Teresa Pia Renzo Pedagogista

Teresa Pia Renzo Pedagogista Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Teresa Pia Renzo Pedagogista, Istruzione, Via Galeno, Rossano.

📍 Fondatrice di Magnolia | Maya
💡 Educazione come essenza di vita per la crescita dei bambini
🌱 “Dove c’è ascolto e fiducia, c’è spazio per crescere”
🚸 Consulenza pedagogica,
criminologica e consulenze di parte e CTU

IN SPIAGGIA COL BIKINI ALL’ULTIMO GRIDO, BIMBE TRASFORMATE IN PICCOLE DONNE DA MAMME IRRESPONSABILI. PEDAGOGISTA RENZO: ...
26/08/2026

IN SPIAGGIA COL BIKINI ALL’ULTIMO GRIDO, BIMBE TRASFORMATE IN PICCOLE DONNE DA MAMME IRRESPONSABILI. PEDAGOGISTA RENZO: DANNEGGIANO L’EDUCAZIONE ALLA DIGNITÀ E AL RISPETTO

CORIGLIANO-ROSSANO (CS), mercoledì 26 agosto 2026 – Il corpo di una bambina non può diventare la vetrina delle ambizioni irrisolte di una madre. Non può essere trattato come un accessorio da mostrare, una miniatura della seduzione adulta, un piccolo manifesto estetico da esibire in spiaggia con la scusa della moda. Perché quando una bambina viene abituata a pensare che essere bella significhi scoprirsi, attirare sguardi, ricevere approvazione attraverso l’esposizione del corpo, non stiamo educando alla libertà. Stiamo consegnando un messaggio distorto: valgo se mi guardano.

IL NODO È EDUCATIVO, MA PARTE DRAMMATICAMENTE DAGLI ADULTI
È la pedagogista Teresa Pia Renzo ad intervenire nel dibattito aperto attorno ai costumi per bambine, sempre più spesso disegnati secondo modelli adulti, fashion, poco comodi e lontani dalle esigenze reali dell’infanzia. Un tema che non riguarda soltanto il mercato, la moda o la scelta di un capo da mare, ma chiama in causa direttamente la famiglia, il modo in cui gli adulti guardano i figli, il rapporto con il corpo, il pudore, la dignità e la costruzione dell’identità personale.

NON È MODA MA UNA VERGOGNOSA ADULTIZZAZIONE DELL’INFANZIA
Il punto – sottolinea Renzo – non è criminalizzare un costume, né trasformare ogni scelta estetica in allarme. Il problema nasce quando il modello adulto viene trasferito sul corpo di una bambina o di un’adolescente senza alcuna consapevolezza educativa. Ci sono costumi pensati per una donna adulta, per un corpo adulto, per codici estetici adulti. Riportarli sull’infanzia significa anticipare linguaggi che i bambini non hanno ancora gli strumenti per comprendere. È una vergognosa adultizzazione dei piccoli.

ALLARME RENZO: MADRI ADOLESCENTI CHE SI SPECCHIANO NELLE FIGLIE
La responsabilità più scomoda – aggiunge la pedagogista da oltre venti anni punto di rieferimento per la crescita della prima infanzia - riguarda molte madri. Non tutte, certamente. Ma troppe. Madri che sembrano vivere il corpo della figlia come una conferma di sé, come un prolungamento della propria immagine, come una rivincita estetica. Quando una ragazzina di 15 o 16 anni esce vestita in modo eccessivamente provocante – osserva Renzo – significa che qualcuno glielo consente. E spesso quel qualcuno non si limita a permetterlo: lo incoraggia, lo normalizza, lo trasforma in orgoglio.

IL TRANSFERT ESTETICO CHE USA I FIGLI COME GIUSTIFICAZIONE
In molti casi – ricorda ancora - si assiste ad un vero transfert educativo e simbolico. La figlia diventa lo spazio attraverso cui la madre autorizza anche sé stessa a restare adolescente, a inseguire modelli di esposizione continua, a confondere l’essere desiderata con l’essere riconosciuta. È come se alcune donne – evidenzia – usassero inconsapevolmente le figlie per giustificare il proprio stesso modo di mostrarsi. Prima lo fanno passare come moda per le ragazze, poi lo trasformano in legittimazione personale. Ma l’adulto non può cercare conferme nel corpo dei figli.

