23/07/2025
Adelia Nannarone a 93 anni ci ha lasciato. Ha lasciato le sue figlie orfane di una madre affettuosa e premurosa; fratelli nipoti e parenti tutti privi di quel sorriso discreto e di quella riservatezza che facevano di lei il modello della donna scannese.
Però Adelia non ha lasciato solo i suoi cari, ha lasciato Scanno e gli scannesi privi della propria Cultura che a fatica Scanno ha cercato e che forse aveva trovato nel Costume delle donne. Adelia è stata l’ultima donna a scegliere di vestire il Costume. Non è l’ultima donna a vestire il Costume – ce ne sono ancora due viventi: la sorella Anna Nannarone di 96 anni ed una cugina di secondo grado Margherita Ciarletta di 94 anni – ma è stata l’ultima che ha incarnato una Cultura difficile ad affermarsi e già destinata a scomparire.
Adelia Nannarone non era destinata a vestire il Costume, non aveva seguito l’iter preparatorio di altre ragazze anche di poco più grandi di lei (si cominciava con la casacca o gonna, poi si passava al cummodine, al corpetto ed infine ai lacci e alla ‘ncappatura) e fino ai venti anni «vestiva alla signorina». Poi il giorno del matrimonio non scelse un abito di raso e di tulle e apparve nella sua bellezza indossando il “cappellitte d’uore”. Non chiese solo alla sorella o alle amiche, come le sue coetanee, di vestire l’abito nuziale, ma lo indossò lei stessa.
Quando usci la prima volta dalla casa nuziale il richiamo culturale aveva prevalso sul richiamo della moda e della praticità. Adelia vestiva in Costume perché doveva essere quello il suo modo di vestire, vestì il Costume tutti i giorni della sua vita nei momenti privati e nei momenti pubblici, in casa e sul lavoro, a Scanno e quando usciva dal paese.
Finisce con Adelia Nannarone una Cultura che ha avuto difficoltà a nascere e che transita nel nulla, un nulla fatto di mascherate e di ricerca di bollini. Un nulla che non da frutti e che impoverisce culturalmente, socialmente e moralmente.