08/11/2022
Al Carducci puoi provare le lezioni 👩🏫 prima di iscriverti.
Vieni ai nostri laboratori per le classi terze della scuola media 🎒.
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Istituto di Istruzione Superiore Giosuè Carducci - Roma. http://iisviaasmara28.it/ Sezione associata: “Piero Gobetti” Largo di Villa Paganini, n. 6.
L’Istituto d’Istruzione Superiore "Giosuè Carducci" è composto dalle seguenti sezioni associate, dislocate in tre sedi, collocate in costruzioni d’epoca e situate in quartieri centrali facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici urbani ed extraurbani:
Sede centrale: “Giosuè Carducci” Via Asmara, n. 28. Indirizzi di studio: Liceo Linguistico - Liceo delle Scienze Umane - Liceo delle Scienze Uman
08/11/2022
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Tornano gli e le altre iniziative di dell'istituto IIS Giosuè Carducci - Roma
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La nostra storia, il tuo futuro.
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Chiunque fosse interessato, in vista di una possibile iscrizione, ad avere un colloquio individuale con i responsabili Bes/Dsa dell'Istituto, può prenotarsi al seguente link
https://docs.google.com/forms/d/1F5FLd2lpASRgOPq5j0NrrZIpZVqH9GpQMKkhRa6p5eU/edit?usp=sharing
Open Day a.s. 2022-2023
Prenotazione obbligatoria tramite link
https://docs.google.com/forms/d/1QtrHzuDLvVWudeDLP5U0kd_LgbwSEhvihdNMe6xKaws/edit?usp=sharing
È possibile prenotarsi ad uno solo degli incontri. I genitori ammessi alla prenotazione riceveranno nelle 24 ore che precedono l’incontro, il link utile per collegarsi.
I ragazzi avranno inoltre modo di interagire con gli insegnanti attraverso laboratori online dedicati varie materie d’indirizzo. Per poter partecipare alle lezioni di orientamento in entrata prenotarsi collegandosi al link: https://docs.google.com/forms/d/1lwiG1hgKkQHvPcDmVAlsexAM2pydl7IX1P1rQB_2-tc/edit?usp=sharing
26/01/2021
I Licei delle Scienze umane raccolgono sempre più iscrizioni collocandosi al secondo posto tra le scelte nelle immatricolazioni alla scuola secondaria superiore.
, come è andata?
Il 57,8% delle studentesse e degli studenti si è iscritto ad un indirizzo liceale, il 30,3% ha scelto un Istituto Tecnico, l'11,9% un Professionale. Sul nostro sito trovate i primi dati sulle iscrizioni online per l’anno scolastico 2021/2022.
▶️ https://www.miur.gov.it/web/guest/-/iscrizioni-i-primi-dati-il-57-8-degli-studenti-sceglie-i-licei-il-30-3-gli-istituti-tecnici-l-11-9-i-professionali
10/01/2021
Scegli il Carducci
https://iisviaasmara28.it/
Nuovi professionali per i Servizi per la Sanità e l'assistenza sociale Presentazione dell’indirizzo dei Nuovi Professionali Sanità e assistenza sociale.
10/01/2021
Diploma con cui trovare subito lavoro: operatore di comunità o per l'autonomia, supporto alle attività educative e di mediazione culturale.
ISTITUTO PROFESSIONALE SERVIZI PER LA SANITÀ E PER L'ASSISTENZA SOCIALE Sede - Largo di Villa Paganini, 6 - RomaCodice meccanografico: RMRF02701RPrepara professionisti competenti nell'organizzazione e attuazione di interventi ade...
04/01/2021
Al via le iscrizioni online alle classi prime per l'anno scolastico 2021/2022. Le domande potranno essere effettuate fino a lunedì 25 gennaio.
Tutte le info ▶️ https://iisviaasmara28.it/index.php/iscrizioni-2020-22
31/12/2020
Investi sul futuro
Ottieni il diploma
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Percorso di II livello Istituto Professionale Servizi per la sanità e per l'assistenza sociale - www.iisviaasmara28.edu.it Sito web dell'istituzione scolastica
07/12/2020
LA FILOSOFIA FLUIDA DI PASCAL
di Stefano Cazzato
Come molte altre conversioni, da quella di Paolo a quella di Agostino, anche quella di Blaise Pascal fu il frutto di una crisi mistica; una crisi che sarebbe avvenuta nella notte di fuoco del 23 novembre del 1654, che lo portò lontano dalla ragione e dai piaceri mondani e, attraverso la mediazione del giansenismo, dalle parti della grazia. Da quel momento sembra che avesse sempre con sé il “Memoriale”, il foglio attestante la sua confessione di fede. Che infatti fu ritrovato alla morte cucito alla sua giacca.
