Dott.ssa Paola Dragone

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Dott.ssa Paola Dragone "Ti accolgo nel punto esatto in cui sei" Ciao, sono Paola! Consulente delle relazioni umane ed esperta in psicologia dell'infanzia e dell'adolescenza.

Scopri come, insieme, possiamo costruire un percorso di benessere per te e la tua famiglia!

Ci sono cose che non riesco a spiegare attraverso ciò che vedo, perché prima ancora di arrivare agli occhi hanno già tro...
20/10/2026

Ci sono cose che non riesco a spiegare attraverso ciò che vedo, perché prima ancora di arrivare agli occhi hanno già trovato il modo di attraversarmi la pancia.

Questo quadro, per me, è sempre stato una di quelle cose.

Ricordo la prima volta che l’ho visto e quella sensazione così difficile da tradurre, quasi un’inquietudine, un riconoscimento senza una spiegazione. Ricordo di averlo definito un quadro da mal di pancia, perché dentro quei colori, in quel buio così profondo, avevo intravisto qualcosa che conoscevo senza riuscire a nominarlo.

Un buco nero, forse. Di quelli che sembrano capaci di inghiottire ogni cosa, persino la possibilità di immaginare che, da qualche parte, possa ancora esserci bellezza.

Eppure, a guardarlo bene, ciò che mi ha sempre incantata non è stato soltanto quel buio, ma la meraviglia che qualcuno era riuscito a costruirgli intorno.

Ho sempre amato l’arte, in tutte le sue forme, anche se con quella visiva ho avuto un rapporto più complicato. Ho sempre trovato più naturale abitare le parole, perdermi nella loro musicalità, lasciare che una frase mi conducesse in luoghi che non sapevo nemmeno di custodire. Davanti a un’immagine, invece, raramente riuscivo ad abbandonarmi allo stesso modo.

Poi è arrivato questo quadro.

E io mi sono incantata.

Mi sono incantata davanti alla possibilità che qualcosa di così oscuro potesse diventare così profondamente bello, che ciò che inizialmente avevo riconosciuto come un vuoto potesse essere accolto dentro una cornice, trasformato in un’opera, restituito al mondo senza dover essere nascosto.

E oggi quel quadro è arrivato nel mio studio.

Con tutta la tenerezza di un gesto che ha impiegato del tempo per diventare possibile, con una storia che non mi appartiene interamente e che proprio per questo sento il desiderio di custodire con ancora più delicatezza.

E mi sono commossa.

Non soltanto per la bellezza del dono, ma perché mi sono ritrovata a pensare a quanto, negli ultimi anni, sia cambiato il modo in cui guardo qualcosa che mi appartiene da sempre: la mia dolcezza.

Per molto tempo ho creduto che fosse una parte di me da proteggere, quasi da ridimensionare, perché mi sembrava che il mondo non

05/10/2026

Quattro anni fa ricordo ancora perfettamente tutto di quella notte. Ricordo l’attesa, il mio corpo che sembrava sapere qualcosa prima ancora di me e, soprattutto, ricordo il momento in cui ti hanno appoggiato sulla mia pancia. Io ho iniziato a ridere, una risata piena, incontrollabile, così forte da contagiare tutta la sala parto. Ancora oggi, quando ci penso, mi sembra il modo più vero con cui avrei potuto accoglierti: con una felicità che non riusciva nemmeno a stare dentro alle parole.

Oggi compi quattro anni e forse sto iniziando a comprendere davvero quanto questo viaggio cambi continuamente forma. Avevo sentito tante volte dire che fino ai tre anni il sentire di una mamma è diverso, più fisico, quasi viscerale, ma solo adesso il mio corpo e la mia mente mi stanno facendo capire cosa significa. Tu stai diventando sempre più tu, ti allontani di qualche passo, torni, mi racconti quello che pensi, mi sorprendi, e io sto imparando un modo nuovo di essere la tua mamma.

Forse è proprio questo che significa crescere insieme: lasciare andare piano piano alcune versioni di noi per incontrarne altre, senza perdere quello che siamo stati.

Abbiamo già fatto un viaggio bellissimo e so che continueremo a farne ancora tantissimo. Io continuerò a conoscerti mentre diventi te stesso e, probabilmente, continuerò a stupirmi ogni volta pensando a quel bambino piccolissimo che quattro anni fa mi hanno appoggiato sul petto.

Sei stato meraviglia allora e sei meraviglia oggi.

Buon compleanno dolce minuscolo ❤️

Ci sono periodi in cui la vita smette di offrirti appigli comodi e ti costringe a stare in un punto che non assomiglia p...
05/10/2026

Ci sono periodi in cui la vita smette di offrirti appigli comodi e ti costringe a stare in un punto che non assomiglia più davvero a quello da cui sei partita, ma nemmeno ancora a quello in cui arriverai.

