Centro DOMUS

Centro DOMUS

Condividi

Primo Centro d Documentazione pedagogica territoriale

13/04/2022

IL CENTRO D.O.M.U.S ORGANIZZA IL CONVEGNO

"MI RACCONTI DI QUANDO C'ERANO GLI ABBRACCI E I SORRISI? RICORDI CANCELLATI DAL COVID NEI BAMBINI".

12 MAGGIO 2022

L'INCONTRO SARÀ OCCASIONE PER RIFLETTERE SU CHE COSA HA COMPORTATO NEI BAMBINI IL VEDERE PER TANTO TEMPO GLI ADULTI DI RIFERIMENTO CON UNA MASCHERINA SUL VOLTO, IL NON POTER TOCCARE "L'ALTRO', O IL NON POTERSI "SPORCARE" IN UN PARCO.

UNA RIFLESSIONE È D'OBBLIGO: ESPERTI DEL SETTORE CERCHERANNO DI RISPONDERE A QUESTE DOMANDE.

DURANTE IL CONVEGNO VERRANNO PROIETTATE INTERVISTE AD INSEGNANTI E BAMBINI/E APPARTENENTI ALLE SCUOLE DEL TERRITORIO.

È RICHIESTA LA PRENOTAZIONE

[email protected]

11/04/2022

INCONTRO FORMATIVO PROGETTO "UNA LEVATRICE PER AMICA":

L'APPROCCIO BRAZELTON CON LE FAMIGLIE PER SOSTENERE LO SVILUPPO DEL BAMBINO

12 APRILE ORE 10.00 PRESSO CENTRO D.O.M.U.S
In presenza e on line per gli interessati

31/03/2022

INCLUSIONE E ACCESSIBILITÀ ALLA LETTURA: LA PAROLA AGLI EDITORI

EVENTO GRATUITO

Un’occasione di formazione e confronto con alcuni editori particolarmente sensibili al tema

Il giorno 5.04.2022 alle ORE 16:30 presso la Biblioteca Laurentina Piazzale Elsa Morante

Nell’ambito del progetto Biblioteca e scuola in rete per l’Agenda 2030, la Biblioteca Laurentina ha organizzato un incontro dedicato all’inclusione e all’accessibilità alla lettura che mira a creare un’occasione di formazione e confronto con alcuni editori particolarmente sensibili al tema e impegnati nella realizzazione di libri per tutti, strumenti fondamentali per raggiungere quanto previsto dall’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030: un’educazione di qualità, equa ed inclusiva.

Un’opportunità per comprendere a fondo l’importanza nella scelta di libri ad alta leggibilità, in comunicazione aumentativa e alternativa (CAA) e dotati di supporti per facilitarne la fruizione, che tengano conto delle più disparate esigenze, inclusi i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e i bisogni educativi speciali (BES).

Principali destinatari dell’iniziativa sono insegnanti, bibliotecari, referenti di Bibliopoint, operatori culturali e genitori.

Di seguito il programma degli interventi:

Giovanna Micaglio – Coordinamento Attività per le Scuole, Rete Bibliopoint e Centro Specializzato Ragazzi

Biblioteche di Roma e progetti per l’inclusività

Della Passarelli – Fondatrice e Direttrice Editoriale di Sinnos

Leggimi! Perché leggere è un diritto di tutti

Francesco Zambotti – Responsabile Area Educazione di Erickson

Il libro come strumento per promuovere una didattica inclusiva

Sante Bandirali – Fondatore e Direttore Editoriale di uovonero

I libri accessibili sono anche inclusivi?

Luana Astore – Fondatrice e Direttrice Editoriale di Telos

Libri per tutti. L’accessibilità come metodo di progettazione editoriale

Il programma potrebbe subire variazioni

25/02/2022

LA LUNA DI KIEV

Una bella poesia di Gianni Rodari dal titolo “La luna di Kiev”: una filastrocca per l'infanzia che è anche un appello all'unione e alla solidarietà tra gli uomini.

Parole che oggi ci appaiono ancora più struggenti, soprattutto in questi momenti difficili in cui le notti a Kiev sono notti di bombardamenti e terrore.

Viviamo sotto lo stesso cielo eppure non abbiamo ancora imparato a vivere come fratelli, questo sembra dire Gianni Rodari attraverso la sua filastrocca.

Questa è la lezione della luna e questo il suo ammonimento...

Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…

“Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!

Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto”.

Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960).

Per approfondimenti e analisi testo sololibri.net

Immagine
Wassily Kandinsky, La grande porta di Kiev, XVI, 1930.

