Dojo Kashin Roma

Dojo Kashin Roma L'associazione Aikido Kashin opera in autonomia tecnica, didattica ed organizzativa all'interno dei regolamenti UISP-DO.

Dojo Kashin Roma, progetto promosso da Aikido Kashin Roma ASD
Discipline: Aikido, Yoga, Tai Chi Chuan
Direttore didattico: Roberto Martucci Sensei, 7° Dan Uisp, 6° Dan Aikikai di Tokyo. La linea tecnica espressa dall'Aikido Kashin trova in Seishiro Endo Shihan il suo massimo ispiratore. Responsabile Tecnico dell'Aikido Kashin è Roberto Martucci Sensei, insegnante graduato da Christian Tissier e Seishiro Endo.

17/09/2026

Sì, pare che praticando ci si possa anche divertire ! Katadori in Stavanger.
Intanto questa settimana sono ripresi i nostri corsi di Aikido Base e Avanzati al Dojo Kashin Roma. Ce n'è per tutti: Adulti, Bambini, Ragazzi. Promozione UN MESE DI PROVA !

Possiamo considerare l’Aikido un’arte?Chi osserva l’Aikido per la prima volta vede soprattutto due corpi che si muovono....
10/09/2026

Possiamo considerare l’Aikido un’arte?
Chi osserva l’Aikido per la prima volta vede soprattutto due corpi che si muovono. Una persona attacca, l’altra entra, devia, conduce, proietta. È abbastanza naturale, quindi, pensare innanzitutto a una disciplina fisica, a una forma di difesa o, più semplicemente, a una delle tante arti marziali.
Eppure continuiamo a usare proprio quella parola: arte. Perché?

Probabilmente la prima risposta si trova nella tecnica. Come un musicista deve imparare le note, le scale, gli accordi e acquisire una grammatica prima di potersi esprimere liberamente, così chi pratica Aikido trascorre molto tempo imparando movimenti, distanze, tempi e direzioni. All’inizio osserviamo, imitiamo, ripetiamo. Cerchiamo di riprodurre una forma nel modo più corretto possibile e, per molto tempo, è giusto che sia così.
Ma conoscere perfettamente una grammatica non significa ancora avere qualcosa da dire.
Con gli anni può accadere che quei movimenti, tante volte ripetuti, smettano poco a poco di essere soltanto qualcosa da eseguire e diventino un linguaggio. Due persone possono compiere apparentemente la stessa tecnica e produrre qualcosa di profondamente diverso, perché diversi sono i loro corpi, l’età, l’esperienza, la sensibilità e soprattutto il modo di percepire chi hanno davanti. Un po’ come due pianisti che possono suonare le stesse note senza produrre la stessa musica.
La tecnica rimane, naturalmente, ma quasi si nasconde. Diventa meno visibile proprio perché è stata assimilata. E forse è allora che comincia ad affacciarsi qualcosa che appartiene profondamente all’esperienza artistica: la bellezza.
Troviamo certi movimenti di Aikido semplicemente belli, anche senza saper spiegare bene il perché. Non necessariamente sono quelli più spettacolari o acrobatici, anzi a volte ci colpisce esattamente il contrario: un gesto semplice, essenziale, nel quale per un istante tempo, movimento e intenzione sembrano trovarsi esattamente dove dovrebbero essere.

Due persone che un momento prima rappresentavano un conflitto sembrano improvvisamente diventare parte di un’unica forma. Ed è una bellezza particolare, perché non appartiene completamente né all’una né all’altra: appartiene a ciò che accade tra loro.
A mio modo di vedere sembra proprio qui che l’Aikido comincia ad assumere connotati di poesia.
La poesia, almeno per come la sento, non consiste semplicemente nel mettere insieme belle parole ma è la capacità, attraverso quelle parole, di muovere qualcosa dentro chi le incontra. E non vedo perché un movimento non possa fare altrettanto. Un corpo può comunicare fermezza o delicatezza, potenza o leggerezza, inquietudine o calma. A volte può persino emozionare chi guarda senza che questi conosca il nome della tecnica o sappia esattamente che cosa stia accadendo.
D’altra parte non abbiamo bisogno di conoscere l’armonia musicale per essere commossi da un brano. Allo stesso modo, non abbiamo bisogno di conoscere l’Aikido per percepire la bellezza di un incontro.
E l’incontro presuppone un’altra componente che considero profondamente artistica: la comunicazione.

