🚪 Ascensori, aerei, aghi, animali… A volte ciò che evitiamo non è realmente pericoloso, ma il nostro cervello continua a percepirlo come tale.
Nelle fobie specifiche il problema non è soltanto l’oggetto della paura, ma soprattutto ciò che temiamo possa accadere: perdere il controllo, svenire, stare male, non riuscire a gestire l’ansia.
L’evitamento porta un sollievo immediato, ma nel lungo periodo mantiene e rafforza la paura. Ogni volta che evitiamo, infatti, il cervello riceve un messaggio implicito: “Hai fatto bene a scappare, era davvero pericoloso”.
La buona notizia è che le fobie sono disturbi altamente trattabili. Attraverso la Terapia Cognitivo Comportamentale e l’esposizione graduale è possibile imparare, passo dopo passo, che l’ansia può essere tollerata e che ciò che temiamo spesso non accade.
Affrontare la paura non significa non provarla.
Significa imparare ad attraversarla.
🎥 Dott.ssa Maria Sole Puca
Istituto Beck
Istituto A.T. Beck per la Terapia Cognitivo Comportamentale
Direttrice e fondatrice
Dottoressa Antonella Montano A.T.
Nel 2001, la stima e la fiducia accordate dal Prof. Beck - padre universalmente riconosciuto della terapia cognitiva - alla Dott.ssa Antonella Montano hanno consentito di fondare a Roma l’Istituto di terapia cognitivo-comportamentale a lui intitolato. In conformità con l’omonimo Istituto americano di Philadelphia, l’Associazione scientifico-professionale "Istituto A.T. Beck" di Roma annovera tra l
I ricordi traumatici non vengono cancellati.
L’obiettivo dell’EMDR non è dimenticare ciò che è accaduto, ma permettere al cervello di elaborare ciò che è rimasto bloccato, affinché l’esperienza perda la sua carica emotiva disturbante e possa essere integrata nella propria storia di vita.
Quando questo processo avviene, il ricordo smette di essere una ferita aperta e diventa un’esperienza che, pur rimanendo dolorosa, può essere guardata con maggiore consapevolezza, equilibrio e distanza emotiva.
L’EMDR si fonda proprio sulla capacità naturale della mente di elaborare le esperienze vissute e di trasformarle in risorse per il presente e per il futuro.
📌 Con questo reel si conclude la nostra serie dedicata al trauma e all’EMDR con la Dott.ssa Fernandez. Grazie per averci seguito in questo percorso.
Molte delle difficoltà psicologiche che sperimentiamo nel presente possono avere radici in esperienze passate che il cervello non è riuscito a elaborare pienamente.
Ansia, senso di inadeguatezza, difficoltà relazionali e altre forme di sofferenza psicologica non dipendono necessariamente da eventi estremi. Anche esperienze di svalutazione, rifiuto, umiliazione, abbandono o insicurezza possono lasciare tracce profonde e continuare a influenzare il nostro modo di vivere, pensare e relazionarci.
È proprio sul rapporto tra memoria, ricordi ed esperienze traumatiche che si fonda l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), un approccio terapeutico riconosciuto a livello internazionale per il trattamento del trauma psicologico.
📌 Questo è il secondo di tre reel dedicati al trauma e all’EMDR con la Dott.ssa Fernandez. Seguici per il prossimo approfondimento.
Alcuni ricordi sembrano svanire con il tempo. Altri, invece, continuano a riaffiorare con la stessa intensità emotiva di quando sono accaduti.
Questo accade perché la memoria non è un semplice archivio di eventi. Le esperienze che viviamo lasciano tracce emotive, cognitive e corporee che influenzano il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo.
Quando un’esperienza traumatica non viene elaborata, può continuare a rimanere attiva nel presente, generando sofferenza anche a distanza di anni.
In questo reel, la Dott.ssa Fernandez ci accompagna alla scoperta del legame tra trauma, memoria ed EMDR, un approccio terapeutico supportato dalla ricerca scientifica per l’elaborazione delle esperienze traumatiche.
📌 Questo è il primo di tre reel dedicati al trauma e all’EMDR con la Dott.ssa Fernandez. Seguici per non perdere i prossimi approfondimenti.
05/06/2026
🔒 Come si svolge davvero il lavoro dello psicologo in carcere?
L'Esperto ex art. 80 O.P. è una figura centrale nel sistema penitenziario: conduce colloqui psicologici, partecipa ai percorsi di osservazione e trattamento, redige relazioni e contribuisce alla promozione del benessere delle persone detenute.
Per chi desidera conoscere da vicino questo ambito professionale, abbiamo organizzato un workshop intensivo che integra aspetti normativi, clinici ed esperienziali.
