23/08/2025
🌿 IL BRAVO BAMBINO o BAMBINO COMODO?
Adulto e Bambino immaginario.
“Bisogna guardarsi dal confondere ciò che è buono con ciò che è comodo. Piange poco, non si sveglia di notte, ci ascolta, è tranquillo, insomma fa il bravo.
Il bambino cattivo, capriccioso, rumoroso, dà all’adulto, senza un apparente motivo, più sensazioni di fastidio che piacevoli emozioni.
Tutta la pedagogia contemporanea vuole che il bambino cresca comodo: tende così a sopire, soffocare e distruggere passo dopo passo tutto ciò che costituisce la volontà e la libertà del bambino, tempra il suo spirito (ciò che conferisce forza alle sue richieste ed intenzioni). Gentile, obbediente, buono, comodo: senza pensare che sarà privo di libertà e incapace di affrontare la vita.”
Janusz Korczak, Come amare il bambino
✨ Con curiosità e non giudizio, fermiamoci a riflettere:
🌱 Chi è, davvero, per te un/una “brav* bambin*”?
🌱 Perché deve esserlo?
🌱 Tu lo sei stato? E come ti sei sentito (sia che lo eri sia che non lo eri)?
🌱 Che cosa si attiva in te quando ti trovi accanto ad un bambino che giudichi non “bravo”?
🌱 Perché ti senti più comodo nell’idea di “bravo bambino”? Che cosa di questa idea ti rassicura?
🌱 Ci sono tuoi bisogni nel far vedere e mostrare agli altri quel “bravo bambino”?
🌱 Quali bisogni tuoi cerchi, inconsapevolmente, di soddisfare attraverso il “bravo bambino”?
✨ L’idea del “bravo bambino” ha radici profonde nella cultura educativa e nella cosiddetta Pedagogia Nera.
Katharina Rutschky, nel suo testo Pedagogia nera (1977), ha descritto come per secoli i metodi educativi abbiano promosso la sottomissione, la paura e la docilità come virtù, giustificando la coercizione e la manipolazione emotiva con il pretesto del “bene del bambino”. Questa eredità culturale e pedagogica continua, in forme più sottili, a influenzare il nostro immaginario: l’adulto “buono” è colui che controlla, e il bambino “buono” è colui che si lascia controllare.
Anche Alice Miller, ne Il dramma del bambino dotato, ha mostrato come molti bambini e bambine sviluppino precocemente la capacità di adattarsi ai bisogni degli adulti, soffocando i propri impulsi vitali, le emozioni autentiche e persino la rabbia legittima. Diventano “bravi” non per scelta, ma per sopravvivenza psichica: comprendono che la loro accettazione dipende dal non disturbare, dall’essere compiacenti, dall’essere comodi. Per essere amati.
La ricerca neuroscientifica moderna mostra come un bambino/a che reprime le proprie emozioni per adattarsi agli adulti, non smette davvero di sentirle ma le rimuove. Esse però restano registrate nel sistema limbico, la parte del sistema cerebrale che registra e regola emozioni, memoria corporea e sensoriale e senso di sicurezza.
🧠 Se un bambino trattiene la rabbia o la tristezza per paura di perdere amore e connessione, il suo sistema cerebrale impara a inibire l’espressione emotiva corporea per proteggersi.
🫀 Tuttavia, queste percezioni/sensazioni/emozioni restano attive e registrate come memoria emotiva silenziosa che resta inscritta nel corpo, influenzando respiro, battito e tensione muscolare.
Con il tempo, questo adattamento può diventare automatico: il bambino/a cresce “bravo” e “tranquillo”, ma a costo di una continua vigilanza interna.
🌱 Bravo non significa sano né libero. Un bambino apparentemente facile può essere un bambino che ha imparato troppo presto a non disturbare.
🌟 La vera sfida per l’adulto è accogliere la vitalità, anche quando è scomoda, perché è lì che cresce la libertà interiore. Un bambino non è il riflesso dei nostri bisogni. È una persona intera fin dalla nascita, con diritto alla sua verità.
Atelier della Pedagogista