È forse una delle parti più difficili: restare nel mezzo senza sapere se ciò che stai mettendo in discussione finirà per cambiare profondamente la tua vita oppure se, dopo aver guardato tutto da un’altra prospettiva, sceglierai ancora ciò che avevi già. Non perché nulla sia successo, ma perché avrai imparato a sceglierlo diversamente.

In mezzo, però, c’è tutta la fatica che da fuori non si vede.
C’è il peso di non sapere, di cambiare idea più volte nella stessa giornata, di desiderare una risposta solo per poter smettere di restare sospesi. Ci sono momenti in cui senti di avere una direzione e altri in cui ti sembra di non riconoscere più nemmeno il punto da cui eri partita. E stare lì, senza forzare una conclusione, senza scegliere soltanto per smettere di avere paura, richiede una quantità di energia che spesso capisci solo quando sei già stanca.

Io credo di essere ancora lì.

Abbastanza avanti da non poter più fingere che nulla sia cambiato, ma non abbastanza da sapere come finirà.

E forse è proprio a metà di certi attraversamenti che succede qualcosa di importante: per la prima volta riesci a voltarti senza desiderare di tornare indietro e vedi quanta strada hai già fatto. Non ti senti improvvisamente più forte, non passa la paura e non arrivano tutte le risposte, ma inizi a riconoscere il coraggio che hai già dovuto usare per arrivare fin lì.

Un coraggio meno spettacolare di come lo immaginiamo, molto più umano: quello di chi non sa ancora dove sta andando, sente tutta l’incertezza, e continua comunque a restare vicino a sé.

Io quel coraggio sto provando a riconoscerlo adesso. Non per convincermi che il peggio sia passato, perché non lo so, e nemmeno per raccontarmi che dall’altra parte andrà tutto bene.

Solo per prenderlo per mano e continuare ad attraversare.

Forse questi quattro giorni mi sono serviti per fermarmi, anche mentre continuavo a camminare.Per guardare questo anno a...
18/09/2026

Forse questi quattro giorni mi sono serviti per fermarmi, anche mentre continuavo a camminare.

Per guardare questo anno assurdo e provare a mettere insieme quello che è successo, quello che ho sentito e quella che, nel frattempo, sono diventata.

Se dovessi dargli un nome, lo chiamerei l’anno del salvataggio.

Non perché qualcuno sia arrivato a salvarmi.
Ma perché, a un certo punto, ho dovuto imparare a farlo io.

Ho ripensato il mio lavoro, i miei progetti, il modo in cui voglio costruire quello che verrà.
Forse con ambizioni troppo grandi.
O forse solo con le ambizioni giuste nel momento sbagliato, affidate qualche volta alle persone sbagliate.

E anche questo mi ha insegnato a scegliere meglio.

Sono partita per Berlino in un periodo non propriamente facile della mia vita.
E mi sono portata dietro tutto.

Perché il dolore viene anche in vacanza con te.

Si siede sull’aereo.
Cammina per una città sconosciuta.
Ti raggiunge mentre stai guardando qualcosa di bellissimo.

Ma stargli lontano non è mai stato il mio obiettivo.

Io voglio attraversarlo.
Respirare anche quando lo spazio dentro sembra poco.
E continuare a concedermi la vita senza aspettare che abbia smesso di fare male.

Dentro questi quattro giorni c’era anche il tuo anniversario, Bionda.

Cinque anni senza di te.

Mi sono presa il mio tempo per sentire la tua mancanza e lasciare che quella giornata fosse ancora un po’ nostra.

Perché continuo a portarti nelle cose che vivo, in quelle che vorrei raccontarti e in quel:

«Hai visto dove mi sono portata?»

che mi viene ancora spontaneo rivolgerti.

E forse anche per questo, proprio adesso, Il valore dell’amicizia mi è arrivato addosso così forte.

Quest’anno ho rivisto completamente anche il mio modo di intendere l’amicizia.

Ho fatto pace con quelle che non sono andate.
Con quelle che pensavo sarebbero rimaste.
Con i pezzi di strada finiti prima di quanto avrei voluto.

E poi mi sono permessa di riaprirmi.

Di incontrare persone nuove.
Di riconoscere quelle che risuonano dentro.
Quelle con cui non devi spiegarti continuamente.

Le mie persone.

Perché gli amici li scegli.

E io auguro a chiunque di incontrare, almeno una volta, un Amico con la A maiusco

09/09/2026

😂😂😂

Ogni giorno entro in una stanza con persone che, spesso, hanno imparato a vivere trattenendo il fiato.Persone che funzio...
07/09/2026

Ogni giorno entro in una stanza con persone che, spesso, hanno imparato a vivere trattenendo il fiato.