MA LA BELLEZZA NON SIGNIFICA ESSERE GUARDATE
La bellezza, ovviamente, non è il problema. E nemmeno il corpo è il problema, così come non lo sono il mare, il costume e la libertà personale. Il problema, invece, nasce quando la bellezza viene ridotta alla quantità di sguardi che si riescono ad attirare. Quando una madre insegna, anche senza dirlo, che più un corpo è esposto più vale, sta costruendo una fragilità. Sta educando alla dipendenza dall’approvazione esterna. Sta spostando il baricentro della dignità dall’essere al farsi guardare. E questo, nella crescita di una bambina, può diventare una ferita profonda.

IL N**O È ARTE, L’ESPOSIZIONE SENZA CONSAPEVOLEZZA È VOLGARITÀ EDUCATIVA
Renzo distingue nettamente il valore del corpo dalla sua banalizzazione. Il n**o può essere arte, armonia, linguaggio, rappresentazione estetica. Ma altra cosa è la ricerca continua dello sguardo, l’esibizione come bisogno, la svendita simbolica di sé dentro modelli che fanno passare per libertà ciò che spesso è soltanto imitazione. Una bambina non ha strumenti per leggere questi codici. Una adolescente, se non è stata educata prima, rischia di assorbirli come norma. Ed è qui che il ruolo degli adulti diventa decisivo.

RENZO: IL PROBLEMA STA SEMPRE NELLA FAMIGLIA
La questione, dunque, torna ancora una volta alla famiglia. Ai genitori. Alle madri, soprattutto, quando sono loro a scegliere, comprare, approvare, fotografare, pubblicare e normalizzare. Non possiamo continuare a dire che è colpa della moda, dei social o del mercato – conclude Teresa Pia Renzo – se poi l’adulto compra, consente, incoraggia e legittima. Il problema educativo nasce quando una madre smette di proteggere la figlia dal bisogno di piacere agli altri e comincia a compiacersi del fatto che venga guardata. Educare una bambina significa insegnarle che il suo corpo non è una vetrina, la sua bellezza non è merce, la sua libertà non ha bisogno di esposizione e la sua dignità viene prima di qualunque moda. - (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Corigliano-Rossano – CS – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying

CORIGLIANO-ROSSANO | INCLUSIONE, PEDAGOGISTA RENZO: NON BASTA SCRIVERLA NEI PROGETTI, DEVE VEDERSI NELLE CLASSI. UNA PLE...
21/08/2026

CORIGLIANO-ROSSANO | INCLUSIONE, PEDAGOGISTA RENZO: NON BASTA SCRIVERLA NEI PROGETTI, DEVE VEDERSI NELLE CLASSI. UNA PLETORA DI DOCENTI SENZA MISSIONE

CORIGLIANO-ROSSANO (CS), venerdì 21 agosto 2026 – L’inclusione, se resta dentro una parola, non include nessuno. Deve avere un riscontro visibile, concreto, quotidiano. Deve potersi riconoscere in una classe dove nessun bambino viene esposto alla derisione, in un gruppo di amici che non lascia indietro chi ha una difficoltà, in una festa di compleanno dove tutti vengono invitati, in una passeggiata sul lungomare dove la disabilità non scompare dalla vita sociale. Altrimenti non siamo davanti a un percorso inclusivo, ma a una formula pronunciata bene e praticata male. Purtroppo, si vede sempre più una pletora di docenti senza il fuoco della missione. Che fanno solo danni.

L’INCLUSIONE DEVE AVERE UN RISCONTRO OGGETTIVO NELLA VITA REALE
È la pedagogista Teresa Pia Renzo ad intervenire sul tema dell’inclusione scolastica e sociale, in vista dell’ormai imminente riapertura delle attività didattiche, richiamando l’attenzione su una distanza sempre più evidente tra ciò che viene dichiarato nei percorsi educativi e ciò che poi si osserva nella vita reale. Quando si parla di inclusione – sottolinea – bisogna chiedersi se quella parola abbia un riscontro oggettivo e comprovabile. Se nelle strade, nei luoghi pubblici, nei gruppi dei ragazzi, nei momenti ordinari della socialità non vediamo bambini e adolescenti con difficoltà realmente coinvolti, allora dobbiamo avere il coraggio di chiederci che cosa non sta funzionando.