Ma la sua epoca era quella della scienza e dell’esperienza, e il clima culturale quello che esaltava la dignità dell’uomo congiuntamente alla centralità delle facoltà intellettuali. Egli stesso aveva ricevuto un’educazione matematica e scientifica, e di matematica e di scienza trattano i primi lavori che precedono le due grandi opere della maturità: “Le Provinciali”, uno scambio epistolare tra due personaggi su temi teologici, e i “Pensieri”, un progetto di apologetica cristiana.
Non deve sorprendere dunque che - pur abbandonandosi a Dio e al dono della fede – mai Pascal pensò di svalutare il ruolo della ragione, né mai si lasciò andare a tentazioni scettiche e pirroniane. Semplicemente ripensò la razionalità umana alla luce dei limiti del pensiero scolastico, e la ricollocò nel mondo delle realtà finite, negandole la possibilità di penetrare quello delle realtà infinite e di rispondere alle domande ultime dell’uomo.
Semmai bisogna chiedersi quale fu la ragione di Pascal, visto che le parole - come egli stesso affermava in una sua operetta giovanile dedicata al metodo - se non sono ben definite portano a controversie e fraintendimenti; se si trattò della ragione dimostrativa fatta di premesse nominali e di lunghe catene deduttive, o di quella sperimentale che parte dai fatti e procede a conclusioni conseguenti, se -insomma - fu quella di Cartesio o quella dei naturalisti come Vanini, Telesio, Bacone.
Non c’è dubbio che Pascal si riferisse a questo secondo modello, se è vero che proprio dalla constatazione di un fatto prese lo spunto tutta la sua riflessione: il fatto, che è sotto gli occhi di tutti, è la caduta dell’uomo, la perduta grandezza di un essere originariamente pensato a immagine di Dio ma che ora, come dimostra l’esperienza, è esposto a ogni genere di vizio e reso indifferente al richiamo dell’infinito.
Anche volesse o desiderasse Dio, perché ne sente ancora un’eco lontana, una nostalgia affettiva, l’uomo da solo con le sue sole forze non potrebbe trovarlo.
Ha scritto Adriano Bausola nella sua “Introduzione a Pascal” che “dall’incontro tra lo spirito positivo, sperimentale, con l’insegnamento giansenistico, nasce il metodo dell’apologetica pascaliana: non dimostrazioni partenti da astrattissimi principi … ma rilevazione concretissima di ciò che di fatto è l’uomo; e di fatto l’uomo risulta proprio quello che il peccato originale insegna”.
Ebbene, questo è secondo il Pascal il fatto più evidente in cui si imbatte chi osservi senza pregiudizi, in modo “sperimentale”, gli uomini, questo è lo spartiacque essenziale dell’essere, lo scarto storico e ontologico che da un certo punto in poi si è prodotto, l’evento da cui non si può prescindere sia sul piano antropologico e psicologico che su quello gnoseologico: la natura dell’uomo è doppia, grande e misera (la celebre canna al vento) allo stesso tempo, fatta di slanci altruistici, di aspirazioni nobili, ma anche di incertezze, dubbi, errori; la sua condizione esistenziale è quella di chi percepisce dietro un appagamento di superficie, relativo al momento, il desiderio di una felicità più profonda e più salda che rimanda al futuro; doppia è anche la sua intelligenza, potente, e quindi da assecondare e valorizzare, per quel che riguarda le disquisizioni sul mondo, ma decisamente inadeguata per misurarsi con un Dio absconditus che non si manifesta nei termini della presenza oggettiva: da un lato c’è la strada della volontà e del pensare, con cui si entra in possesso per via razionale delle verità terrene e morali, e, dall’altra, la strada della grazia e del credere che porta più direttamente alle verità eterne, alla quiete dell’anima e alla salvezza. La prima può solo supportare, ancorare, rendere più forte una conquista che viene da un’altra parte, che si produce in un altro modo.
