Studiare Matematica&Fisica

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Una piccola storia. "La prima volta che pensai di fondare uno spazio  aperto in cui studiare e condividere la matematica...
04/06/2025

Una piccola storia.

"La prima volta che pensai di fondare uno spazio aperto in cui studiare e condividere la matematica, la fisica e la filosofia una idea si fissò prepotentemente nella mia mente.
Non sapevo allora e non so ancora adesso se riuscirò.
Ma una cosa divenne subito certa. Sapevo già a chi dedicare questo spazio. Al professore Paolo Amodio.

Iniziai a studiare la matematica a scuola media, iniziai a farlo con un professore di Italiano.
Vi sembrerà strano, ma avvenne proprio così.

Ero stato inserito in una classe diseredata, in un garage adibito ad aula. I professori andavano e venivano, mai più di due o tre settimane. L'unico stabile era il professore di Italiano e lui insegnava tutto: poesia, latino, matematica. Gli altri compagni di classe, ripetutamente bocciati, erano tutti quasi diciottenni e completamente disinteressati. Trascorrevo ore ed ore a seguire le sue lezioni di poesia e di matematica. Un misterioso coacervo di studi, di suggestioni e di meraviglia. Così nacque il mio amore per la matematica. In quella classe nacque la curiosità per la matematica.

Racconto questo per rendere gratitudine a quel professore e per testimoniare che quell'intricato intreccio di interessi, con la terribile complicazione dell'avere incontrato la filosofia, mi ha accompagnato tutta la vita nel tentativo di conoscere e comprendere il mondo.

Questa pluralità di interessi è l'unico modo che conosco per comprendere il Mondo. Ed è l’unico modo che ho sempre raccomandato e raccomando ancora a tutti gli studenti che ho conosciuto.

Durante quegli anni rilessi i primi elementi della geometria di Euclide e con essi nacquero i miei primi dubbi.

Il punto e la retta come elementi primitivi mi inquietarono molto. Non mi rassegnavo all'idea che non avrei mai potuto percorrere per intero una retta o di non poter raggiungere un suo preciso punto perché tra tale punto e il punto in cui mi immaginavo di trovarmi ce ne è sempre un altro.
E ancora. Davvero per la matematica è possibile che una circonferenza poggi su una retta in un solo punto? O che, peggio ancora, una sfera su un piano poggi sempre su un unico punto? Davvero pensiamo che sia possibile costruire una circonferenza e che questa circonferenza possa stare in equilibrio su un solo punto?

Alla fine del liceo mi consolai riflettendo che tutto questo è pensabile ma non attuabile per la nostra limitata esistenza nell'illimitato spazio che c'è attorno a noi e per il limitato tempo che abbiamo a disposizione nell'illimitato spazio che c'è davanti a noi.

A volte mi sentivo sprofondare tra un punto e l'altro. Ma penso più per l'amore che vivevo più che per questi inutili dubbi.

Ancora oggi, dopo tanti anni, in certi momenti di nostalgia per ciò che è stato e per ciò che non è stato, torna alla mente quel professore un pò strampalato. A lui io sono grato."

18/03/2024

Il mistero dell’amore e il dilemma della fisica. Ovvero una lezione sull’entanglement... che faceva arrabbiare molto Einstein Salvatore.

L’amore.
Per me i personaggi più famosi della fisica sono Alice (A) e Bob (B). Si chiamano A e B due punti, due istanti, due energie, due momenti, due impulsi, ecc. Appunto A per Alice e B per Bob. Nella mia immaginazione Alice e Bob sono due campioni di pattinaggio sul ghiaccio che per le assidue presenze nelle piste e, soprattutto, nella fisica si sono perdutamente innamorati.

