Centro Formazione Cinotecnica

Centro Formazione Cinotecnica SCUOLA PER CANI E CONDUTTORI. Per l'Educazione e l'Addestramento del vostro Cane. Direttore Scuola Nazionale di Formazione della Federazione Italiana Cinofilia.

Direttore del primo College dell'Università Popolare Scienze della Formazione Cinotecnica in Sardegna. Coordinatore Nazionale dell'Area Isole (Sicilia e Sardegna). Primo Tecnico Nazionale di IV livello per la Supervisione Sportiva (tutte le discipline). Primo Ufficiale di Gara di IV livello per la Supervisione Sportiva (tutte le discipline). Tecnico Nazionale di IV livello di Utilità Sportiva. Ufficiale di Gara di IV livello di Utilità Sportiva.

VERITÀ  NELL'OMBRA NEGATA:La formazione a metà non forma tecnici.Forma mezzi tecnici illusi di essere nel giusto perché ...
04/09/2026

VERITÀ NELL'OMBRA NEGATA:

La formazione a metà non forma tecnici.
Forma mezzi tecnici illusi di essere nel giusto perché qualche cattivo maestro ha spiegato loro che si fa solo così.
"Una subliminale censura...così da condizionare, attraverso un invisibile tabù", altrimenti potrebbe essere sconveniente.

E per puro dogma, sempre piu spesso, questi nuovi giovani (e meno giovani) diventano paladini di mezze verità o di grandi bugie.
Che poi trasmetteranno ad altri, siano essi semplici binomi/futuri clienti, e sopratutto un domani a loro volta come formatori.

È un circolo vizioso. Un loop che ci accompagna da anni.
In cui ad ogni passaggio si perde un pezzo. Una parte di conoscenza. Di memoria.

Ed è così che capita sempre più spesso di notare, anche tra tecnici con cui collaboriamo, un pudore strano. Dei tabù. Un imbarazzo.

Come se certe pronunciare certe parole, certe tecniche, certi strumenti forse quasi disdicevole.
Come se nominare un metodo sbagliato, uno strumento controverso, un approccio che oggi condanniamo, fosse di per sé una colpa.

Basta provare a spiegare per differenza “questo è corretto perché quell’altro non lo è” e si percepisce la reticenza (in certi casi poi..con una marcata, totale, assoluta disconoscienza). Quasi la paura di passare per poco evoluti o per nostalgici.

Non è prudenza.
È impreparazione travestita da sensibilità.

Un tecnico che non riesce a pronunciare, analizzare, discutere apertamente l’errore, non è un tecnico più etico. È un tecnico che conosce solo metà del proprio mestiere (anche meno).

E se ne accorgerà, spesso troppo tardi, davanti al primo caso complesso. Quello per il quale nessuno lo ha mai preparato.

Perché raccontare solo il lato virtuoso della materia significa raccontare una mezza verità.
E una mezza verità, in un mestiere che lavora su esseri viventi, senzienti, capaci di soffrire, è pericolosa quanto una bugia intera.

E sia chiaro: non sto parlando di corsi base.
Nei corsi base è giusto, anzi doveroso, mantenere un linguaggio semplice, chiaro, costruito sul rinforzo positivo e sulla canalizzazione delle doti naturali ecc ecc. Chi inizia non ha bisogno di ombre. Ha bisogno di basi semplici, chiare, solide, in cui non ci siano interpretazioni che possono essere distorte e applicate volontariamente o involontariamente sul cane. In primis deve ve**re il benessere psicofisico.

Sto parlando di percorsi avanzati. Di alta formazione.
Di tecnici che dovranno affrontare soggetti complessi, problematici, situazioni degenerate, proprietari già segnati da altre esperienze.

Per loro, non mostrare anche il lato sbagliato, estremo, negativo (quello che esiste e va riconosciuto per poterlo condannare) significa mandarli sul campo disarmati.

