02/07/2026
Quando si parla di intensità, il termine più conosciuto è quasi sempre “acido lattico”.
Si dice che:
-si accumula nei muscoli
-provoca bruciore
-limita la prestazione
-deve essere smaltito.
Il problema è che questa spiegazione, non descrive bene ciò che succede davvero.
Acido lattico e lattato sono due forme strettamente collegate della stessa molecola, ma NON SONO LA STESSA COSA!
L’acido lattico è la forma che possiede ancora un protone. Nelle condizioni fisiologiche dell’organismo, però, tende a perdere quasi subito quel protone e a trasformarsi nella sua forma dissociata: IL LATTATO.
Per questo, nel sangue e nei tessuti, ciò che troviamo quasi completamente è lattato. E quando un lattametro restituisce un valore espresso in mmol/L, sta misurando la concentrazione di lattato, non una quantità di “acido lattico residuo”.
La distinzione è importante perché evita di attribuire all’acido lattico tutto ciò che sentiamo durante uno sforzo intenso.
Il bruciore non è “acido lattico nei muscoli”.
La riduzione del pH dipende da un insieme di reazioni legate all’elevata richiesta energetica.
La fatica nasce dall’interazione di molti fattori e non può essere spiegata da una sola sostanza.
Anche il lattato viene spesso frainteso. Non è un rifiuto inutile. Viene prodotto, trasportato e riutilizzato. Può diventare energia per altri muscoli e per il cuore, oppure contribuire alla formazione di nuovo glucosio.
Quindi l’acido lattico non è il nemico che si deposita nei muscoli e il lattato non è semplicemente ciò che rimane dopo.
Sono due forme collegate, ma nel corpo umano il protagonista misurabile è soprattutto il lattato.
Capire questa differenza cambia il modo in cui interpretiamo il bruciore, la fatica, il recupero e i dati raccolti durante l’HIIT (quelli seri....).
Fonte: Gladden L.B. (2004), Lactate metabolism: a new paradigm for the third millennium, The Journal of Physiology, 558, 5-30.
https://doi.org/10.1113/jphysiol.2003.058701