Per Fare un Villaggio

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Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Per Fare un Villaggio, Centro di ricerca educativa, Rome.

Il nostro progetto nasce nel 2022 come celebrazione dei 50 anni dalla nascita del Nido d'Infanzia in Italia, avviando una riflessione sul valore socioculturale del Nido, poi evolve divenendo rete che connette la comunità educante Municipio XII

Photos from Per Fare un Villaggio's post 04/09/2025

OLTRE LE PAROLE
In occasione della ripresa delle nostre attività per il nuovo anno educativo condividiamo la seconda parte del documento presentato al convegno del 14 giugno scorso che vuole avviare una riflessione sull'utilizzo di alcuni termini di uso comune nei servizi educativi

03/09/2025

🇮🇹 “Nessun bambino può stare bene se altri bambini soffrono, vicino o lontano da noi”.
Loris Malaguzzi

Con queste parole a noi care, l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia, insieme a Reggio Children e Fondazione Reggio Children, augura a tutte le famiglie un sereno inizio di anno scolastico.

Un augurio che porta con sé anche un impegno: non dimenticare mai i diritti delle bambine e dei bambini, calpestati e offesi ogni giorno.

🇬🇧 “No child can be well if other children are suffering, whether near or far from us.”
Loris Malaguzzi

With these words, dear to us, Preschools and Infant-toddler Centres – Istituzione of the Municipality of Reggio Emilia, together with Reggio Children and Fondazione Reggio Children, wishes all families a peaceful start to the school year.

A wish that also becomes a commitment: to never forget the rights of children, so often ignored and violated every day.

Comune di Reggio Emilia | Fondazione Reggio Children - Centro Loris Malaguzzi | non una scuola qualunque Reggio Emilia

23/08/2025

🌿 IL BRAVO BAMBINO o BAMBINO COMODO?
Adulto e Bambino immaginario.

“Bisogna guardarsi dal confondere ciò che è buono con ciò che è comodo. Piange poco, non si sveglia di notte, ci ascolta, è tranquillo, insomma fa il bravo.
Il bambino cattivo, capriccioso, rumoroso, dà all’adulto, senza un apparente motivo, più sensazioni di fastidio che piacevoli emozioni.
Tutta la pedagogia contemporanea vuole che il bambino cresca comodo: tende così a sopire, soffocare e distruggere passo dopo passo tutto ciò che costituisce la volontà e la libertà del bambino, tempra il suo spirito (ciò che conferisce forza alle sue richieste ed intenzioni). Gentile, obbediente, buono, comodo: senza pensare che sarà privo di libertà e incapace di affrontare la vita.”
Janusz Korczak, Come amare il bambino

✨ Con curiosità e non giudizio, fermiamoci a riflettere:
🌱 Chi è, davvero, per te un/una “brav* bambin*”?
🌱 Perché deve esserlo?
🌱 Tu lo sei stato? E come ti sei sentito (sia che lo eri sia che non lo eri)?
🌱 Che cosa si attiva in te quando ti trovi accanto ad un bambino che giudichi non “bravo”?
🌱 Perché ti senti più comodo nell’idea di “bravo bambino”? Che cosa di questa idea ti rassicura?
🌱 Ci sono tuoi bisogni nel far vedere e mostrare agli altri quel “bravo bambino”?
🌱 Quali bisogni tuoi cerchi, inconsapevolmente, di soddisfare attraverso il “bravo bambino”?

✨ L’idea del “bravo bambino” ha radici profonde nella cultura educativa e nella cosiddetta Pedagogia Nera.

Katharina Rutschky, nel suo testo Pedagogia nera (1977), ha descritto come per secoli i metodi educativi abbiano promosso la sottomissione, la paura e la docilità come virtù, giustificando la coercizione e la manipolazione emotiva con il pretesto del “bene del bambino”. Questa eredità culturale e pedagogica continua, in forme più sottili, a influenzare il nostro immaginario: l’adulto “buono” è colui che controlla, e il bambino “buono” è colui che si lascia controllare.

Anche Alice Miller, ne Il dramma del bambino dotato, ha mostrato come molti bambini e bambine sviluppino precocemente la capacità di adattarsi ai bisogni degli adulti, soffocando i propri impulsi vitali, le emozioni autentiche e persino la rabbia legittima. Diventano “bravi” non per scelta, ma per sopravvivenza psichica: comprendono che la loro accettazione dipende dal non disturbare, dall’essere compiacenti, dall’essere comodi. Per essere amati.

La ricerca neuroscientifica moderna mostra come un bambino/a che reprime le proprie emozioni per adattarsi agli adulti, non smette davvero di sentirle ma le rimuove. Esse però restano registrate nel sistema limbico, la parte del sistema cerebrale che registra e regola emozioni, memoria corporea e sensoriale e senso di sicurezza.

🧠 Se un bambino trattiene la rabbia o la tristezza per paura di perdere amore e connessione, il suo sistema cerebrale impara a inibire l’espressione emotiva corporea per proteggersi.
🫀 Tuttavia, queste percezioni/sensazioni/emozioni restano attive e registrate come memoria emotiva silenziosa che resta inscritta nel corpo, influenzando respiro, battito e tensione muscolare.

Con il tempo, questo adattamento può diventare automatico: il bambino/a cresce “bravo” e “tranquillo”, ma a costo di una continua vigilanza interna.

🌱 Bravo non significa sano né libero. Un bambino apparentemente facile può essere un bambino che ha imparato troppo presto a non disturbare.