Nell’Aikido due persone possono dialogare a lungo senza pronunciare una parola: una propone e l’altra ascolta, una modifica qualcosa e l’altra risponde. Una pressione oppure una variazione di direzione o una distanza che improvvisamente si accorcia diventano parti di un vocabolario che non passa attraverso la voce, ma attraverso il corpo.
Prima ancora del fare, arriva quindi il percepire e ciò che percepisco modifica ciò che farò.
Ciò significa che nell’Aikido non posso decidere completamente in anticipo quello che accadrà, perché una parte di ciò che sto per creare appartiene inevitabilmente all’altro. Da questo punto di vista l’Aikido assomiglia forse più all’improvvisazione musicale che a un’opera già scritta: conosco la mia grammatica, conosco il mio strumento, ma devo ascoltare quello che sta accadendo adesso.
E allora coniugo.
Coniugo il mio movimento con quello dell’altro, la mia intenzione con la sua, la fermezza con la morbidezza, il pieno con il vuoto. Non si tratta di cancellare uno dei due termini per far prevalere l’altro, ma di trovare una forma che riesca, anche solo per un momento, a contenerli entrambi.
Fin qui potremmo quasi dimenticare che stiamo parlando di un’arte marziale ma non possiamo farlo, perché c’è una dimensione dalla quale l’Aikido non può essere separato: il conflitto.

Le sue radici affondano in discipline nate per il combattimento e nel suo linguaggio rimangono l’attacco, la difesa, il pericolo, la distanza e la necessità di decidere e di agire. Eppure l’Aikido è stato spesso definito, quasi paradossalmente, una “arte della pace”.
È un’espressione bellissima, ma rischia di diventare retorica se non proviamo a capire che cosa significhi davvero.
La pace dell’Aikido, infatti, non può essere semplicemente assenza di conflitto, infatti se il conflitto non esistesse, non ci sarebbe nulla da trasformare. L’Aikido comincia esattamente nel momento in cui una condizione di equilibrio è già stata interrotta: qualcuno afferra, colpisce o invade uno spazio, esercita una forza, insomma manifesta un’intenzione oppositiva. Il suo punto di partenza, dunque, non è necessariamente l’armonia, anzi, molto spesso è proprio la rottura dell’armonia.
Ed è forse questo a rendere l’espressione arte della pace molto meno ingenua di quanto possa sembrare.
La pace, in questa prospettiva, non è una condizione ideale da immaginare in assenza di contrasti, ma qualcosa da ricercare proprio quando il contrasto è già comparso. Si parte da un evento oppositivo, talvolta persino nefasto, e si cerca, laddove sia possibile, di modificarne il corso.
Se l’altro spinge, non sono necessariamente obbligato a spingere più forte; se invade il mio spazio, non sono necessariamente obbligato a diventare più aggressivo; se cerca lo scontro, posso provare a stabilire una relazione diversa con quella stessa energia.

Naturalmente questo non significa essere passivi, né tantomeno arrendevoli. L’Aikido richiede presenza e capacità di entrare occupando uno spazio e, quando necessario, di esprimere un’azione estremamente netta. La trasformazione non consiste nel fingere che l’attacco non esista, ma nel riconoscerlo pienamente senza sentirsi per questo obbligati a restituirlo nella stessa forma.
E' uno degli aspetti più affascinanti dell’Aikido: non evitare il conflitto, ma provare a cambiarne la destinazione.
Dall’opposizione può nascere una relazione, dallo scontro la possibilità di un incontro o di una conciliazione.
Non sempre sarà possibile, naturalmente, e credo sia importante dirlo, altrimenti l’Aikido rischierebbe di trasformarsi nella promessa ingenua che ogni aggressione possa essere pacificamente ricomposta o che ogni conflitto debba necessariamente concludersi con un abbraccio. No, purtroppo la vita ci insegna che non è così. Esistono situazioni nelle quali occorre semplicemente proteggersi, interrompere un’azione, creare una distanza, impedire che qualcuno possa nuocere.

Ma anche in quei casi emerge una domanda che appare profondamente coerente con l’Aikido: quanto conflitto sia davvero necessario aggiungere al conflitto già esistente?
È questa domanda a rendere meno retorica l’idea di un’arte della pace. La pace non è necessariamente ciò da cui partiamo; può essere la direzione verso cui tentiamo di portare ciò che sta accadendo. Non sempre ci arriveremo, ma possiamo almeno evitare di considerare l’escalation come l’unica risposta possibile.
Allora ecco che il significato della parola arte ritorna e, almeno per me, acquista una luce diversa.
L’arte, in fondo, ha spesso a che fare con la trasformazione, come il musicista che prende il silenzio e lo trasforma in suono, il poeta che prende parole comuni e riesce a farne emozione, il pittore che prende materia, luce e colore e li trasforma in immagine.
L’Aikido lavora su una materia ancora diversa e singolare: la relazione umana nel momento in cui diventa conflitto.
È quella la materia grezza che riceve, e su quella prova a lavorare.
Cerca di entrare nel disordine senza necessariamente produrne altro, di attraversare una forza senza avere come unico obiettivo quello di spezzarla e di proteggere se stessi senza considerare la distruzione dell’altro l’unica forma possibile di vittoria.