20/02/2022

BUON COMPLEANNO MAESTRO!

IL 2022 E' IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI MARIO LODI, MAESTRO E UOMO SPECIALE, DI GRANDE IMPORTANZA PER LA CULTURA ITALIANA, LA PEDAGOGIA E L'INSEGNAMENTO AI BAMBINI.

Il 2022 lo vede al centro di una serie di iniziative per ricordarlo e dare visibilità alle tante tracce di sé che ci ha lasciato.
Di seguito il link per rivedere la giornata inaugurale delle celebrazioni del centenario di Mario Lodi.

https://youtu.be/YcTlhuCmtVI

15/02/2022

PROGETTO UNA "LEVATRICE PER AMICA"
Supporto alle famiglie nel primo anno di vita del bambino

Il Municipio Roma VIII ha attivato il progetto “Una levatrice per amica” rivolto alle famiglie in attesa di un figlio e durante il primo anno di vita del bambino, con l’obiettivo di sostenerne la genitorialità, prevenire situazioni di rischio per i nuovi nati e rafforzare la rete di collegamento tra istituzioni pubbliche e private che hanno in carico i nuclei familiari. Tutte le attività saranno svolte a titolo gratuito. Sarà gestito dall’Associazione Centro Ricerche sulla Famiglia (Ce.R.F.) e dal Centro Nascita Montessori (CNM).
Il gruppo di lavoro è costituito dalla psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice del Progetto, dott.ssa Sara Olivetti, dalla puericultrice ed educatrice dott.ssa Mariacarmela Bombino e dall’ostetrica dott.ssa Francesca Marchetti.

Gli incontri si svolgeranno presso il centro D.O.M.U.S di via dei Lincei.

Photos from Centro DOMUS's post 05/12/2021

GLI ASILI NIDO COMPIONO 50 ANNI. AL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE EVENTO DEDICATO (SEGUIBILE IN DIRETTA STREAMING) CON LA PRESENTAZIONE DEI PRIMI ORIENTAMENTI NAZIONALI PER I SERVIZI EDUCATIVI PER L'INFANZIA

IL DOCUMENTO VERRÀ SOTTOPOSTO A CONSULTAZIONE SINO AL 24 GENNAIO.

I SINGOLI OPERATORI DEL SETTORE EDUCATIVO E SCOLASTICO SONO INVITATI A PARTECIPARE, PREFERIBILMENTE IN FORMA COLLEGIALE, TRAMITE QUESTIONARIO ON LINE PER RACCOGLIERE IDEE, SUGGERIMENTI E PROPOSTE

In occasione del cinquantesimo anniversario della nascita degli Asili Nido, lunedì 6 dicembre al Ministero dell’Istruzione, dalle 10, sarà presentato il documento “Primi Orientamenti Nazionali per i Servizi Educativi per l’Infanzia”, realizzato dalla Commissione nazionale zerosei.

All’evento parteciperà anche il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che sottolinea: “Gli asili nido hanno un ruolo fondamentale nell'educazione dei più piccoli, rappresentano un servizio cruciale per le famiglie e un sostegno concreto al lavoro femminile. Sono un presidio determinante per migliorare il contesto sociale dei territori. Per questo il nostro Pnrr destina ad asili nido e scuole dell'infanzia in totale 4,6 miliardi. Nei bandi appena presentati, le risorse destinate agli asili nido sono 2,4 miliardi, con l'obiettivo in particolare di ridurre il divario dell'offerta territoriale tra Nord e Sud".

Gli Orientamenti si compongono di cinque capitoli e si concludono con una parte di raccordo con le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. I temi trattati sono:

la storia dei servizi educativi per l’infanzia e la descrizione del quadro attuale, con riferimento alle tipologie presentate dal d.lgs. 65/2017;il bambino nei primi mille giorni di vita, tra diritti da garantire e potenzialità da sviluppare;l’alleanza educativa con i genitori e la partecipazione;le caratteristiche della professionalità educativa;gli aspetti organizzativi (spazi, tempi, esperienze educative).

Come già avvenuto per le Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, appena approvate dal Ministro Bianchi, il documento verrà sottoposto a un’azione di consultazione pubblica che coinvolgerà un’ampia platea di persone e organismi e che durerà fino al 24 gennaio.

