25/02/2026
Oggi abbiamo completato l’inoltro dei ricorsi avverso il cosiddetto semestre filtro. È stato un lavoro immenso, rigoroso, meticoloso, portato avanti con senso di responsabilità e rispetto per ciascuno di voi. Sono state inoltrate le principali categorie, seguendo con attenzione l’ordine delle scadenze di impugnazione.
Abbiamo iniziato dai soggetti che hanno svolto la sola prima prova, da tutti coloro che hanno ricevuto tre insufficienze (c.d. lettera L), dai ricorsi individuali — non moltissimi, ma pilota e strategici — e dai ricorsi collettivi per le categorie I, H e G. Tutte le posizioni sono state suddivise per facoltà — medicina, veterinaria, odontoiatria — e ulteriormente distinte tra assegnati e non assegnati. Abbiamo cercato, nei limiti del possibile, di rendere ogni posizione il più omogenea, cercando di rispettare con scrupolo i criteri di ammissibilità.
Sono stati inoltrati anche i ricorsi collettivi per gli assegnati e per i rinunciatari in relazione alla nota e delicata vicenda dell’inserimento nella graduatoria pubblica e nazionale dell’ateneo privato con sede in Albania (solo uno e in Albania e gli altri?). Per questa tipologia di contenzioso sono stati depositati due ricorsi pilota analoghi, destinati a tracciare la strada.
Questi ricorsi non sono soli. Si affiancano al Reclamo alla CEDS, ai due ricorsi presentati al Garante per la Protezione dei Dati Personali, anche su profili di violazione della trasparenza, e al ricorso all’Autorità Antitrust avverso forme di pubblicità ingannevole poste in essere da diversi atenei privati. È una battaglia condotta su più fronti, con strumenti giuridici diversi ma con un unico obiettivo: la trasparenza e la tutela dei vostri diritti.
In quasi venti anni di professione forense ho imparato una verità semplice e profonda, la domanda di giustizia non si può fermare. Può essere ignorata, rallentata, ostacolata. Ma non si spegne. Perché nasce da qualcosa di più grande delle norme, nasce dalla dignità delle persone.
E quando i numeri diventano così importanti, non sono più solo numeri. Sono volti. Sono storie. Sono sacrifici. Sono famiglie che hanno creduto nei propri figli. Sono ragazzi che hanno studiato di notte, che hanno rinunciato a tanto, che hanno accettato la fatica perché credevano in un sogno.
Come disse Piero Calamandrei:
“La giustizia è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
Il diritto allo studio è per tutti. Non è un privilegio. Non è una concessione. È un diritto a rilevanza costituzionale. È una promessa della Repubblica. E noi abbiamo il dovere morale e civile di difenderlo.
Non possiamo accettare un sistema che prima accoglie 55.000 giovani, li illude, li investe di speranza, e poi li espelle, lasciando vuoti, lasciando ferite, lasciando sfiducia. Non possiamo accettare che i nostri ragazzi siano costretti ad allontanarsi dalle loro famiglie, dai loro affetti, dalla loro terra, non per scelta ma per necessità. Mandare i ragazzi di Torino a Sassari, quelli di Sassari a Palermo, e altri ancora fuori dai confini nazionali, significa chiedere loro di pagare un prezzo umano altissimo per inseguire un diritto che dovrebbe essere garantito.
Sia chiaro, non ho nulla contro gli atenei privati. Ma devono essere il frutto di una scelta libera e consapevole. Non la conseguenza di un’espulsione forzata.
Oggi, i nostri migliori giovani, pieni di talento e determinazione, sono costretti a lasciare il sistema pubblico italiano per trovare altrove ciò che qui è stato loro negato. E così facendo, non perdiamo solo studenti. Perdiamo futuro. Perdiamo competenze. Perdiamo speranza.
Questa battaglia non è solo giuridica. È morale. È civile. È generazionale.
È vero, i ricorrenti sono tanti. Ma questo non deve spaventare. Deve far riflettere. Perché quando tanti cittadini si rivolgono alla giustizia, non è un problema della giustizia. È il segno che la giustizia è diventata necessaria.
I nostri padri dicevano re melius perpensa, ammettere un errore è segno di maturità, di forza, non di debolezza. E oggi dobbiamo chiederci, con onestà e coraggio, siamo davvero certi che questa sia la strada giusta? Siamo davvero certi che non sia possibile qualcosa di diverso di un correttivo? Non una sanatoria, ma un vero cambio di passo, un atto di responsabilità che restituisca fiducia a una generazione che si sente tradita?
Come disse Giovanni Falcone:
“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.”
Noi non abbiamo paura. Andiamo avanti. Con determinazione e anche con rispetto di tutti.
Oggi stiamo ancora lavorando anche per le ultimissime categorie mancanti. La grande partita a scacchi è appena iniziata. La prima parola spetta al TAR del Lazio l’11 marzo. Sarà un momento importante. Non la fine, ma un passaggio fondamentale.
Qualunque cosa accada, una cosa è certa: non vi abbiamo lasciati soli. Non vi lasceremo soli.
Grazie per l’onore che ci avete dato nel rappresentarvi e nel difendervi. La vostra fiducia è la nostra responsabilità più grande.
Come disse Nelson Mandela:
“L’istruzione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.”
E noi siamo qui, insieme, per difendere il vostro diritto a usarla.
Avanti, verso il sole.