Sono molti i passi dei “Pensieri” che insistono su questa ambivalenza ma soprattutto sulla superiorità della fede sull’intelletto: “Il Dio dei cristiani non è semplicemente un Dio autore di verità geometriche e dell’ordine degli elementi; tale è la concezione dei pagani e degli epicurei. Non è neppure soltanto un Dio che esercita la sua provvidenza sulla vita e sui beni degli uomini per donare un felice seguito a coloro che l’adorano; questa è la parte riservata agli ebrei. Ma il Dio di Abramo, di Isacco, Giacobbe, il Dio dei cristiani è un Dio di amore e di consolazione; che riempie l’anima e il cuore di coloro che lo possiedono; che fa sentire interiormente la loro miseria e la sua misericordia infinita; che si unisce dal profondo alla loro anima”.
Siamo all’esprit de finesse di cui tanto si è parlato negli studi su Pascal, contrapponendolo, talvolta in modo troppo intransigente, a quello de geometrie.
La finesse è la potenza del cuore, dell’intuizione, dell’introspezione, che è poi la via della fede autentica, della scommessa, dell’ascolto, del silenzio di fronte al mistero, della speranza che continua a operare nell’animo umano anche quando le prove logiche dovessero dire il contrario. La via della soggettività, della singolarità, dell’impegno che l’uomo si assume in prima persona misurandosi con la propria debolezza, il sentimento dell’angoscia e l’orrore del vuoto: la via che - è il caso di ricordarlo - tanto piacque agli esistenzialisti religiosi e, primo fra tutti, a Soren Kierkegaard.
A tale soggettività, una soggettività a questo punto ben lontana da certe propaggini antropocentriche dell’umanesimo e soprattutto dal razionalismo di Cartesio, semmai più vicina alla sensibilità postmoderna di un Montaigne, Pascal dedica queste splendide considerazioni tratte sempre dal suo capolavoro:
“Ecco la nostra vera condizione e quel che ci rende incapaci di sapere con certezza e di ignorare in modo assoluto. Noi voghiamo in mezzo a un vasto mare, sempre incerti e fluttuanti, sospinti dall’una all’altra sponda.
Qualunque scoglio, a cui pensiamo attaccarci per rimanere fermi, si scuote e ci lascia, e, se noi lo seguiamo, si sottrare alla nostra presa, scivola e fugge in un’eterna fuga.
Nulla si ferma per noi. Ecco lo stato che ci è naturale e tuttavia il più contrario delle nostre inclinazioni; noi bruciamo dal desiderio di trovare una salda posizione ed un’ultima base consistente per edificarvi una torre che si elevi all’infinito, ma ogni nostro fondamento si screpola e la terra si apre fino agli abissi.”
Forse è il caso di chiedersi, in ultimo, se gli stessi “Pensieri”, il cui carattere inconcluso e disorganico molti studiosi attribuiscono alla morte prematura del loro autore, non siano il riflesso di questa soggettività frammentaria, sfilacciata e dolente, la forma stessa del filosofare fluido e antisistematico di Pascal.
Sembrerebbe di sì leggendo quanto Emil Cioran di lui ha lasciato scritto nei suoi Quaderni: “Quasi tutti i pensieri di Pascal sembrano concepiti verso le tre del mattino, nel cuore di una veglia dolorosa”.
03/12/2020
RUSSELL, DIO E LA RELIGIONE
di Stefano Cazzato
Italo Calvino sosteneva che un classico “è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. E classici potrebbero definirsi quegli autori che possono ancora parlare a noi moderni e illuminarci, pur senza fornirci risposte definitive, sulle questioni centrali dell’esistenza. Un classico è sicuramente il filosofo e matematico Bertrand Russell. Di lui molto si è discusso negli ultimi trent’anni in ambito logico-scientifico. Le sue posizioni empiriste sono state criticate, corrette, integrate e, per molti aspetti, superate. Si racconta che, per esemplificare le sue tesi, Russel dicesse che non si può capire il significato della parola formaggio se non lo abbiamo prima annusato o assaggiato. Oggi sappiamo invece che il significato di una parola o di un enunciato va distinto dalla questione della sua verità, e che ci possono essere termini che hanno un significato anche se non descrivono cose o rapporti tra cose esistenti.