NON BASTA DIRE PARTECIPAZIONE: BISOGNA CREARE LE CONDIZIONI
Il primo equivoco – aggiunge - è pensare che includere significhi semplicemente tenere tutti nello stesso spazio. L’inclusione, invece, richiede strategie, strumenti, competenze e coerenza educativa. Un bambino con difficoltà di apprendimento non può essere messo nelle stesse condizioni operative degli altri se quelle condizioni lo espongono soltanto a frustrazione. Se un alunno non riesce a svolgere un esercizio con le stesse modalità dei compagni – spiega la pedagogista – il compito della scuola è costruire una strada alternativa, non mandarlo allo scoperto davanti alla classe. L’obiettivo deve essere comune, ma il percorso può e deve essere differenziato.

STRUMENTI DIVERSI NON SONO PRIVILEGI, MA DIRITTI EDUCATIVI
La calcolatrice, un supporto visivo, una modalità semplificata, un tempo diverso, una consegna adattata non rappresentano scorciatoie, ma strumenti pedagogici. Servono a mettere il bambino nelle condizioni di partecipare davvero, evitando che la difficoltà diventi umiliazione. L’inclusione – precisa ancora la professionista che da oltre vent’anni è punto di riferimento per la crescita pedagogica della prima infanzia – non è fingere che tutti possano fare tutto allo stesso modo. È permettere a ciascuno di raggiungere un obiettivo possibile con mezzi adeguati. Se questo non accade, la scuola non sta includendo: sta lasciando il bambino solo dentro la sua fragilità.

IL SOSTEGNO NON PUÒ ESSERE UNA STRADA PER TROVARE LAVORO
Uno dei nodi più delicati riguarda la qualità delle competenze di chi opera nei percorsi di sostegno. Per la pedagogista, non si può considerare l’insegnamento di sostegno come una semplice opportunità occupazionale o una destinazione finale per entrare nel mondo della scuola. I bambini che hanno bisogno di insegnamenti specifici – evidenzia – devono essere accompagnati da figure formate, capaci di leggere i bisogni, attivare metodologie alternative, favorire autonomie e costruire percorsi reali. Portare un bambino fuori dalla classe o tenerlo ai margini non è inclusione. È allontanamento mascherato.

LA CLASSE DEVE IMPARARE A INCLUDERE, NON SOLO A TOLLERARE
Il tema non riguarda soltanto l’insegnante di sostegno o il singolo alunno fragile. Riguarda l’intero gruppo classe. I bambini devono essere educati a riconoscere la diversità, ad aiutare, ad aspettare, a condividere, a non trasformare la difficoltà dell’altro in motivo di distanza. Se insegniamo ai bambini che tutti devono partecipare – osserva Renzo – poi dobbiamo essere i primi a rendere possibile quella partecipazione. Non possiamo predicare inclusione e poi creare situazioni nelle quali un bambino viene messo a disagio, escluso dal gruppo o lasciato senza strumenti.

RENZO: SERVE MENO RETORICA E PIÙ COERENZA EDUCATIVA
Il punto, quindi, non è moltiplicare parole, documenti o dichiarazioni di principio. È verificare se l’inclusione produce effetti reali. Servono insegnanti preparati, famiglie consapevoli, gruppi classe educati alla responsabilità e istituzioni scolastiche capaci di controllare che ciò che viene scritto nei percorsi trovi applicazione nella pratica. L’inclusione – conclude Teresa Pia Renzo – non può essere una parola comoda. Deve diventare comportamento, metodo, scelta quotidiana. Se un bambino fragile resta fuori dalla relazione, se viene deriso, isolato o semplicemente dimenticato, allora non basta dire che abbiamo fatto inclusione. Dobbiamo ammettere che non l’abbiamo ancora imparata. - (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Direttrice Polo Infanzia Magnolia – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)

