Precari Unicobas Movimento Autogestito

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Pagina ufficiale di promozione delle idee del PUMA, Precari Unicobas Movimento Autogestito: Doppio Canale per l'assunzione dei precari

30/5/2026 Cremona-"Spazio Comune": Presentazione del libro"Sindacato SPA"(Paper First) di S.d'Errico 06/06/2026

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta"con l'autore, Stefano d'Errico
SINDACATO $.p.A. Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez (Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente).
https://youtu.be/KXcgtsjweRs?si=Qun6ru6B5x7yn9DE
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

30/5/2026 Cremona-"Spazio Comune": Presentazione del libro"Sindacato SPA"(Paper First) di S.d'Errico 30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Presentazione del libro "Sindac...

29/5/2026 Crema-Libreria Ubik: Presentazione del libro "Sindacato SPA" (Paper First) di S.d'Errico 05/06/2026

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresentante dell'Usb presenta con l'autore il libro
"SINDACATO $.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta", di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez.
(Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente)
https://youtu.be/c54kg7W9jE8?si=YbJphxbvxEZ-Kzvy
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

29/5/2026 Crema-Libreria Ubik: Presentazione del libro "Sindacato SPA" (Paper First) di S.d'Errico Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Com...

26/05/2026

COMUNICATO UNICOBAS: SENTENZA DEFINITIVA. L'ASPETTATIVA NON RETRIBUITA è un DIRITTO ANCHE PER I SINDACATI DI BASE

SENTENZA DEFINITIVA: L’ASPETTATIVA NON RETRIBUITA È UN DIRITTO PER TUTTI I SINDACATI, NON SOLO PER I PRONTA-FIRMA
Una bella batosta per mala politica e mala “rappresentanza” sindacale