Ma c’è un modo critico, alla Russell, di fare filosofia, che è ancora attuale perché, di questo modo, abbiamo un gran bisogno. Russell fu un pensatore rigoroso e scientifico ma nello stesso tempo chiaro, divulgativo, mosso da un insopprimibile bisogno di portare la filosofia al di fuori dei suoi luoghi accademici ed elitari per farne un oggetto di discussione pubblica. Fu un pensatore libero o, come amava definirsi, un libero pensatore, “ un cacciatore di verità” con l’ambizione di “rompere le catene della schiavitù mentale”. Fu, soprattutto, un pensatore laico, rispetto alla scienza (esaltata come discorso della ragione e della verità, ma ritenuta fallibile come ogni espressione umana), rispetto alla religione (apprezzata come esperienza spirituale e morale ma condannata senza appello come causa di formalismo, potere e fanatismo) e rispetto al marxismo (trasformatosi da dottrina politica in una fede cieca e incrollabile).
Chiarezza, libertà, laicità: ecco il metodo filosofico che questo libro ( "Dio e la religione", a cura di Al Seckel, Newton, 2009, pp.210) ci aiuta a riscoprire a partire dall’interesse che il pensatore scozzese, pur professandosi radicalmente agnostico, nutrì nei confronti del fenomeno religioso al quale dedicò nel corso della sua lunga vita una produzione vastissima fatta di pamphlet, interviste, discorsi radiofonici, articoli, saggi.
Il nucleo centrale della critica russselliana alla religione poggia sugli argomenti classici del razionalismo, del liberalismo (quello di Locke, di Mill, di Kant) e dell’illuminismo: le evidenze empiriche, i dati di fatto, i procedimenti dimostrativi escludono la plausibilità delle verità religiose; delle religioni può essere accolto il richiamo alla benevolenza e alla ca**tà ma vanno rifiutati il contenuto dogmatico, la presunzione di infallibilità, il senso del peccato e del castigo e altre “assurdità intellettuali” ; la religione non è l’unica fonte della vita morale che trova invece la sua ragion d’essere nella capacità di autodeterminazione dell’uomo e nel tribunale di una coscienza informata e consapevole; il senso religioso è un sentimento molto diverso da una credenza istituzionalizzata e ritualizzata; infine, quello che veramente è insopportabile nelle religioni è la carica di violenza e di intolleranza che spesso esprimono, tanto che se proprio se ne deve seguire una meglio seguire il “meno persecutorio” buddhismo o il particolarissimo credo religioso di Ghandi, sintesi di “cristianesimo primitivo” e “della dolcezza di San Francesco”.
La marcia in più di questa critica sta però nell’applicare al discorso religioso gli strumenti dell’analisi tra cui il procedimento della definizione nel quale Russell è stato un maestro indiscusso. Le parole della fede (cristiano, anima, immortalità, divinità, spirito, creazione) non hanno alcun senso e non possono essere oggetto di nessuna argomentazione o confutazione, se prima non ci si mette d’accordo sul loro significato attraverso una definizione chiara e condivisa. Emblematico di questo uso argomentativo della definizione sono scritti come “Cosa significa essere agnostico”, “Sono ateo o agnostico?”, “Cos’è l’anima?” e naturalmente il saggio sulla religione più conosciuto di Russell: “Perché non sono cristiano”.
Se essere cristiano, dice Russell, significa credere nell’immortalità dell’anima e nella divinità di Cristo, allora non lo sono. “ Se per cristiano si intende una persona che ama il suo prossimo, che è molto sensibile di fronte alle sofferenze, e che desidera ardentemente che il mondo venga liberato da tutte le crudeltà e gli orrori che lo rendono brutale, allora sì che sareste autorizzati a definirmi cristiano. In tal senso, penso che potreste trovare più cristiani fra gli agnostici che fra gli ortodossi. Tuttavia, per quanto mi riguarda, non posso accettare tale definizione. Infatti, al di là di qualsiasi obiezione, non mi sembra corretto nei confronti degli ebrei, dei buddisti, dei musulmani e degli altri non-cristiani che, come la storia ha dimostrato, sono stati capaci di mettere in pratica le stesse virtù che attualmente i cristiani dichiarano con arroganza esser proprie della loro religione”. I tempi cambiano, si sa, ma alla luce di questa lezione di pluralismo e di tolleranza, sarebbe interessante sapere cosa penserebbe oggi Russell dei cosiddetti atei devoti e cosa pensano gli atei devoti di un grande - e vero - liberale come Russell.
29/11/2020
https://www.youtube.com/watch?v=iQA5bqaeyFI&feature=youtu.be
Studiare al Carducci Video realizzato da studenti e studentesse dell'Istituto di istruzione Giosuè Carducci di Roma con il professore di arte Roberto Coghi.
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