CORIGLIANO-ROSSANO / CON MAGNOLIA IL TERRITORIO È DIVENTATO UN’AULA. PEDAGOGISTA RENZO: UN ANNO DI USCITE EDUCATIVE PER ...
19/08/2026

CORIGLIANO-ROSSANO / CON MAGNOLIA IL TERRITORIO È DIVENTATO UN’AULA. PEDAGOGISTA RENZO: UN ANNO DI USCITE EDUCATIVE PER FAR CRESCERE I BAMBINI DENTRO LA REALTÀ

CORIGLIANO-ROSSANO (CS), mercoledì 19 agosto 2026 – Si può scegliere che i propri figli imparino il mondo guardandolo da lontano, con il rischio di crescere come alieni sulla terra, oppure consentirgli di essere loro stessi protagonisti dei cambiamenti, e attraverso l’esperienza conoscerne le sue opportunità e i suoi pericoli. A camminarci dentro, insomma. A toccarlo. A fare domande davanti a un albero, a un libro, a una pietra antica, a un campo sportivo, a una fabbrica, a un vicolo del centro storico o a porsi il dubbio della scelta davanti a un sentiero difficile. È dentro questa seconda idea di infanzia che la Cooperativa Magnolia ha costruito, nel corso dell’anno sociale, un percorso di uscite educative che non ha avuto il sapore della gita, ma la profondità di una pedagogia in cammino.

DOVE IL BAMBINO INCONTRA LA REALTÀ E L’ADULTO SI MISURA CON SE STESSO
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, che nel tracciare il bilancio sociale annuale delle attività, si sofferma sul senso del percorso costruito attraverso le uscite e le esperienze esterne del Polo Infanzia Magnolia. Non semplici appuntamenti fuori sede, ma tappe di un metodo educativo che ha portato i bambini dentro luoghi diversi del territorio. Un itinerario pensato per accompagnare l’infanzia fuori dall’astrazione e dentro la concretezza del mondo, coinvolgendo anche le famiglie come parte attiva del cammino educativo.

NESSUNA GITA MA SOLO ESPERIENZE DI REALTÀ NEL MONDO
Portare i bambini fuori dalla struttura – dice - non è stato un modo per interrompere la routine educativa, ma per darle continuità in luoghi diversi. Il Polo Infanzia Magnolia ha scelto di trasformare il territorio in un’aula aperta, nella quale ogni spazio potesse diventare occasione di crescita: la natura per educare alla cura, la storia per costruire appartenenza, lo sport per insegnare regole, la libreria per accendere curiosità, la città per rafforzare memoria e comunità. Il metodo è rimasto sempre lo stesso: non spiegare soltanto, ma far vivere.

LA NATURA COME PROVA, SCOPERTA E RESPONSABILITÀ
Nella Sila Greca, all’Oasi dei Giganti di Cozzo del Pesco, i bambini hanno incontrato insieme la bellezza e la ferita. Un luogo che avrebbe dovuto accoglierli come laboratorio naturale si è presentato anche con i segni dell’abbandono, delle difficoltà di accesso e dell’incuria. Magnolia non ha trasformato quel disagio in rinuncia, ma in consapevolezza: anche il degrado, quando viene attraversato con sicurezza e guidato da adulti competenti, può insegnare il valore della responsabilità pubblica e della cura dei beni comuni. La stessa pedagogia outdoor, un altro dei metodi messi in campo dalla direttrice Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia, ha trovato altre forme allo Zucca Village, dove il contatto con la terra, gli animali, i giochi e i sapori di stagione ha aiutato i bambini a misurarsi con emozioni, attese, piccole sconfitte e nuove autonomie. O, ancora, al Cuturelle Park di San Giovanni in Fiore, dove i percorsi avventura hanno trasformato l’altezza, il vuoto, il movimento e la paura in strumenti di fiducia.