La consultazione prevede incontri di audizione per gli organismi direttamente coinvolti nel segmento 0-3 organizzati dal Ministero e la messa a disposizione di un questionario on line, da compilare preferibilmente in forma collegiale (in team/equipe, gruppo di lavoro, coordinamento pedagogico territoriale, intersezione, Ufficio/Servizio, gruppo di studio/progetto/ricerca) in modo da fornire un punto di vista il più possibile plurale e accessibile anche a singoli operatori, per raccogliere idee, suggerimenti, osservazioni.

Il questionario sarà raggiungibile dalla sezione dedicata al sistema integrato zerosei a partire dal 6 dicembre, al link: https://www.istruzione.it/sistema-integrato-06/

https://www.miur.gov.it/web/guest/-/gli-asili-nido-compiono-50-anni-al-ministero-dell-istruzione-evento-dedicato-con-la-presentazione-dei-primi-orientamenti-nazionali-per-i-servizi-educa

Www.miur.gov.it

09/03/2021

INIZIATIVA RIVOLTA ALLE INSEGNANTI E ALLE EDUCATRICI DEL MUNICIPIO VIII.
VIDEOCONFERENZA SULLA SCRITTURA CON LA CAA - 10 MARZO ORE 10.00

25/07/2020

ASILI NIDO E MATERNE, COME HANNO RIAPERTO IN EUROPA.
PRIORITÀ AI FIGLI DEI LAVORATORI "ESSENZIALI", RIENTRO SU BASE VOLONTARIA E PICCOLI GRUPPI ALTERNATI: LE STRATEGIE

Da Francia a Spagna e Germania: la mappatura di Indire ed Eurydice sulla riapertura degli istituti per bimbi 0-6 anni durante e dopo il lockdown. Mentre ancora l'Italia studia le misure per accogliere in classe gli alunni, le regole applicate negli altri Paesi

Scuole materne e asili aperti per i figli di quei lavoratori impegnati “in prima linea” durante l’emergenza coronavirus, o per chi non aveva altra soluzione che lasciarli ai nonni, i più fragili ed esposti alla pandemia. O ancora, lezioni in presenza per i bambini stranieri in difficoltà con la lingua e con la didattica a distanza. Questo è il tratto comune nelle strategie di diversi Paesi europei che emerge dalla mappatura fatta dall’Indire (Istituto nazionale documentazione innovazione e ricerca educativa) e da Eurydice sulla riapertura delle scuole. I risultati sono contenuti nel rapporto “Misure per la riapertura delle strutture per l’educazione e cura della prima infanzia nell’emergenza Covid 19 in alcuni Paesi europei”, che si concentra sulle strutture dedicate ai bambini da 0 a 6 anni. Mentre l’Italia ha deciso la chiusura delle strutture per evitare i contagi (puntando piuttosto sui centri estivi) e in attesa di capire come avverrà il rientro in classe, ogni Paese ha scelto – in base all’andamento dell’epidemia – di applicare tempi e modalità di riaperture diverse. Dalle mascherine alle lezioni all’aperto, ecco cosa è accaduto Paese per Paese.

FRANCIA: riaperture progressive e presenze volontarie – Nel contesto della strategia della ripartenza e con l’obiettivo di contrastare le crescenti disuguaglianze sociali, è stato deciso di riaprire le scuole progressivamente, a partire dall’11 maggio, nello stretto rispetto delle prescrizioni emesse dalle autorità sanitarie. In linea generale, è stato deciso che materne ed elementari avrebbero riaperto a partire dall’11 maggio su base volontaria: i genitori potevano perciò decidere se mandare a scuola i propri figli o se continuare con la didattica a distanza obbligatoria. Dal 18 maggio, hanno potuto riaprire anche alcune scuole secondarie inferiori (collèges), cominciando dal primo e secondo anno (6ème e 5ème), solo in quelle province in cui il virus ha avuto percentuali minori di contagio. A partire dal 15 giugno le scuole materne, elementari e i collèges hanno riaperto per tutti gli alunni, in maniera obbligatoria, a partire dal 22 giugno fino alle vacanze estive (4 luglio). La riapertura ha fatto molto discutere, soprattutto perché una settimana dopo 70 istituti sono stati costretti a chiudere temporaneamente e in via precauzionale per casi di contagio (sospetti o da verificare).

I protocolli di sicurezza si basano su cinque elementi fondamentali: il mantenimento della distanza fisica (almeno un metro), l’applicazione dei “gesti barriera” (lavarsi le mani ogni due ore, tossire nel gomito, usare fazzoletti usa e getta, non darsi la mano, ecc…), la limitazione degli incroci tra classi (cercando di garantire la stabilità delle classi e dei gruppi di alunni…) e infine la pulizia dei locali. Nello specifico, l’uso della mascherina è “vietato” per i bambini delle materne e “non raccomandato” per quelli delle elementari, visti i rischi di un uso scorretto. Gli alunni, inoltre, non dovrebbero essere più di 15 per classe. Insegnanti e personale della scuola devono, invece, indossare le mascherine tutte le volte in cui non possono rispettare il distanziamento fisico. Orari, organizzazione delle mense e trasporti sono stati lasciati alla responsabilità degli attori locali.