Non è un’idea nuova.
In diritto nessuno studia solo i contratti ben fatti. Si studia anche il codice penale, il reato, la sanzione. Non per imparare a delinquere, ma per comprendere davvero il perimetro del lecito, e difenderlo.
Capire oggi come è perche questo avvenga, o possa esser cambiato nel corso del tempo, è fondamentale.

Chi studia il Vangelo non incontra solo il miracolo. Incontra anche la tentazione, la caduta, il male. Altrimenti sarebbe una fede a metà.

La formazione cinotecnica di alto livello non fa eccezione.

Oggi, nella comunicazione dominante, sembra esistere solo una scala che va solo da zero a cento. Più rinforzo, più positività.
Sotto lo zero, apparentemente, non c’è più niente. Viene ignorato e nascosto come polvere sotto il tappeto.

Ma quel sottozero esiste.
Esiste nei soggetti che arrivano sui nostri campi già danneggiati.
Esiste nei proprietari che portano convinzioni distorte, ereditate da altre mani, da altri consigli, da altre epoche mai davvero superate.

Fingere che non esista non è modernità. È rimozione.
E la rimozione non protegge nessuno. Né il tecnico, né tantomeno il cane.

Un tecnico che non ha mai visto e sezionato con occhio critico un metodo dannoso, non saprà mai spiegare con competenza a un cliente perché il suo cane è arrivato in quello stato.

Potrà solo dire “non si fa così”, senza reggere alla domanda più semplice: “perché no?”.

Conoscere non significa legittimare.
Significa avere gli strumenti per smontare, con precisione tecnica, le convinzioni sbagliate.

Per questo a volte ha senso tornare a vecchi racconti, filmati, libri, interviste, tecniche del passato. Non per nostalgia. Non per legittimare ciò che oggi sappiamo essere sbagliato.

Ma perché confrontando il prima e il dopo si coglie il senso reale dell’evoluzione.

Quel materiale va trattato come un caso da analizzare, non come un tutorial da imitare. Si mostra, si commenta con rigore e (punto essenziale) si verifica che l’allievo abbia compreso il principio. Non solo osservato la tecnica.
E qui..le carenze di anamnesi e quelle tecnico-pratiche emergono in modo IMPORTANTE.
Tanta troppa teoria, spesso solo teorica e inapplicabile, in soggetti molto differenti tra loro, dove in presa diretta, dove non c'è spazio per l'improvvisazione e l'errore.

Chi ha attraversato di persona questa evoluzione, dagli albori fino all’alta specializzazione di oggi, porta con sé una memoria che non si trova nei manuali.

Sono diversi i professionisti, in Italia e altrove, che hanno vissuto questo percorso per intero, spesso a caro prezzo, quando gli standard erano molto più duri, chiusi e rigidi di oggi, superandoli, sapendo interpretare e crescere fino ai modelli più virtuosi che l'ambito oggi offre.

È una memoria preziosa, che oggi rischia di essere silenziata da quel finto buonismo mediatico. Chi porta quell’esperienza spesso preferisce non esporla per paura di essere frainteso e catalogato.

Ma va custodita e trasmessa. Non archiviata per timidezza.

C’è un modo tecnico, analitico e serio per farlo: si descrive il meccanismo, si analizza l’effetto osservabile (dove ancora visibile) sul cane, si costruisce sempre il confronto con l’alternativa corretta, evidenziandone i molteplici benefici.

È il concetto del codice penale applicato alla didattica: si descrive la fattispecie, la si inquadra, la si condanna nel merito.

Ma c’è un passo ulteriore che oggigiorno andrebbe evidenziato: smettere di avere paura di trattarlo.

Oggi domina un racconto che dipinge ogni percorso come lineare, indolore, risolvibile in tre lezioni da mostrare sui social.
Chi lavora davvero sa che non è così.

E sa che certe fasi, certi strumenti, certi momenti di gestione delle criticità, dei conflitti, se mostrati fuori contesto, rischiano di essere fraintesi.

Ma questo timore non può paralizzare la formazione degli addetti ai lavori.
Un tecnico solido non deve temere il giudizio di chi non conosce la materia. Deve saperlo reggere.

