Crissa - Centro Ricerche Iniziative Spopolamento Spostamenti Ambiente

Crissa - Centro Ricerche Iniziative Spopolamento Spostamenti Ambiente CRISSA, è un’Associazione che vede studiosi di varie discipline (territorialisti, archeologi, antropo Presidente UNLA Nazionale: On. Vitaliano Gemelli
Resp.

UNLA Calabria: Prof.ssa Caterina Provenzano

Presidente CRISSA: Prof. Vito Teti
Vice Presidente CRISSA: Avv. Domenico Teti
Segretarie: Dott.ssa Maria Teresa Iannelli, Dott.ssa Maria Pina Cirigliano
Comitato scientifico: Prof. Domenico Cersosimo, Prof. Fulvio Librandi, Dott. Matteo Enia, Dott. Giuseppe Hyerace, Dott.ssa Francesca Viscone, Dott. Rosario Chimirri, Prof. Franco Ferlaino, Dott. Alberto

Gangemi, Dott. Antonio Montesanti, Dott.ssa Anna Rotella. L'iscrizione e l'adesione all'UNLA CRISSA è aperta a tutti. Basta una semplice domanda.

27/03/2026

Quando i paesi non erano ancora assediati dalla borgomania e dalla indifferenza, ma erano guardati e narrati con cura, lucidità, attenzione paziente e affettiva, come era nello stile e nella pratica di Salvatore Piermarini l, di cui qui propongo una celebre sequenza di immagini scattate a Melissa nel 1976, che fecero il giro del mondo.

27/03/2026
11/01/2026

«Come studioso di storia e antropologia del terremoto in Calabria, come calabrese, dico che è urgente un piano di messa in sicurezza del territorio e degli abitati della regione»

11/01/2026

Heimat e Homeland sono termini che rinviano a un campo semantico comune che ha a che fare, tra le tante altre accezioni possibili, con la “casa” e con il luogo natio. Due termini densi del tedesco e dell’inglese che conoscono una stabile “fortuna” per dire di sentimenti e stati d’animo n...

11/01/2026

Decostruire le narrazioni del neorazzismo antimeridionale e quelleautorazziste dei meridionali.
In assenza di analisi complesse e di studi recenti sulle trasformazioni sociali e culturali del Meridione, termini come “calabresità”, “napoletanità”, “sicilianità”, anziché porsi come una convinta e orgogliosa celebrazione delle bellezze del Sud, diventano scorciatoie retoriche e slogan che evitano di affrontare le reali questioni identitarie. A questo si aggiungono inoltre le azioni dei media, del turismo e dei canali digitali, che contribuiscono a diffondere una retorica che mescola autocompiacimento e vittimismo, autoesaltazione e rassegnazione.
Il risultato è la proliferazione di atteggiamenti astorici, dipendenti dall’esaltazione di un “noi” opposto agli “altri” con lo scopo di assecondare o negare le rappresentazioni che vengono da fuori. Non solo: stessa difesa identitaria può sfociare anche in una sorta di giustificazione della criminalità o in una minimizzazione del problema. In Calabria, ad esempio, si sente spesso affermare – in modo del tutto infondato – che la ‘ndrangheta ha avuto un’origine popolare, rappresentando la continuazione del brigantaggio, o che esistono una “vecchia” e “buona” ‘ndrangheta e una “nuova” criminale: nulla di più falso, come storici e antropologi hanno ampiamente dimostrato.
Ugualmente pericoloso è il rifiuto di riconoscere che la criminalità organizzata si è trasformata in una vera e propria holding, capace di operare su scala locale e globale, diffusa tanto al Sud quanto al Nord (e persino in alcune città europee fuori dall’Italia). Le responsabilità e le colpe vengono sempre attribuite all’altro: il Sud rimane puro, incompreso, incorruttibile; si grida continuamente alla criminalizzazione esterna del Mezzogiorno, mentre si tende a occultare quanto i locali contribuiscano a un processo di autocriminalizzazione. Si continuano a produrre interventi ripetitivi, banali e rituali sul neorazzismo antimeridionale – che, peraltro, esiste eccome – senza però comprendere le dinamiche globali in atto, senza collegare quel razzismo a forme più ampie di xenofobia, e fingendo di ignorare che la Lega e il leghismo, nelle loro versioni più recenti e cariche di intolleranza, trovano sempre più proseliti anche al Sud.
Il Sud, pertanto, non deve raccontarsi menzogne e non deve nascondere verità scomode, perché non è con la retorica che si costruisce il progresso, né con il richiamo a “una tradizione morta e sepolta, puramente archeologica”, come scriveva Pasolini nel 1959, in seguito all’episodio, avvenuto a Cutro, che lo aveva visto vittima di una rapina a mano armata (di coltello) dalla quale era riuscito a sfuggire grazie alla propria prontezza di spirito. “La colpa – scrive Pasolini – della miseria della gente è dei governi che si sono succeduti nei secoli, fino all’ultimo”. E la polemica, rivolta contro di lui da alcune persone benpensanti e da qualche giornalista, per aver usato in senso etimologico la parola “banditi”, non è il frutto di un “reale calore e indignazione contro questo falso oggetto” (le accuse ricevute), ma rappresenta un “atto di fredda tattica politica”, tipico di chi “elude i problemi veri, sfruttando ipocritamente la ingenua passione dei calabresi semplici”. “Non dobbiamo raccontarci menzogne, né cedere al cuore troppo cantastorie”, ammoniva il poeta Franco Costabile nei suoi versi amari e dolenti rivolti al “suo” Sud e alla sua Calabria. Allo stesso tempo, il Sud non deve cadere nelle trappole identitarie né nelle lamentele sterili. Non può e non deve rinunciare a una sua lunga storia di fatica, di pensiero e di culture: una storia da riguardare, rispettare e riscattare, affrontando con consapevolezza le sfide del tempo presente.