GERMANIA: “servizio di emergenza” per l’infanzia e “saluti” di fine anno – A partire dall’11 maggio 2020, c’è stata la possibilità per i Länder di riaprire in maniera graduale e flessibile i centri di educazione e cura della prima infanzia. La riapertura degli asili e delle materne è stata inizialmente possibile solo sotto forma di “servizio di emergenza” per alcuni bambini, i cui genitori lavoravano in determinati settori (quello sanitario per esempio) e di categorie limitate di professionisti. Dal 27 aprile, il servizio è stato progressivamente allargato ad altre categorie. Un’attenzione speciale è stata riservata ai bambini iscritti al primo anno della scuola primaria (Grundschule) per l’anno scolastico 2020-2021: questi bambini, come sottolineato dalla Cancelliera Angela Merkel, hanno avuto il diritto di riprendere (seppure per un breve periodo) il contatto con i compagni e gli educatori della scuola materna, prima di “salutarli” per passare alla scuola primaria.

SPAGNA: asili aperti per i figli di chi lavora in sede – Le istituzioni di educazione e cura della prima infanzia (0-6 anni) hanno preso in considerazione la riapertura a partire dal 25 maggio solo per i bambini i cui genitori o tutori legali possono dimostrare di essere obbligati a svolgere il lavoro in loco senza possibilità di beneficiare di alcun tipo di misure di flessibilità. Tra le regole da seguire, la ventilazione effettuata quotidianamente e per almeno cinque minuti, l’accesso uno alla volta ai bagni (tranne quando è necessaria assistenza) e la pulizia almeno sei volte al giorno. Sono stati messi a disposizione più cestini per la spazzatura – preferibilmente con coperchio e pedale – per gestire al meglio i rifiuti (come i fazzolettini da naso).

BELGIO: servizi per l’infanzia per chi non aveva alternative – Nella Comunità francese, durante il lockdown (durato fino al 3 maggio compreso) i centri di cura per l’infanzia hanno fornito un servizio alle famiglie che lavorano nei settori “essenziali” (assistenza sanitaria, distribuzione, ecc.) e a quelle che non avevano altre soluzioni per la cura dei propri figli se non quella di affidarsi ai nonni (considerata una categoria fragile), o alle famiglie che si trovavano in particolari situazioni di disagio sociale. Dal 4 maggio, tutti i bambini possono frequentare il proprio centro per l’infanzia (eccetto chi presenta i sintomi di malattia). A seguito della decisione del 15 maggio 2020 da parte del Consiglio di amministrazione dell’Ufficio per la nascita e l’infanzia, è stato possibile, per il periodo dal 18 maggio al 31 agosto, modificare i motivi delle assenze e ridurre le spese in tre casi: quando la situazione finanziaria dei genitori è peggiorata a partire dal 14 marzo, quando vi sono giustificazioni di tipo sanitario; quando vi sono difficoltà organizzative da parte dei genitori nella gestione dei minori.
Per quanto riguarda la riapertura degli istituti scolastici, il Consiglio nazionale di sicurezza prevede due fasi: a partire dal 2 giugno tutte le classi della scuola materna hanno potuto riprendere a tempo pieno e, dall’8 giugno, anche tutte le classi della scuola primaria hanno ripreso a tempo pieno. Il tutto è avvenuto con le queste disposizioni: distanziamento sociale tra docenti e genitori, nessuna mascherina, pasti freddi in aula e accesso ai bagni controllato. In Belgio, inoltre, hanno introdotto il concetto di “bolle di contatto” ovvero gruppi classi da 20 alunni.

