Marco Valerio Scanu

Marco Valerio Scanu Con questa pagina ho creato un punto di riferimento per la mia attività di autore, editor, ghostwriter, coach di scrittura creativa. Non esistono.

Talvolta condivido scritti di altri, parole che colpiscono. Le parole sono il viaggio più bello. Questa mia nuova veste verrà utilizzata per la promozione dei miei romanzi, gli articoli del mio blog, del podcast ecc... per allacciare nuove sinergie, per organizzare meeting e incontri di lavoro creativo. (le immagini sono prese quasi sempre dal web)

Note per le spedizioni: Io spedisco con la conv

enzione poste italiane per i librai editori ecc ... che si chiama "piego di libri". La convenzione in questione non è un servizio di corriere espresso ma viaggia con posta ordinaria ed è soggetta ad ispezione (talvolta). Non chiedete quindi tracking del pacco o numero di collo, o telefono del corriere. Emoticon wink I tempi sono insondabili, dai 4 giorni ai 20/21 per esperienza diretta. Se accettate questa soluzione la spedizione è compresa nel prezzo, se avete più fretta o volete più garanzie, il trasporto è a carico vostro nel modo che preferite. Indirizzo completo e una adeguata cassetta fanno il resto ( se non avete la cassetta o è troppo piccola, il postino non vi lascia il pacchetto e lo rimanda indietro... sigh ... )

Scorrendo distrattamente i reel mi sono imbattuto in una notizia che mi ha lasciato addosso un senso di amarezza. È un p...
27/07/2026

Scorrendo distrattamente i reel mi sono imbattuto in una notizia che mi ha lasciato addosso un senso di amarezza. È un po’ che ci penso.
Dal primo luglio di quest'anno un gruppo di sardi presidia giorno e notte, nel comune di Loiri San Paolo davanti all’isola di Tavolara per impedire l'apertura dei cantieri di un gigantesco progetto immobiliare destinato a cambiare per sempre uno degli angoli più belli della Sardegna. Un luogo che fino a poco tempo fa era protetto da leggi di tutela. Leggi che, improvvisamente, sembrano essere evaporate. (ovviamente da sardo li ammiro)
Prendo spunto da questa vicenda per esprimere un mio pensiero. Non una verità assoluta. Solo un'opinione.
La domanda è semplice.
Di chi è la terra? La risposta più immediata è: di chi ci nasce. La seconda è: di chi la compra.
La prima, però, vacilla subito. Io sono nato in un luogo preciso, eppure nessuno mi ha regalato un solo metro quadrato di quella terra. Non un campo. Non un orto. Nemmeno un fazzoletto di terreno. Essere nato lì non mi ha dato alcun diritto concreto. Diciamo che è solo l’idea di essere nato in un luogo, un luogo al quale siamo affezionati, ci illude. Ma la realtà è ben diversa.
Allora sarà di chi la compra.
Davvero? Anche qui il ragionamento si incrina.
Io acquisto un terreno. Firmo un rogito. Il notaio consulta il catasto, ricostruisce la storia della proprietà, segue il filo dei passaggi di mano attraverso i secoli. E, se si continua a scavare abbastanza indietro nel tempo, la conclusione è sempre la stessa, donazioni, espropri e ancora più indietro, all'origine c'è la forza. C'è qualcuno che quella terra se l'è presa.
Con la spada. Con il fucile. Con un esercito. Uccidendo.
La terra, nella storia dell'umanità, è quasi sempre appartenuta a chi aveva il potere di conquistarla e la forza di impedirne la restituzione. È successo ovunque. A ogni latitudine. In ogni epoca.
Tra imperi, regni, latifondi e colonizzazioni, intere popolazioni hanno visto trasformare la propria terra in proprietà di qualcun altro. Gli aborigeni australiani. I nativi americani. I palestinesi. Ma gli esempi potrebbero essere centinaia, migliaia. Lo schema è sempre identico.
«Che bella quella terra. Quante risorse. Quanto rende. La vogliamo.» Si invade, si scacciano gli abitanti e, se resistono, li si elimina.
Poi si piantano i confini, si scrivono le leggi, si fondano gli Stati e si proclama sacro il diritto di proprietà. Da quel momento chi prova a riprendersi ciò che era suo diventa il fuorilegge.
Ecco il grande paradosso della storia, prima arriva la forza, solo dopo arriva il diritto.
Le leggi, troppo spesso, non hanno creato la proprietà: l'hanno semplicemente certificata quando ormai era stata conquistata con la violenza.
Per questo, quando sento dire che una terra "appartiene" a qualcuno, non riesco mai a considerarla una risposta semplice. Mi pare terribilmente illusorio e ingenuo (visti i fatti).
Perché sotto ogni atto notarile, sotto ogni confine tracciato sulle mappe, sotto ogni catasto, c'è una storia molto più antica, e quella storia, quasi sempre, odora di sangue e polvere da sparo.