11/01/2026

Il movimento La Strada lancia ufficialmente la propria campagna in vista delle Elezioni Comunali 2026 a Reggio Calabria, aprendo una nuova fase di partecipazione politica dal basso, radicata nei quartieri e nelle comunità della città.

11/01/2026

Vito Teti - Schegge di ultimità è con Gregorio Vinci
In memoria di una Grande Mamma, nonna Pina, e di tutte le mamme.
Vi aspettiamo.

Questa fatica di Maria Antonia Silvaggio, che si è fatta carica delle memorie e delle consegne di nonna Pina, Filippina Natale, sia uno dei più belli, importanti, originali libri scritti sulla Calabria negli ultimi dieci anni.

Cerco di spiegare in breve perché.

Immaginate una donna, una mamma Filippina Natale, Nonna Pina, nata il 5 ottobre del 1920, a S. Gregorio d’Ippona (in prossimità del capoluogo Vibo Valentia (all’epoca Monteleone) figlia di Gregorio Natale e Filomena David, appartenente a una famiglia contadina, proprietaria di una masseria, che impegnava tutti i suoi membri (nonna Pina aveva sette fratelli e altri tre erano morti in tenera età) e alcuni “garzuni”, che riuscivano a rendere produttiva una terra, ricca di acqua sorgiva.

Immaginate l’incontro con la nuora Antonietta Silvaggio, che studia antropologia all’Unical, è originaria di Maierato, un paese vicino a quello di Nonna Pina, con un analogo tessuto contadino e con una cultura folklorica simile, resta colpita e affascinata dalle tante espressioni formalizzate adoperate dalla suocera
Immaginate incontri, dialoghi, discorsi tra le due donne, fatte negli anni. Tra le due donne nasce una complicità, si organizza una sorta di patto della memoria, a dispetto della differenza di età e di qualche cautela che poteva nascere anche dalla familiarità tra loro due e da un inevitabile studiarsi che poteva accadere tra una nuora e una suocera.
Ne viene fuori un corpus davvero importante e unico: 225 tra proverbi, detti sentenziosi, modi di dire, indovinelli; una sua autobiografia, con memorie della vita della comunità, 51 canti d’amore e di sdegno; 64 preghiere, canti religiosi, biografie di santi, canti con intenti moraleggianti; 2 canti di lavoro; 6 canti sull’emigrazione; 3 canti sulla guerra; 18 fiabe, racconti, aneddoti; 8 filastrocche e ninne nanne; 1 canto sul terremoto; 3 poesie. Il carattere eccezionale del corpus di testi orali di Nonna Pina è che esso viene realizzato nel presente (non si riferisce a tempi andati), è frutto di un dialogo e di un gioco consapevole delle parti che fatto osservata e osservatrice, che a volte, invertono, consapevolmente i ruoli.