FINLANDIA: lezioni in presenza per i figli dei migranti – Come in molti altri Paesi, in fase di emergenza è stato garantito l’accesso ai figli di coloro che sono impiegati in settori essenziali per il funzionamento della società, consentendo ai genitori di lavorare. Un recente decreto ha stabilito che alcuni bambini che frequentano l’istruzione preparatoria all’istruzione di base hanno diritto all’insegnamento in presenza. Si tratta degli alunni provenienti da contesti migratori (circa 3000) a cui viene rivolta una particolare attenzione per lo studio della lingua finlandese e svedese e l’acquisizione di competenze per la scuola dell’obbligo. L’obiettivo è fornire supporto agli alunni i cui genitori non sono sempre in grado di aiutare i propri figli nella didattica a distanza. Per il settore dell’infanzia, dell’istruzione primaria e secondaria inferiore, l’insegnamento in presenza è ripreso il 14 maggio 2020, se pur in maniera controllata e con maggiore attenzione alla sicurezza. Le autorità locali non possono quindi decidere autonomamente di chiudere le scuole, né di organizzare l’insegnamento solo sotto forma di didattica a distanza. Inoltre, i momenti dedicati alla ricreazione e ai pasti scolastici devono essere organizzati con la sola classe o il gruppo di alunni.

ESTONIA: centri aperti per i figli dei lavoratori dei settori ‘critici’ – L’assistenza all’infanzia rientra nella giurisdizione dei governi locali, quindi il funzionamento delle strutture per l’infanzia è stato deciso a livello locale. I centri per l’infanzia sono stati aperti ai figli di coloro che lavorano in settori critici per il funzionamento della società. Ogni struttura ha preso le proprie decisioni sull’uso dei dispositivi di protezione ma limitando il numero di persone che entra nell’edificio. I gruppi sono stati separati in modo tale che bambini e adulti (diversi dagli educatori) non entrino in contatto tra loro, né all’interno né all’esterno.

ISLANDA asili aperti, ma per gruppi alternati – Le strutture di educazione e cura per la prima infanzia sono rimaste aperte, ma con restrizioni per consentire la massima sicurezza: per esempio, sono stati divisi insegnanti e bambini in sezioni o piccoli gruppi, in modo da limitare gli scambi esterni sia a casa che a scuola. Ciò ha reso necessario la frequenza di ciascun gruppo a giorni alterni. A partire dal 4 maggio tutte queste restrizioni sono state revocate, dato che l’epidemia sembrava finita o in fase di arresto.

NORVEGIA: lezioni all’aperto e meno mezzi pubblici – Dal 20 aprile gli asili sono stati riaperti e da lunedì 11 maggio son potute ripartire anche le scuole. In Norvegia, i comuni differiscono gli uni dagli altri per conformazione geografica e per dimensioni: di conseguenza, anche le modalità con cui le strutture si sono organizzate sono state diverse. In generale, il Governo ha consigliato di garantire un corretto (e frequente) lavaggio delle mani e di fornire un’attrezzatura adeguata per la disinfezione. Ha anche raccomandato di organizzare le lezioni in gruppi più ristretti e di effettuare gran parte delle lezioni all’aperto, di organizzare raggruppamenti in luoghi ampi. Le postazioni degli studenti sono state poste a una distanza adeguata l’una dall’altra – almeno di un metro – e si è cercato di limitare il più possibile l’uso dei mezzi pubblici da e per la scuola.

POLONIA: niente passeggiate nei parchi pubblici e personale solo sotto i 60 anni– A partire dal 6 maggio le scuole sono state riaperte a determinate condizioni: ogni gruppo (limitato nel numero a discrezione delle autorità locali) dovrebbe occupare una stanza dedicata, preferibilmente sotto la supervisione di un insegnante. I bambini del gruppo dovrebbero avere un’età simile, tenendo conto delle loro esigenze, capacità e interessi e i giocattoli che non possono essere disinfettati regolarmente devono essere rimossi. Si è raccomandato poi di non coinvolgere il personale di oltre 60 anni nella riapertura. Chi lavora con i bambini non è obbligato a indossare le mascherine ma ogni ambiente dovrebbe essere dotato di impianti di disinfezione, compreso il liquido disinfettante disponibile all’ingresso. Le regole prevedono poi che ciascun ambiente abbia a disposizione un’unità di isolamento (in caso di necessità). I bambini possono utilizzare il parco giochi dell’asilo, ma non possono uscire a fare passeggiate, nei parchi e nei parchi giochi pubblici.

PORTOGALLO: 2 metri di distanza e mascherine dai 6 anni in su – Dal 18 maggio le scuole dell’undicesimo e del dodicesimo anno (con l’uso obbligatorio di mascherine), sono state aperte dalle 10.00 alle 17.00, così come asili nido e centri diurni. Durante la fase iniziale, cioè fino al 1° giugno, i genitori hanno avuto la possibilità di rimanere a casa e hanno avuto diritto al sostegno alla famiglia (66% dello stipendio). Dal primo giugno sono aperti asili nido, scuole materne e attività di doposcuola. L’uso delle mascherine è obbligatorio negli spazi chiusi: nelle scuole questo vale per gli alunni (dai 6 anni in sui), per gli insegnanti e il personale non docente. Si mantengono le raccomandazioni relative all’igiene delle mani e all’igiene delle vie respiratorie e alle precauzioni in caso di tosse, nonché la distanza fisica (2 metri).

