08/02/2026
Proseguiamo la nostra serie di post sulla Psico-Storia
La psico-storia è una materia interessante che studia gli intrecci tra eventi collettivi e mente individuale.
Il tema della verità, con le sue molteplici sfaccettature è presente da sempre, in tutte le culture del pianeta.
Mattia Torre nel testo menzionato in foto, tocca questo tema dal punto di vista italico e lo fa con la sua puntuale acutezza ed ironia.
🌟
“La verità
L'incapacità cronica dell'italiano di dire la verità.
Abituato com'è alla gestione della cosa pubblica, che per definizione è incompatibile con la verità, l'italiano si abitua, sin da piccolo, a non sapere mai come stanno le cose.
Perché l'italiano sin da bambino si trova intorno tutta gente disabituata alla verità, gente che non sa dare ancora una risposta a fatti terribili accaduti molto tempo fa: Ustica, Peteano, Italicus, piazza Fontana, piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904
per noi ormai sono solo suoni, perché sono parole che a forza di rimanere inspiegabili sono state svuotate del loro contenuto, e ora portano con sé persino un'ombra di retorica, perché abbiamo sentito talmente tante volte invocare la verità, che ormai finisce per saturarci l'invocazione stessa.
E il bambino italiano cresce così, in un paese che tacitamente gli dice fai la tua vita e non guardarti alle spalle, perché tanto quello che è successo veramente, è molto semplice: non lo saprai mai. Abituati a non capirci niente e camperai cent'anni. E nel frattempo mangia.
Non può spiegarsi per esempio neanche perché da subito lo ingozzino di cibo in quel modo così violento (abbiamo il tasso più alto di obesità infantile in Europa), e così lui vorrebbe solo giocare a pallone, ma è troppo grasso per farlo.
Senti questi governi che si alternano e dicono sempre la stessa cosa, ossia che il precedente ha lasciato in eredità una situazione abominevole di deficit e di gestione disinvolta dei conti, tutti. Tutti i governi della storia si sono reciprocamente accusati di cose quasi sempre impossibili da dimostrare.
A scuola i termosifoni non funzionano e nessuno sa dire perché, o meglio sulla questione vengono fornite tre o quattro spiegazioni in contraddizione tra loro, e tra queste c'è sicuramente quella vera, ma ancora una volta non è dato saperla (qualcuno può arrivare a intuirla, ma non ne avrà mai prova certa).
Per cui siamo divisi su tutto. E non parliamo tanto del referendum costituzionale dove pure le istanze erano talmente complesse e aleatorie che era impossibile avere un'idea veramente chiara di cosa fosse meglio (e in questi casi, nel dubbio, l'italiano sceglie tendenzialmente il
NO perché è la cosa che più si avvicina al va******lo), ma prendiamo anche solo i vaccini. (Testo scritto prima del 2020 -ndr-)
Vaccini sì, vaccini no. Possibile che su un tema così delicato, la salute dei nostri figli, forse della nostra specie, non siamo in grado di tracciare una linea comune e condivisa? C'è chi dice che è impensabile non farli e dovrebbero essere obbligatori, c'è chi dice che il primario di pediatria di quel famoso ospedale non ha vaccinato i figli e qualcosa vorrà pur dire, e c'è chi dice che il punto non è farli o non farli, andrebbero fatti e basta, ma sono i nostri vaccini che sono vecchi e dannosi per la salute.
Come al solito, versioni diverse, tutte in contraddizione, come il gioco delle tre carte, dove comunque perdi sempre.
La nostra unica certezza in Italia è infatti il gioco d'azzardo, perché spendiamo 95 miliardi l'anno alle slot che sono la cosa più aleatoria e insensata e imprendibile (ma noi siamo abituati a pensare così anche la politica, siamo geneticamente abituati a questa aleatorietà). Ormai la vita ci piace così: che non ci si capisca un c***o.
È la stessa opacità che per definizione produce la malavita organizzata, questa grande nebulosa che avvolge tutto, e chi cerca di capirci qualcosa, chi si sporge, chi ci si avventura, muore.
Per cui in Italia, dal perché in un ufficio pubblico non funzioni una stampante al perché Giulio Regeni abbia perso la vita in quel modo, entrambe queste cose, una minuscola, l'altra immensa, rispondono tragicamente allo stesso grande nostro problema: l'opacità.
Noi siamo abituati così, la parola stessa, verità, finisce per suonare sgradevole, perché è una scatola vuota, è una parola che non porta a niente.
Perché un conto è la verità e un altro la realtà. Sono due cose diverse. La verità è sempre in fondo ‘di qualcuno’ , la realtà è una e una sola. “