Immaginate nonna Pina che non è informatrice passiva o portatrice di testi che riferisce dietro domande e richieste, ma è attiva e protagonista nella sua attività di informatrice, propone, suggerisce, consiglia la donna raccoglitrice che le sta di fronte e con cui dialoga. Nonna Pina portatrice di una concezione del mondo e della vita, provate a immaginarla.

Immaginate nonna Pina vede proprio nella scrittura una possibilità vera e concreta che quanto trasmetteva oralmente venisse fissato, trascritto, custodito più a lungo se non per sempre. Ed è in questo passaggio che possiamo cogliere l’eccezionalità di questo lavoro, il ruolo attivo e propositivo della memoria, la scelta di passare alla scrittura, lei che era quasi analfabeta e aveva fatto occasionali letture e conosceva pochi rudimentali modi dell’alfabeto e della scrittura.

Provate ancora a immaginare Nonna Pina, orami ottantenne, fa una bella sorpresa ai suoi figli e ai suoi familiari. Consegna loro alcuni quaderni alcuni quaderni nei quali sono scritti di suo pugno, proverbi, detti, modi di dire, preghiere, testi di canti in dialetto. Tutti avevano ascoltato dalla voce di Donna Pina queste sue memorie formalizzate orali, ma nessuno aveva immaginato a questa opera di trascrizione che adesso consegnava come un dono. Antonietta viene a conoscenza dell’esistenza di altri quaderni, già fatti circolare tra i suoi figli, si accorge di trovarsi dinnanzi a un documento prezioso, raro, unico, originale per la grande quantità e varietà di testi riportati. Nonna Pina diventava protagonista della ricerca e disponeva, in maniera nuova, delle sue memorie. Non era più la mediatrice tra la ricercatrice e il suo mondo di origine, ma trasformava la nuora in mediatrice tra il suo mondo di origine e il mondo presente a cui affidava le memorie.

Immaginate nonna Pina è interessata ad aiutare Antonietta perché faccia una tesi bella, ma sempre più presa e concentrata sulla necessità che quanto registrato sia fedele a quanto da lei detto, che non abbia dimenticato nulla e che quanto detto oralmente resti e resisti grazie alla sua scrittura, quella scrittura che l’’aveva affascinata e di cui lei aveva acquisito soltanto i rudimentali.

E immaginate nonna Pina, in tarda età, si trasforma in una scrittrice metodica, fa affiorare da sola memorie, e si applica quotidianamente a scavare nella sua memoria. Una memoria che non può che essere memoria del suo passato e della sua vita, ma che intende trasmettere perché la ritiene importante, significativa, con la dignità delle cose che non debbono andare p***e. Molto esplicita e diretta Nonna Pina, quando, con un’etica della memoria, consegna i suoi quaderni e dice: «Pensai ʼu vi scrivu ʼsti cosi pe nommu si perdinu».

Immaginate Antonietta che continua l’organizzazione del lavoro avviato, ma compie modifiche che i quaderni impongono. Dopo avere organizzato per temi canonici i materiali, dopo averli trascritti, li mette in relazione con quelli scritti da Nonna Pina, verifica cosa di nuovo ha aggiunto e cosa ha dimenticato.
Immaginate Gregorio Vinci, il marito di Antonietta, che registra con una videocamera la madre che legge nei suoi quaderni o che recita a memoria e anche questa documentazione è importantissima per osservare gesti, pause, riprese, sguardo della donna.

Immaginate che tutto questo sia accaduto. Sia miracolosamente avvenuto.
Ed ecco, allora, una grande Biblioteca del mondo sommerso, che così continua a parlare, a cercare ascolto, un monumento alla memoria, un modello di incontro tra persone diverse e vicine, il riconoscimento del punto di vista dell’osservato che si trasforma in osservatore attivo. Troverete, spero, come me davvero eccezionale, che in un periodo in cui le memorie del passato vengono vissute come qualcosa da dimenticare e da cancellare. Nonna Pina e Antonietta restituiscono a una comunità quanto da essa hanno ricevuto. Noi dobbiamo restituire la gratitudine a nonna Pina e ad Antonietta. L’Intelligenza Artificiale potrà raccogliere, schedare, organizzare, divulgare questa Biblioteca della memoria, ma non potrà mai ascoltarla, inventarla, crearla.

Indirizzo

Vito Teti Via Mons. A. Papa, 6
San Nicola Da Crissa

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