11/06/2026
Si è svolto stamattina giovedì 11 giugno, nella Hall della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, l’evento alla vigilia della Festa del Sacro Cuore 2026, dedicata al tema “Amare secondo il Cuore di Gesù Cristo sulle orme di Francesco d’Assisi e Bonaventura da Bagnoregio. Per un’economia etica, equa e solidale”.
La mattinata si è aperta con i saluti del professor Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori; della professoressa Antonella Occhino, preside della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; del professor Alessandro Sgambato, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo; e del dottor Daniele Piacentini, direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. A introdurre i lavori è stato S.E. Monsignore Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Monsignor Giuliodori ha collocato l’iniziativa nel solco spirituale e culturale dell’Ateneo, richiamando il significato profondo della denominazione Università Cattolica del Sacro Cuore. Mon. Giuliodori ha evocato anche un passaggio particolarmente significativo: l’incontro con Papa Leone, il 27 aprile, in occasione della benedizione della prima pietra del Centro Cuore. In quella circostanza, il Santo Padre aveva sottolineato la forza profetica di questa denominazione, riconoscendovi l’orizzonte originario della grande visione dei fondatori. Collocare un’istituzione accademica dentro tale prospettiva significa, infatti, darle una valenza che oltrepassa la contingenza: iscriverla nel tempo, ma anche aprirla a ciò che supera il tempo.
“Il Sacro Cuore,” ha proseguito l’assistente ecclesiastico generale,” ricorda che Gesù Cristo, Figlio di Dio, è venuto in mezzo agli uomini e ha dato la vita perché tutti potessero sperimentare la salvezza nel suo significato più profondo. Nell’esperienza umana, il cuore è l’organo che non riposa mai: mentre altri organi conoscono momenti di pausa e rigenerazione, esso si rinnova lavorando, di giorno e di notte. E il giorno in cui si ferma, ha aggiunto, significa che siamo entrati nel grande battito del cuore di Dio”.
“Da questa consapevolezza nasce l’esigenza di rimettersi continuamente in discussione, aprire nuovi orizzonti, ripensare anche ciò che si fa ogni giorno. Richiamando l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone.” Giuliodori ha sottolineato la necessità di affrontare con discernimento le questioni del nostro tempo, in particolare quelle poste dalle innovazioni tecnologiche e dall’intelligenza artificiale. Alle università, ha evidenziato, viene chiesto oggi di essere luoghi di formazione capaci di tenere insieme i saperi. In questa direzione si colloca anche il Piano strategico dell’Ateneo, che ha posto al centro la scuola dei saperi e dell’integrazione dei saperi. L’iniziativa del Sacro Cuore, in questo senso, è apparsa come una concreta esperienza di dialogo tra ambiti diversi: il sapere spirituale, la tradizione religiosa francescana, l’economia, la sanità, la medicina e la ricerca scientifica. Percorsi differenti, accomunati da un denominatore essenziale: la solidarietà”.
Mons. Giuliodori ha quindi richiamato “l’enciclica Dilexit nos, dedicata da Papa Francesco al Sacro Cuore, indicandola come una chiave di lettura fondamentale anche per comprendere il senso più ampio del magistero recente. La prospettiva da cui muovere, ha concluso, è quella di un cuore che non separa mai la verità dall’amore, la conoscenza dalla compassione, la ricerca scientifica dalla responsabilità verso l’uomo. È da qui che nasce anche il significato più profondo dell’essere università: non semplicemente produrre sapere, ma generare umanità; non soltanto formare competenze, ma custodire persone; non solo abitare il presente, ma orientarlo verso una speranza più grande”.