Persone che funzionano.
Che lavorano.
Che sorridono.
Che si prendono cura degli altri.
Che arrivano puntuali agli appuntamenti e magari, fuori da quella porta, stanno facendo una fatica enorme semplicemente a stare in piedi.

E una delle cose che più mi emoziona del mio lavoro è accompagnarle lentamente verso qualcosa che sembra semplicissimo, ma non lo è affatto:

tornare a respirare.

Non insegnare loro come vivere.
Non dire loro chi essere.
Ma aiutarle a ritrovare lo spazio necessario per poterlo scegliere.

Perché stare bene non significa avere una vita senza dolore.

Significa avere abbastanza spazio dentro di sé per attraversarlo senza smettere di vivere.

E allora quel RESPIRA sulla mia mano è diventato anche un piccolo promemoria.

Per me.

Fuori dall’ufficio.
Fuori dal ruolo.
Fuori da quella parte di me che è abituata a capire, sostenere, ascoltare, aggiustare.

Un promemoria per ricordarmi che non devo sempre essere quella che tiene tutto insieme.

Che posso fermarmi.
Posso lasciare andare.
Posso scegliere chi avere accanto.
Posso proteggere la mia pace.
Posso amare senza perdermi.

E posso, soprattutto, ricordarmi di vivere.

A pieni polmoni.

Perché alla fine forse è proprio questo che desideriamo tutti:
non una vita perfetta,
non relazioni perfette,
non persone che non ci feriscano mai.

Ma persone con cui poter essere profondamente noi stessi.

Persone con cui non dobbiamo trattenere il fiato.

E se mai dovessi dimenticarlo,
mi basterà guardarmi la mano.

Respira.

Piccolo promemoria per me.
Grande obiettivo per chi entra nel mio ufficio. 🤍

MINÙ-SCOLA. 🐈‍⬛Finalmente posso scriverlo.Perché per sei anni, nella nostra casa, c’è stato un posto vuoto che aveva la ...
02/09/2026

MINÙ-SCOLA. 🐈‍⬛
Finalmente posso scriverlo.

Perché per sei anni, nella nostra casa, c’è stato un posto vuoto che aveva la forma di un gatto.

Io lo volevo.
Davide no.
E questa cosa, negli anni, è diventata quasi un piccolo grande tasto dolente della nostra relazione. Una di quelle discussioni che cambiano forma, ma non sostanza: “Prima o poi avremo un gatto”, “No, assolutamente no”. 😂

Poi, un giorno, lo switch.
Un “sì”.

E io, che avevo immaginato mille volte quel momento, pensavo sarebbe stato semplicemente bellissimo.

È arrivata lei.
Piccola, nera, con due occhi enormi e un musetto che sembra disegnato.
Minù-scola.

Solo che il suo ingresso in casa non è andato esattamente come avevo immaginato.

E forse è stato proprio quello il regalo più grande.

Perché mentre cercavo di capire cosa non stesse funzionando, ho iniziato a collegare dei puntini.
A capire che quel gatto, per me, non era solo un gatto.

Dentro quel desiderio c’erano pezzi della bambina che sono stata.
C’erano ricordi, mancanze, affetti, desideri rimasti sospesi.
C’erano cose che pensavo di aver già sistemato e che invece, davanti a un esserino di poche settimane, hanno bussato di nuovo alla porta.

E allora ho capito che Minù non era semplicemente entrata nella nostra casa.

Era entrata dentro una parte di me.

E mi ha costretta a guardarla.
A riconoscerla.
A lasciarla parlare.
E, finalmente, a farci pace.

È buffo come a volte la vita ci metta davanti qualcosa che sembra piccolissimo e invece ci sposta tutto.

Un gatto.
Una casa.
Un compagno che dopo sei anni cambia idea.
E una donna che scopre che quel “voglio un gatto” significava, in realtà, molto più di quello che aveva saputo raccontarsi.

Oggi guardo questa foto e vedo molto più di una gattina tra le mie braccia.

Vedo una rivoluzione silenziosa.
Un pezzo di passato che ha trovato finalmente un posto nel presente.
E una nuova creatura che, senza saperlo, ci ha insegnato qualcosa anche su di noi.

Quindi sì, piccola Minù-scola, benvenuta a casa. 🖤

Ci hai messo sei anni ad arrivare.
Ma evidentemente dovevi arrivare proprio adesso.

E forse, proprio così. 🐾

Ci sono giorni in cui la vita sembra chiedere pochissimo.Una sera lunga.Una risata venuta bene.Qualcuno accanto con cui ...
19/08/2026

Ci sono giorni in cui la vita sembra chiedere pochissimo.

Una sera lunga.
Una risata venuta bene.
Qualcuno accanto con cui non serve fare niente di straordinario.

E forse è proprio questo il punto.

Passiamo così tanto tempo a pensare che la felicità debba arrivare con una qualche forma di annuncio, che rischiamo di non accorgerci di quando è già seduta accanto a noi.