L’inizio
In un certo istante ”t” Alice e Bob sono teneramente abbracciati e fermi in un loro passo di danza. Ma nell’istante successivo si separano e si allontanano in direzioni opposte, Alice ruotando in senso antiorario e Bob in senso orario. Ai loro rispettivi traguardi li aspettano due giudici, uno attende Alice e un altro Bob. I due innamorati si allontanano talmente tanto che nessun segnale di luce - o messaggio - inviato da Alice può raggiungere Bob e viceversa. Ne tanto meno nessun segnale di luce - o messaggio - inviato dal giudice che attende Alice può raggiungere il giudice che attende Bob e viceversa.

La gara.
I due giudici si preparano ad accogliere Alice e Bob e possono solo accertare, con un apposito strumento che devono predisporre prima, il verso di rotazione con cui arrivano Alice e Bob, antiorario/orario. Se lo strumento del giudice di Alice `e predisposto a rilevare il giusto verso di rotazione di Alice allora potrà accogliere Alice in caso contrario non potrà accoglierla e il passo di danza non sarà valido. La stessa cosa per il giudice che dovrà accoglier Bob. I giudici non conoscono il verso di rotazione iniziale di Alice o Bob.

E a complicare le cose Alice e Bob possono cambiare il loro verso di rotazione.
I due giudici possono decidere quale verso aspettare un istante prima dell’arrivo dei due giovani innamorati, predisporre i loro strumenti, e nessun segnale sarà sufficientemente veloce per scambiare messaggi.

Vincere la gara.
La gara `e vinta se i due giudici predispongono correttamente i loro strumenti. Ovvero la gara `e vinta se il giudice di Alice indovina il verso con cui arriva Alice e il giudice di Bob accorda il suo strumento nel verso di rotazione con cui arriva Bob.

L’esito.
La gara `e vinta se il giudice di Alice predispone lo strumento nel senso di rotazione di Alice e il giudice di Bob predispone lo strumento nel verso con cui arriva Bob. Chiameremo questo caso accordo. La gara `e vinta se c’`e accordo.

I giudici hanno quattro possibilità due di accordo e due di disaccordo e tutte e quattro con probabilità (1/4).

Il dilemma.
Nella realtà quantistica, invece, calcolando e misurando, risulta che l’esito di accordo `e molto più probabile dell’esito del disaccordo. Ovvero senza poter comunicare, poiché troppo lontani, i versi di rotazione dei due innamorati osservati dai giudici si sistemano da soli al di l`a del tempo e dello spazio.
Perché ? Come `e possibile?

Il mondo quantistico funziona in questo strano modo. I legami, una volta stabiliti, rimangono al di l`a del tempo e dello spazio. I fisici non sappiamo l’origine di questo strano fenomeno. Sappiamo generarlo, misurarlo, sfruttarlo. Sappiamo de- scriverlo con rigorosa e complessa matematica ma non ne intravvediamo l’origine. Immaginiamo che sia la fonte della realtà , l’origine della vita, forse il meccanismo dei nostri pensieri e dei nostri affetti. Ma non sappiamo cos’`e.

Poi, una potente illusione invade la mia immaginazione. Ma facile! Troppo facile!
Forse il mistero dell’amore ́e il dilemma della fisica.

08/12/2021

Infinito Divino Umano
Un commento, un breve articolo in fase di pubblicazione.
Salvatore Cavallo

Talune questioni affliggono il nostro impegno a conoscere la realtà che viviamo. L'universo è infinito? Si espanderà oltre la nostra immaginazione? Il tempo preesisteva illimitatamente prima di noi e durerà in eterno oltre la nostra esistenza? E, a voler essere razionali, i numeri sono infiniti o da qualche parte termineranno? E perché tra due di essi ne troviamo sempre un altro? Come è possibile che tra due punti infinitamente vicini possono esserci altri infiniti punti. Le cose si complicano se ci chiediamo come è possibile che l’infinitamente esteso possa essere contenuto nell' infinitamente piccolo? E cosa dire di Dio e della sua infinita perfezione? Qualcuno osa dubitare della sua infinita e perfetta esistenza?