🌟 La vera sfida per l’adulto è accogliere la vitalità, anche quando è scomoda, perché è lì che cresce la libertà interiore. Un bambino non è il riflesso dei nostri bisogni. È una persona intera fin dalla nascita, con diritto alla sua verità.

Atelier della Pedagogista

Photos from tavolo nazionale per la scuola democratica's post 07/08/2025
01/08/2025

Marshall B. Rosenberg
da “Crescere i bambini con la Comunicazione Non Violenta”:

“[…] Ho imparato che, ogni volta che ci poniamo come obiettivo quello di far sì che qualcuno si comporti in un certo modo, l’altro probabilmente vi opporrà resistenza, a prescindere da ciò che chiediamo. Questo sembra essere vero sia che l’altra persona abbia due anni, si che ne abbia novantadue. L’obiettivo di ottenere dagli altri quello che vogliamo – l’obiettivo di far sì che gli altri facciano ciò che vogliamo noi – è una minaccia per l’autonomia delle persone, mette in discussione il loro diritto di scegliere quello che vogliono fare. Quando le persone ritengono di non essere libere di scegliere, generalmente oppongono resistenza, anche se comprendono il significato di quello che stiamo chiedendo e, magari, in altre circostante lo farebbero anche.”

28/07/2025

I bambini sono Persone! ❤️

Sacra è la dignità personale, fin dalla primissima infanzia, quando il bambino ancora non verbalizza, ma il corpo ricorda e lo spirito sente.✨🫶

L’adulto educa al consenso, quando chiede il permesso al bambino. Lo fa ad esempio, quando chiede: “posso darti un bacio?”.🌻

Un’educazione che si basa sul consenso è un’educazione che mette al centro il bambino con i suoi confini, con tutte le sue emozioni e i suoi sì e i suoi no.❤️

Photos from Per Fare un Villaggio's post 23/07/2025

OLTRE LE PAROLE
All’interno di un progetto così importante, in cui abbiamo riflettuto su temi come la comunità educante, le relazioni in rete e il ruolo fondamentale della documentazione, abbiamo voluto dedicare attenzione anche a una riflessione sul lessico educativo.
Abbiamo approfondito il significato e il valore delle parole utilizzate quotidianamente, dentro e fuori i servizi educativi 0-6 anni, perché “il linguaggio che usiamo non descrive soltanto la realtà, ma la costruisce”.

Condividiamo la prima parte del documento presentato al
convegno del 14 giugno scorso
Iniziamo riflettendo sull'uso delle parole "asilo" e "sezione"
̀educante

18/07/2025

🌿 ESSERE PRIMA DI…

“I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi.”
Carl Gustav Jung

🌱 Questa verità ci invita a tornare all’essenza della pedagogia: educare non è dire, ma essere.
🌱Non è parlare di rispetto, ma incarnarlo.
🌱Non è insegnare l’empatia, ma viverla nella relazione quotidiana.
🌱Non è predicare “gentilezza”, ma esserlo e mostrarlo nella quotidianità di tutti noi adulti.

🫀L’infanzia è uno spazio di osservazione sottile, di assorbimento silenzioso. Di dettagli e sfumature viste.
🧠Ogni gesto, ogni sguardo, ogni reazione adulta lascia una traccia nel corpo e nel cuore dei bambini/e. Sono queste le vere lezioni che rimangono, che formano, che modellano.

✨ Ogni nostra azione è già pedagogia.
✨ Ogni nostra incoerenza diventa disorientamento educativo.
✨ Ogni nostra ferita non elaborata può trasformarsi in trasmissione inconsapevole di modelli relazionali distorti.

🌿Quando un bambino cerca attenzione con aggressività, spesso chiede solo di essere visto.
🌿Quando si mostra duro, forse sta nascondendo una fragilità.
🌿Quando ferisce, può darsi che stia replicando ciò che ha subito nel silenzio.

⚠️Bisogno di conferme, sentirsi visto, paura del rifiuto, intolleranza alla frustrazione, fascino del potere, difficoltà a regolare le emozioni … Tali elementi, osservati in pre-adolescenza e adolescenza, non sono colpe individuali, ma espressioni di un ambiente che non sempre ha saputo educare con presenza sicura, con confini coerenti e chiari e con amore incondizionato e autentico.

💔 Il bullismo, in molte sue forme, nasce da un vuoto.
Un vuoto di ascolto, di regolazione emotiva, di esempio.
Un vuoto di adulti capaci di dare limiti chiari e coerenti, amorevolmente fermi, di donare regolazione emotiva, di nominare e rispettare i vissuti di ciascuno, di attraversare i conflitti senza fuggirli o negarli.
Come ricorda lo psicoanalista Giuseppe Maiolo “Il bullismo si apprende con l’esempio. Da atti educativi esemplari degli adulti”.

🪷 Educare significa anche accompagnare i bambini/e nella gestione delle emozioni complesse, nelle relazioni difficili, nel sentire profondo.
Significa offrire strumenti, ma prima ancora offrire sé stessi come guida, come presenza, come modello. Come esempio.

🌕 Non c’è prevenzione possibile senza adulti consapevoli.
Senza adulti che sappiano mettere limiti coerenti quando funzionale per il bambino/a.
Che sappiano accogliere senza annullarsi o soverchiare.
Che sappiano guardare oltre il comportamento e riconoscere il bisogno.

🌱 Essere adulti educanti significa coltivare la responsabilità di ciò che trasmettiamo anche senza parlare.
✨ Perché non c’è apprendimento più profondo di quello che passa dal corpo, dalla pelle, dal respiro e dalla relazione “cuore a cuore”.

Atelier della Pedagogista

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