I PRECEDENTI. Con la sentenza n.° 3624 dell’8 maggio 2018, il Giudice monocratico, Dr.ssa Claudia Canè della Seconda Sezione Lavoro del Tribunale di Roma, confermava l’aspettativa non retribuita a carico del sindacato Unicobas, assistito dall’Avv. Giovanni Angelozzi del Foro di Roma, dopo analoga vittoria in sede giudiziaria per l’anno scolastico 2016/2017, respingendo il ricorso in opposizione prodotto dal Miur (Gabinetto del Ministro Fedeli), confermando così quanto già stabilito da una precedente sentenza di merito, e condannando il Ministero al pagamento delle spese (4.039 euro).
Il Ministero dell’Istruzione, già “recidivo”, perché battuto una prima volta in tribunale, sosteneva ugualmente quanto già preteso nel primo (soccombente) giudizio, ovvero che l’istituto dell’aspettativa sindacale non retribuita spettasse, come per quelle retribuite dallo Stato, solo alle OoSs firmatarie di contratto (Sic!) e “maggiormente rappresentative” (tali in grazia del vergognoso calcolo basato sulle elezioni Rsu che consentono ai lavoratori di votare solo le liste presenti nella singola unità produttiva, elezioni frammentate e senza lista nazionale ove è vitato ai sindacati di base di tenere assemblee in orario di servizio per trovare candidati). La pretesa, contraria alle disposizioni dello Statuto dei Lavoratori, nasce con un contratto nazionale quadro sui permessi sindacali nel quale, in pieno conflitto d’interessi, Cgil, Cisl, Uil, Snals-Confsal, Gilda-Fgu e controparti pubbliche pattuivano di riservare agli apparati di casta confederali non solo le aspettative retribuite (2mila nel pubblico impiego), ma persino quelle che non danno luogo a nessuna retribuzione.
Citando una lontana sentenza della Cassazione, il Giudice ribadiva quindi, già nel 2018, che quanto previsto dalla legge non può essere aggirato con un accordo fra Stato, Ministero ed alcune organizzazioni sindacali (a danno di altre). La L. 300/70 è molto chiara: l’aspettativa non retribuita spetta ai membri degli organi statutari dirigenti di qualsiasi organizzazione sindacale. Citiamo dalla sentenza: “Trattasi infatti di un diritto riconosciuto a tutela della libertà sindacale del lavoratore ed alla libera applicazione delle relative attività, costituzionalmente garantito (cfr. artt. 39 e 51 Costituzione), che non è suscettibile di limitazioni o discriminazioni”.
Una buona premessa per la battaglia finale quando s’è discusso in Tribunale dell’aspettativa non retribuita del successivo anno scolastico, dopo una ben diversa sentenza che, pilatescamente, non è entrata nel merito perché non ci sarebbe stato “periculum in mora”, dal momento che all’inizio dell’anno scolastico 2017/2018, in attesa che la giustizia si pronunciasse, sono stato costretto (annullato il primo) a mettermi di nuovo in anno “sabatico”, senza stipendio e senza contributi. Non c’erano più “scuse”: l’anno sabatico non è ripetibile. Infatti, il 3 marzo 2020 un’altra sentenza ribadiva il diritto all’aspettativa: 3 a 1, punteggio tennistico... Però il 10.5.22 la Corte d’Appello di Roma ha bizzarramente ritenuto di nuovo “derogabile” lo Statuto dei Lavoratori, confondendo la distribuzione dei distacchi a carico dello stato derivanti dalla “rappresentatività” calcolata a parte con quelli non retribuiti che invece la legge prevede per i membri di organismi statutari di qualsiasi sindacato.
L’ULTIMA SENTENZA. Quest’ultima sentenza del 20 maggio ha chiuso il cerchio. Come disposto dalla Cassazione, riassumendo la causa, la stessa Corte d’Appello di Roma con un nuovo Giudice, il Dott. Vito Francesco Nettis, ha esaurito la questione senza più possibilità di replica, con ulteriori aggravi per lo stato perché, oltre alla conferma della precedente, è intervenuta un’altra condanna alle spese: €.5.000,00 per il giudizio di appello; €.4.000,00 per il giudizio di Cassazione; €.5.000,00 per l’ultima fase, per un totale di 18.039 euro. Il tutto, oltre al contributo unificato, rimborso forfetario del 15%, Iva e Cap come per legge.
Era stata la Corte di Cassazione, con sentenza del 9 febbraio 2026 a riformare e rinviare alla Corte d’Appello la precedente decisione negativa perché venisse riformata, ribadendo che l’art. 31 della L. 300/70 è inderogabile e non può ve**re negato da norme pattizie sui distacchi, che siano onerosi (e discriminati dalla cosiddetta “rappresentatività”) o meno. Ora la vittoria dell’Unicobas Scuola, assistito dall’Avv. Giovanni Angelozzi del Foro di Roma, è definitiva (e fa giurisprudenza).
Una lezione anche per tutti quei “costituzionalisti di Sua Maestà” (ben radicati anche dentro una certa “sinistra” ormai ridotta alla frutta), sinora assolutamente muti a fronte di tali vergogne anche perché legati a doppio filo a quelle stesse Confederazioni (Cgil in primis) che, con il gioco delle parti, negli ultimi 30 anni hanno garantito come contropartita l’imposizione sui lavoratori dell’austerità voluta dalla “Troika”, il massacro degli stipendi, delle pensioni e del welfare.
Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas)

25/05/2026

CREMONA, 30 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026). SIETE TUTTI INVITATI
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile.

22/05/2026

CREMA, 29 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026). SIETE TUTTI INVITATI
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile.

SINDACATO S.p.A. 21/05/2026

ENZO DI BRANGO: RECENSIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026).

https://decodernews.substack.com/p/sindacato-spa?utm_id=97757_v0_s00_e232_tv2_tp1_a1den1nk1dmsfm&fbclid=IwY2xjawR8Gc1leHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFORnBLeWNoVTB4QU9JckIxc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHv9f_hjWjbP_X9XerWpXwSTszAyn_WUKoA66YcG1x0QMWke915OhVeOLS5hR_aem_CqMUqgMSH9sLwHKL0szktw

SINDACATO S.p.A. di Stefano d'Errico

15/05/2026

UNICOBAS: NON COLLABORARE!
NO alla DISTRUZIONE degli ISTITUTI TECNICI
NO alla sQuola di Valditara
Dal 22 Maggio al 21 Giugno 2026
NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO agli STRAORDINARI ATA
NO progetti, incarichi, sostituzioni, aggiornamento, funzioni strumentali

