03/08/2026
“I sentimenti si imparano”.
A Calitri una giornata di studio e memoria dedicata a Lucia Mastrodomenico
Ci sono incontri che non si limitano ad approfondire un tema, ma diventano occasione per costruire una comunità di pensiero. È quanto accaduto sabato 1° agosto a Calitri, paese d'origine di Lucia Mastrodomenico, dove si è svolto il primo appuntamento di un ciclo di iniziative promosse dall'Associazione “Madrigale per Lucia ETS”, dal “Comune di Calitri” e dall'associazione “CretArte”, con l'obiettivo di custodire e rilanciare l'eredità culturale e umana della giornalista, scrittrice e fondatrice, insieme alla sorella Cinzia, della Mensa dei Bambini di Napoli. La splendida cornice dell'antico Istituto d'Arte, oggi Museo della Ceramica, ha accolto il convegno dal titolo "I sentimenti si imparano. Tra emozioni e sentimenti", un momento di riflessione che ha saputo intrecciare filosofia, pedagogia, letteratura ed esperienza educativa, nel segno di un interrogativo quanto mai attuale: l'amore si può insegnare? Ad aprire la mattinata è stato il saluto del sindaco Attilio Maria Galgano, che ha espresso soddisfazione per l'avvio di un percorso destinato a consolidarsi negli anni, sottolineando il ruolo sempre più significativo delle donne nella vita istituzionale e sociale della comunità calitrana e l'importanza di iniziative culturali capaci di valorizzare il patrimonio umano rappresentato da Lucia Mastrodomenico.
Dopo gli interventi introduttivi di Roberto Landolfi, segretario dell'Associazione Madrigale per Lucia ETS e direttore dell'omonima rivista, e dell'assessora alle Politiche sociali, Istruzione e Pari opportunità Antonella Gestoni, la conversazione è entrata nel vivo con la presentazione del progetto fotografico dedicato a Lucia, illustrato dall'architetta e fotografa Emanuela Di Guglielmo, già protagonista della mostra dedicata a Lucia allestita a Napoli nei mesi scorsi.
Il cuore del convegno è stato rappresentato dalla riflessione sul significato dei sentimenti. Gli interventi hanno proposto una distinzione fondamentale: gli istinti appartengono alla sfera biologica, comune anche agli animali; le emozioni sono reazioni immediate e inconsapevoli, generate dal nostro cervello più antico; i sentimenti, invece, sono una costruzione culturale. Non nascono spontaneamente: si apprendono attraverso l'educazione, le relazioni, il linguaggio e l'esperienza condivisa. È un'idea profondamente vicina al pensiero di Lucia Mastrodomenico e alla riflessione della filosofa Luce Irigaray: amare non è soltanto un impulso naturale, ma una competenza umana che richiede esercizio, consapevolezza e responsabilità.
Tra gli interventi, quello della professoressa Elvira Picciola, referente del Premio per il Liceo "Salvatore Di Giacomo" di San Sebastiano al Vesuvio ha raccontato il percorso realizzato durante l'anno scolastico, nell'ambito della XII edizione del premio letterario: “Premio Lucia Mastrodomenico”.
Una collaborazione ormai consolidata tra scuola e Associazione che negli anni si è trasformata in un autentico laboratorio educativo, fondato sulla memoria di Lucia, ma soprattutto sulla sua straordinaria capacità di interrogare il presente. La docente ha illustrato la novità dell'edizione 2025-26: prima del concorso artistico-letterario, sei classi del liceo hanno partecipato ad incontri con i fondatori dell’associazione: Roberto Landolfi, Cinzia Mastrodomenico e Luisa Festa, durante i quali gli studenti hanno approfondito la conoscenza della figura di Lucia, approfondito il tema dell'amore ed elaborato un questionario sull'educazione sentimentale. I risultati dell’indagine sono apparsi estremamente significativi. Dall’indagine, infatti, è emerso che quasi la totalità degli studenti ritiene importante che la scuola si occupi anche di educazione affettiva. Alla domanda su cosa renda autentica una relazione, le risposte più frequenti sono state fiducia, sincerità, ascolto e rispetto, mentre ciò che fa sentire davvero amati non è il contatto fisico, bensì i gesti concreti di attenzione quotidiana. «I ragazzi» – ha sottolineato la professoressa Picciola – «sembrano dirci con grande chiarezza che l'amore si manifesta soprattutto attraverso la cura dell'altro.» L'esperienza del Premio ha dimostrato come, quando vengono coinvolti in percorsi autentici, gli studenti siano capaci di trasformare riflessioni profonde in racconti, poesie, video, servizi giornalistici e cortometraggi di grande maturità espressiva.