Dopo molti anni di pratica, può accadere anche qualcosa che personalmente trovo molto vicino all’esperienza artistica della maturità: si comincia a togliere. Si ricerca meno la forza, diminuiscono i gesti superflui, si attenua la necessità di mostrare. A volte diminuiscono persino le tecniche che sentiamo davvero necessarie. Quello che da giovani avremmo potuto considerare un impoverimento comincia ad apparire, stranamente, come un arricchimento perché, come accade spesso nell’arte, a un certo punto l’essenziale acquista più valore dell’abbondanza.
Allora torno di nuovo alla domanda dalla quale ero partito: perché possiamo definire l’Aikido un’arte?
Non soltanto perché possiede una tecnica raffinata. Lo diventa quando quella tecnica si trasforma in linguaggio e attraverso il corpo impariamo a percepire, ascoltare, e interpretare; quando nell’incontro può comparire qualcosa che riconosciamo come bello; quando un movimento riesce, a volte, a muovere qualcosa dentro chi lo compie e persino dentro chi semplicemente lo osserva.
Soprattutto quando ciò che nasce come opposizione può essere trasformato in qualcosa che, un istante prima, non esisteva.

E' questo il senso più profondo nel quale riesco a pensare all’Aikido come a un’arte della pace: non perché pretenda di eliminare il conflitto dal mondo, ma perché ci abitua a cercare, proprio all'interno del conflitto, una possibilità di trasformazione.
Perchè l’arte, in tutte le sue forme, prendendo quel che c’è ci permette di intravedere ciò che potrebbe esserci.

Roberto Martucci
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘈𝘪𝘬𝘪𝘥𝘰 𝘒𝘢𝘴𝘩𝘪𝘯 𝘉𝘭𝘰𝘨

Il Dojo Kashin si rinnova e introduce nuove discipline!𝐀𝐢𝐤𝐢𝐝𝐨: l’arte marziale dell’armonia, della presenza e della rela...
08/09/2026

Il Dojo Kashin si rinnova e introduce nuove discipline!

𝐀𝐢𝐤𝐢𝐝𝐨: l’arte marziale dell’armonia, della presenza e della relazione
𝐘𝐨𝐠𝐚 (𝐇𝐚𝐭𝐡𝐚 𝐞 𝐕𝐢𝐧𝐲𝐚𝐬𝐚 𝐅𝐥𝐨𝐰): respiro, movimento e consapevolezza per ritrovare equilibrio e benessere
𝐓𝐚𝐢 𝐂𝐡𝐢: movimenti lenti e armoniosi per coltivare equilibrio, energia e presenza
𝐘𝐨𝐠𝐚𝐥𝐚𝐭𝐞𝐬: l’incontro tra Yoga e Pilates per unire flessibilità, controllo e tonificazione

𝐑𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.

Il nostro contributo si è concluso ma il festival continua con 6 straordinarie serate da non perdere !!!
07/09/2026

Il nostro contributo si è concluso ma il festival continua con 6 straordinarie serate da non perdere !!!

🎭 𝗣𝗘𝗦𝗖𝗔𝗥𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗧𝗬 𝗙𝗘𝗦𝗧𝗜𝗩𝗔𝗟 𝟮𝟬𝟮𝟲 – 𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗔𝗠𝗠𝗔 𝗨𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗘𝗥𝗔𝗧𝗘

📅 Dall’8 al 13 settembre tornano le tanto attese serate del Pescara Liberty Festival, con tre artisti residenti, un bellissimo ritorno e una novità assoluta!

🎭 “Una Città di Persona” è il claim del PLF 2026, scelto dal 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗔𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗘𝗹𝗲𝗼𝗻𝗼𝗿𝗮 𝗣𝗮𝘁𝗲𝗿𝗻𝗶𝘁𝗶, perché «𝘐𝘭 𝘗𝘦𝘴𝘤𝘢𝘳𝘢 𝘓𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘺 𝘍𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘢𝘭 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘤𝘤𝘢𝘥𝘦 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢 𝘗𝘦𝘴𝘤𝘢𝘳𝘢. 𝘈𝘤𝘤𝘢𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘗𝘦𝘴𝘤𝘢𝘳𝘢».

Un cammino in cui una piazza non sia solo una piazza, un artista non sia soltanto qualcuno da guardare e uno spettatore non sia solo qualcuno che guarda. Un’occasione per incontrarsi davvero, senza sapere fino in fondo cosa l’incontro produrrà. Senza essere completamente al riparo dall’altro. Di persona.

🎶 Un incantevole viaggio tra note, parole ed emozioni che illuminerà il cuore della città.