Il vero rischio non è la critica sterile di chi guarda da fuori.
È l’ignoranza tecnica di chi, per paura di quella critica, non ha mai imparato a distinguere un rischio reale da un pregiudizio infondato.

Non è un atto di coraggio mostrare solo la luce.
È la scelta più comoda. Quella che protegge chi insegna, ma lascia chi impara disarmato.

Il coraggio vero è formare tecnici capaci di reggere anche il buio. Di riconoscerlo, nominarlo, condannarlo con cognizione di causa.

Perché è lì, in quella zona grigia e scomoda che oggi si preferisce non nominare, che li aspetta il lavoro reale.

Solo così si formano esperti davvero qualificati e si risolvono problemi reali, creando quella vera Cultura Cinotecnica tanto cara a un certo tipo di Professionisti.
Il resto è gente mandata in giro formata a metà, frutto anche del grande Business che ruota attorno a certe facili e veloci, filosofie di lavoro/professionalizzazione.

P.S.
In Cinofilia, ci sarebbe da aprire un capitolo, su cosa sia oggi la formazione professionalizzante e il mercato degli attestati ecc. Dove in una professione non regolamentata tanti..troppi giocano sull'equivoco, sulla pelle dei cani e delle loro famiglie, con i disastri che son ben visibili ogni giorno, anche nella società.

Guardate questa foto, l'hanno appena pubblicata e oltre ad avermi colpito a generato in me tante profonde riflessioni (a...
01/09/2026

Guardate questa foto, l'hanno appena pubblicata e oltre ad avermi colpito a generato in me tante profonde riflessioni (al volo qualcuna di queste).
Un bambino allattato da una cane.
(Premesso che mi ricorda Romolo e Remo). Era tempo di guerra, niente biberon, niente latte artificiale, niente alternative, solo la vita che si aggrappa a ciò che trova.
Oggi parliamo di benessere animale. Ed è giusto. Ma forse dovremmo ricordare anche l’altra faccia di questa storia antica, questo antico legame tra uomo e cane: quanti, in tempi duri, sono stati salvati proprio da un cane.
Non è un’invenzione moderna. È una simbiosi che viene da lontano. Dai popoli nuragici della nostra Sardegna, agli etruschi, romani, greci fin dagli egizi. Il cane non era solo da guardia, da gregge o da guerra. Era famiglia. Compagno di vita e di sopravvivenza. A volte, letteralmente, fonte di vita quando la madre non c’era più , come per questo povero bambino della foto.
Quell’uomo, oggi, ha 87 anni ed è vivo anche grazie a quella amorevole e pazziente cagnolina.
Forse, prima di parlare solo di ciò che dobbiamo fare noi per loro, dovremmo prima ricordare quante cose loro hanno sempre fatto per noi e essere più grati e rispettosi.
E sii..🐾❤️🐾

Quando mi capita di stare sul divano (purtroppo raramente) e di guardare certi ridicoli post non è mai noioso. Divertent...
30/08/2026

Quando mi capita di stare sul divano (purtroppo raramente) e di guardare certi ridicoli post non è mai noioso. Divertente, quello sì. Ma non noioso.

Quello che resta davvero misterioso è capire chi segue e si rivolge a certi social-guru e perché.
Avrei anche qualche suggerimento per i guru di turno (gratis) , se non fosse che interagendo scenderei al loro livello e gli darei ancor più visibilità (e questi..di quello campano..mica di risultati😉). Continuino pure a fare le loro pantomime, magari tra influencer. Io personalmente voglio starne lontano. Molto lontano. Lontano quanto è grande il divario di competenza e di etica che c'è tra professionisti seri e buffoni.

Aaah, almeno oggi qualcuno ci ha risparmiato i suoi cino- melodrammi, che immagino dovrebbero servire a impietosire e a umanizzare il personaggio, che ahimè di umano ha ben poco, se non l'atteggiamento arrogante e presuntuoso.

Ma veniamo al tecnico, che è quello che conta.

