12/11/2023
A very happy Deepavali 🎊
Sede italiana della Kalasagara Academy of Performing Arts di Chennai (India). Corsi regolari di Bharata Natyam con Annalisa Migliorini
Corsi regolari di Bharata Natyam - danza classica dell'India del Sud - con Annalisa Migliorini. Seminari di Bharata Natyam con Usha Raghavan - Kalasagara UK. Seminari di canto Karnatico. Viaggi di studio nei luoghi sacri del Bharata Natyam nell'India del Sud.
12/11/2023
A very happy Deepavali 🎊
05/07/2022
06/06/2022
Oggi un bellissimo incontro con Vandana Shiva. Nel suo discorso - all'interno dell evento organizzato dall'UBI - l'ecologista di fama mondiale ha parlato di sacralita' dell'agricoltura, di quell'unica famiglia composta da esseri umani animali e piante, e di pace nei confronti della Natura. Un invito concreto al Dharma in azione. Al prendersi cura tutti assieme di Madre Terra.
Nella foto Vandana Shiva, Annalisa Migliorini e Dario Doshin Girolami
17/10/2020
Happy NAVARATRI
Navratri or the festival of nine (Nava) nights (Ratri), celebrates the goddess of power, Durga. Different forms of the goddess are worshipped for nine days to enhance the physical, spiritual and mental well-being and, following the nine days of rituals and worship, the 10th day is celebrated as Dussehra, which is also known as Vijay Dashmi, to mark the victory of good over the evil.
There are several stories related to Navratri but there are two stories which are the most prevalent ones.
Mahishasura, a demon, worshipped Lord Shiva with full devotion. The Lord got so impressed by his great dedication that he gave him a boon to not get killed either by man or by God. After getting the boon of eternity Mahishasura became proud and arrogant. He unleashed a reign of terror everywhere and created problems for everybody. He didn't stop there and further initiated an attack on heaven which now scared the Gods too. Several Gods assembled and tried to fetch a remedy to get rid of nuisance of Mahishasura. Finally, a solution was obtained by creating a new Goddess by amalgamating the powers of all the male Gods. Mahishasura kept hiding and disguising himself for nearly 8 days but it was on 9th day that Maha Durga was able to find him and slew his head.
Maha Durga representes the good and Mahishasura representes the evil.
The other story associated with the festival is of Lord Rama and Ravana. Lord Rama was a worshipper of Devi Bhagwati, the supreme power. He worshipped her for nine consecutive nights to emerge victorious over Ravana in the Dharm Yuddh. On the ninth day, Lord Rama proved his devotion to the Devi and it was on the tenth day he emerged victorious after killing Dashanan (Ravana). Since then different incarnations of Devi Bhagwati are worshipped and it is on the tenth day Vijaya Dashmi is celebrated.
16/10/2020
Arte del Gandhara Scopriamo con l'Oggetto del mese di ottobre di Laura Giuliano come l'incontro tra civiltà diverse, tra mondi distanti tra loro, avvenuto circa 2000 anni fa, ...
01/05/2020
Bani-s (Schools) Of Bharatanatyam (PERA) Subject:Performing Arts(Dance/Drama/Theatre) Paper: Detail study of Bharatanatyam, Devadasis-Natuvnar, Nritya and Nritta, different Bani-s, present status, i...
18/04/2020
Volentieri condividiamo il saggio di Dario Doshin Girolami sulla celebre statua del Buddha a Sarnath. Buona lettura.
La statua del Buddha a Sarnath
di Dario Doshin Girolami
L’iconografia buddhista
Le prime scuole artistiche buddhiste, dal III secolo B.C.E al I secolo E.C., ci hanno lasciato una ricca serie di opere dove si evita costantemente di raffigurare il Buddha. Egli infatti veniva sostituito da simboli di accettato valore – il turbante, la ruota della Legge, l’impronta dei piedi – che manifestavano la sua presenza. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi, oltre che nelle interpretazioni del Canone che escludevano ogni “visibilità” del Buddha dopo la sua morte, soprattutto nel fatto che il Buddha fu via via identificato con la Legge (Dharma), o principio dell’Universo, da lui stesso predicata. E’ stato solo dopo secoli di assoluto aniconismo che è apparsa quasi all’improvviso l’immagine antropomorfica del Buddha, anche su influenza straniera. Infatti, grazie al contatto con i Greci del Gandhara, alcune delle prime raffigurazioni del Buddha hanno preso la forma del dio Apollo.
