Amministrazione annunciava interventi sul sentiero Basati–Monte Calvario e sul Canale del Giardino. Il Contratto di Fiume del Serra indicava inoltre nella valorizzazione della sentieristica, nella mobilità dolce e nel turismo ecosostenibile alcune delle proprie priorità. Nel 2022 veniva presentato anche il progetto di una pista ciclopedonale tra Seravezza e la Desiata. Idee su cui ragionare, certamente. Ma quante di queste promesse sono diventate una rete realmente fruibile, curata e capace di produrre economia?
Nel frattempo, il modello prevalente è rimasto quello della concentrazione dei flussi. La Desiata è diventata una delle principali attrazioni estive della Valle del Serra, con migliaia di presenze concentrate in poche settimane. È un luogo bellissimo e va valorizzato, ma concentrare migliaia di persone nello stesso spazio e nello stesso periodo significa anche generare traffico (non sono state poche le lamentele sull'attuale servizio navetta), problemi di parcheggio, pressione sull’ambiente (la mole di rifiuti lasciati in loco è preoccupante) e benefici economici limitati nel tempo e nello spazio.
È proprio qui che il turismo diffuso può rappresentare un’alternativa. Si tratta di costruire una rete capace di distribuire i visitatori sul territorio, dalla Valle del Serra ai borghi dell’Alta Versilia, da Riomagno ad Azzano, da La Ca****la a Basati, da Minazzana e Giustagnana, fino ai percorsi legati alla storia del marmo tramite il recupero delle cave dismesse.
È un modello particolarmente adatto alle nuove forme di turismo all’aria aperta. Trekking, escursionismo e cicloturismo, compreso il mountain biking e l’e-bike, sono attività che vanno di moda e che permettono di vivere il territorio lentamente, seguendo percorsi che attraversano più località. Chi arriva per camminare o pedalare non si limita necessariamente a qualche ora alle pozze. Può fermarsi a mangiare, acquistare prodotti locali, visitare un museo o una pieve, pernottare, conoscere un borgo. Ogni sentiero può quindi diventare un collegamento economico tra più attività.
Il vantaggio è anche ambientale. Un turismo distribuito riduce la pressione sui singoli luoghi, evita la necessità di creare grandi infrastrutture per gestire j picchi di affluenza ed incentiva il recupero di strutture, di percorsi già esistenti e di zone dismesse. È inoltre un turismo meno legato alla sola estate. Camminare, pedalare e visitare i borghi sono attività praticabili per molti mesi dell’anno.
Il Sentiero Alta Versilia dimostra che la base esiste già, con dodici tappe che collegano venti borghi attraverso una rete di antiche mulattiere. Il problema è trasformare questa infrastruttura storica in un vero prodotto turistico contemporaneo, con una manutenzione costante, una segnaletica chiara, l'utilizzo di mappe digitali, di collegamenti, di punti di sosta e di promozione coordinata.
Ad esempio, il confronto con i Monti Pisani dimostra che il modello può funzionare. Se guardiamo alle Regioni alpine il confronto diventa impietoso. Una rete di percorsi ben organizzata può collegare natura, borghi, agriturismi, ristorazione, produzioni locali e patrimonio culturale, distribuendo i visitatori e creando ricadute economiche più ampie.
Seravezza, invece, continua troppo spesso a discutere di turismo attraverso singoli progetti e interventi emergenziali, senza costruire una strategia complessiva. Dal 2021 sono state annunciate idee importanti, ma tra gli annunci e la realtà quotidiana di molti sentieri lasciati a sé stessi esiste ancora una distanza enorme.
Non dobbiamo, ad esempio, accontentarci di portare delle persone alla Desiata. Persone che, spesso, ottengono un'esperienza mediocre e caotica ed evitano di tornare in loco. Dobbiamo fare in modo che chi arriva abbia un motivo per scoprire Seravezza, i suoi borghi, le sue montagne, la sua storia e le sue attività.
Un turismo che cammina, pedala, si ferma, spende e torna è possibile. Ma per costruirlo serve un cambio di rotta metodologico.