Guardavo proprio poc'anzi uno di questi fenomeni cosa si stava inventando😁 pur di non chiamate le cose con il loro nome, senza doversi inventare strani termini e giri di parole.
Una piccola correzione come quella del video in questione, può esser chiamata correzione, strattone, tirata, tiratina. Chiamatela come volete, ma chiamatela per quello che è.

È un gesto è misurabile, osservabile, con un'intensità che va da 1 a 100. Con effetti precisi e con "rischi precisi".

Oggi per esempio uno di questi personaggi ha cambiato il termine correzione con il guinzaglio ecc in "bungee jumping" tutto ciò per paura di dover dire ti**re, correggi, dai uno strattone (se pur attraverso uno strumento, non tra i più dannosi), 🎀infiocchettandolo il tutto con spiegazioni che più che tecniche sembrano supercazzole, così da renderlo più educlorato e meno strattone.
Certamente tutto ciò serve a vendere meglio una certa immagine moderna e distorta, che di tecnico o professionale a ben poco.

(hanno paura che qualcuno possa usare per loro il termine costrizione, coercizione non comprendendo che si può essere tanto..tanto coercitivi indipendentemente dagli strumenti...anzi..anche in assenza di essi..e si, si può eccome😱).

Essere concreti e tecnici significa descrivere esattamente ciò che si fa, con i suoi effetti e con i suoi rischi (capisco che per alcuni sia meno spettacolare, ma è più efficace). Sì, cari miei, perché non dare consapevolezza dei rischi di uno strattone e volerlo mascherare con un tocco di cipria non fa bene né al cane né al povero proprietario e può generare tutta una serie di problemi anche seri (giusto perché ci tengono tanto ad essere definiti solo gentilisti), o almeno questo dovrebbe essere il focus in questi lavori.. il benessere psicofisico.
I danni poi che il finto iper-gentilismo sta sempre più generando, con i suoi risultati spesso drammatici "purtroppo" sotto gli occhi di tutti.
È interessante vedere anche come è cosa hanno costruito questo tipo di fenomeni N.1 , veri "Self- made man" sulla buona fede e sulla pelle dei cani. Oggigiorno il modello soldi facili sui social è dogma, spesso venduto come metodo unico non replicabile se non acquistando direttamente da loro.

La considerazioni finali sono semplici, quasi banali per chi non è abbindolato da certi personaggi e dai loro sistemi e valuta in modo oggettivo e razionale: da una parte le vere competenze trasferite con professionalità, dall'altra la vendita di fumo con marketing e una gran confusione🤯. 🤷‍♂️Chest'è

Adesso vi saluto🙋🏼‍♂️, mi faccio un altro buon caffè ☕️ & 🥃un buon Mirto fatto in casa😋.

Oggi è giornata...Tra i vari report, è emerso in modo chiaro, il moltiplicarsi di offerte ingannevoli ...anzi truffaldin...
28/08/2026

Oggi è giornata...

Tra i vari report, è emerso in modo chiaro, il moltiplicarsi di offerte ingannevoli ...anzi truffaldine, in cui alcuni lettori conoscenti sono incappati.

Fare certi post serve almeno a fare informazione e prevenzione.

🐾“Trasforma la tua passione in una professione”❤️ Questa è una delle classiche frasi che senti da quelli che propongono i Super-Corsi di cinofilia.

Bella eh. Peccato che poi ti guardi intorno e ti chiedi: ma con tutte le professioni serie di cui il mercato ha bisogno… perché non se la trovano loro una professione seria?
Ed invece di rimboccarsi le maniche e formarsi seriamente, preferiscono vendere fumo.

Ti vendono il sogno di lavorare coi cani in qualche weekend e un attestato stampato in casa.

Gente che non sa risolvere un problema reale, ma sa benissimo come confezionare un’offerta, un reel accattivante e una promessa impossibile.

La verità è semplice: è più facile vendere un sogno che costruirsi una competenza.

È più facile convincere te che la tua passione può diventare un lavoro, che ammettere che loro non sono stati capaci di trasformare la loro in qualcosa di serio.

E così la cinofilia si riempie di chiacchiere e si svuota di sostanza.

