25/03/2022
«Nessuno […] si è accorto»
PASOLINI FRATRICIDI D'ITALIA
Ricordate la famosa poesia di Pier Paolo Pasolini, "Il PCI ai giovani!!", scritta in occasione degli scontri tra studenti e poliziotti il primo marzo del 1968 a Roma, Valle Giulia?
Ieri ne ho scritto su La Stampa. Quest'anno si celebra il centenario della nascita di Pasolini e ho pensato di trattare quello che in apparenza è solo un dettaglio, un piccolo episodio della sua attività di artista e di uomo pubblico, ma che rivela la forza incredibile degli stereotipi e dei luoghi comuni. Ho proposto infatti una interpretazione tutta diversa da come quei versi sono stati, in questi cinquant'anni, letti e piegati ai più diversi fini politici.
Ecco una parte dell'articolo:
"Un luogo comune, appunto, che viene pedissequamente ripetuto e ribadito fino a essere considerato una inoppugnabile verità: nel 1968 Pasolini si schierò dalla parte dei poliziotti contro gli studenti.
Da vent’anni - la mia è una dichiarazione di sconfitta - provo a criticare vanamente questa interpretazione, scrivendo e riscrivendo qua e là a proposito di quanto affermato dal bravo regista Davide Ferrario. Quest’ultimo, carte alla mano, ha ripristinato la verità
sulla poesia “Il Pci ai giovani!” che ha dato origine alla polemica.
Quei versi, pubblicati dalla rivista Nuovi Argomenti, furono anticipati dall’Espresso 1968. Come si è detto, a dar retta alla versione pressoché unanime, in quella poesia Pasolini avrebbe preso le difese dei poliziotti, in odio agli studenti contestatori, secondo una grossolana distinzione tra i primi (proletari e sottoproletari, «figli dei poveri») e i secondi (borghesi e piccoloborghesi, «figli di papà»). Fu lo stesso Pasolini a chiarire: «Nessuno […] si è accorto» che i versi iniziali erano « una boutade, solo una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l’attenzione del lettore […] su ciò che veniva dopo […], dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescio» (Il Tempo, 17 maggio 1969).
Le caserme dei poliziotti erano dunque considerate come «ghetti particolari, in cui la qualità di vita è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università. Nessuno dei consumatori di quella poesia si è soffermato su questo: e tutti si sono fermati al primo paradosso introduttivo appartenente ai formulari della più ovvia ars retorica» (ivi).
Dunque, secondo lo stesso autore, il senso di “Il Pci ai giovani!” sarebbe stato ribaltato da letture ideologicamente interessate. Ma il tema vero e la sostanza poetica e politica consistevano nell’affermazione che «il potere ha la possibilità di fare di questi poveri degli strumenti» (ivi). Certo, non va escluso che questa interpretazione “difensiva” sia stata dettata dal desiderio di sottrarsi alle polemiche fin troppo aspre e, magari, da un atteggiamento, per così dire opportunistico, nei confronti del movimento studentesco e della simpatia che esso incontrava negli ambienti frequentati da Pasolini. Ma è ingiusto ignorare, come si continua pervicacemente a fare, la lettura che lo stesso autore propone della propria opera. In ogni caso, quei versi sono stati ridotti alla falsa rappresentazione di un conflitto insuperabile tra la piccola e media borghesia privilegiata e consumista, che si riconosceva nella contestazione, e il proletariato e il sottoproletariato identificati nell’immigrato meridionale, fattosi poliziotto per sopravvivere. E la lettura “autentica” proposta da Ferrario è stata costantemente taciuta a favore dell’interpretazione «paradossale», secondo la definizione dello stesso Pasolini.
Eppure, precisato tutto questo, non si può dimenticare che quella poesia, anche quando deformata in senso anti-studentesco, manteneva un grumo di verità. In altri termini, il poeta Pasolini richiamava quella costante dimensione «fratricida» della lotta italiana per il potere, come già aveva fatto nel ’45 il poeta Umberto Saba: «gli italiani non sono parricidi: sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani. Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda), un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione». Ma, di tutto ciò, nell’uso politico che si è fatto, nel corso di mezzo secolo, di un Pasolini anti-studentesco, non c’è alcuna traccia. E così quello stereotipo continua a gravare - insieme a molti altri, ahinoi - sul grande scrittore, impacciandone, almeno su questo punto, l’acuminata originalità di pensiero e la radicalità di uno sguardo sempre indocile".
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