DAL RIFIUTO ALLA NUOVA VITA, L’AMBIENTE SPIEGATO CON I PIEDI E CON LE MANI
Altra esperienza ad altissimo impatto educativo – ricorda ancora la pedagogista - è stata la visita al Parco Biometano Ecoross, dove l’educazione ambientale è uscita dalle parole ed è diventata esercizio di realtà. I bambini hanno osservato il ciclo dei rifiuti organici, il compost, l’orto, la piantumazione, i materiali naturali, il gesto simbolico dell’abbraccio all’albero. Camminare a piedi scalzi tra paglia, pietre, erba e foglie secche ha permesso di comprendere la sostenibilità non come slogan, ma come relazione fisica con l’ambiente.

RENZO: LA STORIA SI IMPARA CAMMINANDO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA
L’anno delle uscite Magnolia ha avuto anche una forte direzione identitaria. Al Parco Archeologico di Castiglione di Paludi, durante Risonanze Brettie, i bambini hanno incontrato la storia entrando in uno dei luoghi più significativi dell’archeologia calabrese. Davanti alle emergenze archeologiche del sito Brettio, la conoscenza è diventata sguardo, domanda, immaginazione, appartenenza. Stesso principio ha guidato anche la caccia al tesoro nel centro storico di Rossano. Piazza Santi Anargiri, Piazza Steri, San Marco, la Cattedrale, Palazzo San Bernardino, la memoria del terremoto del 1836, il riferimento all’Achiropita e l’arrivo in piazza Matteotti sotto la statua di San Nilo hanno trasformato la Città del Codex in una mappa educativa. Il tesoro non era soltanto lo scatolo trovato alla fine del percorso. Era la città stessa, restituita ai bambini come spazio da conoscere, attraversare e sentire proprio.

LA VISITA ALLA FABBRICA E AL MUSEO AMARELLI CUSTODE DI DUE MID
La visita alla Fabbrica e al Museo della Liquirizia Amarelli ha aggiunto al percorso un altro tassello: quello del valore dell’identità irreplicabile. I bambini hanno osservato il processo della liquirizia, dall’estrazione della radice alla lavorazione, incontrando una delle eccellenze più riconoscibili della Calabria e due Marcatori Identitari Distintivi della Calabria Straordinaria.

LIBRI E SPORT, DUE USCITE PER EDUCARE ALLA FATICA BUONA
Tra le esperienze più significative dell’anno – ribadisce ancora la direttrice della cooperativa Magnolia - c’è stata anche l’uscita a piedi alla Mondadori BookStore di Rossano Scalo. Una camminata sotto la pioggia, affrontata senza trasformare il maltempo in ostacolo insuperabile. Arrivare in libreria in quelle condizioni ha dato senso al percorso dei bambini che hanno imparato come la realtà non si evita appena diventa scomoda. Poi, dentro la libreria, i libri pop-up hanno poi trasformato la lettura in scoperta, movimento, stupore e partecipazione. Allo Stadio Stefano Rizzo, invece, il campo sportivo è diventato spazio civile. I bambini di Magnolia, insieme alle famiglie, hanno vissuto il gioco e il rito di una vera partita di calcio imparando il senso del rispetto, dell’appartenenza e del tifo sano.

RENZO: LE FAMIGLIE DENTRO IL PERCORSO, NON AI MARGINI
Molte uscite hanno avuto un valore ulteriore perché hanno coinvolto direttamente le famiglie. Non come spettatori bensì parte del cammino educativo. La presenza dei genitori al centro storico, allo stadio, nelle esperienze outdoor e nelle giornate condivise ha permesso di costruire una relazione più ampia tra scuola, bambini e nuclei familiari. Fuori dalla struttura educativa – conclude Teresa Pia Renzo - il genitore osserva il proprio figlio in contesti diversi: ne vede paure, conquiste, autonomie, fragilità e capacità di relazione. È lì che la collaborazione scuola-famiglia smette di essere una formula e diventa presenza concreta. - (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Direttrice Polo Infanzia Magnolia – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)

CORIGLIANO-ROSSANO / AL CENTRO ESTIVO MAGNOLIA BIMBI IMPEGNATI NEL BODY PAINTING TRA ESPRESSIONE CREATIVA E CONSAPEVOLEZ...
11/08/2026

CORIGLIANO-ROSSANO / AL CENTRO ESTIVO MAGNOLIA BIMBI IMPEGNATI NEL BODY PAINTING TRA ESPRESSIONE CREATIVA E CONSAPEVOLEZZA DEL CORPO



CORIGLIANO-ROSSANO (CS), martedì 11 agosto 2026 – Per un bambino il corpo è il primo spazio da conoscere, abitare e raccontare. Prima ancora delle parole, sono le mani, i movimenti, i colori, il contatto e le emozioni a dire chi siamo, cosa proviamo, come ci relazioniamo con gli altri. Per questo il body painting, se inserito dentro un percorso educativo, non è soltanto un’attività creativa ma diventa un’esperienza di consapevolezza, espressione, rispetto e scoperta di sé.