Magari ha gli occhi stanchi.
Ride per una cosa stupida.
Ti prende in giro.
Si lascia fotografare male.
Ti stringe un po’ più forte del necessario.

E tu, per qualche secondo, smetti di pensare a quello che manca.

Guardi.

E basta.

Mi è sempre piaciuta l’idea che la vita non sia fatta soltanto delle grandi svolte, ma soprattutto di una quantità enorme di istanti apparentemente insignificanti che, messi uno accanto all’altro, diventano una storia.

I libri lo sanno bene.

Le pagine che ricordiamo di più non sono sempre quelle in cui succede qualcosa di enorme.

A volte è un personaggio che apre una finestra.
Qualcuno che torna a casa.
Due persone che ridono nello stesso punto del mondo.

Forse vivere bene somiglia un po’ a questo: accorgersi.

Accorgersi di quando siamo felici mentre lo siamo.

Delle persone che ci fanno ridere.
Di un corpo che possiamo ancora abbracciare.
Del tempo che, per una volta, sembra avere deciso di rallentare.

Accorgersi che siamo cambiati senza per questo aver perso tutto ciò che eravamo.

Che possiamo conoscerci da anni e avere ancora qualcosa da scoprire.

Che esistono giorni in cui la vita non pretende di essere capita.

Vuole soltanto essere vissuta.

E allora sì.

Fare fotografie.
Ridire la stessa battuta.
Restare fuori un po’ di più.
Baciarsi senza una ragione particolare.
Guardare chi abbiamo accanto come se fosse la prima volta che ci accorgiamo che è lì.

Perché forse il contrario di dare la vita per scontata non è fare cose eccezionali.

È diventare bravissimi a riconoscere quelle ordinarie.

E pensare, ogni tanto:

guarda un po’.

Siamo qui.

Siamo vivi.

E questa sera, proprio questa, non tornerà più.

Che meraviglia.

Che meraviglia scoprire il mondo insieme, una pagina alla volta. 🤍📚
17/08/2026

Che meraviglia scoprire il mondo insieme, una pagina alla volta. 🤍📚

Oggi torno a casa con il cuore pieno.Pieno di parole.Di volti.Di frasi che non sono passate soltanto dalla testa, ma si ...
07/06/2026

Oggi torno a casa con il cuore pieno.

Pieno di parole.
Di volti.
Di frasi che non sono passate soltanto dalla testa, ma si sono fermate da qualche parte più in profondità.

E io, mentre ascoltavo, pensavo a quanto sia vero.

Pensavo che educare non sia mai solo spiegare.
Non sia mai solo sapere cosa dire.
Non sia mai solo avere strumenti, competenze, titoli, risposte.

Educare è stare.

Stare in relazione.
Stare nel dubbio.
Stare nella fatica.
Stare accanto senza invadere.
Stare abbastanza vicini perché l’altro non si senta solo, e abbastanza fermi perché possa trovare la propria strada.

E forse, qualunque sia il nostro ruolo — genitori, insegnanti, educatori, professionisti, adulti che attraversano la vita di qualcuno — la domanda più importante non è:
“Che cosa devo fare?”

Ma:
“Che aria porto quando entro in una stanza?”

Perché chi cresce non ascolta soltanto le nostre parole.
Respira il nostro modo di stare al mondo.
Il nostro rapporto con l’errore.
La nostra paura.
La nostra libertà.
La nostra capacità di chiedere scusa.
Il nostro modo di cadere e di rialzarci.

E allora sì, oggi più che mai mi porto a casa questo:
se abbiamo a che fare con vite in crescita, abbiamo il dovere dolcissimo e scomodo di occuparci anche di noi.

Perché occupandoci di noi stessi, educhiamo.
Quando impariamo a stare con le emozioni, educhiamo.
Quando smettiamo di fingere di essere adulti invincibili, educhiamo.
Quando accettiamo la nostra fragilità senza consegnarla sulle spalle dei più piccoli, educhiamo.

Sono uscita da Edufest contenta.
Emozionata.
Carica.
Grata alla vita.
Grata al mio essere.
Grata a quel pezzo di me che continua a credere che dentro le persone ci sia già qualcosa da far fiorire.

Non da aggiustare.
Non da riempire.
Non da correggere a tutti i costi.

Da vedere.
Da custodire.
Da accompagnare.

Perché forse il fine dell’educazione è davvero questo:
rendere le persone libere.

E per farlo, prima ancora delle parole, serve la presenza.

Serve qualcuno che dica, anche senza dirlo:
“Ti vedo.
Ci sono.
Puoi crescere.
E non devi farlo da solo.”

Indirizzo

Vicolo Caldo, 36
Saronno
21047

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30
Sabato 09:00 - 21:00

Telefono

+393460735956

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