Ma il realizzare l’immagine del Buddha era qualcosa di più che il mero scolpire una figura umana. Si trattava di tradurre concetti spirituali astratti in una forma fisica. L’opera doveva rappresentare il raggiungimento della “liberazione finale”, della serenità. In più il corpo doveva riportare tutti i lakshana, o trentadue segni della perfezione superumana, che distinguevano il Buddha, tra i quali la protuberanza sulla testa, o ushnisha, e l’urna, o ciuffo di peli tra le sopracciglia. Il torso, poi, doveva essere quello di un leone e le gambe quelle di una gazzella. Le mani dovevano essere sempre in una posizione simbolica, o mudra, che evocava un evento della vita o un’azione del Buddha. Vi è quindi il gesto della meditazione - o dhyanamudra -, con le mani in grembo; il gesto del toccare terra per chiamarla a testimone - o bhumisparshamudra - che il Buddha fece subito dopo aver raggiunto l’illuminazione; il gesto dell’avviamento della ruota della Legge – o dharmacakramudra -, che evoca la prima predica dell’illuminato; e poi il gesto del dono - o danamudra -; il gesto delle mani giunte - o anjalimudra -; e il gesto della protezione, o abhayamudra.
La figura del Buddha doveva in fine rispettare determinate proporzioni atte a rappresentare la sua statura “eroica” basate su un’unità di misura chiamata thalam: la distanza che intercorre tra la cima della fronte e il mento.
Descrizione dell’opera
Altorilievo in arenaria del 475 E.C circa (h. cm160), ritrovato a Sarnath, Uttar Pradesh, India. Esposto all’Archaeological Museum di Sarnath. L’autore è sconosciuto.
L’altorilievo rinvenuto a Sarnath rappresenta il Buddha Shakyamuni, seduto a gambe incrociate nella posizione yoga del loto, mentre impartisce la prima predica, avvenuta proprio a Sarnath, nei pressi di Benares. Le sue mani, infatti, sono nella posizione della “messa in moto della ruota della Legge”, o dharmacakramudra. E sotto il Buddha, sul plinto, si possono riconoscere le immagini dei primi seguaci ai quali Shakyamuni tenne la predica, nel Parco dei cervi. Tra i due gruppi di monaci inginocchiati, vi è poi la ruota – simbolo dell’Insegnamento – e, per dare un’indicazione sull’ambientazione, due figure di cervi sdraiati.
La statua è stata scolpita presumibilmente secondo le proporzioni di cinque thalam per l’altezza totale della figura, e l’immagine è composta “a triangolo”, dove il vertice è costituito dalla testa e la base dalle gambe.
La testa del Buddha è un chiaro esempio dello stile Gupta. I capelli sono rappresentati da una calotta costellata da riccioli a forma di conchiglia, e sulla sommità del capo svetta l’ushnisha. Separati dalla fronte da una linea precisa, gli occhi socchiusi – come quelli di chi è in meditazione – hanno la forma del loto. Le labbra sorridenti hanno la pienezza del mango, e il volto è un ovale perfetto. I lobi allungati sono un’ulteriore caratteristica del Buddha, come caratteristico è il corpo: una combinazione di grande forza e bellezza delle varie allegorie espresse dai lakshana.
Uno degli aspetti più belli di questo altorilievo è poi l’aureola. Un’ampia fascia adornata di foglie, incorniciata da perle e sostenuta su i due lati da volanti figure divine, o apsara.
Caratteristico dello stile Gupta di Sarnath è anche l’abito. Questo infatti è così aderente – tipo seta bagnata – da rivelare le forme del corpo come se la statua fosse nuda. Tuttavia tale invisibilità in origine era attenuata dal fatto che l’altorilievo era dipinto – come indicano i resti di pittura – e che l’abito, riconoscibile dagli orli sul collo, sui polsi e sulle caviglie, era di colore diverso rispetto alla pelle.
