29/04/2022
Cioran ha scritto una lettera a Friedgard Thoma, il 29 aprile 1981:
Continuazione dell’impossibile lettera di ieri (1).
"Gemito miserevole" (2) forse esprimerebbe meglio la condizione umana in generale, che l’essenza specifica dei 'cafards'.
L’espressione popolare francese per il concetto di insofferenza a cui rimanda il 'cafard' (3) è "J’en ai marre", che significa "ne ho abbastanza" – "mi fa vomitare", "basta".
Le avrei fatto altre domande anziché importunarla con ridicole sciocchezze linguistiche, sebbene Lei sia legata al linguaggio quasi in maniera erotica. Del resto lo sono anch’io, non crede?
La storia del 'cafard' ha ovviamente un’importanza secondaria. Intendevo dire che la lettera di ieri è stata scritta da un insonne e quindi deve essere giudicata con indulgenza.
Sa cosa significa "lechzen" (4).
Suo Cioran
È difficile figurarsi ciò che mio fratello (5) ha raccontato delle sue esperienze negli ultimi 40 anni in Romania. Ne parla senza amarezza odio o vendetta. Ha ammesso tuttavia che, se avesse saputo ciò che avrebbe patito, certamente si sarebbe suicidato.
◾️1. - Lettera riassunta da Friedgard: "Nella lettera del 28 aprile 1981 Cioran ringraziava per tutto ciò che gli avevo inviato, ossia il libro di Günter Schulte su Hegel, di cui lesse subito il capitolo sulla liberazione della coscienza infelice, e poi la mia foto sorridente ("ah!"). Come spesso gli accadeva da cinquant’anni ormai, la notte soffriva di uno strano dolore alle gambe e così, invece di dormire, pensava a due cose: al suicidio, che propugnava da anni, e inoltre, recentemente, a me. E questo nuovo secondo pensiero lo tormentava più del primo, perché sentiva la lontananza tra noi come "una catastrofe naturale", dunque inevitabile. Nonostante tutto era come costretto a pensare a noi due. Inoltre era anche tormentato dalla gelosia, che lo afferrava non appena pensava alla mia vita privata ed al mio compagno. Poteva essere solo attenuata, se solo fosse riuscito ad immaginare che noi vivevamo su pianeti differenti. Solo così la sua disperazione avrebbe potuto essere dominata. Sarebbe andato tutto bene, ma poi davanti alla mia foto sorridente tutto ricominciava, perché aveva su di lui lo stesso effetto della mia voce al telefono. Ionesco l’aveva appena chiamato, riferendogli che sarebbe andato a Colonia per due giorni – ahimé, perché Cioran non l’accompagnava? Ma giunsero in visita suo fratello e la moglie. I due non si vedevano da decenni e alla stazione quasi non si riconobbero… Sembrava l’incontro tra due spettri... [...] Cioran concludeva con la speranza che, quand’anche non ci fossimo rivisti mai più, esisteva tra noi due qualcosa di indistruttibile."
◾️2. - È la proposta di traduzione in tedesco da parte di Friedgard del termine, intraducibile per Cioran, 'cafard': "Per il termine 'cafard', mi viene in mente 'gemito miserevole'."
◾️3. - "Desiderare avidamente."
◾️4. - La Domenica di Pasqua, il 19 aprile, le aveva scritto: "[...] Per tutto il giorno ieri ho patito un terribile 'cafard', aggravato dal mal di testa. Il cielo era sconvenientemente azzurro, ho fatto una passeggiata inutile, volevo persino entrare in una chiesa (Saint-Séverin), non ho potuto, poi ho comprato un testo sui Trappisti nella libreria accanto, e non sono riuscito a leggerlo. La sera, per fortuna, ho avuto una lunga e gradevole conversazione con due buoni amici, un còrso e una libanese. All’una a casa, ho dormito qualche ora, mi sono risvegliato presto, e poi è cominciato il tormento. Ho pensato a Lei e a tutto quello che sarebbe potuto essere giovedì sera… se non avesse opposto resistenza. L’ho sentita sospirare e piangere. Per oltre un’ora le scene più intime si sono svolte nella mia mente, con una precisione tale che mi sono dovuto alzare dal letto per non impazzire. Abbiamo discusso troppo. Ho compreso in maniera chiara di sentirmi legato sensualmente a Lei solo dopo averle confessato al telefono che avrei voluto sprofondare per sempre la mia testa sotto la sua gonna. Come possono essere letali certe cose. - Tutto in fondo è cominciato dalla foto, con i suoi occhi direi. Lei si era un po’ spaventata quando le ho parlato di una "perversa" attrazione per il suo corpo. Perversa non è la parola esatta; piccante volevo dire. Sono comunque normale; ma gli stati d’animo intensivi esigono delle espressioni in-naturali. Credo (forse mi sbaglio) che stamattina sarei meno ossessionato, se Lei fosse stata più buona con me. In fondo ci conosciamo sin dalla prima lettera. Adesso vorrei contenermi in qualche modo, temo delusioni future ed anche una tremenda gelosia. Il pensiero inevitabile che Lei stia insieme al suo compagno in questi maledetti giorni di Pasqua e nei seguenti, diventa per me insopportabile. Per alleviare questa pena, devo provare a superare le mie ossessioni, possibilmente pensando a Lei in modo diverso. In genere non provo alcuna attrazione sessuale per le donne con cui sento un’affinità intellettuale. Parlerei volentieri del 'Lenz' [di von Kleist] con Lei a letto. Peccato che non abiti da queste parti. La gioia di averla conosciuta sta diventando una prova, e persino un colpo. Vorrei concludere con un aforisma ironico, ma non ci riesco."
◾️5. - Nell’aprile 1981 i fratelli Emil e Aurel Cioran s’incontrano a Parigi dopo quarant'anni di separazione forzata. Il 5 gennaio 1981 aveva scritto a Mircea Eliade: "Mio fratello aspetta sempre l’autorizzazione per ve**re a Parigi: sono quattro mesi che la sua richiesta è al vaglio... Nessun commento." Sul fratello Aurel, cfr. Cfr. www.orizzonticulturali.it/it_interventi_Renzo-Rubinelli-su-Aurel-Cioran.html. Il carteggio tra Emil e Aurel è stato pubblicato da Archinto: cfr.
www.facebook.com/laureto.rodoni/posts/2767735216572689.
Carteggio completo al link:
www.rodoni.ch/A16/cioran-thoma.pdf
Laureto Rodoni