20/08/2026
Istruzioni per l’uso:
“Costume sociale Ventosaro”.
Le iasteme mammaruozziane”.
“Le iasteme quanno ne renneno, tornano arreto, sopratutto se l’hai mannare a chigli o chelle che n’zo ianare comme a te”.
Poca importa se a rafforzare le tue ire funeste hai ereditato dai tuoi avi “gliò pignatieglio”.
In buona sostanza le “iasteme na vota che l’hai mannate, né può recogli, inzomma tirà arreto ( n.d.r.: non sono reiterabili) fanno comunque sempre la loro corsa nell’uno e nell’altro verso.
Consiglierei alla “iastematrice mammaruozziana” di indirizzare le “Iasteme” verso “ch’ella costellazione delle ianare comme a essa” non foss’altro per evitare quelli spiacevoli inconvenienti di cui sopra, ossia “tornano arreto”, a mo di boomerang investendo di fatto la tua prole e/o la prole della tua prole.
Tutti noi ricordiamo di quando da “uaglionciegli”, ( trad.ne: piccoli uagliuni ossa ragazzi, il diminutivo “ ncegli” esplicita ancora meglio che si trattava di ragazzini), giocavamo a “nascognarella” e una tua “ianara”, che appartiene ai tuoi avi, semplicemente perché passavamo frequentemente e di corsa come si conviene in questo gioco di destrezza, passavamo dicevo davanti a suo cancello (la strada è ed era pubblica), lei “s’addenocciava” spesso “n’terra” e “ruspando comme alla ianara che era”, li a “mannà iasteme” a noi malcapitati “uaglionciegli”innocenti.
Oggigiorno nulla è cambiato nel senso che tu “ianara moderna e stanca “n’carri sulo a cantà a dispietto” quanno passano “ chigli che n’truelanno cerevellla deglio ninno teo”, che “co gliò tiempo è pure addevendado aseno vieccio”
“sienti a me”.
Da aurienzia”.
“È meglio ca te stai queta, no viri ca te st’accarì gliò cielo n’capo, ci’avesse misso mano la “provvidenza”, non foss’altro per le controindicazioni citate prima, eppure bastava leggere il “buciardino” come si fa per i farmaci!.
Trad.ne: Meglio tacere.