La Maestra Cetty

La Maestra Cetty Formazione al metodo Montessori 0-6, outdoor education e alla didattica attiva. Corsi AIMI di massag

04/07/2026

La SCUOLA PRIMARIA N O N È A MISURA DEI BAMBINI

soprattutto per i più piccoli che fanno ingresso dalla scuola dell'infanzia dove si impara per la gioia di imparare e non per il voto, si impara insieme collaborando senza competere con l'altro ad essere non il migliore ma migliori insieme, vengono rispettati i tempi dei bambini perché alla scuola dell'infanzia non è vero che semplicemente "giochiamo" ma piuttosto con competenza sosteniamo i bambini nel modo in cui apprendono.

Ma alla scuola primaria succede la mortificazione dell' apprendimento stesso del bambino perché la modalità non è quella naturale dei bambini

E questa non è un’opinione, è una discrepanza strutturale tra ciò che il cervello infantile può sostenere e ciò che gli adulti continuano a chiedergli.

Il cervello dei bambini funziona per cicli attentivi brevi, ha bisogno di movimento per regolare le funzioni esecutive, consolida ciò che impara solo se alterna attivazione e pausa, e costruisce significato attraverso la relazione.
Quando l’ambiente scolastico ignora questi parametri, non è il bambino a non essere capace: è il sistema a non rispettare la fisiologia.

Troppe ore consecutive generano sovraccarico cognitivo: dopo circa 90 minuti la performance cala, e il cervello entra in modalità di protezione.
Le pause brevi e frequenti non sono un lusso: sono parte del processo di apprendimento. Senza pause aumenta il cortisolo, diminuisce la capacità di autoregolazione e si riduce la memoria di lavoro.

La consapevolezza corporea è un sistema di orientamento fondamentale per l’attenzione. Un bambino che si muove non "disturba”: sta cercando di mantenere attivo il sistema esecutivo.
Gli orari scolastici ignorano i picchi attentivi naturali (9:30–11:30): chiedere prestazioni elevate alle 8:00 in poi significa lavorare contro la neurofisiologia.

La lezione frontale è il metodo meno efficace per il cervello in sviluppo: l’apprendimento infantile è esperienziale, relazionale, multisensoriale.
Eppure la formazione professionale di docenti e dirigenti non integra in modo sistematico conoscenze, funzioni esecutive, regolazione emotiva, carico cognitivo. Non è una colpa individuale: è una mancanza strutturale del sistema formativo.

Quando l’ambiente non rispetta la fisiologia, il bambino non “fa fatica”: si protegge.
E la protezione può sembrare incompetenza, deficit, disattenzione, opposizione, lentezza, agitazione. Ma spesso è una risposta adattiva a un contesto che non è progettato per lui.

Se vogliamo una scuola che funzioni, dobbiamo partire dai bisogni neurobiologici dei bambini, non dalle abitudini degli adulti.
Una scuola che rispetta il cervello in crescita non è una scuola “buonista”, è una scuola efficace.
..cara Montessori ti scrivo così mi distraggo un po'... l' anno è finito ma ancora qualcosa qui non va...

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Prima di tutto persone migliori  Un calcio diverso è possibile: il modello dei settori giovanili della Confederazione Ca...
17/03/2026

Prima di tutto persone migliori

Un calcio diverso è possibile: il modello dei settori giovanili della Confederazione Calcistica Italiana

Nel calcio giovanile spesso si parla di risultati, classifiche e competizione.
La Confederazione Calcistica Italiana ha scelto invece di partire da un principio diverso: prima vengono i valori, poi il risultato.

Per questo nei campionati giovanili della Confederazione sono state introdotte regole innovative che rendono il calcio uno spazio educativo, inclusivo e rispettoso.

Il cartellino bianco: il premio al fair play
Accanto ai cartellini tradizionali esiste il cartellino bianco, assegnato dall’arbitro per segnalare gesti di solidarietà, amicizia, rispetto o sportività.
Non è una punizione ma un riconoscimento positivo: la squadra che lo riceve ottiene un calcio di rigore da ba***re al termine della partita.
Un modo concreto per insegnare che il comportamento conta quanto il talento.

Stop immediato agli insulti verso l’arbitro
Il rispetto è un principio non negoziabile !!
Se durante la gara si verificano insulti o comportamenti offensivi verso l’arbitro, la partita può essere immediatamente sospesa.
La responsabilità non riguarda solo i calciatori, ma anche il pubblico e i genitori sugli spalti.
Perché il calcio dei bambini deve restare uno spazio educativo e non un luogo di pressione o aggressività.