In fine la piastra dietro il corpo del Buddha rappresenta un trono e porta incise le immagini di leogrifi rampanti (shardula) e mostri marini (makara), entrambi simboli di buon auspicio.
Significato dell’opera
Dal punto di vista iconografico il rilievo rappresenta l’ultimo passo di quello sviluppo che ha trasformato gli eventi della vita del Buddha in simboli ieratici. Nelle sue prime raffigurazioni, la predica del Parco dei cervi era infatti rappresentata come un evento reale, dove il Buddha e i suoi discepoli erano alla stessa scala. Nel rilievo di Sarnath, invece, è l’enormemente ingrandita figura del Buddha in dharmacakramudra che rappresenta l’evento, e gli elementi narrativi dell’episodio sono relegati alla base. E’ l’aspetto “eterno” della messa in moto della ruota della Legge – incarnato dal Buddha e dal suo gesto – che è importante piuttosto che l’episodio storico, poiché tale gesto rappresenta l’immediata e totale manifestazione dell’Assoluto.
Ciò è strettamente legato agli sviluppi filosofici delle scuole buddhiste, e in particolare quella Mahayana, che sottolinea gli aspetti universalistici a differenza delle vecchie scuole del Theravada più legate agli aspetti strettamente storici e canonici.
Fortuna dell’opera
Il Buddha di Sarnath è uno dei più grandi capolavori della scultura del periodo Gupta. Tale periodo è considerato l’epoca “classica” dell’arte indiana per l’equilibrio delle sue creazioni fra il contenuto religioso, l’espressione simbolica codificata e la ricerca estetica vera e propria. Il periodo prende il nome dalla dinastia Gupta – fondata da Chandragupta – che dominò gran parte dell’India del nord e del centro nord dal 319 E.C fino al VI secolo, e che favorì anche il fiorire della cultura.
Sotto tale dominazione Sarnath emerse come uno dei centri culturali buddhisti più importanti dell’India. Lo stile scultoreo per il quale tale città è diventata famosa è caratterizzato da figure allungate, aggraziate, curate in dettagli come l’aureola, l’abito e il volto - capace sempre di esprimere grande serenità.
Un altro importante aspetto della scuola di scultura di Sarnath è la grande influenza che esercitò sull’arte buddhista fuori dall’India. Le prime immagini del Buddha scolpite in Siam e in Cambogia erano infatti ispirate ai modelli di Sarnath, mentre i Buddha che ornano il grande tempio di Barobudur a Java ne rappresentano un meraviglioso sviluppo.
Bibliografia:
L’Enciclopedia Universale dell’Arte, Voll. III e VII, Firenze, Sansoni, 1971.
V.S. Agrawala, Sarnath, Delhi, 1956
A.K., Coomaraswamy, Elements of Buddhist Iconography, Cambridge, Harvard University Press, 1935
J.C. Harle, Gupta Sculpture, Oxford, 1974
Susan L. Huntington, The Art of Ancient India, New York – Tokyo, Weatherhill, 1985
B.Majumdar, A Guide to Sarnath, Delhi, 1937
J. Marshall, S. Konov, Excavations at Sarnath, Archaeological Survey of India, Annual Report, 1906-7
F.O. Oertel, Excavations at Sarnath, Archaeological Survey of India, Annual Report, 1906-7
Benjamin Rowland, The Art and Architecture of India, Middlesex (Eng) - New York, Penguin Books Ltd, 1953
D.R. Sahni, Catalogue of the Museum of
Volentieri condividiamo il saggio di Dario Doshin Girolami sulla celebre statua del Buddha a Sarnath. Buona lettura.