Il momento centrale dell’incontro è stato rappresentato dalla tavola rotonda “Economia civile e cultura della cura”, moderata dal professor Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori; padre Vincenzo Battaglia, membro dell’Ordine dei Frati Minori, professore emerito di Teologia della Pontificia Università Antonianum di Roma e già presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale; Giovanni Addolorato, professor ordinario di Medicina interna; e Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il confronto ha intrecciato prospettive diverse: la tradizione francescana, la teologia, la medicina, l’organizzazione sanitaria, l’economia civile. Al centro, una domanda decisiva: come costruire istituzioni capaci di curare senza ridurre la cura a prestazione, di amministrare senza trasformare l’economia in puro calcolo, di innovare senza smarrire il volto della persona?
Padre Battaglia ha riportato la riflessione alla sorgente evangelica e francescana del tema. Richiamando l’enciclica Dilexit nos di Papa Francesco e l’esortazione apostolica Dilexi te di Papa Leone XIV, ha evidenziato che il cuore non è un’immagine sentimentale, ma il centro personale in cui la vita dell’uomo trova unità. E l’unica realtà capace di unificare davvero tutto, in definitiva, è l’amore.
“Nella figura di Francesco d’Assisi,” ha spiegato Battaglia,” l’incontro con il lebbroso diventa il punto di svolta di una conversione che trasforma la distanza in prossimità. Francesco non osserva la sofferenza da lontano, ma si lascia cambiare dall’incontro con il povero, il malato, l’escluso. La sua non è filantropia dall’alto, ma fraternità vissuta, misericordia incarnata, capacità di riconoscere Cristo nel volto ferito dell’altro.
In questa prospettiva, il Sacro Cuore, l’esperienza di Francesco e il pensiero di Bonaventura convergono in un’unica visione: l’amore di Dio non resta astratto, ma diventa storia, relazione, responsabilità, cura. È un messaggio che parla con forza anche al nostro tempo, segnato da solitudini profonde, disuguaglianze crescenti e fatica a riconoscere l’altro come fratello”.
Nel contesto del Policlinico Gemelli, il tema dell’assistenza ha assunto un significato particolarmente concreto attraverso l’intervento del professor Addolorato. Al centro del suo racconto, l’esperienza avviata per garantire percorsi di presa in carico ai pazienti più poveri e fragili, in particolare alle persone senza fissa dimora. In un Paese democratico, ha osservato, non è accettabile che alcune categorie di cittadini restino escluse dall’accesso alle cure primarie.
Addolorato ha ricostruito la nascita di un progetto pensato per intercettare persone che, senza un accompagnamento adeguato, arrivavano spesso in ospedale solo attraverso il Pronto soccorso, in condizioni ormai compromesse. “L’intuizione era semplice e radicale: non dimettere una persona fragile lasciandola sola, ma costruire un percorso di continuità, capace di seguirla anche dopo la fase acuta”.
“Quel progetto, nato tra dubbi sulla sostenibilità e forte convinzione etica, ha dimostrato che prendersi cura prima significa curare meglio. Vuol dire evitare l’aggravamento delle condizioni cliniche, ridurre accessi impropri, contenere ricoveri ripetuti, costruire itinerari meno frammentati. Significa, soprattutto, restituire dignità a persone che troppo spesso restano invisibili. L’assistenza ai più fragili, ha concluso Addolorato, non è soltanto un dovere etico: è anche una scelta intelligente, razionale, sostenibile”.
A chiudere il quadro degli interventi della tavola rotonda, il professor Cicchetti ha ricondotto il tema alla domanda fondamentale sul fine dell’economia. Se questa disciplina è il tentativo di utilizzare nel modo migliore possibile le risorse disponibili per accrescere il benessere delle persone, allora non può essere misurata soltanto attraverso indicatori di produzione e ricchezza.
“Occorre chiedersi,” ha spiegato Cicchetti,” se un sistema economico generi qualità della vita, felicità, accesso equo alle opportunità. La questione non riguarda soltanto l’obiettivo, perché un’economia etica, equa e solidale è, almeno in linea di principio, un traguardo condivisibile. Il nodo vero è come raggiungerlo”.