SLOVACCHIA: priorità ai figli dei lavoratori in prima linea – Dal primo giugno scorso è stato possibile riaprire scuole materne e scuole di base, nonché ‘club scolastici’ per bambini. In base alle capienza dei locali, i figli dei lavoratori impegnati in prima linea (personale medico, membri del servizio antincendio e di soccorso, forze di polizia) sono stati i primi a essere ricollocati negli asili, ma anche i figli del personale docente. Il gruppo classe è stato composto da un massimo di 15 bambini nella scuola materna e da un massimo di 20 bambini nella scuola elementare. Gli alunni più piccoli i cui genitori hanno deciso di non riportarli a scuola e quelli delle classi più avanzate hanno continuato con la didattica a distanza.

Scuola
Il fattoquotidiano.it

25/07/2020

SI PARLA SOLO DI EMERGENZA SANITARIA E SI TRASCURA L'EMERGENZA EDUCATIVA: SETTEMBRE È IN ARRIVO, CHE LA PEDAGOGIA ENTRI AUTOREVOLMENTE NELLE SCUOLE!

Settembre è in arrivo, le scuole devono essere pronte. Ovunque si coglie la fibrillazione che accompagna i preparativi per “iniziare in sicurezza”. Spazi da rivedere, aule da reinventarsi, orari incasellati al minuto, recuperi di un anno scolastico da gestire in dieci/quindici giorni, anche se la famosa citazione di Montaigne, ripresa e rinforzata da Edgar Morin, ricorda che è “meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.