La Controriforma dei Tecnici = 231 ore in meno nel Primo Biennio / 198 in meno nel Secondo Biennio / oltre alle decurtazioni dovute all’istituzione della filiera
SCIOPERO UNICAMENTE PER QUANTI PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, DOVE SONO PRESENTI ISTITUTI TECNICI: LE TRATTENUTE SARANNO ESCLUSIVAMENTE ORARIE PER QUANTO RICONOSCIUTO DALLA CONTRATTAZIONE DI ISTITUTO A PROGETTI, STRAORDINARI ED ATTIVITÀ AGGIUNTIVE: È ESCLUSA QUALSIASI TRATTENUTA PER L’INTERA GIORNATA. SI SUGGERISCE INOLTRE UNA DISCUSSIONE CRITICA SULL’ADOZIONE DEI TESTI
Personale Ata:
- astensione attività aggiuntive oltre le 36 ore settimanali (35 ore nelle scuole con personale Ata adibito a turni);
- astensione dalle attività che comportano l’intensificazione del lavoro relativa per la sostituzione dei colleghi assenti, limitandosi al proprio piano o settore di competenza;
Personale docente:
- astensione dalle attività aggiuntive di insegnamento oltre l’orario obbligatorio, retribuite con il Fondo di Istituto;
- astensione dall’aggiornamento, dall’espletamento delle funzioni strumentali e dalle uscite didattiche;
- astensione dalle ore aggiuntive per l’attuazione dei progetti e dagli incarichi di coordinatore di progetti retribuiti con il FIS;
- astensione dalle sostituzioni e dalle collaborazioni con il dirigente scolastico, nonché dagli incarichi di responsabile di plesso, di laboratorio, di dipartimento, dalle funzioni di tutor, di coordinatore del consiglio di classe o coordinatore del personale educativo;
- astensione dalle ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di recupero per gli alunni con debiti formativi;
- astensione dalle attività complementari di educazione fisica e avviamento alla pratica sportiva.
Non c’è rispetto. Basta con la truffa delle retribuzioni forfetarie ...Mai più lavorare gratis (o quasi)! BASTA CON LA GUERRA FRA POVERI E L’AUTOGESTIONE DELLA MISERIA
CONTRO i ritardi annosi nell’assunzione dei precari e la riduzione dei benefici stipendiali e normativi per i neo assunti; la valutazione discrezionale di docenti ed ATA, collegando i primi ai ridicoli test Invalsi; la riduzione di tutto il Superiore a 4 anni (immediatamente dopo i Tecnici); l’aumento dell’età minima pensionabile dal 2027; il taglio a 383 euro della Carta del Docente; la protervia di Valditara che vorrebbe una scuola a servizio dell’impresa ed indirizzata a destra. PER il Doppio Canale di reclutamento per abilitazioni e servizio; l’abrogazione delle controriforme Renzi e Gelmini e della relativa revisione delle classi di concorso.

Unicobas Scuola 30/04/2026

Radio Radicale, 28.4.2026: Presentazione del libro di S.d'Errico "Sindacato SpA. Cgil, Cisl. Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (con Prefazione di Peter Gomez - Paper First). Intervista a Ezio Gallori ed all'autore - ISCRIVITI AL CANALE YOU TUBE DELL'UNICOBAS. POI CLICCA SUL LINK:
https://youtu.be/_PZSVzEzYRQ
SINDACATO $.p.A.
Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta
di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez
PaperFIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie dal 14 aprile. Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: oggi n. 581 in Libri (su 15 milioni di titoli)
• n. 1 in Relazioni industriali e sicurezza
• n. 5 in Interviste
Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente tramite il seguente link: https://www.amazon.it/Sindacato-Spa-Stefano-DErrico/dp/B0DZR7YZ2X/ref=sr_1_19?dib=eyJ2IjoiMSJ9.gf0kQ-Oe90ytsi4Gbos7kTirFkiYDSXW_dBF9jA7KYJCQOw5ZZqcObqzSpuAuQomroL6RSJmw1HEmn5koQ9zwnf0I8GVJCEjYNP2Bxnjl2_91kzVxDpUIu4l3Pb_ppgafsAupobrIt19ofy0D1nbr_s4XL-UVaLRWo8Dw40wCLP6ofYS4f8bCikFxU7CwRTzJNxcPLlNuH9C9dFCiBC6fLymAUv # # .iSWRiRd7sKG9DVXtQQ0sg0FQDpeKlc4h4qM6XS_r-20&dib_tag=se&qid=1773946446&refinements=p_27%3AStefano+D%27Errico&s=books&sr=1-19&content_source=fb&fb_content_id=Q9-wBQGVyP06wsEcFw278KoYNl8ynCpb8QeEH-MBUMP8TTdqgUTUo0dnuHQ7rtS53w&channel_type=fb&fbclid=IwY2xjawRdvfxleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFORnBLeWNoVTB4QU9JckIxc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHr3CN0jM4pHFN7Yo4e3aH6cu582U_PIocb-2J2DiJ67JUiKVWP26uLuFpdDy_aem_khttE42xKwplAbCcbgCUbQ
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), grazie ai quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato un trentennio di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.
https://youtu.be/_PZSVzEzYRQ