PEDAGOGISTA RENZO: IL CORPO È IL PRIMO LINGUAGGIO DEI BAMBINI

A sottolineare il valore del laboratorio svolto nei giorni scorsi al Centro Estivo Magnolia è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia. L’attività, inserita nella settimana dei laboratori, è stata pensata per stimolare fantasia, creatività e consapevolezza corporea, offrendo ai bambini la possibilità di sperimentare il corpo come mezzo di espressione artistica e relazione.



COLORI, MANI E FANTASIA PER RACCONTARE EMOZIONI

Attraverso il body painting, i bambini hanno potuto usare colori e gesti per trasformare la pelle in una piccola superficie creativa. Un’esperienza libera, coinvolgente e fortemente espressiva, nella quale ciascuno ha dato spazio alla propria immaginazione, scoprendo che l’arte non vive soltanto su un foglio, ma può passare anche attraverso il corpo, il movimento e il gioco condiviso.



MOTRICITÀ FINE E COORDINAZIONE OCULO-MANUALE

Il laboratorio ha permesso ai piccoli partecipanti di allenare la motricità fine e la coordinazione oculo-manuale, attraverso gesti che richiedono attenzione, controllo, precisione e delicatezza. Toccare, colorare, osservare il risultato, dosare il movimento e rispettare il tempo dell’attività sono passaggi importanti per rafforzare autonomia, concentrazione e capacità di autoregolazione.



RISPETTO DEGLI SPAZI PERSONALI E COLLABORAZIONE

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato il lavoro sul rispetto degli spazi personali. In un’attività che coinvolge il corpo, i bambini imparano che avvicinarsi all’altro richiede attenzione, misura, cura e consenso. La creatività diventa così anche educazione alla relazione: collaborare, aspettare, condividere i materiali, osservare il compagno e rispettare i confini di ciascuno.



ANCHE IL DIVERTIMENTO PUÒ INSEGNARE L’AUTOCONTROLLO

Il Centro Estivo Magnolia, dunque, continua a essere un tempo educativo pieno, anche quando il linguaggio prevalente è quello del gioco. Il body painting lo dimostra: ci si diverte, si sperimenta, si ride, si crea, ma dentro un contesto guidato, sicuro e rispettoso. È in questa cornice – conclude Teresa Pia Renzo – che i bambini imparano a esprimersi senza invadere, a partecipare senza imporsi, a usare la fantasia come strumento di crescita. Perché educare significa anche aiutare ogni bambino a sentirsi libero, ma mai solo, dentro la relazione con gli altri. - (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Direttrice Polo Infanzia Magnolia – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)

CORIGLIANO-ROSSANO / AL CENTRO ESTIVO MAGNOLIA SI ENTRA NEL CLUB DELL’INCLUSIONE. PEDAGOGISTA RENZO: SENTIRSI ACCOLTI È ...
06/08/2026

CORIGLIANO-ROSSANO / AL CENTRO ESTIVO MAGNOLIA SI ENTRA NEL CLUB DELL’INCLUSIONE. PEDAGOGISTA RENZO: SENTIRSI ACCOLTI È IL PRIMO PASSO PER IMPARARE A FARE SQUADRA



CORIGLIANO-ROSSANO (CS), giovedì 6 agosto 2026 – Un club, per i bambini, non è soltanto un gruppo. È un luogo simbolico nel quale sentirsi scelti, riconosciuti, accolti. È la possibilità di dire: io ci sono, faccio parte, posso portare qualcosa di mio. Al Centro Estivo Magnolia, la lettura del libro Benvenuti nel club di Coccole Books è diventata proprio questo, un punto di partenza per un laboratorio dedicato all’amicizia, alla condivisione e all’inclusione, trasformando una storia in esperienza educativa vissuta.