Corsa contro il tempo, l’afa che toglie le forze: stress e stanchezza ormai la fanno da padrona. Il nuovo anno scolastico è alle porte. Serpeggiano la paura, il timore del contagio, la stanchezza, l’assenza di prospettive “buone”, la confusione e nonostante tutto la scuola, in questo momento, deve preparare il nuovo terreno per accogliere ancora con un sorriso, forse, le alunne e gli alunni. Si spera sia possibile.
Dirigenti scolastici e docenti da una parte, alunni e genitori dall’altra: fare, pensare, attendere, sperare. In tutti i casi si tratta di Persone con storie, problemi, famiglie, emozioni. Che piaccia o no questo periodo ha stravolto equilibri importanti.
Ma questa dimensione non sembra rivestire particolare importanza, il compito della scuola è garantire la sicurezza sanitaria degli alunni.
Piovono circolari e indicazioni sulle norme di distanziamento sociale mentre da altre parti proliferano commenti, petizioni, pareri tecnici e scientifici spesso in conflitto.
L’attenzione è focalizzata sugli aspetti per così dire tecnici: l’acquisto di banchi monoposto, i test per i docenti, le preoccupazioni per gli insegnanti “anziani” che abitano la scuola, umiliati nella propria dignità professionale da una parte, a rischio di forme d’ansia dall’altra.
Giusto, non giusto, corretto o sbagliato che sia tutto ciò, non è questo il punto.
Il punto è aver perso di vista, in questa rivoluzione copernicana, la dimensione della sfera emotivo-affettiva di grandi e di piccoli, l’attenzione per le metodologie didattiche, che necessariamente dovranno modificarsi, la conoscenza di quei saldi principi pedagogici che sorreggono l’insegnamento, la riflessione sul grande tema, ancora insoluto, della valutazione degli alunni. La necessità di una rivoluzione copernicana che investisse la scuola era ormai evidente ma non a questo prezzo, né con tali presupposti.
Sta di fatto che settembre non può iniziare solo garantendo il distanziamento e le disposizioni dei banchi. Se la scuola è spazio da vivere, esperienza, socializzazione, relazione educativa, sguardo, volto, umanità, occorre porre attenzione ad altri elementi, a un altro sentire, a un’altra forma mentis, ad un altro agire. Ci sono responsabilità etiche che non possono essere tralasciate.
Come spiegare ai bambini, in particolare a coloro che inizieranno un nuovo ciclo, il senso di così epocali cambiamenti?
Certo, diventeranno tutti bravissimi a distanziarsi, a lavarsi ripetutamente le mani, a non assembrarsi. Ma bisogna dare un senso a tutto ciò. E non potremo cavarcela dicendo loro che bisogna farlo perché c’è un virus cattivo che gironzola nell’aria: si andrebbero a innescare delle paure, la paura di un nemico invisibile.
L’immaginazione di un bambino può creare fantasmi buoni o cattivi che lasciano segni per sempre, le parole degli adulti sono finestre che espongono a panorami ora armonici, ora traumatici.
Come spiegare ai bambini la prossima scuola? Qual è il senso di tutto? Quali parole vanno utilizzate?
I significati, ovvero i contenuti concettuali espressi o evocati dalle parole, sono differenti per ognuno di noi, ancor più tra adulti e bambini.
Giocano un ruolo specifico il contesto lessicale ma anche quello socio- culturale. È dunque evidente l’importanza del buon racconto nel quale coinvolgere i bambini onde evitare danni alla sfera emotiva.
Finora abbiamo avuto tanti buoni maestri, sensibili e autonomamente formati, che hanno saputo raccontare. Tuttavia non è la regola, non certo per cattiva volontà, ma per mancata e mirata formazione iniziale.
Dall’altra parte ci sono i nostri adolescenti che affrontano difficoltà e disagi legati alla sfera della socializzazione già normalmente, che parlano un linguaggio non verbale molto esplicito.
Chi lavora con loro sa bene che gli sguardi che si incrociano in aula sono saette, i non detti e i fraintendimenti sono consueti. È un’età di passaggio tra le più delicate. Lo sappiamo bene.
Così mentre si attenzionano le distanze o si sperimenta ancora la DaD, non vanno dimenticati i travagli adolescenziali che ciascun adulto ben conosce e li ha vissuti sulla propria pelle.
La miriade di esperti, tecnici e scienziati, ha il compito di garantire le misure per la tutela della salute e, soprattutto, di fornire elementi programmatici precisi.
Ma c’è un’emergenza educativa di cui poco si parla e che preoccupa oltremodo quei professionisti che hanno scelto la via dell’Educazione, dell’Istruzione e della Formazione per i quali la salute è un concetto ben più ampio.
Ai pedagogisti e agli insegnanti, stanno a cuore i bambini, i giovani studenti, le persone coinvolte nei processi di apprendimento e di formazione, il loro benEssere in ottica olistica.
Il prof. Mario Rusconi di ANP Lazio riferendosi agli studenti, ha dichiarato “[…] Per molti di loro si sono create situazioni emotive più o meno gravi da risolvere proprio con interventi di supporto di équipe psicopedagogica, che tra l’altro potrebbero essere di grande aiuto professionale per gli interventi formativi che dovranno mettere in cantiere i docenti, e offrendo anche supporto ai genitori che si troveranno ad affrontare atteggiamenti difficili di molti ragazzi”.
Auspico che la proposta possa essere accolta ed estesa su territorio nazionale, che nell’equipe psicopedagogica di cui si parla abbiano un ruolo fondamentale i pedagogisti, esperti dei processi educativi e formativi, affinchè possano legittimamente e nell’interesse esclusivo di adulti educanti e di studenti, svolgere un compito alto, dare un senso pedagogico a una trasformazione epocale del “luogo scuola” ad oggi soltanto strutturale. Si continua ad operare in nome dell’emergenza sanitaria mentre si trascura un’emergenza educativa, ormai visibile a tutti.
Che la pedagogia entri autorevolmente nelle scuole!
Non dimentichiamo che i promotori delle grandi trasformazioni del sistema scolastico sono sempre stati grandi maestri e pedagogisti di cui il nostro Paese dovrebbe andare fiero.
Sono noti e ampiamente diffusi gli esiti della ricerca sui danni psicologici e psichici prodotti dalla crisi pandemica, ad ogni età.
A maggior ragione, a settembre, vanno previsti interventi pedagogici mirati alla formazione, al sostegno, alla prevenzione, alla promozione di agio. Bisogna dare un senso pedagogico al cambiamento in atto, che non era certo quello auspicato, bisogna dare un senso alle proposte avanzate da colossi industriali (banchi, didattica digitale…) ricordando che la scuola è scuola e non un’azienda.
Bisogna ritrovare e restituire la dimensione di umanità a questo nostro terzo millennio. Sono tanti gli esperti a cui è stata data parola in questi mesi ma, adesso, alla scuola serve Pedagogia.

di Luisa Piarulli
Orizzontescuola.it

25/07/2020

SCUOLA: IPOTESI DI CAMBIAMENTO DEGLI ORARI SECONDO I SINDACATI DELLA SCUOLA

Scuola, come cambiano gli orari: a rischio il tempo pieno alle elementari, ingressi scaglionati alle superiori