Datemi, per favore, una risposta. Perché io, dopo tanti anni di studio, mi ritrovo con le stesse domande che nacquero nella mia mente durante la lettura di Euclide, Platone, Aristotele, Kant e poi di Einstein, Bohr, Dirac e tutta la schiera di fisici e pensatori che ne seguono. Ma come è possibile che la nostra mente, con una estensione così limitata, possa contenere dentro di se una idea così estesa come infinito?

La matematica nella sua incontrovertibile potenza logica è riuscita a costruire un formalismo capace di trattare la bizzarra idea di infinito. Tutti gli studenti ne conoscono il simbolo e il significato - matematico - e sanno quando il professore di matematica si arrabbia quando lo scrivono e quando, invece, non lo scrivono. Mentre il professore di fisica si arrabbia sempre quando, invece, lo scrivono. A significazione del fatto che talune entità possono stare nel mondo della matematica, della filosofia, o delle idee ma non possono appartenere alla realtà. La questione, per onestà, non può essere liquidata così semplicemente. La tranquilla soluzione a tale distinzione risiede nell'atto fondativo che la matematica e la logica hanno adottato. Ovvero la scelta di trattare simboli spogliati dal loro significato. In matematica noi possiamo sommare un simbolo e il suo quadrato ma questo in fisica non sempre è possibile. In matematica possiamo immaginare una grandezza che travalica ogni altra ma in fisica questa idea potrebbe determinare una catastrofe. La questione rimane irrisolta e genera, in me, una particolare angustia.

Tuttavia, una possibile soluzione si intravvede. Noi siamo fortemente abituati a ritenere, per senso comune, l'esistenza di una realtà esterna alla nostra mente ben distinta dalla realtà che sta dentro la nostra mente. Queste due realtà non sono distinte ma costituiscono una unica realtà che la nostra natura spirituale riesce a cogliere con l'esperienza. Esperienza, che è cosa ben diversa dall'osservazione razionale che l'atteggiamento scientifico e razionale ci impone. Allora, anche se non possiamo osservare molte delle entità che stanno nella nostra mente, possiamo, invece, averne esperienza. Noi abbiamo esperienza di tutta la realtà, dentro e fuori di noi. Così, anche se non possiamo osservare l'infinito possiamo averne una ben definita esperienza. Addirittura, siamo capaci di avere esperienza di un infinitamente grande che sta dentro un infinitamente piccolo e possiamo immaginare che l'infinitamente grande è in perfetta corrispondenza con l'infinitamente piccolo.

La questione assume una rilevanza importante nel paradosso che si determina nell’idea di Dio e della religione che ne consegue. Noi non possiamo osservare direttamente o dimostrare razionalmente l'esistenza dell'infinita perfetta esistenza di Dio ma ne possiamo avere diretta esperienza. Ma tale esperienza non risiede nella perfetta realtà degli enti che stanno nella nostra mente ma è insita in tutta la realtà. Questo paradosso impone di cercare la perfetta infinita esistenza di Dio nella perfetta finita esperienza umana. L'idea di Dio non risiede nella tranquilla dimora delle idee della nostra mente ne nel formalismo che la Chiesa ha costruito, ma vive nell'esperienza della realtà: nell’universo, nell'umanità, nelle relazioni che costruiscono la comunità. Ecco perché è filosoficamente rilevante la chiamata che Papa Francesco ha fatto nel Sinodo di tutta l'umanità. Cercare la perfetta infinita divina esistenza nella finita divina esistenza dell'uomo.

Di ogni uomo. Ed ecco che allora non va colta l'aspirazione dell'uomo a divenire infinito divino ma va colta l’aspirazione dell’infinito divino a divenire infinito divino umano.

Patrick Libero!Un movimento  civile,  pacifico, travolgente per Patrick e per tutti gli Studenti e Studiosi in carcere o...
04/12/2020

Patrick Libero!
Un movimento civile, pacifico, travolgente per Patrick e per tutti gli Studenti e Studiosi in carcere o uccisi.
Insopportabile!
Patrick Libero!