Il cane, come sempre, paga il conto.

Il mio ultimo post ha generato più messaggi privati che commenti pubblici.Ve ne faccio una sintesi:tanti si sono confida...
28/08/2026

Il mio ultimo post ha generato più messaggi privati che commenti pubblici.

Ve ne faccio una sintesi:
tanti si sono confidati. Colpevolizzati per i loro fallimenti, lasciati soli con più problemi di prima.

Hanno paura ad esporsi, soprattutto in città piccole come le nostre dove si cerca il quieto vivere.
Mi raccontano di essere passati dalla padella alla brace. Tempo e soldi persi. Situazioni più complicate di prima.

A qualcuno avrei voluto dire che se vai da Vanna Marchi su consiglio del cugino e perchè su f aveva tanti like, poi la colpa è anche tua.
Ma infierire su chi ti mostra le proprie debolezze non serve.

Quindi lo dico chiaro.

LA CINOFILIA OGGI: TROPPi SIMPATICI, POCHI TECNICI.

Vedo in giro educatori alle prime armi, bravissimi a fare i simpatici con i proprietari.
Peccato che i cani, sul campo, parlino un'altra lingua.

L'accattivante serve a imbonire.
Non avendo tecnica, cercano di compensare con l’empatia.
Ti danno una coccola da SPA, quando invece servirebbe un Pronto Soccorso.

Quando poi uno arriva da un tecnico è spesso già in una fase avanzata. Conflitti e trasgressioni pericolose.

La mia equazione è semplice:
+ sono accattivanti
- sono professionali

So che a molti non piacerà.
Ma chest'è. 🤷‍♂️
I diretti interessati lo sanno😉

Chi lavora davvero non fa il piacione non ne ha il bisogno.
Fa un'anamnesi vera. Un lavoro sartoriale su ogni binomio.
Dice le cose come stanno. Senza vendere fumo.

Dà un programma, una strada chiara. Lavora in modo analitico e garantisce risultati.

La simpatia?
Dopo. A una grigliata. A cena.
Fa bene alla vita di campo, ma non deve prevalere sul benessere del cane.

Con esseri senzienti non si scherza.
A volte, serve il coraggio, la pazienza, il tatto di mettere il proprietario davanti ai suoi limiti.
Per il bene del binomio e non solo.

Oggi imbonire è una tecnica.
La insegnano in certi corsi (spesso online).
Il guru ti insegna a replicare il modello con cui ha convinto te.

Così i cattivi maestri sfornano discepoli che son disposti a fare di tutto, tranne cinotecnica.

Diciamolo:
chi punta tutto sul fare il simpatico/ca,
spesso è perché non è capace.

Il lavoro tocca punti scomodi.
Va fatto con tatto, in punta di piedi, ma va fatto.

Lì l'empatia eccessiva non è un valore aggiunto. È un ostacolo.

Il valore è uno solo:
dire la verità, chiara, trasparente, e indicare la strada e accompagnarli fino all'obiettivo.

Oggi il web pullula di esperti che si auto-definiscono tali da soli. Nessun esame, nessun controllo, solo attestati di p...
27/08/2026

Oggi il web pullula di esperti che si auto-definiscono tali da soli. Nessun esame, nessun controllo, solo attestati di partecipazione presi in un weekend o in un webinar. Io ho scelto un'altra strada. Mi sottopongo a valutazioni periodiche da parte di un ente terzo. Le mie competenze in etologia, anamnesi, etogramma e lettura del cane sono certificate secondo le norme UNI/ISO da FCC Italia, Organismo di Certificazione accreditato da Accredia e specializzato esclusivamente per le competenze dei professionisti cinofili. Non mi autoreferenzio. La mia professionalità si misura con risultati oggettivi, concreti. Ho quasi quarant'anni di formazione e lavoro sul campo e qualche risultato di un certo prestigio. La competenza vera non si compra. Si costruisce, si dimostra e si certifica. Il resto è solo web-fuffa.

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Via Luigi Barzini 12
Sassari
07100

Telefono

+393501975635

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