📅 IL CALENDARIO

Martedì 8 settembre

🎹 𝗗𝗔𝗡𝗜𝗟𝗢 𝗥𝗘𝗔 𝗘 𝗗𝗔𝗗𝗢 𝗠𝗢𝗥𝗢𝗡𝗜
Piano Duo | ore 21:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

Mercoledì 9 settembre

🎻 𝗝Á𝗡𝗢Š𝗞𝗔 𝗘𝗡𝗦𝗘𝗠𝗕𝗟𝗘
The Best Of | ore 21:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

Giovedì 10 settembre

🎶 𝗟𝗨𝗖𝗔 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗜 con 𝗙𝗮𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗩𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲 e la partecipazione di 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗮 𝗗𝗶 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶
Preghiera e festa | ore 21:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

Venerdì 11 settembre

🎸𝗣𝗔𝗢𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗛𝗜𝗔𝗡𝗖𝗛𝗜
Trasparenze | ore 21:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

Sabato 12 settembre

🎻 𝗔𝗟𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗗𝗥𝗢 𝗤𝗨𝗔𝗥𝗧𝗔 con 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗠𝗮𝗴𝗮𝗴𝗻𝗶𝗻𝗼 e 𝗜 𝗦𝗼𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗙𝗶𝗹𝗮𝗿𝗺𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶
Estatica bellezza dell’amore | ore 21:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

Domenica 13 settembre

🎭 𝗟𝗨𝗖𝗔 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗜 𝗘 𝗔𝗡𝗧𝗢𝗡𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗚𝗘𝗗𝗢
Performance finale di restituzione alla città | ore 19:00
📍 Piazza del Sacro Cuore

ℹ️ Ingresso libero
🌧️ In caso di pioggia, gli spettacoli si terranno all’interno dell’Aurum

🏛️ Serate promosse e sostenute dal Comune di Pescara – Assessorato alla Cultura





Grazie. Grazie a tutti !!! 🙏🙏
07/09/2026

Grazie. Grazie a tutti !!! 🙏🙏

Grazie Maestro. Grazie Francesco ❤️🥋

07/09/2026
05/09/2026
04/09/2026

Il nostro Maestro, Roberto Martucci Sensei, al Pescara Liberty Festival

Eccoci !  AIKIDO PER ADULTI, RAGAZZI E BAMBINI - HATHA YOGA, VINYASA FLOW - STRETCH & MOBILITY (YOGALATES) - TAI CHI CHU...
28/08/2026

Eccoci ! AIKIDO PER ADULTI, RAGAZZI E BAMBINI - HATHA YOGA, VINYASA FLOW - STRETCH & MOBILITY (YOGALATES) - TAI CHI CHUAN.
Rette Comunali per una qualità accessibile a tutti.
Possibilità di utilizzare i Voucher Sportivi di Comune Roma o Regione Lazio.

𝗛𝗔 𝗩𝗜𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗩𝗜𝗡𝗖𝗘𝗥𝗘  Alcune decisioni amministrative vanno oltre l'assegnazione di uno spazio. Sono scelte ch...
25/08/2026

𝗛𝗔 𝗩𝗜𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗩𝗜𝗡𝗖𝗘𝗥𝗘

Alcune decisioni amministrative vanno oltre l'assegnazione di uno spazio. Sono scelte che parlano di una visione, di un modo di intendere lo sport e il suo valore per la comunità.

Per questo desideriamo rivolgere un sincero e sentito ringraziamento al 𝗩 𝗠𝘂𝗻𝗶𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲, agli Assessori alla Scuola e allo Sport 𝗖𝗲𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝘇𝗮 e 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗥𝗶𝗰𝗰𝗶, e al Presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗮𝗻𝗮 che dall’inizio hanno scelto di sostenere anche enti e realtà che non perseguono l’agonismo nello sport, segnando un importante cambio di passo.

𝗘' 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲. Significa riconoscere che esiste uno sport che non cerca il podio ma la crescita della persona; che educa al rispetto, all'equilibrio, alla salute, alla consapevolezza e alla relazione con gli altri.

Siamo profondamente felici che 𝗔𝗶𝗸𝗶𝗱𝗼 𝗞𝗮𝘀𝗵𝗶𝗻 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗔𝗦𝗗 sia stata scelta per uno di questi spazi che ci auguriamo possano diventare luoghi di incontro, benessere e crescita, dove bambini, ragazzi, adulti e anziani possano prendersi cura di sé e costruire relazioni autentiche.

𝗡𝗼𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼, 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗲 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲.

Indirizzo

Via Carpineto, 15
Rome
00172

Orario di apertura

Lunedì 18:00 - 21:30
Mercoledì 18:00 - 21:30
Venerdì 18:00 - 21:30

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