La statua del Buddha a Sarnath
di Dario Doshin Girolami
L’iconografia buddhista
Le prime scuole artistiche buddhiste, dal III secolo B.C.E al I secolo E.C., ci hanno lasciato una ricca serie di opere dove si evita costantemente di raffigurare il Buddha. Egli infatti veniva sostituito da simboli di accettato valore – il turbante, la ruota della Legge, l’impronta dei piedi – che manifestavano la sua presenza. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi, oltre che nelle interpretazioni del Canone che escludevano ogni “visibilità” del Buddha dopo la sua morte, soprattutto nel fatto che il Buddha fu via via identificato con la Legge (Dharma), o principio dell’Universo, da lui stesso predicata. E’ stato solo dopo secoli di assoluto aniconismo che è apparsa quasi all’improvviso l’immagine antropomorfica del Buddha, anche su influenza straniera. Infatti, grazie al contatto con i Greci del Gandhara, alcune delle prime raffigurazioni del Buddha hanno preso la forma del dio Apollo.
Ma il realizzare l’immagine del Buddha era qualcosa di più che il mero scolpire una figura umana. Si trattava di tradurre concetti spirituali astratti in una forma fisica. L’opera doveva rappresentare il raggiungimento della “liberazione finale”, della serenità. In più il corpo doveva riportare tutti i lakshana, o trentadue segni della perfezione superumana, che distinguevano il Buddha, tra i quali la protuberanza sulla testa, o ushnisha, e l’urna, o ciuffo di peli tra le sopracciglia. Il torso, poi, doveva essere quello di un leone e le gambe quelle di una gazzella. Le mani dovevano essere sempre in una posizione simbolica, o mudra, che evocava un evento della vita o un’azione del Buddha. Vi è quindi il gesto della meditazione - o dhyanamudra -, con le mani in grembo; il gesto del toccare terra per chiamarla a testimone - o bhumisparshamudra - che il Buddha fece subito dopo aver raggiunto l’illuminazione; il gesto dell’avviamento della ruota della Legge – o dharmacakramudra -, che evoca la prima predica dell’illuminato; e poi il gesto del dono - o danamudra -; il gesto delle mani giunte - o anjalimudra -; e il gesto della protezione, o abhayamudra.
La figura del Buddha doveva in fine rispettare determinate proporzioni atte a rappresentare la sua statura “eroica” basate su un’unità di misura chiamata thalam: la distanza che intercorre tra la cima della fronte e il mento.
Descrizione dell’opera
Altorilievo in arenaria del 475 E.C circa (h. cm160), ritrovato a Sarnath, Uttar Pradesh, India. Esposto all’Archaeological Museum di Sarnath. L’autore è sconosciuto.
L’altorilievo rinvenuto a Sarnath rappresenta il Buddha Shakyamuni, seduto a gambe incrociate nella posizione yoga del loto, mentre impartisce la prima predica, avvenuta proprio a Sarnath, nei pressi di Benares. Le sue mani, infatti, sono nella posizione della “messa in moto della ruota della Legge”, o dharmacakramudra. E sotto il Buddha, sul plinto, si possono riconoscere le immagini dei primi seguaci ai quali Shakyamuni tenne la predica, nel Parco dei cervi. Tra i due gruppi di monaci inginocchiati, vi è poi la ruota – simbolo dell’Insegnamento – e, per dare un’indicazione sull’ambientazione, due figure di cervi sdraiati.
La statua è stata scolpita presumibilmente secondo le proporzioni di cinque thalam per l’altezza totale della figura, e l’immagine è composta “a triangolo”, dove il vertice è costituito dalla testa e la base dalle gambe.
La testa del Buddha è un chiaro esempio dello stile Gupta. I capelli sono rappresentati da una calotta costellata da riccioli a forma di conchiglia, e sulla sommità del capo svetta l’ushnisha. Separati dalla fronte da una linea precisa, gli occhi socchiusi – come quelli di chi è in meditazione – hanno la forma del loto. Le labbra sorridenti hanno la pienezza del mango, e il volto è un ovale perfetto. I lobi allungati sono un’ulteriore caratteristica del Buddha, come caratteristico è il corpo: una combinazione di grande forza e bellezza delle varie allegorie espresse dai lakshana.
Uno degli aspetti più belli di questo altorilievo è poi l’aureola. Un’ampia fascia adornata di foglie, incorniciata da perle e sostenuta su i due lati da volanti figure divine, o apsara.