Unicobas Scuola 28/4/2026 RRadicale:Intervista a S.D'Errico-E.Gallori sul libro "Sindacato S:P:A."(Paper FIRST)

24/04/2026

IL FATTO QUOTIDIANO, 22.4.2026: ESTRATTO DALLA PREFAZIONE DI PETER GOMEZ a "Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (Stefano d'Errico, Paper FIRST, Roma 2026)
Su Amazon con la carta del docente:
https://www.amazon.it/gp/bestsellers/books/14197976031/ref=pd_zg_hrsr_books

Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni e sarebbe comodo poter indicare un solo colpevole. Ma la verità è che le cause sono molte, intrecciate tra loro, e tutte documentate. Le grandi imprese aumentano i profitti, ma redistribuiscono poco e male. Le prime 200 aziende italiane hanno visto crescere margini e dividendi molto più degli stipendi. Hanno spesso arricchito gli azionisti e impoverito dipendenti e collaboratori. La produttività ristagna perché gli investimenti sono bassi, soprattutto in tecnologia e capitale umano. Chi alternativamente governa preferisce ridurre le tasse sul lavoro – mettendo sempre più a rischio lo stato sociale – invece che introdurre un salario minimo legale per legge o riscoprire una politica industriale nazionale degna di questo nome. E persino un supertecnocrate come Mario Draghi, che ha guidato le istituzioni europee e italiane, alla fine lo ha ammesso: i salari sono stati tenuti bassi perché le élite pensavano di reggere in questo modo la concorrenza internazionale. Non potendo più svalutare la moneta si è scelto di svalutare il lavoro.
Tutto vero. Tutto dimostrabile. Ma in una democrazia matura, quando profitti e salari si separano per così tanto tempo, quando la produttività non cresce perché non si investe, quando la politica abdica al suo ruolo, qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Perché i salari sono scesi senza una reazione proporzionata nelle piazze e sui luoghi di lavoro?
Il libro di Stefano d’Errico serve anche per dare questa risposta.
Non a caso d’Errico parte dal passato. Dagli anni in cui l’Italia ha cambiato pelle. E con essa ha cambiato anche il ruolo dei sindacati.
Fino alla fine degli anni Ottanta i sindacati italiani erano, con le ovvie eccezioni, una forza esterna allo Stato. Potentissima, certo. Ma esterna. Il conflitto era lo strumento principale, il salario il terreno di scontro, lo sciopero un atto imprevedibile e destabilizzante.
Poi arrivano gli anni Novanta. E cambia tutto. Tra il 1992 e il 1993 l’Italia è sull’orlo del baratro: il debito si fa enorme, c’è l’attacco alla lira e l’uscita dal serpentone monetario europeo. L’inchiesta Mani Pulite spazza via i partiti della Prima Repubblica. Lo Stato e una classe politica corrotta perdono potere e credibilità. Serve qualcosa a cui aggrapparsi. Serve un altro perno di stabilità. I sindacati diventano quel perno.
Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto.
Già nel 1990 la legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali introduce preavvisi, fasce di garanzia, limiti e sanzioni. Nel 2000 la riforma rafforza ulteriormente il meccanismo. Lo sciopero viene trasformato in una sorta di procedura amministrata. Gli scioperi alla francese o alla tedesca che bloccano il Paese per giorni diventano da noi impossibili.
Anche perché i nostri lavoratori sono poveri e lo sciopero non se lo possono permettere. In Italia non esiste una vera cassa sciopero. Chi sciopera perde interamente il salario. Il sindacato non compensa. Il rischio economico, anzi la fame, è tutto sulle spalle e sulla tavola del lavoratore.
