24/07/2026
La storia del Gruppo Logos di Salerno rappresenta una delle pagine più innovative e coraggiose del terzo settore e della psichiatria sociale in Italia.
Fondata nel 1988, questa associazione di volontariato nasce inizialmente per applicare l'Approccio Ecologico-Sociale (AES) di Vladimir Hudolin ai problemi alcolcorrelati. [1, 2, 3]
La vera svolta pionieristica a livello nazionale avviene però nel 2000. Con l'esplosione legislativa e commerciale del gioco d'azzardo legale in Italia (dalle scommesse a quota fissa alle slot machine), il Gruppo Logos intuisce che il paese sta per affrontare un'epidemia sociale senza precedenti.
Sotto la guida storica di figure come Aniello Baselice, l'associazione decide di compiere un passo teorico e pratico rivoluzionario: sperimentare il metodo multifamiliare dei Club (CAT) direttamente nel campo del Gambling. [1, 2, 3]
La storia e i pilastri del "modello Salerno" si articolano in tre tappe fondamentali e altrettanti programmi di eccellenza:
1. Il Programma "Fuorigioco" (Anno 2000): La validazione del metodo
Fino ad allora, l'approccio di Hudolin era applicato in modo quasi esclusivo all'alcolismo. Il Gruppo Logos, con il programma Fuorigioco, dimostra sul campo quanto Hudolin avesse predetto prima di morire: l'AES è efficace per qualsiasi comportamento umano disfunzionale, associato o meno a sostanze. [1, 2, 3]
• La destigmatizzazione: Fuorigioco aggredisce la solitudine delle famiglie salernitane distrutte dai debiti. Invece di rinchiudere il giocatore in un percorso clinico individuale o in gruppi monosintomatici fondati sulla colpa, Logos inserisce queste famiglie nel tessuto dei Club. La condivisione multifamiliare della crisi finanziaria e relazionale si rivela immediatamente un potente acceleratore di guarigione. [1, 3]
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2. La nascita dell'Associazione "Famiglie in Gioco" (2005)
L'evoluzione naturale dei Club è l'autonomia e l'empowerment dei cittadini. Nel 2005, dall'esperienza dei gruppi terapeutici di Logos, nasce l'Associazione Famiglie in Gioco. [, 3]
• Dalla terapia alla cittadinanza attiva: Questo passaggio incarna perfettamente il Cambiamento-2 di Palo Alto. Le famiglie, una volta superata la fase acuta del sovraindebitamento e del craving, non lasciano il sistema, ma si trasformano in attivisti territoriali. Iniziano a fare informazione nelle scuole di Salerno e provincia, collaborano con le ASL e i SerD territoriali e offrono supporto informale a chi sta affrontando lo stesso dramma. []
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3. Il Programma "Nexus" e la Multidimensionalità Totale
Negli anni successivi, l'esperienza di Salerno si evolve ulteriormente nel programma Nexus. Con questo progetto, il Gruppo Logos abbatte definitivamente qualsiasi barriera categoriale tra i disagi. [, 2]
• I Club polivalenti: All'interno della sede storica di Via Michele Pironti a Salerno, i Club diventano totalmente aperti e "multidimensionali". Attorno allo stesso tavolo siedono stabilmente persone con problemi di alcol, famiglie schiacciate dal gambling e giovani intrappolati nelle nuove dipendenze digitali (gaming, nomofobia, internet addiction) o con disturbi alimentari. Il sintomo specifico passa in secondo piano rispetto alla sofferenza relazionale ed ecologica del nucleo familiare. [1, 3, 4]
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L'impatto Nazionale e il Riconoscimento Scientifico
Ciò che rende la storia del Gruppo Logos un punto di riferimento in Italia è la capacità di aver mantenuto un costante dialogo tra la pratica di strada (il volontariato) e la validazione scientifica. [1, 2]
• I dati e i protocolli del Gruppo Logos sull'approccio multifamiliare applicato all'azzardo sono stati storicamente validati e pubblicati in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità (ISS). [1]
• Logos è diventato un ente formatore d'eccellenza, organizzando periodicamente i celebri "Corsi di Sensibilizzazione all'Approccio Ecologico-Sociale" (il modulo formativo standard da 50 ore ideato da Hudolin) per formare medici, psicologi e assistenti sociali di tutta la Campania e del Mezzogiorno. [1, 2]
Oggi, sul territorio salernitano, il Gruppo Logos continua a essere una "centrale cibernetica" di welfare generativo attraverso iniziative come La Tenda del Buon Gioco e il progetto GiovaMenti contro la povertà educativa minorile. Dimostra che la cura non abita negli ospedali, ma nella capacità di una comunità locale di narrare le proprie ferite e tessere nuovi legami. [1, 2]