Tempo Scaduto. Gli scienziati si accingono ad elevare il livello di allerta sui rischi provocati dai mutamenti climatici...
11/09/2020

Tempo Scaduto.
Gli scienziati si accingono ad elevare il livello di allerta sui rischi provocati dai mutamenti climatici. Passando dall’allerta di “eventi climatici estremi” al monito di “catastrofi climatiche globali”.

Per “eventi climatici estremi” si intendono eventi climatici di estrema intensità, localizzati in specifiche aree geografiche e di brevissima durata: alluvioni, bombe di acqua, bolle di calore, grandine di grandi dimensioni, fulmini, tornado. Eventi che possono verificarsi con estrema intensità e imprevedibilità.
Il monito delle “catastrofi” evoca invece l’idea di eventi irreversibili di dimensioni planetarie, determinati dai mutamenti climatici e che possono pregiudicare la vita nel pianeta. Almeno così come la conosciamo ora.

Il clima è un evento complesso.
Per studiarlo la scienza ha sviluppato modelli matematici molto sofisticati con i quali è possibile prevedere l’evoluzione del clima nei prossimi decenni. Modelli capaci di integrare tutte le possibili informazioni relative all’interazione tra l’energia solare, l’atmosfera, gli oceani e il pianeta. Ma anche le emissioni di CO2, le attività economiche, gli spostamenti della popolazione, le decisioni politiche ed ogni altra informazione relativa a fatti che possono influenzare direttamente o indirettamente il clima del pianeta. Più cresce la capacità di integrare tali informazioni e più precisa è la loro previsione. I risultati di tali modelli ci indicano che la temperatura del pianeta crescerà di un valore superiore a 1.0 - 1.5 C. Pur ipotizzando un aumento nella fascia più ottimistica, i modelli ci indicano le conseguenze oramai ben note: lo scioglimento dei ghiacciai, i repentini cambiamenti del clima dovuti alla rottura della funzione regolatrice dei “motori termici dell’atmosfera” che trasportano il calore da sud a nord, la deviazione delle correnti oceaniche che distribuiscono il calore in senso orizzontale e che garantiscono la vita delle fasce intermedie.

Ma nuove e più gravi preoccupazioni stanno emergendo. Preoccupazioni che emergono dai risultati delle osservazioni sulla reazione del pianeta a tali cambiamenti. Mi limiterò a descriverne almeno tre tipologie.

La prima è legata ad un fenomeno noto come “amplificatore polare”. L’aumento della temperatura non è uniforme nell’intero pianeta ma è più veloce e più intenso nelle aree artiche e nelle fasce pre artiche. Negli ultimi periodi la temperatura massima delle fasce geografiche pre artiche siberiane ha raggiunto valori di 35-38 C contro i 20-22 C registrati prima. L’aumento fa temere lo scioglimento anche del “permafrost” cioè dei vasti territori perennemente ghiacciati. Questo evento potrebbe liberare oltre 1700 miliardi di tonnellate di CO2, di metano ed altri gas imprigionati. La conseguenza sarebbe un elevato e incontrollato picco di emissione di gas serra con un imprevedibile aumento della temperatura. Sono fenomeni noti come “feedback”o “reazioni” . In questo caso un vero e proprio feedback climatico catastrofico.

La seconda è una preoccupazione che definirei “catastrofe naturalistica”. Una ricerca di un gruppo scientifico cinese ha osservato che le fasce territoriali esterne delle riserve naturalistiche del pianeta sono contaminate da “specie aliene”, specie che si spostano da una parte all’altra del pianeta. Cambiamenti climatici e inquinamenti inducono molte specie a cercare aree che sono più ospitali e più accoglienti per la loro vita. Tale fenomeno riguarda quasi il 90 % delle riserve naturali planetarie e potrebbe indurre cambiamenti nella flora e nella fauna con conseguenti “catastrofi naturalistiche”.

