Ipsia - San Salvo - Sempre Nel Cuore

Ipsia - San Salvo - Sempre Nel Cuore Il nostro Istituto vuole offrire ai giovani studenti un ventaglio di opportunità, affinché essi possano essere protagonisti del loro futuro!

L’Ipsia e’ una scuola che guarda al futuro tenacemente consapevole delle radici ben salde che affonda nel territorio e nella storia del nostro paese e nel contempo consapevole della necessità di una formazione valida , dove tradizione e innovazione si coniughino e si completino per poter offrire ai nostri studenti la concreta possibilità di spiegare le ali verso il mondo del lavoro con la forza d

elle idee, la concretezza delle conoscenze, il sostegno delle competenze e la sicurezza di un bagaglio culturale valido e spendibile in qualunque settore proprio perché variegato.

18/02/2023
21/01/2023

FAI BEI SOGNI! 🥰

Tutto è nato così: da una mia amica che insegna alle medie inferiori di una città che qui non preciso, che mi ha riferito che quando ha detto ai suoi alunni di terza media quel semplice: “Avete sentito che è stato arrestato un importante mafioso?” si è sentita rispondere altrettanto semplicemente: “Che figo!”

Così questa settimana, a scuola, con i miei studenti (anch’essi cresciuti a pane e Gomorra), abbiamo fatto insieme una riflessione.
Siamo partito proprio dall’ABC.

Ma che significa la parola “peccato”? Abbiamo fatto una passeggiata nel sentiero che mi attrae tanto da sempre: l’etimologia ebraica (una lingua molto concreta e poetica nei suoi significati).
“Peccato” ha la sua radice in khaw-taw che significa "mancare, sbagliare il bersaglio (parlando di un arciere) o inciampare".

E così abbiamo fatto il parallelismo tra due arcieri: Matteo Messina Denaro e fra Biagio Conte.
Entrambi siciliani.

30 anni di fuga e latitanza da una parte.
30 anni di Missione e Speranza dall’altra.

Una vita sterile come un albero secco, che ha creato morte e solitudine da una parte.
Una vita feconda come un albero rigoglioso che ha donato bene e guarigione dall’altra.

Abbiamo tutti una sola vita: che cosa vogliamo farne?🌺

Con i ragazzi abbiamo ascoltato Massimo Gramellini che ha raccontato la vita dell’immenso Biagio Conte (anzi, se vi va, ascoltate quei suoi 4 minuti che sono magnifici)
https://www.youtube.com/watch?v=0xR9tVX2kJk

E quella frase finale di Gramellini “Fate bei sogni” ce lo siamo ripetuta anche noi, alla fine della lezione.❤️

Quella frase che il giornalista si è sentito sussurrare da sua madre mentre, ancora bambino, era nel suo lettino in attesa del sonno.
L’ultima frase che la madre gli ha sussurrato prima di scegliere il volo che l’ha poi portata in Cielo.
“Fai bei sogni!”

E lui ci ha scritto un libro (bellissimo!) dopo decenni di rielaborazione del dolore.
E continua ancora oggi a dire a tutti quell’eredità lasciatagli da una madre dolorante ma ancora lucidissima nel capire l’essenza della vita: “sognare”.
Di notte e da svegli.
Dormendo e agendo.

Già: agire.
La parola “coraggio” ha un’etimologia bella (sì, ancora con la radice delle nostre parole): cor agere = agire col cuore.
E il cuore, nella meravigliosa cultura ebraica, non è semplicemente la sede dei sentimenti.
È la sede della volontà, della forza interiore, delle scelte importanti, dei sentimenti, delle emozioni… insomma: il cuore è il centro del “tutto” che noi siamo.

Parola d’ordine quindi: sognare, poi agire col cuore e non mancare il bersaglio della nostra unica, preziosa vita.🥰

“Siate forti e coraggiosi, non temete e non vi spaventate di loro, perché il SIGNORE, il tuo Dio, è colui che cammina con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà”
(Deuteronomio 31,6)

Maria Cristina Corvo 🌻 www.intemirifugio.it

05/12/2022

Un’amicizia cominciata con uno sgambetto. Mi trovavo nello spogliatoio del centro sportivo che frequento e un uomo...

