19/08/2026
Ci sono giorni in cui la vita sembra chiedere pochissimo.
Una sera lunga.
Una risata venuta bene.
Qualcuno accanto con cui non serve fare niente di straordinario.
E forse è proprio questo il punto.
Passiamo così tanto tempo a pensare che la felicità debba arrivare con una qualche forma di annuncio, che rischiamo di non accorgerci di quando è già seduta accanto a noi.
Magari ha gli occhi stanchi.
Ride per una cosa stupida.
Ti prende in giro.
Si lascia fotografare male.
Ti stringe un po’ più forte del necessario.
E tu, per qualche secondo, smetti di pensare a quello che manca.
Guardi.
E basta.
Mi è sempre piaciuta l’idea che la vita non sia fatta soltanto delle grandi svolte, ma soprattutto di una quantità enorme di istanti apparentemente insignificanti che, messi uno accanto all’altro, diventano una storia.
I libri lo sanno bene.
Le pagine che ricordiamo di più non sono sempre quelle in cui succede qualcosa di enorme.
A volte è un personaggio che apre una finestra.
Qualcuno che torna a casa.
Due persone che ridono nello stesso punto del mondo.
Forse vivere bene somiglia un po’ a questo: accorgersi.
Accorgersi di quando siamo felici mentre lo siamo.
Delle persone che ci fanno ridere.
Di un corpo che possiamo ancora abbracciare.
Del tempo che, per una volta, sembra avere deciso di rallentare.
Accorgersi che siamo cambiati senza per questo aver perso tutto ciò che eravamo.
Che possiamo conoscerci da anni e avere ancora qualcosa da scoprire.
Che esistono giorni in cui la vita non pretende di essere capita.
Vuole soltanto essere vissuta.
E allora sì.
Fare fotografie.
Ridire la stessa battuta.
Restare fuori un po’ di più.
Baciarsi senza una ragione particolare.
Guardare chi abbiamo accanto come se fosse la prima volta che ci accorgiamo che è lì.
Perché forse il contrario di dare la vita per scontata non è fare cose eccezionali.
È diventare bravissimi a riconoscere quelle ordinarie.
E pensare, ogni tanto:
guarda un po’.
Siamo qui.
Siamo vivi.
E questa sera, proprio questa, non tornerà più.
Che meraviglia.