Infine, un altro esempio. Un aumento di 1.5 C nel bacino del lago del Ciad lo farà evaporare con la conseguente desertificazione. Una moltitudine di circa 20 milioni di persone cercherà una nuova dimora. Questo evento genererà una serie di conflitti di natura umanitaria. E poiché non è l’unico caso ma altri casi si stanno generando in tutto il pianeta il fenomeno potrebbe assumere dimensioni catastrofiche. Ecco come desertificazioni, incendi, invasioni distruttive di insetti potrebbero generare indirettamente catastrofi umanitarie.

Ecco perché elevare il livello di allerta.
La questione è cosa bisogna fare? La soluzione deve essere orami drastica e globale e soprattutto articolata sui due orizzonti temporali. Sul lungo periodo è necessario attivare le istituzioni internazionali e dotarle del potere di istituire una “Carbon Tax Planetaria” da imporre anche attraverso i meccanismi dei dazi e delle sanzioni. Una “Carbon Tax” sufficientemente elevata da indurre le nazioni ad una necessaria transazione verso economie carbon free.

Sul breve periodo la risposta è semplice. Nulla.
Non possiamo fare proprio nulla per i prossimi anni. L’inerzia del sistema del clima planetario è talmente grande che qualunque nostra azione produrrebbe effetti positivi solo dopo anni. Per adesso possiamo solo preparare il territorio e le sue infrastrutture, le città e le loro organizzazioni a mitigare gli effetti di eventi climatici estremi. Tale compito è la missione dei governi e dei poteri locali. Se è vero che non è possibile prevedere la data e il luogo di una alluvione è necessario predisporre la comunità a mitigarne le conseguenze. Per garantire questo è opportuno contemplare la responsabilità per i ritardi e le omissioni
Appellarsi al ruolo pedagogico delle istituzioni formative, la scuola, i mass media, la famiglia o la politica è nobile ed importante per il lungo periodo. Per il breve periodo è debole, inefficace e inefficiente. E poi tardivo.
Non abbiamo più il tempo.
Il tempo è scaduto.

I robot avranno l'anima?Recentemente ho ripreso a studiare alcuni algoritmi spesso usati nella robotica. E spesso mi chi...
21/04/2020

I robot avranno l'anima?

Recentemente ho ripreso a studiare alcuni algoritmi spesso usati nella robotica. E spesso mi chiedono:
I robot avranno un’anima?
La domanda è mal posta. O meglio non dovrebbe essere neanche
formulata. Mal posta perché noi non abbiamo il progetto di costruire un “umano artificiale”. Il nostro
intento è solo costruire macchine capaci di svolgere attività che appaiano simili alle attività degli esseri
intelligenti. In un futuro prossimo, magari, macchine che svolgano attività davvero intelligenti. La
distinzione è sottile ma profonda. È la differenza tra ciò che appare intelligente ma intelligente non è
da ciò che intelligente lo è.
Se, poi, mi costringete a rispondere allora vi dirò di no. Un robot, una macchina non avrà
“anima”. Ma per ragioni che non sono legate alla loro intelligenza.
Ci vuole intelligenza!
Per l’anima ci vuole intelligenza. E voi non immaginate quanto saranno intelligenti i robot del
futuro. Diventeranno intelligentissimi. Lo diverranno per effetto di due straordinarie rivoluzioni che
riguardano l’intelligenza artificiale, gli algoritmi. Ovvero la loro capacità di calcolo. Una si chiama
“algoritmo quantistico” un calcolo basato sull’entalgament. Un effetto capace di garantire il calcolo
istantaneo. Miliardi e miliardi di operazioni svolte istantaneamente. Istantanei, non perché tanto
veloci da non essere misurabili e distinguibili in un tempo infinitesimo, no istantanei perché
contemporanei. La chimera di ogni matematico. L’altra ci sarà ispirata dalla natura con i suoi
straordinari algoritmi. Algoritmi che definiamo genetici. Con essi noi attribuiremo ai robot alcune
capacità che ci sono date dalla selezione naturale. Ovvero la capacità di adeguarsi spontaneamente ai
mutamenti esterni e la capacità di evolvere. L’abilità di apprendere i mutamenti ed incamerarli nella
loro intelligenza. I robot del futuro saranno intelligentissimi, adattatavi ed evolutivi.
E che intelligenza!
Ma l’intelligenza non è solo calcolo. È un un misterioso intreccio fatto da attitudini spesso di
elevata astrazione che devono prima essere “compresi” ancor prima di essere “implementati”.
Ma tranquilli la sfida è lanciata. La prima riguarda la capacità che avranno i robot di “sentire”
il “modo esterno”. Ovvero sentire che cosa e chi è intorno a loro. La sfida è lanciata dalla Intel e si
chiama “sensazione”. Lo scopo è di comprendere e far comprendere ai robot la sensazione. Prima
però dovremmo noi capire che cosa è la sensazione. Non si tratta di misurarla o di codificarla