Eccolo, sono partiti i preordini, info e dettagli in MP, ciao🥰
21/07/2026

Eccolo, sono partiti i preordini, info e dettagli in MP, ciao🥰

Chi ha letto e amato "Il Terzo Giorno" non potrà rinunciare a conoscere l'epilogo di una storia d'amore unica e irripeti...
27/03/2026

Chi ha letto e amato "Il Terzo Giorno" non potrà rinunciare a conoscere l'epilogo di una storia d'amore unica e irripetibile.
(in corso di stesura)

Buon anno a tutti!Caro Lucio ti scrivo, così mi distraggo un po’ e come te anch’io ho amici lontani e qualcuno non c’è p...
01/01/2026

Buon anno a tutti!

Caro Lucio ti scrivo, così mi distraggo un po’ e come te anch’io ho amici lontani e qualcuno non c’è più. Da quando sei partito come angelo per Itaca siamo rimasti orfani. Le notti sono così strane e profonde che lo dicono anche la radio e la tivù.
E siamo qui come ogni anno a doverci inventare qualcosa per andare avanti, come a cercare una scusa, un piccolo pretesto per giustificarci nell’essere qui, insieme, aspettando la fine del mondo. Forse saranno i russi, i russi o gli americani, o entrambi o saranno i pazzi e delinquenti ai quali stare attenti.
E intanto balliamo e balliamo, tutta la notte fino al mattino, senza fermarci perché le pause ci fanno paura e vorrei ve**re a trovarti anche io sulle onde del mare.
Qualcosa però ci manca e quel qualcosa ci stanca, ci stancano i ricordi paurosi di quando da bambini avevamo paura dei grandi. E quella paura ci è rimasta dentro, misteriosa, presente, silenziosa.
E a consolarci non ci sono più le tue canzoni, oggi le fanno a pezzi coi denti e cerchiamo una felicità che continua a sfuggirci sul treno della notte che non si ferma mai.
Forse è per questo che abbiamo sogni pallidi e bianchi che rimbalzano stanchi.
E io vorrei ascoltare il battito del mio cuore per capire cosa c’è dentro e cosa lo muove e da dove viene ogni tanto questo strano dolore. Ma se ci fosse un posto così bello è chiaro che ci andrei, partirei scalzo, partirei in mutande, anzi m’innamorerei.
E continuiamo a vivere, rotolandoci, per non ammettere d’aver perduto e qui, a forza di fatti brutti, abbiamo una distesa di magnifici fiori.
Ma un altro anno è passato e l’inferno, a parte il caldo che fa, non è molto diverso da qui.
E gli angeli veri sono tra noi, silenziosi, senza fanfara, senza orchestra, sono i più poveri e i più soli, presi tra le reti.
Vedi caro Lucio cosa si deve inventare, per poter riderci sopra e continuare a sperare, la prossima volta ti telefonerò, magari tra vent’anni, con la barba bianca, con la bici da corsa, gli occhiali da sole e la valigia in mano. Aspettami che vengo anch’io.

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