LA LETTURA CON LE EDUCATRICI APRE SPAZI DI ASCOLTO E RELAZIONE

A evidenziare il valore dell’attività realizzata con i bambini del Centro Estivo è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia. Dopo la lettura della storia, le educatrici hanno aperto un momento di confronto con i piccoli partecipanti, raccogliendo pensieri, emozioni e considerazioni sui temi emersi dal racconto. Perché nella prima infanzia leggere non significa soltanto ascoltare parole, ma imparare a nominare ciò che si prova, riconoscere l’altro e dare voce alle proprie emozioni.



AMICIZIA, CONDIVISIONE E INCLUSIONE: VALORI RACCONTATI AI BAMBINI

Il libro ha permesso di affrontare in modo semplice e immediato il valore dell’appartenenza al gruppo. Sentirsi accolti, partecipare, rispettare lo spazio degli altri, condividere regole e momenti comuni sono apprendimenti fondamentali, soprattutto nei contesti educativi estivi, dove il gioco diventa uno strumento privilegiato per costruire relazioni. Ogni bambino ha potuto esprimere il proprio punto di vista, ascoltare quello dei compagni e scoprire che stare insieme significa anche imparare a fare spazio.



CON IL TWISTER IL GIOCO DIVENTA COLLABORAZIONE

La seconda parte del laboratorio ha trasformato la riflessione in movimento. I bambini si sono divertiti con il Twister, il gioco presente nel libro, sperimentando equilibrio, coordinazione, attenzione, collaborazione e tante risate. Anche in questo caso, l’attività non è stata soltanto ricreativa: rispettare il turno, osservare le indicazioni, mantenere l’equilibrio, aiutarsi e accettare l’imprevisto sono piccoli esercizi di relazione e autocontrollo.



NASCE IL CARTELLONE DEL CLUB MAGNOLIA: OGNUNO LASCIA LA SUA TRACCIA

Infine, proprio come i personaggi della storia, i bambini hanno realizzato il cartellone del Club Magnolia. Un momento creativo che ha rafforzato il senso di appartenenza al gruppo e ha permesso a ciascuno di lasciare una traccia personale dentro un lavoro comune. Colori, mani, idee e fantasia sono diventati il modo più naturale per dire che ogni bambino è parte di una piccola comunità educativa.



RENZO: EDUCARE SIGNIFICA FAR SENTIRE OGNI BAMBINO PARTE DI QUALCOSA

Il messaggio del laboratorio – sottolinea Teresa Pia Renzo – è che l’inclusione non si costruisce con parole astratte, ma attraverso esperienze concrete. Una lettura condivisa, una discussione guidata, un gioco di gruppo, un cartellone realizzato insieme possono insegnare ai bambini quanto sia importante sentirsi accolti e imparare ad accogliere. Anche il Centro Estivo – conclude - resta un tempo educativo prezioso: più libero e leggero, ma sempre orientato alla crescita, alla relazione e alla bellezza del fare squadra.









- (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Direttrice Polo Infanzia Magnolia – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)

CS/N.517-59–FONTE: PEDAGOGISTA TERESA PIA RENZO – DIRETTRICE POLO INFANZIA MAGNOLIA- 3.8.2026CORIGLIANO-ROSSANO / AL CEN...
03/08/2026

CS/N.517-59–FONTE: PEDAGOGISTA TERESA PIA RENZO – DIRETTRICE POLO INFANZIA MAGNOLIA- 3.8.2026

CORIGLIANO-ROSSANO / AL CENTRO ESTIVO MAGNOLIA FRUTTA E ORTAGGI DIVENTANO TIMBRI D’ARTE E I BAMBINI IMPARANO A GUARDARE LA NATURA CON OCCHI NUOVI

CORIGLIANO-ROSSANO (CS), lunedì 3 agosto 2026 – Un peperone può diventare un fiore. Una cipolla può lasciare sulla carta un’impronta inattesa. Un limone, un gambo di sedano o uno spicchio d’aglio possono trasformarsi in strumenti creativi capaci di aprire ai bambini un modo nuovo di guardare la natura. Al Centro Estivo Magnolia, anche gli elementi più semplici della quotidianità sono diventati occasione di scoperta, fantasia e meraviglia, dimostrando che l’arte, nella prima infanzia, nasce spesso proprio da ciò che i bambini possono toccare, osservare, trasformare.

