10/09/2026
“L’attesa” è un albo potentissimo perché non parla della morte in modo esplicito o didascalico: parla di quella soglia in cui una persona ha smesso di aspettarsi qualcosa dalla vita.
Ci sono persone che, a un certo punto, smettono di aspettare.
Smettono di aspettare che qualcosa cambi, che qualcuno arrivi, che il dolore faccia un passo indietro.
Nel libro, la protagonista è una donna stanca di tutto.
Sa che Lei verrà a bussare alla sua porta.
E allora aspetta.
Eppure, mentre aspetta la morte, la vita continua a bussare.
Piano.
In modi inattesi.
Quasi senza farsi riconoscere.
E lei, ogni volta, apre.
Forse è questo che trovo più prezioso in questo albo: non racconta una salvezza improvvisa, né una vita che magicamente torna ad essere semplice.
Racconta la possibilità che qualcosa possa ancora accadere.
Non sempre chi vuole morire vuole davvero morire e porre fine alla propria esistenza.
A volte, vuole soltanto porre fine ad una sofferenza, ad un dolore diventato insopportabile e inenarrabile.
Perché parlare di prevenzione del suicidio non significa soltanto parlare di morte.
Significa parlare di dolore.
Di solitudine.
Di silenzi che diventano troppo pesanti.
Di persone che possono arrivare a non vedere più alternative.
E significa ricordarci quanto sia importante bussare.
Chiedere.
Restare.
Ascoltare senza minimizzare.
Prendere sul serio anche ciò che ci mette a disagio.
A volte la vita ricomincia bussando piano.
L’attesa - .ortolan e -
Meraki I Studio di Psicologia