Caratteristico dello stile Gupta di Sarnath è anche l’abito. Questo infatti è così aderente – tipo seta bagnata – da rivelare le forme del corpo come se la statua fosse nuda. Tuttavia tale invisibilità in origine era attenuata dal fatto che l’altorilievo era dipinto – come indicano i resti di pittura – e che l’abito, riconoscibile dagli orli sul collo, sui polsi e sulle caviglie, era di colore diverso rispetto alla pelle.
In fine la piastra dietro il corpo del Buddha rappresenta un trono e porta incise le immagini di leogrifi rampanti (shardula) e mostri marini (makara), entrambi simboli di buon auspicio.
Significato dell’opera
Dal punto di vista iconografico il rilievo rappresenta l’ultimo passo di quello sviluppo che ha trasformato gli eventi della vita del Buddha in simboli ieratici. Nelle sue prime raffigurazioni, la predica del Parco dei cervi era infatti rappresentata come un evento reale, dove il Buddha e i suoi discepoli erano alla stessa scala. Nel rilievo di Sarnath, invece, è l’enormemente ingrandita figura del Buddha in dharmacakramudra che rappresenta l’evento, e gli elementi narrativi dell’episodio sono relegati alla base. E’ l’aspetto “eterno” della messa in moto della ruota della Legge – incarnato dal Buddha e dal suo gesto – che è importante piuttosto che l’episodio storico, poiché tale gesto rappresenta l’immediata e totale manifestazione dell’Assoluto.
Ciò è strettamente legato agli sviluppi filosofici delle scuole buddhiste, e in particolare quella Mahayana, che sottolinea gli aspetti universalistici a differenza delle vecchie scuole del Theravada più legate agli aspetti strettamente storici e canonici.
Fortuna dell’opera
Il Buddha di Sarnath è uno dei più grandi capolavori della scultura del periodo Gupta. Tale periodo è considerato l’epoca “classica” dell’arte indiana per l’equilibrio delle sue creazioni fra il contenuto religioso, l’espressione simbolica codificata e la ricerca estetica vera e propria. Il periodo prende il nome dalla dinastia Gupta – fondata da Chandragupta – che dominò gran parte dell’India del nord e del centro nord dal 319 E.C fino al VI secolo, e che favorì anche il fiorire della cultura.
Sotto tale dominazione Sarnath emerse come uno dei centri culturali buddhisti più importanti dell’India. Lo stile scultoreo per il quale tale città è diventata famosa è caratterizzato da figure allungate, aggraziate, curate in dettagli come l’aureola, l’abito e il volto - capace sempre di esprimere grande serenità.
Un altro importante aspetto della scuola di scultura di Sarnath è la grande influenza che esercitò sull’arte buddhista fuori dall’India. Le prime immagini del Buddha scolpite in Siam e in Cambogia erano infatti ispirate ai modelli di Sarnath, mentre i Buddha che ornano il grande tempio di Barobudur a Java ne rappresentano un meraviglioso sviluppo.
Bibliografia:
L’Enciclopedia Universale dell’Arte, Voll. III e VII, Firenze, Sansoni, 1971.
V.S. Agrawala, Sarnath, Delhi, 1956
A.K., Coomaraswamy, Elements of Buddhist Iconography, Cambridge, Harvard University Press, 1935
J.C. Harle, Gupta Sculpture, Oxford, 1974
Susan L. Huntington, The Art of Ancient India, New York – Tokyo, Weatherhill, 1985
B.Majumdar, A Guide to Sarnath, Delhi, 1937
J. Marshall, S. Konov, Excavations at Sarnath, Archaeological Survey of India, Annual Report, 1906-7
F.O. Oertel, Excavations at Sarnath, Archaeological Survey of India, Annual Report, 1906-7
Benjamin Rowland, The Art and Architecture of India, Middlesex (Eng) - New York, Penguin Books Ltd, 1953
D.R. Sahni, Catalogue of the Museum of
07/04/2020
Oggi Ravi Shankar compirebbe 100 anni.
Auguri Guruji
Sandhya Raga by Ravi Shankar, performed by his students As part of the preparation for the Centenary concerts, I’ve been having an illuminating time delving into my father’s catalogue to make new arrangements of s...
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