10/10/2026
«Il problema è che a noi ci hanno cresciuto con l'idea sballata che chiedere aiuto sia una specie de resa. Che se alzi la mano e dici "oh, io da solo 'sto peso non lo reggo", stai ammettendo de essere difettoso, de non essere abbastanza forte pe' stare al mondo. E allora ti carichi tutto sulle spalle, fai finta de niente, te metti la maschera da quello che c'ha sempre la situazione sotto controllo, e intanto dentro stai a affondare come il Titanic.
Poi però capisci che 'sta storia del "fai da te" emotivo è una trappola assurda, specialmente quando si parla de salute mentale. Perché se ti si spezza una gamba non è che ti metti lì col nastro adesivo aspettando che si riattacchi da sola dicendoti "devo essere forte", ma vai al pronto soccorso e ti fai mettere il gesso.
Invece con la testa facciamo sempre i resistenti: pretendiamo che basti uno schiocco di dita o la forza di volontà per superare anni di blocchi e ansie, trasformando la cura in un'altra prestazione da fare a tutti i costi. E quando non ci riesci, ti senti pure in colpa.
Invece chiedere aiuto non vuol dire scaricare i cocci tuoi addosso a un altro o pretendere che la terapia sia un bacchetta magica. Vuol dire ammettere che siamo umani, che la salute mentale non è un percorso lineare fatto solo di progressi, e che ogni tanto serve qualcuno che ti tenga la torcia mentre tu cerchi de capire come uscirne. Che poi, a guardarci bene, la vera forza non è mai stata quella di fare finta di non avere crepe, ma avere il coraggio di mostrarle e dire: "Oh, oggi da solo non ce la faccio".»
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