Istituti Culturali di Roma - Polo IEI

Istituti Culturali di Roma - Polo IEI

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Il Polo IEI ha un catalogo online di 850mila schede che costituisce una fonte importante per lo studio della storia e delle scienze sociali in Italia.

Fondato nel 1987 su iniziativa delle biblioteche dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, della Fondazione Istituto Gramsci, della Fondazione Lelio e Lisli Basso, dell’Istituto Luigi Sturzo, con la finalità di avviare un programma di condivisione e coordinazione delle proprie raccolte e del loro sviluppo e di informatizzazione dei rispettivi cataloghi, attraverso il centro di calcolo dell’Istit

06/05/2026

📚 Nuove in

Critica senza crisi. Filosofia politica e
storia concettuale del neoliberalismo
(1979-2025).
Fulvia Giachetti

Città in guerra.
Appunti di geopolitica urbana.
Francesco Chiodelli

Il cerchio e la saetta.
Storie dai centri sociali romani.
C. Fabrizio

La disuguaglianza oltre i luoghi comuni.
Maurizio Franzini, Michele Raitano

La lunga frattura.
Dalla crisi globale al «Blocchiamo tutto».
Infoaut

La filosofia di fronte al genocidio.
Conversazione su Gaza.
Étienne Balibar
a cura di Luca Salza

27/04/2026

📌 Martedì 28 aprile alle ore 18:30, presso la ex sezione del PCI/PD a San Lorenzo in via dei Latini 75 si terrà un incontro per Donatori di Memorie.
Si parlerà dei quattro pittori che hanno realizzato il murale nella sede della ex sezione.
Una campagna per la costruzione dell’Archivio audiovisivo Donatori di Memorie San Lorenzo.

22/04/2026

📚 Nuove in

A occhi aperti. Saggi, discorsi, scritti vari
Ingeborg Bachmann
a cura di Barbara Agnese
Adelphi, 2025

Donne, cultura e politica
Angela Davis
a cura di Fabiana De Benedictis e
Martina Napolitano
Edizioni Alegre, 2025

Femministe di un unico mondo
Bianca Pomeranzi
a cura di Carla Cotti
Fandango Libri, 2024

Questa terra è donna.
Movimenti femminili e femministi palestinesi
Cecilia Dalla Negra
Astarte Edizioni, 2024

L'intersezionalità al cinema
Francesca Pili
Catartica Edizioni, 2025

Le invisibili della “Manara”.
Storie di partigiane e patriote veronesi
Giovanni Tosi
Cierre edizioni, 2026

09/04/2026

📚Nuove in

Trumpismo. Un mito politico
Chiara Bottici. Castelvecchi, 2025

Disarmare il discorso.
Sulla militarizzazione del linguaggio
Federico Faloppa. Effequ, 2026

L'Italia senza casa
Sarah Gainsforth. Laterza, 2025

La lotta di classe.
Una storia politica e filosofica
Domenico Losurdo. Laterza, 2025

l lungo sentiero. La storia mai conclusa dei nativi nel Nordamerica
Claudio Ferlan. Il Mulino, 2025

L'oro introvabile. Saverio Tutino e le vie della rivoluzione
Andrea Mulas. Il Mulino, 2024

31/03/2026

Nuove in

"Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti"
Arturo Marzano
il Mulino, 2025

"L'anima perduta di Israele"
Tahar Ben Jelloun
La nave di Teseo, 2025

"Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza"
Rashid Khalidi
Laterza, 2025

"Niente mi aveva preparato. Un reportage da Gaza"
Jean-Pierre Filiu
Altrecose, 2025

"Palestina fra oriente e occidente.
Anglosfera, ferite coloniali, re-esistenza decoloniale"
Luigi C. Cazzato
Meltemi, 2025

"Narrare la guerra. Israele e Palestina, fra media studies e storia"
A cura di Anna Manzato
Mimesis, 2025

13/03/2026

https://www.fondazionebasso.it/2015/bando-servizio-civile-2026-biblioteche-e-archivi-digitali-ampliare-la-rete-delle-conoscenze/

🔎Bando servizio civile 2026
Biblioteche e archivi digitali: ampliare la rete delle conoscenze

📌Scadenza presentazione delle domande: 16 aprile 2026 – ore 14:00

L’obiettivo generale del progetto è la salvaguardia e la valorizzazione di un bene culturale archivistico e bibliografico e, al tempo stesso, l’ampliamento della sua fruibilità da parte del pubblico. La partecipazione al servizio civile universale all’interno del programma Beni comuni: l’impegno nel presente per uno sviluppo sostenibile, nell’ambito di azione della tutela, valorizzazione, promozione e fruibilità delle attività e dei beni culturali, aspira a migliorare i servizi offerti ai cittadini attraverso la realizzazione di un’attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio documentario e librario posseduto dai soggetti coinvolti, dettata dalla presenza di una gran mole di documentazione a stampa, archivistica e multimediale che necessita di interventi di catalogazione, inventariazione e digitalizzazione.