L’ARTE ASTRATTA AIUTA I BAMBINI A LIBERARE IMMAGINAZIONE E CURIOSITÀ
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, a sottolineare il valore del laboratorio di arte astratta promosso nell’ambito delle attività del Centro Estivo. Un’esperienza pensata per accompagnare i bambini oltre il disegno tradizionale, offrendo loro strumenti naturali, forme irregolari, consistenze diverse e possibilità espressive non predefinite. Peperoni, cipolle, aglio, sedano e limone sono diventati timbri naturali attraverso i quali ciascun bambino ha potuto sperimentare impronte, texture, colori e combinazioni sempre nuove.

QUANDO LA NATURA DIVENTA LINGUAGGIO CREATIVO
Il laboratorio ha permesso ai bambini di osservare frutta e ortaggi non soltanto come alimenti, ma come materiali capaci di raccontare forme, superfici e tracce. Ogni impronta ha prodotto un effetto diverso, ogni gesto ha generato una sorpresa, ogni colore ha aperto una possibilità. È in questo passaggio l’attività ha assunto il valore educativo della scoperta sul campo con il bambino che impara come la realtà può essere riletta, reinventata, trasformata con immaginazione e libertà.

OGNI OPERA È UNICA, COME LO SGUARDO DI OGNI BAMBINO
Attraverso questa esperienza, i piccoli partecipanti hanno potuto sperimentare un modo libero e personale di fare arte. Non c’era un modello da copiare, né un risultato uguale per tutti. Ogni dipinto è diventato unico, frutto della curiosità, della sensibilità e della fantasia di ciascuno. L’arte astratta, proprio perché non impone una forma obbligata, aiuta i bambini a sentirsi più sicuri nel gesto creativo, a scegliere, provare, accostare colori e riconoscere valore alla propria espressione.

MANI, COLORI E SCOPERTA: IL VALORE PEDAGOGICO DEL FARE
Attività come questa – spiega la pedagogista - non sono semplici momenti ricreativi. Sono esperienze che sviluppano motricità fine, coordinazione occhio-mano, percezione sensoriale, attenzione, autonomia e capacità di esplorazione. Usare un ortaggio come timbro significa esercitare il controllo del gesto, dosare la pressione, osservare l’effetto prodotto, correggere, riprovare e lasciarsi sorprendere. È un apprendimento concreto, che passa dalle mani prima ancora che dalle parole.

RENZO: EDUCARE SIGNIFICA TRASFORMARE LA SEMPLICITÀ IN ESPERIENZA
I bambini – conclude Teresa Pia Renzo – hanno bisogno di esperienze capaci di accendere lo stupore. Non servono sempre strumenti complessi per costruire percorsi educativi significativi. A volte basta un limone, una cipolla, un colore e uno spazio libero per permettere ai bambini di scoprire che la natura può diventare arte, che ogni gesto può generare bellezza e che la fantasia è una competenza preziosa da coltivare fin dai primi anni. - (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Direttrice Polo Infanzia Magnolia – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)

30/07/2026

Gelato, colori, sorrisi e una parola speciale da riscoprire: scirubetta 🍧✨

Al Polo Infanzia Magnolia abbiamo vissuto una giornata dolcissima insieme al maestro pasticcere Massimiliano Tagliaferro, che ha raccontato ai bambini la storia del gelato, dalle neviere alla tradizione calabrese.

I piccoli hanno ascoltato, assaggiato, sfogliato e colorato l’album Dalla neve… AL GELATO, illustrato da Sabrina Gennari e donato a tutti i bambini presenti.

Perché anche un gelato può diventare esperienza, memoria, identità e meraviglia.

E quando una parola antica torna tra le mani dei bambini, la tradizione ricomincia a vivere. 💛

Indirizzo

Via Galeno
Rossano
87067

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