04/08/2026
Ci sono maestri che non ho mai incontrato e che, nonostante questo, hanno lasciato un segno profondo nel mio modo di stare accanto ai cavalli.
Monty Roberts è uno di loro.
L’ho conosciuto attraverso i suoi libri, i suoi racconti e il pensiero che attraversa tutto il suo lavoro: la fiducia può ottenere ciò che la forza non riuscirà mai a costruire.
Nell’articolo del New York Times che ne ricorda la vita (link nel primo commento), Temple Grandin lo descrive come un pioniere: non soltanto capace di comprendere i cavalli, ma tra i primi a dimostrare pubblicamente che esistevano modi migliori per addestrarli. Metodi più gentili, fondati sulla comunicazione, sull’osservazione e sul rispetto, che hanno influenzato generazioni di professionisti.
Avrei voluto conoscerlo di persona. Non è stato possibile. Ma a volte un incontro avviene anche attraverso una pagina, una frase sottolineata, un insegnamento che continua a lavorare dentro di noi.
Nel mio lavoro di horseman, nella gestione naturalizzata dei cavalli, provo a rendere attuale quella stessa direzione: ascoltare prima di chiedere, osservare prima di interve**re, cercare collaborazione invece di obbedienza.
Non uso metodi violenti o crudeli. Non credo che la paura possa creare una relazione sana. E non penso che la sensibilità sia debolezza: è responsabilità.
Monty Roberts ha aperto una strada. Sta a noi scegliere se continuare a percorrerla.
Se vuoi conoscere meglio il mio modo di lavorare con i cavalli, scrivimi nei commenti o in privato. Sarò felice di raccontartelo.
Ricordati di respirare.