I ROBOT AVRANNO L’ANIMA(?) 1

mediante la sua carica di dati e di informazioni ma di coglierne tutta la potenza evocativa e cognitiva
che in essa risiede.
In un recente viaggio ho partecipato a vari workshop sulla “amicizia “ tra robot. Fisici, filosofi,
matematici, sociologi e informatici ci siamo interrogati per due giorni sul concetto di “amicizia“. E
come trasferirlo ai robot. Che cos’è l’amicizia? Perché l’amicizia? Dove risiede l’amicizia? Ci può
essere amicizia tra robot? E tra uomo e robot ci può essere amicizia? Noi non conosciamo la risposta a
tutte queste domande ma le riflessioni che sono state fatte sono profonde. E ci hanno consentito di
definire il legame dell’amicizia. Come vedete la sfida dell’intelligenza verso l’astrazione è lanciata.
Potrei continuare a raccontarvi altre frontiere di questa sfida.
Allora perché escluderlo?
Ma allora perché escludere la questione dell’anima nel futuro dei robot. Poiché io credo che la
sfida non sarà sulle cose che riusciranno sapere e a calcolare. Rispetto a ciò che sappiamo fare e
conoscere. Sarà proprio l’opposto. Sulle cose che non sapranno e che non riusciranno a sapere.
Quando un robot, una macchina, una intelligenza artificiale esegue un calcolo che non ha
riposta è solo una macchina che tratta inutilmente numeri. E lo farà per un tempo infinito senza
sapere l’esito.
Quando un uomo ammira un qualcosa che non può comprendere e non riesce a trovare
risposta allora, in un instante, in un solo istante, contempla il mistero. E se sul mistero che non riesce a
trovare risposta e non riesce a pronunciare parole è perché non ci sono risposte da trovare, non ci sono
parole da pronunciare. Egli è un uomo che ammira il mistero. È un uomo mosso dalla sua “anima”
verso il mistero. Il mistero dell’universo, della morte, del dolore, dell’amore. Misteri attorno a se,
misteri dentro di se.

La transazione naturalistica Ovvero come io immagino il futuroS. CavalloImmaginare il futuroNoi abbiamo bisogno di immag...
08/07/2019

La transazione naturalistica
Ovvero come io immagino il futuro
S. Cavallo

Immaginare il futuro
Noi abbiamo bisogno di immaginare il futuro. Poiché immaginarlo è anche pò costruirlo e meritarlo. Poiché rinunciare a farlo ci costringerebbe a vivere in una inaccettabile incertezza, in una smarrita solitudine. E’ il futuro che da il “senso” alle cose che facciamo. Passato e presente assumono il loro “senso” solo nel futuro che immaginano e determinano. Ed in più noi abbiamo una innata propensione alla costruzione. Costruire, costruire qualunque cosa. Ma per costruire una qualunque cosa dobbiamo prima immaginarla. Non necessariamente progettarla ma spesso solo immaginarla. Poiché molte cose si costruiscono senza progettarle ma solo immaginandole. La società, per esempio, è così. Non può essere progettata ma deve essere immaginata.