Orari di ingresso scaglionati, moduli orari ridotti, presenze al pomeriggio o al sabato. Dopo la polemica sui banchi, che saranno acquistati entro il prossimo mese dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, c’è un altro rebus da risolvere per il rientro a scuola. È quello degli orari, che secondo le linee guida andranno rimodulati per evitare gli assembramenti degli studenti e dei loro familiari. Un’ipotesi è stata formulata dai sindacati della scuola, che venerdì scorso- nel chiedere certezze per la ripresa- hanno pubblicato un documento che mette a confronto gli attuali orari del tempo scuola con quelli che dovrebbero essere applicati per le nuove misure di sicurezza.

SCUOLA INFANZIA
Partiamo dalla scuola dell’infanzia. Attualmente il tempo scuola è di 40 ore settimanali (cinque giorni per otto ore giornaliere), con due docenti per ogni sezione, e 25 ore di presenza per ogni docente, che condivide in compresenza con l’altro docente 10 ore. Cosa suggeriscono le linee guida? Moduli orari da 40 minuti (da attivare preferibilmente con 2 sezioni), con 37,5 moduli ogni docente (25 ore). Già ora l’ingresso dei bambini avviene in una fascia temporale «aperta», che spesso raggiunge i 90 minuti: dalle 7,30 alle 9,00. Questa fascia potrà essere adeguata alle nuove condizioni, programmata e concordata con i genitori. Lo stesso vale per le fasce di uscita.

SCUOLA PRIMARIA
La scuola primaria è probabilmente quella che rischia di più. Il tempo scuola dipende: può essere da 24 - 30 - 40 ore (su cinque giorni settimanali). Il modello tempo pieno è di 40 ore, ovvero con il pranzo a scuola, due docenti per classe, 22 ore a docente e una compresenza di 4 ore. Cosa suggeriscono le linee guida? Moduli orari da 40 minuti (da attivare su un corso intero), 33 moduli per ogni docente. Ma ci sono molte scuole, soprattutto a Milano, avvertono i sindacati, che non avendo abbastanza docenti non riusciranno ad attivare il tempo pieno, con gravi difficoltà per le famiglie. E per l’ingresso? Molti dirigenti stanno pensando di scaglionare l’ingresso in base alle classi: ad esempio, tutte le prime potrebbero entrare alle 8.10, le seconde alle 8.15, le terze alle 8.20, le quarte alle 8.25, le quinte alle 8.30.

SCUOLA MEDIA
Nelle scuole medie, il tempo scuola è di 30 ore (ordinario) - 32 ore (Indirizzo musicale) - 36 ore (prolungato), spalmate su 5 o 6 giorni settimanali. L’orario docente è di 18 ore. Cosa suggeriscono le linee guida? Moduli orari da 45 minuti (6 x 5 giorni o 5x6 giorni), con 24 moduli per ogni docente. Per ogni classe residuano 10 moduli da 45 minuti da utilizzare per attività trasversali.

SCUOLA SECONDARIA
Nella scuola secondaria di secondo grado il tempo scuola è sempre di 30 ore, e l’orario docente di 18 ore. In questo caso, secondo le linee guida, l’organizzazione e l’orario dovranno variare, nei diversi indirizzi, in base alla presenza degli ITP o dei docenti di potenziamento. Un esempio? 42 moduli di 40 minuti + 12 pause di 10 minuti (su 6 giorni): in questo modo ci sarebbero 24 moduli per ogni docente. Le classi dovrebbero essere divise su due gruppi e le entrate scaglionate. La modulazione dell’orario sarà comunque lasciata ai collegi dei docenti delle singole scuole, e molto dipenderà dal tipo di istituto, dalla zona, dalla disponibilità di trasporti. Le classi che ritarderanno l’ingresso ritarderanno anche l’uscita che potrebbe non essere prima delle 15 o, eccezionalmente anche delle 16. Infatti non cambierà il numero delle ore curriculari: cambierà la loro distribuzione durante la giornata e durante la settimana, con la possibilità di ricorrere ancora alle lezioni a distanza. Nelle scuole in cui gli spazi non sono sufficienti, è possibile che l’orario venga «allungato» su sei giorni, prevedendo la presenza anche il sabato.

di Valentina Santarpia
Corriere della sera.it

Vuoi che la tua scuola/universitàa sia il Scuola/università più quotato a Rome?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Digitare

Sito Web

Indirizzo


Rome
00142