Durante la giornata approfondiremo:
✔️ Il ruolo e le funzioni dello psicologo penitenziario
✔️ La conduzione del primo colloquio e dei colloqui successivi
✔️ La redazione della relazione di osservazione psicologica
✔️ Le principali problematiche cliniche nel contesto detentivo
✔️ Osservazione e trattamento penitenziario
✔️ Yoga, meditazione ed esercizi di respirazione come strumenti di intervento e benessere
📅 Sabato 13 giugno 2026
🕘 09:00 – 18:00
📍 In presenza presso la sede di Caserta dell'Istituto A.T. Beck
💻 Possibilità di partecipazione online
Un'occasione per acquisire strumenti concreti e conoscere da vicino una realtà professionale complessa, sfidante e ricca di opportunità di crescita umana e professionale.
📩 Per informazioni e iscrizioni: [email protected]
L’Esperto ex art. 80 O.P. nel sistema carcerario: ruolo e funzioni L’Esperto ex art. 80 O.P. nel sistema carcerario: ruolo e funzioni dello psicologo penitenziario. Tutte le info qua.
Ti è mai capitato di sentirti perso/a senza una persona accanto?
Quando il desiderio di condividere la propria vita con qualcuno si trasforma in un bisogno costante e doloroso, potremmo trovarci di fronte a una dipendenza affettiva.
Spesso queste dinamiche affondano le radici nelle nostre prime esperienze relazionali. Ferite di attaccamento, vissuti di rifiuto o di distanza emotiva possono portare a cercare, anche da adulti, relazioni che ripropongono schemi già conosciuti, anche quando ci fanno soffrire.
La buona notizia è che questi schemi possono essere compresi, elaborati e trasformati. Attraverso un percorso psicoterapeutico è possibile costruire relazioni più sane, sicure e soddisfacenti.
✨ Riconoscere il problema è il primo passo verso il cambiamento.
Ti ritrovi in queste dinamiche?
RelazioniSane Attaccamento Psicologia IstitutoBeck
Dalla formazione alla professione: le nostre e i nostri specializzandi di Roma e Caserta diventano psicoterapeuti. Competenze e sensibilità si trasformano in pratica clinica. Che la curiosità vi accompagni, aprendo nuove strade e soddisfazioni professionali 💙📜
13/05/2026
Una buona terapia inizia da una buona valutazione.
Il primo colloquio clinico non è solo “fare domande”: è il momento in cui il terapeuta costruisce una comprensione accurata della sofferenza del paziente, della sua storia e del suo funzionamento.
Nel workshop “Colloquio clinico, scheda di assessment e strumenti testologici per una diagnosi accurata” lavoreremo in modo pratico su:
• primo colloquio e raccolta anamnestica
• utilizzo della scheda di assessment
• strumenti psicodiagnostici e scoring
• stesura del report narrativo
• esercitazioni pratiche e confronto clinico
Tre giornate intensive per acquisire strumenti concreti immediatamente applicabili nella pratica clinica.
📍Online su Zoom
📅 12, 13, 14 giugno 2026
🕘 09:00 – 18:00
👩🏫 Docenti: Dott.ssa Roberta Borzì e Dott.ssa Ludovica Stella
Al termine verrà rilasciato un attestato di partecipazione inviato via e-mail.
Nella terapia cognitivo-comportamentale non lavoriamo solo con i pensieri.
Lavoriamo anche con ciò che il corpo sente, trattiene, comunica.
Durante la lezione con la dott.ssa Antonella Montano della Scuola di Specializzazione dell’Istituto Beck, gli allievi esplorano la propria baseline somatica e imparano a dare forma alle sensazioni corporee attraverso colori, parole, intensità e immagini.
Perché il corpo non è uno sfondo della sofferenza psicologica.
È parte della storia e parte della cura.
Allenare la consapevolezza interocettiva significa imparare a riconoscere ciò che accade dentro di sé prima che diventi sopraffacente, automatico o invisibile.
Portare il corpo nella terapia significa rendere l’esperienza più integrata, concreta e profondamente umana.
07/05/2026
🧠 Quando pensiamo alla memoria, immaginiamo spesso un archivio ordinato di ricordi. Nel trauma, però, le cose funzionano diversamente.
Le persone con Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) possono avere difficoltà a ricordare parti dell’evento traumatico oppure, al contrario, ritrovarsi improvvisamente invase da immagini, sensazioni fisiche ed emozioni estremamente intense.
I ricordi traumatici, infatti, non sempre vengono immagazzinati come normali ricordi autobiografici: possono rimanere frammentati, disorganizzati e riattivarsi involontariamente attraverso flashback e memorie intrusive.
⚠️ Durante un flashback la persona può percepire il trauma come se stesse accadendo di nuovo nel presente. Non si tratta semplicemente di “pensare” a ciò che è successo, ma di riviverlo attraverso il corpo, le emozioni e le sensazioni sensoriali associate all’evento.
Per questo motivo il trauma non riguarda solo il passato: può continuare a influenzare profondamente il presente, il senso di sicurezza e il funzionamento quotidiano della persona.
Comprendere questi meccanismi è fondamentale non solo in ambito clinico, ma anche per sviluppare uno sguardo più consapevole e meno giudicante verso chi ha vissuto esperienze traumatiche.
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Alterazioni della memoria nel disturbo da stress post-traumatico Alterazioni della memoria nel disturbo da stress post-traumatico. Quest'importante tema è affrontato all'interno dell'articolo.
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