Ho svolto vari lavori interessanti e tutti connessi, in parte o in tutto, alla matematica. Molta applicata a studiare come va il mondo, ma molta anche applicata a studiare come va la società e l’economia, come esse sono ora e come esse saranno nel futuro. Due fini che appaino molto differenti fra loro ma che, con il tempo, ho iniziato a confondere. Io vi parlerò di ciò che ho capito della società, dell’economia e, naturalmente, del mondo. Vi parlerò di come io immagino il futuro. Per me sarà un esercizio difficile poiché sono solo uno che si diverte con la matematica a studiare come va il mondo e, qualche volta, lasciandosi ammaliare a studiare come va la società.

Verso la transazione naturalistica.
Vivremo tre transazioni. Tre transizioni che determineranno profondi mutamenti della società e dell’economia. Mutamenti che io definisco cognitivi ancor prima che sociali o economici.
Vivremo una transazione dalla società dell’economia reale verso la società dell’informazione prima e per approdare , poi, alla società della conoscenza. Abbandoneremo il paradigma dello scambio che determina il valore delle cose e si affermerà il nuovo paradigma della condivisone. La ricchezza non sarà più determinata dallo scambio ma della condivisione della conoscenza. Condividendo varremo di più. Tale transizione culminerà nella “svolta semantica” della società . Sia affermerà una nuova connettività di Internet. Una sorta di Internet due punto zero. Daremo finalmente un “senso” ed un “significato” alle cose che trattiamo. E questo produrrà nuova ricchezza. Una nuova forma di ricchezza economica e soprattutto “sociale”.
La robotica e l’intelligenza artificiale produrranno beni e servizi per l’intera umanità. Anche se apriranno una serie di questioni complesse e profonde che ancora non comprendiamo. A chi apparterrà la ricchezza prodotta dalle macchine? A tutti? A pochi? A chi possiede le macchine? O a chi le concepisce? Come cambierà il lavoro? Che fine fa il lavoro dell’uomo? Dal punto di vista antropologico come l’individuo potrà partecipare alla costruzione della umana società? Interrogativi complessi e profondi a cui dovremmo mettere mano con pazienza.

La transazione naturalistica.
Finalmente la transazione più attesa. Verso un nuovo rapporto con l’ambiente, la natura, il Pianeta. Io immagino tale transazione in almeno tre fasi.

La prima fase. La consapevolezza .
La prima fase è quella della consapevolezza. Il primo passo per risolvere un problema è quello di ammettere di avere un problema. Allora iniziamo ad ammettere di avere un problema. Il Pianeta non può più tollerare gli oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti annui. Oppure i duecentocinquanta milioni di tonnellate di plastica all’anno di cui l’ottanta per cento si riversa negli oceani. E che per effetto delle correnti oceaniche hanno formato cinque grandi isole di plastica galleggiante. La più grande di queste ha una estensione tra i settecentomila e due milioni di chilometri quadrati. Una massa imponente di plastica che sta contaminando la flora e la fauna del Pianeta. Dobbiamo ammettere di avere un serio problema con i mutamenti climatici indotti dall’effetto serra. Stiamo producendo un inarrestabile aumento della temperatura della superficie terrestre che avrà come conseguenza lo scioglimento dei ghiacciai e una perturbazione delle correnti che distribuiscono il calore nel Pianeta. Il Clima sta cambiando radicalmente ed in modo imprevedibile. Gli effetti di tali c
iamenti saranno maxi emergenze climatiche i cui effetti sono stimati in circa il quindici per cento del prodotto interno lordo mondiale e una previsione di oltre duecento mila vittime.