La Fondazione Basso contribuirà all’obiettivo del progetto rendendo disponibili alla fruizione documenti afferenti alla società contemporanea, ai diritti dei popoli in ambito internazionale, alla Resistenza e al socialismo, ma anche documenti risalenti alla rivoluzione francese, con il supporto di 2 operatori volontari presso la sede di Via della Dogana Vecchia 5.

Dopo una prima fase di formazione, il progetto prevede il coinvolgimento dei volontari nelle seguenti attività:

👉descrizione informatizzata della documentazione archivistica

👉catalogazione di volumi e periodici

👉acquisizione digitale di materiale bibliografico e documentario e trattamento per la conservazione su supporto digitale, la consultazione e la pubblicazione sulla rete

👉implementazione delle risorse informative in rete

Photos from Fondazione Basso's post 05/03/2026
16/02/2026

A cento anni dalla morte di Piero Gobetti, ricordiamo il coraggio e la coerenza di uno dei più lucidi intellettuali antifascisti italiani. La testimonianza di Lelio Basso ne mette in luce l’intransigenza politica e l’impegno civile, ancora oggi esempio di dedizione alla verità.

Piero Gobetti e il coraggio della verità in un ricordo di Lelio Basso


Una notizia di quattro righe é sembrata sufficiente agli organi magni della stampa italiana, per annunciare al pubblico la morte improvvisa di Piero Gobetti. V’è in questo riserbo una eloquenza singolare: il silenzio che si vuol fare attorno al nostro amico è la testimonianza migliore della sua irreduttibile intransigenza politica. Un elogio sarebbe stato uno scherno: noi vogliamo esser lasciati soli col suo spirito in questo momento, noi che fummo soli con lui nei momenti più dolorosi della sua vita.

***

Lo conobbi a Milano due anni fa, sorridente allora come fu sempre. Mi chiese subito, com’era suo costume di collaborare a Rivoluzione liberale. Questa rivista, di cui il prefetto di Torino ha scritto tre mesi or sono l’elogio più grande, era la sua prediletta creatura, era, si può dire, tutta la sua vita, era ed è il monumento, eterno più del bronzo, a cui è affidata ora la sua memoria. Rivoluzione liberale egli la concepì sempre come il punto d’incontro di uomini di tutti i Partiti che consideravano l’opposizione al regime con quella serietà, dirittura, intransigenza, che furono in lui così spiccate. Non era per una vanità personale, né per ambizione di successo, ch’egli voleva tenere alto il nome della Rivista e ne rivendicava ad ogni momento i meriti passati: ricordo anzi che protestava quante volte si attribuiva a lui l’opera ch’egli voleva fosse riconosciuta invece impersonalmente a tutta la famiglia dei collaboratori e degli amici. E in questa famiglia egli si nascondeva volentieri cogli altri. Ma era in realtà l’animatore di tutti, il più assiduo, il più tenace, il più geniale. Il migliore, insomma.

Per questo appunto non ebbe quasi mai larghi consensi. La sua penna, che non conosceva compiacenti silenzi né caute reticenze, fu lo strumento di una polemica continua. Ebbe il coraggio della verità di fronte ai nemici nei momenti tragici dell’ottobre e del dicembre ‘22, quando la grande maggioranza dei futuri oppositori, ora tornati o in procinto di tornare all’ovile, taceva prudente: chi legga i suoi articoli d’allora troverà delle pagine indimenticabili. Ed ebbe il coraggio della verità anche di fronte agli amici: l’appellativo di “suocera delle opposizioni” di cui ebbe un giorno a gratificarlo il Mondo, va rivendicato a suo onore. Perché esso ci dice come adempiesse fedelmente al suo compito.

Fu detta presunzione pretenziosa, ed era il senso orgoglioso della dignità; fu detta inesperienza giovanile, ed era la sicura coscienza di interpretare l’Italia nuova, la generazione ultima che si era formata nei tormenti del dopo guerra e rifiutava sdegnosamente i contatti col passato.

Il nostro amico, vessillifero di questa generazione novissima, fu per gran tempo il solo ad indicare nel fascismo il prodotto storico di una crisi secolare che aveva le sue basi saldissime in tutta la vita del nostro popolo.

Fedele, a questa concezione, si rifiutò più tardi, all’indomani del delitto di Matteotti, di partecipare all’illusione pressoché universale di una prossima caduta del regime, come si rifiutò di favorire qualsiasi soluzione più o meno giolittiana, preferendo durare alla opposizione fino all’estremo della vita piuttosto che piegare di un millimetro la bandiera dell’intransigenza che aveva inalberato.

La sua polemica su questo terreno fu continua e martellante, di una franchezza brutale e di una cruda inesorabilità, epperò fu giudicata inopportuna e impolitica. Si può ricordare a questo proposito più di un fatto clamoroso, la sua ostinata demolizione dell’antifascismo bonomiano; e le note sulla grande radunata milanese delle opposizioni, in cui plaudì alla cosiddetta gaffe di Facchinetti, aggiungendo invece parole vivaci contro Di Cesarò “che vuol diffamare con la sua presenza l’opposizione”. Allora fummo pochissimi a dargli ragione: oggi la sua eresia è diventata verità comune nel campo dell’antifascismo, ormai disertato dagli uomini ch’egli aveva bollati.

