13/05/2020
Era il 4 marzo e non potevamo immaginare che sarebbe stato l'ultimo giorno di scuola di quello strano anno. La lasciammo in fretta e in furia la scuola, dopo la conferma della chiusura. L'aria era già pregna di paura, quella paura e quella inquietudine che come un vento arrivava dalle città del nord, dove quel maledetto virus aveva già iniziato il suo cammino di distruzione.
Ce ne andammo, in silenzio: senza un grazie, senza salutare i nostri bambini, senza salutare i colleghi, senza salutare la nostra scuola.
Abbandonammo i nostri progetti, le pareti colme di cartelloni,
tra mascherine ancora del recente carnevale in mezzo a fiori e farfalle che annunciavano l'imminente primavera, con i semini messi nei vasetti a germogliare per il nostro esperimento, con i disegni nei raccoglitori, con i pastelli appuntiti nei barattoli di caffè riciclati, con il lavoretto per la festa del papà appena iniziato e mai terminato, mai consegnato.
Il cancello si chiuse alle spalle, ma noi non ci voltammo. No, nemmeno per un attimo, nemmeno per un ultimo sguardo. Nel cuore c'era tanta paura ma anche tanta speranza, la speranza di ritornare presto a scuola.
Ma così non fu. E passò la primavera...
Quel pezzo di strada, quell'arco temporale perduto rimase per sempre sospeso nel tempo e nello spazio, e nessuno, nemmeno la speranza ebbe la forza di colmarlo, di riempire quel vuoto, di ricucire quella mancanza.
Mancanza di normalità, di quotidianità, di confusione, di schiamazzi, di pianti e di sorrisi, di angosce, di abbracci, di strette di mano, di vicinanza, di inclusione, di amicizia, di sogni. Mancanza del profumo di gomme, di gessetti, di matite, di colori, di colla tra le dita. Mancanza di scuola. ❤️❤️❤️💕