All’estero è diverso. In Germania e nei Paesi nordici i sindacati raccolgono tra i lavoratori fondi che consentono scioperi lunghi e duri. In Francia, dove la cassa sciopero è parziale, si sciopera a sorpresa e a oltranza. Il conflitto conta perché è sostenibile da chi incrocia le braccia.
In Italia no. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: scioperi frequenti ma brevi, simbolici, raramente decisivi. Eppure, come si rende conto ogni iscritto guardando la propria busta paga, i nostri sindacati non sono poveri. Perché, mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni. Il paradosso è evidente: salari fermi; sindacati economicamente solidi. Una forza grande come apparato, ma sempre più debole come leva salariale.
Attenzione però. L’autore di questa Prefazione non intende sminuire l’opera sul territorio di migliaia di sindacalisti per tentare di migliorare le condizioni dei lavoratori. Qui s’intende invece denunciare un sistema che si è creato e autoalimentato per lustri e lustri, finendo per assumere aspetti patologici.
Non per nulla, negli ultimi vent’anni il passaggio diretto dal vertice sindacale alle istituzioni è diventato strutturale e bipartisan.
Nel governo attuale siede Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl fino al 2025, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche per il Sud. Una migrazione stupefacente dal vertice sindacale all’esecutivo.
Sempre nell’area governativa, Claudio Durigon, ex dirigente Ugl, ha ricoperto ruoli di sottosegretario in più governi, occupandosi proprio di lavoro, economia e politiche sociali.
Sul fronte opposto, negli anni precedenti, il meccanismo è stato quasi identico. Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil dal 2010 al 2019, è entrata direttamente in Parlamento.
Prima di lei Guglielmo Epifani ha fatto lo stesso, dopo aver guidato la Cgil per otto anni. E ancora Cesare Damiano, proveniente dalla Fiom-Cgil, è stato ministro del Lavoro e deputato per più legislature. Sul versante Cisl, Annamaria Furlan, segretaria generale fino al 2021, è ora senatrice. Franco Marini, oggi scomparso, aveva ricoperto il suo stesso incarico negli anni Ottanta, per poi diventare ministro del Lavoro e addirittura aspirante Presidente della Repubblica. Savino Pezzotta è pure passato dal sindacato al Parlamento.
Alcuni di questi ex sindacalisti hanno storie specchiate (altri no), ma in ogni caso vederli tutti assieme nei palazzi del potere fa un brutto effetto. Dimostra che non siamo davanti a eccezioni. Ma a una filiera.
All’estero questo accade raramente. Non per superiorità morale, ma perché i sindacati non sono così integrati nel sistema pubblico e dei partiti; non hanno bilanci così dipendenti dalle scelte del legislatore, sono e restano controparte. Anche della politica. In Italia, invece, il sindacato è scuola di classe dirigente, con accesso diretto alle istituzioni.
Dagli anni Novanta in poi viviamo dentro un patto non scritto: pace sociale in cambio di ruolo istituzionale. Lo Stato riconosce centralità e risorse. I sindacati garantiscono prevedibilità e controllo del conflitto. Il salario diventa la variabile sacrificabile.
Come detto, il risultato è sotto gli occhi di tutti: sindacati forti come apparato; deboli come leva salariale. Conflitto rituale. Buste paga ferme.
La questione oggi non è se i sindacati abbiano buone intenzioni. La questione è se questo modello sia arrivato al capolinea.
Perché un sistema che combina salari bassi, assenza di cassa sciopero, integrazione con la politica e opacità contabile può reggere solo finché la società tiene. E la società italiana oggi corre il rischio di non tenere più.
Peter Gomez

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