Una magnifica rivendicazione di questa sua opera egli scrisse in uno degli ultimi numeri della Rivista, in quella Lettera a Parigi che potrà forse considerarsi come il suo testamento politico, e di cui mi piace ripetere qualche brano:

“L’autorità della mia risposta viene soltanto dalla mia posizione di antifascista intransigente, antifascista dal 1919 ad oggi e finché vivrò, antifascista che non ha creduto si potesse liquidare il movimento del Mussolini come un problema di polizia; ma l’ha giudicato sin da principio il segno decisivo di una crisi secolare dello spirito italiano, antifascista, come antigiolittiano, quando gli uomini dei Ministeri Giolitti, Bonomi, Facta, scherzavano col fascismo per corromperlo e corrompersi, lo armavano, cercavano di utilizzarlo ai loro fini persino nel settembre 1922 con pubblici discorsi…

Esiste in Italia, nel Nord, specialmente nel triangolo Genova-Torino-Milano, un proletariato moderno. Negli anni del bolscevismo questo proletariato non pensava alle scomposte rivolte, pensava di creare un ordine nuovo. Oggi rifiuta i vantaggi materiali e la vita tranquilla che gli offrono le Corporazioni fasciste, non cede, non si sottrae alle sue responsabilità e ai suoi pericoli. Bisogna vedere da vicino, come io vedo qui, alla ‘Fiat’, la tenacia di questo proletariato. Bisogna rendergli onore. Con la sua intransigenza esso ha conquistato i suoi diritti civili è degno degli altri proletariati europei; le sue battaglie e i suoi sacrifici gli segnano il suo posto di dignità nell’Europa lavoratrice di domani. Invece le classi medie intellettuali hanno ripetuto l’esempio di inconsistenza e di mediocre fronda fiancheggiatrice che diedero nella Francia del secondo impero…

Ma esiste in Italia un gruppo di uomini nei Partiti e fuori dei Partiti, gente che non ha ceduto e non cederà… Se tu scorri gli elenchi degli abbonati a Rivoluzione liberale li trovi tutti. La loro rettilinea protesta salva i quadri dell’Italia politica futura. Nessuno di essi diventerà ministro o grande burocrate, ma la dignità con cui si rifiutano di essere congiurati come di essere fascisti, salva in tutta una nazione il costume moderno… All’estero noi chiediamo soltanto che l’esistenza di questa fermezza di lotta sia intesa come una garanzia che gli italiani sanno pensare da sé al loro futuro e alla loro civiltà. Nella nostra lotta lasciate che rifiutiamo ogni alleanza straniera: le nostre malattie e le nostre crisi di coscienza non possiamo curarle che noi”.

***

lo non dimenticherò mai il tempo che ho passato con lui, le molte volte che lo vidi a Milano e a Torino. La sua figura portava impressi i segni della fatica eccessiva. Ma la coscienza delle difficoltà grandiose dell’impresa cui s’era accinto gli dava forza a perseverare, allontanandolo così dai facili entusiasmi come dai subitanei sconforti. In fondo egli era ottimista, ottimista senza vane illusioni. Epperò si mostrò sempre allegro, malgrado le amarezze ed il logoramento fisico, sorridente e gioviale. La sua parola, come del resto il suo esempio, confortavano alla resistenza. Era una parola la sua che non conosceva ombra di retorica, che la natura stessa gli avea negato la possibilità di peccare in tal senso, rendendo in lui congenita l’avversione a questo triste vizio di demagoghi e politicanti. Ma quanto più disadorno era il suo dire, tanto più salda era l’intima costruzione logica; le sue risposte erano pronte e precise, le sue affermazioni secche e categoriche…

L’ultima volta che lo incontrai, pochi giorni dopo la soppressione della sua Rivista, al Campione, ove era solito convocare gli amici che voleva salutare durante le sue brevi gite a Milano, mi apparve stanchissimo. Disse che il medico gli aveva prescritto assoluto riposo, ed aggiunse argutamente che il prefetto si era incaricato di costringerlo all’obbedienza. Ma fu anche questa volta ostinato nel non cedere e volle dedicarsi con maggior lena al Baretti. E mentre una nuova ordinanza prefettizia lo strappava anche a questa occupazione, la sua fibra, non troppo robusta, cedeva al peso dello sforzo tenacemente sostenuto. Forse la coincidenza non fu soltanto casuale, che anche per lui il dolore poté più della fatica.

Questa fatica dev’essere ripresa ora da noi tutti: la sua bandiera non deve cadere. Verrà giorno, quando i giovani si saranno resi degni di lui, che potremo ricostruirne interamente il pensiero maturato nel diuturno lavoro della Rivista; oggi non sarebbe compreso. Per oggi, e per i giorni a ve**re, finché dura la battaglia, occorre solo seguire le orme sue nell’azione. Il suo nome dev’essere la nostra parola d’ordine, il suo esempio il comandamento dell’ora.

Per questo, oggi, come non mai, lo sentiamo vivo accanto a noi, in noi stessi.

PROMETEO FILODEMO (pseudonimo di Lelio Basso)

19 febbraio 1926

12/02/2026
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