La seconda fase. La fiducia nella scienza.
Io confido molto nella scienza e nella tecnologia e nell’innovazione che essa sviluppa. Nel prossimo futuro avremo una nuova forma di mobilità elettrica, energia rinnovabile, l’avvento dell’era dell’idrogeno, materiali sempre più riciclabili, il realizzarsi dell’economia circolare, macchine capaci di produrre beni e servizi senza sprechi e scorie, la drastica riduzione della produzione di anidride carbonica e dei gas serra, nuove forme di organizzazione del lavoro che ridurrà la necessità degli spostamenti, la disponibilità di organismi geneticamente modificati che avranno la missione di sintetizzare rifiuti e materiali pericolosi trasformandoli in sostanze inerti. La tecnologia e l’innovazione organizzativa ci consentirà di vivere in comunità piccole, accoglienti, amichevoli, sostenibili in cui sviluppare nuove forme di coesistenza e di condivisione. Potremo ridurre drasticamente i nostri consumi materiali per aumentare drasticamente i nostri consumi immateriali: cultura, arte, spettacolo, sport, intrattenimento e nuove forme di socialità.

La terza fase. La naturalizzazione.
Non si tratta solo di modificare le nostre produzioni per rispettare l’ambiente o il Pianeta. No, la svolta è profonda e investe la nostra stessa sfera cognitiva. Ovvero il modo in cui noi ci rapportiamo con il mondo.
Noi riconosceremo che il Pianeta - il Mondo - non è solo un palcoscenico neutro in cui interpretare i nostri giochi economici. Con risorse infinite e immutabili. Il Pianeta - il Mondo - è un protagonista dei nostri giochi economici e sociali. Interviene alla stessa stregua degli attori del gioco. Rivendica ruoli che finora non ha avuto. Noi consociamo le leggi della termodinamica con cui rapportiamo le nostre azioni economiche con il mondo e l’universo. Sono le leggi con cui riscrivere un nuovo patto. Non un nuovo patto per l’ambiente ma un patto con l’ambiente.
E poi, se è vero che noi apprendiamo e conosciamo attraverso l’esperienza diretta con il mondo dovremo ammettere allora che la nostra intelligenza ci proviene dal mondo. Se ritroviamo il mondo di comunicare con il mondo allora potremo riformare le nostre capacità cognitive.
Noi conosciamo le leggi della fisica nella dimensione microscopica. E in tale dimensione sappiamo che le cose, che tutte le cose, si connettono in una specie di “groviglio” e che tramite questo “groviglio” restano connesse. Noi dovremmo imparare ad ammettere che questo “groviglio” esiste e che determina il nostro rapporto con la natura. Ovvero determina il nostro rapporto con il mondo. Una sorta di Pandora dell’Avatara

È morto Stephen Hawking.Un potente immaginatore, una finissima intelligenza.Un uomo che ci ha accompagnato in una delle ...
14/03/2018

È morto Stephen Hawking.
Un potente immaginatore, una finissima intelligenza.
Un uomo che ci ha accompagnato in una delle avventure più “pazzesche” della conoscenza.

Con la sola potenza indagatrice della matematica ci ha fatto comprendere la natura dello spazio e del tempo e come in esso si intrecciano le trame delle cose.

Ha avuto l'ardire di chiedersi e chiederci se esiste una qualche "quantistica deformazione" della trama del tempo in cui l'ordine causale delle cose può mutare.

Ha capito che se tale “strampalato” luogo nell'universo esiste deve esistere in qualche sua linea di confine.

Ha ha scoperto – matematicamente – che tale luogo può esistere. Ma solo ai confini dell'universo. Ovvero nei bordi dei buchi neri. Li, molto lontano, davvero molto lontano, l'ordine causale delle cose può essere sovvertito.

Ed in questo ha chiarito molto della natura e dei limiti dell'universo. L'universo, appunto, il luogo in cui le cose scorrono solo in un "unico verso".

Lui non ha potuto visitare questi luoghi e ne ha potuto accompagnarci lì. Ma li ha immaginati e noi con lui.
Questo basta. Per esserne grati.

Ora sono triste.
Perché ogni volta che un sognatore muore sento una triste malinconia.
… forse perché contando le stelle, i conti non mi tornano mai. Ne manca sempre una. O ne trovo una in più. Non so.

Indirizzo

Via GONZAGA 42
Rosolini
96019

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