Il terzo tempo obbligatorio
Al termine di ogni partita le squadre partecipano al terzo tempo, un momento di condivisione tra giocatori, allenatori e accompagnatori.
Non esistono più avversari ma compagni di sport, che si incontrano per conoscersi e rafforzare il senso di comunità.

Minutaggio minimo garantito per ogni bambino
Nel calcio giovanile della Confederazione tutti devono giocare.
Ogni bambino inserito in rosa ha un minutaggio minimo obbligatorio, perché l’obiettivo non è selezionare pochi talenti ma far crescere tutti attraverso lo sport.

Un modello in cui si vince davvero solo quando crescono i valori, il rispetto e la passione per il gioco.

Perché il calcio, soprattutto quando giocano i bambini, deve insegnare prima di tutto a diventare persone migliori.
Confederazione italiana calcistica

...si ama quello che si conosce... dobbiamo offrire il mondo affinché lo amino...La Maestra Cetty
03/03/2026

...si ama quello che si conosce... dobbiamo offrire il mondo affinché lo amino...
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AI BAMBINI NON SERVE FARE A GARA serve FARE INSIEME Pare che l'empatia sia una fra le doti più preziose dell’essere uman...
03/03/2026

AI BAMBINI NON SERVE FARE A GARA serve FARE INSIEME

Pare che l'empatia sia una fra le doti più preziose dell’essere umano. Ma come educhiamo all' empatia? sicuramente non con la competizione ma con la collaborazione fra pari, la condivisione e il fare insieme! Vedere l'altro "io ti vedo ", per "stare con l'altro", incontrarlo, per ascoltarlo, per conoscerlo è cosa ben diversa di stare contro l'altro. Le competenze prosociali diventano qualità che costituiscono il bagaglio per la crescita sociale di ogni persona.

A volte, però, si assiste a scarse pratiche sociali condivise, che mettono inconsciamente in atto (per mancanza e/o scarsa riflessione sulle azioni educative che si pongono in essere con i bambini) azioni educative che raggiungono risultati diversi da quelli sperati. Una di queste è l’incitamento alla competizione nei bambini.
La convinzione, errata, che sta alla base di questo atteggiamento è che il bambino, attraverso l'incitamento alla competizione, aumenti la sua motivazione e forza interiore, così come la sua autostima. Ma in realtà in questo modo è più probabile invece che un bambino sviluppi comportamenti aggressivi con i suoi pari e atteggiamenti arrendevoli di fronte alle sfide che può rappresentarsi come complesse o non alla sua portata. Gli studi hanno dimostrano che i bambini incitati a giochi competitivi, o comunque ad un approccio competitivo nel confronto con i pari, sono maggiormente soggetti a problemi comportamentali, oltre che a livelli più bassi di rendimento scolastico e a livelli più alti di aggressività.
La competizione innesca un meccanismo di forte conflittualità tra due o più soggetti che diventeranno poi il vincitore e il perdente. Un bambino diventa vittorioso a scapito della felicità dell’altro bambino e questo aspetto è l’esatto opposto dell’empatia. Che peccato aver privato i bambini della possibilità di acquisire un'abilita' invece preziosissima per l’individuo. Inoltre un bambino spronato alla gara per arrivare primo, spinto a soddisfare aspettative di altri, spesso degli adulti significativi, è più probabile che diventi risultato-dipendente ovvero che stia bene e si senta amato e riconosciuto solo quando vince e riceve un riconoscimento esterno, in questo modo è più probabile che si ritragga da tutte quelle sfide in cui non è certo di ricevere un riconoscimento positivo. E la motivazione interna? Quel motore che ci spinge a fare le cose per passione? per un benessere personale, per la propria intima gioia e non per compiacere e soddisfare aspettative altrui? Peccato, anche questa va perduta!
Ma cosa succede invece quando i bambini sono coinvolti nella cooperazione, nel fare insieme e non contro qualcuno? Gli studi dimostrano un aumento dell' autostima nei bambini, accettazione di sé e dell' altro, acquisizione di abilità prosociali e....qualcuno sostiene ad alta voce "si costruisce la Pace" (M.Montessori)
«Tutti parlano di pace ma nessuno educa alla pace.
A questo mondo, si educa per la competizione, e la competizione è l’inizio di ogni guerra.
Quando si educherà per la cooperazione e per offrirci l’un l’altro solidarietà, quel giorno si starà educando per la pace.»
(Maria Montessori)
Chi si occupa di educazione dovrebbe riflettere seriamente verso dove conduce la propria azione educativa e soprattutto sentirsi responsabile nei confronti di ogni bambino....e della società tutta!

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