07/10/2018
A poco più di un anno dalla fine della mia carriera scolastica sono arrivato ad una conclusione: fare il professore è davvero facile.
Adesso, prima di storcere il naso, lasciatemi spiegare.
Un professore è un uomo (o donna) che si alza la mattina, a volte alle 7 a volte alle 10, cinque giorni la settimana, che va in classe per 3 ore al giorno a ripetere le stesse cose per 40 anni, che tratta gli alunni con distacco per via della sua posizione, che ha 4 mesi di ferie all’anno e chi più ne ha più ne metta.
Bene, vi ho preso un po’ in giro.
Mi andava perché non sapevo come iniziare e volevo farvi scaldare un po’ per farvi ve**re voglia di leggere tutto il post.
Prima di iniziare, però, devo dire che esistono dei professori, per fortuna rari e al liceo non ne ho mai incontrati, che rispondo a tutti gli stereotipi elencati sopra.
Adesso ci siamo.
Ogni professore, in un modo o nell’altro, lascia qualcosa di particolare ad ogni singolo alunno perché si passa così tanto tempo insieme e arrivano a conoscersi così bene che sarebbe impossibile il contrario.
Ci sono Professori, però, che lasciano un’impronta più profonda degli altri.
Bene, Erasmo (detto Orazio) Montaina è uno di questi.
Si fa conoscere sin dal primo giorno: entra in classe con la faccia seria e lo sguardo cupo, saluta, si siede e, con tono serio (quasi cattivo), dice: e scoppia a ridere. Insomma, gli piace prendere in giro (come ho fatto con voi all’inizio del post).
Il primo obiettivo del prof (che da qui in poi chiamerò Orazio) è sempre stato quello di creare un rapporto di fiducia tra sé e i propri alunni e cercare di far sì che si creasse tra tutti i componenti della classe. Ed è proprio per questo che l’unico motivo che lo fa davvero arrabbiare è questo: sapere che qualcuno ha tradito la fiducia che gli era stata data.
Orazio a scuola era benvoluto da tutti: dagli alunni perché faceva di tutto per farsi amare, dai colleghi perché riusciva sempre a regalare un sorriso (e/o un caffè) quando serviva e dai collaboratori perché è sempre stato simpatico e rispettoso.
Com’era Orazio durante le lezioni? UNICO.
Si iniziava con l’appello: , , il solito spiritoso…
Dopo i primi minuti di riscaldamento (UNO, DUE E TRE - UNO, DUE E TRE), si differenziava il lavoro: pallavolo o ping pong per curare la coordinazione Oculo-manuale (probabilmente la sua parola preferita), >.
Mai vista in 5 anni.
, forse diceva perché è sempre stato un mediano di rottura che, notoriamente, non è un ruolo per il quale è necessario avere un piede molto educato.
, , . Insomma, gli piaceva raccomandarsi.
Oltre all’aspetto didattico, ciò che mi ha sempre colpito di Orazio è la sua sensibilità: nel corso dei cinque anni (e continuiamo ancora) abbiamo parlato molto ed è stato sempre bello aprirmi con lui e, soprattutto, farlo parlare: credo, infatti, di sapere tutto sulla sua famiglia (moglie, figli, nipoti e pure suoceri).
Fuori dalla scuola ho incontrato Orazio in diversi luoghi: in piscina, in palestra, a mare… Ma soprattutto in un campo da calcio.
Nella mia vita infatti ho avuto la fortuna di essere convocato nei “Senatori di Orazio Montaina” (roba da scrivere sul CV), la storica squadra del prof che non so da quanti anni si da battaglia al campo ad 11 del Ribolla.
Purtroppo, però, il caro Orazio è un po’ avanti con l’età e non riesce a capire che a calcio sono molto più forte di lui. Per essere rispettoso non lo contraddico e continuo a far finta di niente, proverò a dimostrarglielo alla prossima partita…
Prof, a scuola mancherà un sacco, ma noi continuiamo a vederci, spero in campo...
‘NNNNNAMOOOOOOO PROFFFFFFFF