La professoressa Rosa Galgano ha raccontato la sua esperienza con gli studenti dell’IC di Calitri con i quali ha, invece, affrontato il tema dell'amore attraverso la letteratura, mostrando come i grandi autori abbiano raccontato, nei secoli, la complessità delle relazioni umane.
I personaggi letterari diventano così strumenti privilegiati per educare all'empatia, alla conoscenza di sé e alla comprensione dell'altro, dimostrando come la letteratura non sia soltanto memoria del passato, ma autentica scuola di umanità.
Particolarmente intensa la relazione della professoressa Virginia Varriale, che ha proposto una lettura filosofica del tema partendo dal pensiero di Lucia Mastrodomenico.
In una società caratterizzata da individualismo, fragilità affettive e difficoltà nel riconoscere l'altro, parlare di amore rappresenta oggi una vera urgenza educativa. “L'amore, ha sottolineato, riguarda ogni relazione umana: quella di coppia, l'amicizia, il rapporto tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti”. Per questo motivo la famiglia e la scuola sono chiamate a diventare i primi luoghi in cui si impara ad amare, cioè a riconoscere l'altro nella sua unicità senza rinunciare alla propria identità.
Riprendendo il dialogo tra Lucia Mastrodomenico e la filosofa Luce Irigaray, la docente ha evidenziato come l'amore possa e debba essere educato. «Insegnare l'amore», affermava Irigaray, «implica una cultura dell'intera personalità»: significa formare persone capaci di instaurare relazioni fondate sul rispetto reciproco, sull'ascolto e sulla libertà, superando ogni forma di possesso o dipendenza. Per spiegare l'evoluzione di questo concetto, la professoressa Varriale ha richiamato il celebre mito degli esseri androgini del Simposio di Platone, evidenziando come il pensiero della differenza superi l'idea romantica della "metà perduta". Se nella tradizione classica l'amore era visto come ricerca della metà perduta e desiderio di fusione, il pensiero di Lucia Mastrodomenico propone invece una prospettiva nuova: l'amore autentico non consiste nell'annullarsi nell'altro, ma nel costruire uno spazio comune in cui due persone, restando pienamente se stesse, generano insieme qualcosa di nuovo. Amare significa riconoscere la libertà dell'altro, custodire la propria identità e creare un legame fondato sul dialogo e sulla reciprocità. È proprio questa "cultura della differenza", tanto cara a Lucia Mastrodomenico, che può offrire ai giovani strumenti per vivere relazioni più autentiche e responsabili.
La docente ha infine ricordato come, in un tempo in cui la cronaca racconta troppo spesso episodi di violenza e sopraffazione, diventi indispensabile investire nell'educazione sentimentale. Educare all'amore significa insegnare il rispetto, l'empatia e la cura dell'altro, affinché le nuove generazioni imparino a costruire relazioni libere da possesso, narcisismo e violenza. È questa, oggi più che mai, la sfida educativa che scuola e famiglia sono chiamate a condividere.
Una memoria che genera futuro
A concludere il Ciclo di Incontri dal titolo “I sentimenti s’imparano: tra emozioni e sentimenti” gli interventi di Cinzia Mastrodomenico e Luisa Festa, che hanno espresso soddisfazione per l'alto livello della riflessione condivisa e per la qualità del dialogo sviluppatosi durante il convegno.
Il convegno di Calitri ha confermato come il ricordo di Lucia Mastrodomenico continui a essere straordinariamente vivo. Non una memoria celebrativa, ma una memoria generativa, capace di trasformarsi in percorsi educativi, ricerca culturale e confronto tra scuola, istituzioni e territorio.
È questa, forse, la lezione più preziosa lasciata dalla giornata: i sentimenti non sono semplicemente qualcosa che proviamo, ma qualcosa che impariamo insieme. E proprio per questo la scuola, la cultura e la comunità restano i luoghi privilegiati nei quali costruire relazioni più autentiche, cittadini più consapevoli e una società più umana.