SCUOLA FRASSO

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SCUOLA FRASSO Da allora queste due gambe ne hanno fatta di strada.

L'avventura di questa scuola nel mondo dei linguaggi teatrali è iniziata nel 1991 e si è poi rafforzata trovando il suo equilibrio nel 1997 con il linguaggio della solidarietà.

Chiara, Presidente di AmatAfrica, e tutto il Direttivo desiderano esprimere la più profonda gratitudine a tutta la comun...
29/09/2026

Chiara, Presidente di AmatAfrica, e tutto il Direttivo desiderano esprimere la più profonda gratitudine a tutta la comunità scolastica della Scuola Primaria Frasso "G. Rodari" (Istituto Comprensivo di Seravezza, località Querceta.
​Un grazie sincero va alla Dirigente Scolastica e a tutti gli insegnanti che, con passione e dedizione quotidiana, si prendono cura di tantissimi bambini qui in Italia. Ma il loro abbraccio va ben oltre: con il loro impegno, arrivano indirettamente a sostenere e proteggere anche molti bambini nel cuore del continente Africano, in Rwanda.
​Da molti anni, grazie all'iniziativa "AmatAfrica: una Scuola per Amico" — portata avanti dal leggendario Mario Badiali insieme a tutti i suoi preziosi colleghi, la scuola raccoglie fondi per portare aiuto e vicinanza laddove le necessità di sopravvivenza sono più forti e impellenti.
​Grazie a questo costante supporto, ogni anno i nostri volontari in partenza per il "Paese delle mille colline" riescono a:
Fornire materiale scolastico di ogni tipo alle scuole costruite e ristrutturate da AmatAfrica nelle nostre Missioni.
Organizzare collegamenti video e momenti di incontro tra gli alunni italiani e i bambini ruandesi.
Curare uno speciale scambio di disegni: i lavori dei bambini italiani vengono distribuiti nelle classi ruandesi, e viceversa, creando un ponte meraviglioso d'amicizia e colori tra due mondi.
​A tutti voi: grazie per insegnare la solidarietà con i fatti, ogni singolo giorno!
“Chi fa della sua vita uno strumento fatto d’amore, impegno e solidarietà, cammina a braccetto con nostro Signore.”

L’uscita dai Miccetti ha dato sfogo alla fantasia. Brave bimbe❤️❤️❤️
22/09/2026

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20/09/2026

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Con X Factor Italia - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉
26/03/2026

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Anche le nostre maestre sono all’opera. Ma che scuola sarà la G. Rodari FRASSO?
13/03/2026

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20/02/2026

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Fare scienza giocando non è un gioco ma apprendere col sorriso. Le nostre classi lo fanno. Grazie Claudia🌈🎈
20/02/2026

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Per i miei alunni
17/02/2026

Per i miei alunni

Quella di San Francesco e l’agnellino è una delle storie più toccanti dei Fioretti e delle biografie scritte da Tommaso da Celano.

Rappresenta perfettamente la sua visione del mondo: per Francesco, ogni creatura non era solo "natura", ma un fratello o una sorella che rifletteva l'innocenza di Cristo.

​Ecco il racconto della leggenda, tramandata come un fatto realmente accaduto durante i suoi viaggi.

​Il Sacrificio del Mantello

​Si narra che un giorno, mentre attraversava la Marca d'Ancona insieme a fra Paolo, Francesco incontrò un pastore che conduceva al mercato un agnellino nero, circondato da un gregge di capre e becchi.

​Vedendo l'agnellino così solo e mansueto in mezzo a quegli animali più irrequieti, Francesco si commosse profondamente. Disse al compagno:
​"Vedi questo agnellino? Mi ricorda la dolcezza e l'umiltà di Nostro Signore Gesù Cristo, che si lasciò condurre al macello per noi."

​Il Baratto

​Preso dalla compassione, Francesco chiese al pastore cosa ne avrebbe fatto dell'animale. Il pastore rispose che lo portava al macello per venderne la carne.
A quelle parole, il Santo non poté resistere.
​Tuttavia, Francesco non aveva denaro. L'unica cosa che possedeva era la sua povera tonaca (o secondo alcune versioni, un mantello che gli era stato appena donato per ripararsi dal freddo).

Senza esitazione, offrì il suo indumento al pastore in cambio della vita dell'agnello.

​Il pastore, vedendo il valore di quel panno rispetto a un solo agnellino, accettò lo scambio. Francesco prese la creatura tra le braccia, la rincuorò e proseguì il cammino, felice di aver "riscattato" quella vita.

​Il "Lieto Fine" a Osimo

​La storia non finisce con il baratto. Francesco portò l'agnello con sé fino alla città di Osimo. Lì incontrò delle monache e, non potendo tenere l'animale con sé nel suo peregrinare, lo affidò a loro raccomandando di trattarlo con ogni cura.

​Si dice che l'agnellino, quasi riconoscente, vivesse nel chiostro seguendo le suore durante le preghiere e che, una volta tosato, la sua lana venisse usata per tessere una tonaca mandata proprio a Francesco, chiudendo così un cerchio di reciproca gratitudine.

​Perché è un simbolo importante?

​L'innocenza: L'agnello rappresenta la vittima sacrificale, colui che soffre senza colpa.
​La povertà assoluta: Francesco dimostra che chi non ha nulla ha comunque "tutto" da dare se agisce con amore.
​L'ecologia integrale: Per lui, salvare un animale non era un gesto sentimentale, ma un atto di giustizia verso il Creato.

Indirizzo

Via Cugnia 554
Seravezza
55047

Orario di apertura

Lunedì 08:10 - 12:10
Martedì 08:10 - 16:10
Mercoledì 09:00 - 12:12
Giovedì 08:10 - 16:10
Venerdì 08:10 - 12:10

Telefono

+390584768287

Sito Web

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