01/12/2022
01/12/2022

I “GLADIATORI” DEL WEB: NEI SOCIAL, CON QUALE ETICA CI MUOVIAMO?

Trovo che la libertà con cui – nei social - si entra nelle vite degli altri, per commentarle, per denigrarle, per giudicarle, per invalidarle sia davvero eccessiva. Può succedere a tutti di constatare una distanza tra quello che uno mostra di sé nei social e ciò che uno è invece nella vita reale. Vale per tutti, me compreso. Ma credo che questo non autorizzi nessuno a fare dichiarazioni pubbliche su un’altra persona che hanno come obiettivo l’insulto o la denigrazione. Se uno ha l’urgenza di dire qualcosa di un’altra persona o ad un’altra persona lo può fare inviando messaggi in DM, scrivendo una mail, eventualmente facendo una telefonata, nel caso in cui ne detenga il contatto. Qual è il bisogno che ci spinge a rendere pubblici i giudizi negativi su altre persone? A mettere al centro dell’attenzione pubblica uomini o donne che hanno commesso errori, screditandone l’immagine? Che cosa spinge alcuni/e di noi a trasformarsi in sceriffi del web, riempiendo di offese e insulti il social di uno sconosciuto, solo perché un suo errore è stato intercettato e reso pubblico? Mi verrebbe da dire: “Chi sono io, per parlare male di questo o quello?”; “Che certezza ho io di essere davvero al di sopra delle parti?”, “E se domani, un mio errore mi mettesse allo stesso posto di quella persona che oggi sto insultando, come mi sentirei, come reagirei?”. Per quale motivo, se una persona fa uno sbaglio, dobbiamo andare sul suo profilo social e diventare co-protagonisti di una sh*tstorm? Parliamo di prevenzione del bullismo e a volte siamo noi i primi a muoverci con lo stile del bullo. Parliamo di violenza verbale e a volte gettiamo nell’online parole che pesano più di pietre. E’ davvero importante diventare consapevoli del valore delle parole. La nostra mente è dotata di circuiti neuronali deputati all’empatia. Molte volte, nella vita reale, selezioniamo con accuratezza le parole che rivolgiamo a chi ci sta di fronte, perché vogliamo essere accoglienti e non vogliamo essere causa di dolore e sofferenza altrui. Con le parole possiamo spiegare, motivare, significare, negoziare. Ma per farlo dobbiamo rinunciare a scaricarle nello spazio che c’è tra me e “l’altro da me” in modo impulsivo, emotivo, vendicativo, rancoroso. Mi è capitato in queste settimane di vedere prendere di mira persone nell’online, che sono state travolte da milioni di insulti con il solo gusto di offenderle. Ho ricevuto io stesso offese e inviti a defolloware questo o quello. Perché, mi domando, perché dobbiamo rendere l’online un’arena in cui tutti diventano gladiatori? Quando una persona soffre, non le serve essere massacrata. Quando di una persona si intercetta uno sbaglio, non è umano godere nel farla sentire sbagliata. Questa passione a puntare il dito sull’altro, cogliendone debolezze e sottolineandone mancanze in un’arena pubblica di cui tutti sono attori e spettatori è una pratica da gladiatori. Che ci rende profondamente disumani. Ogni volta che scrivo sui miei social, so che essere letto da molte persone è al tempo stesso un enorme privilegio ed una grande responsabilità. Tengo insieme queste due parole – privilegio e responsabilità – e cerco sempre di rendere ciò che scrivo uno strumento per rendere il mondo un posto migliore rispetto all’istante in cui il mio post non c’ero. Se ho l’intuizione che il post che sto per pubblicare serve a dividere o a distruggere, mi fermo e rinuncio. Quando una persona fa un errore clamoroso e serve commentarlo, cerco nei miei post di mettere al centro dei miei contenuti l’errore e mai chi lo ha commesso. Questo per me è avere un’etica nei social.

20/11/2022
19/11/2022

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Via Montegrappa
San Salvo
66050

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