30/04/2026
Grande Maestro!
L'Associazione Italiana di Psicoanalisi AIPsi/I.P.A ricorda, nell'anniversario della sua scomparsa, Andreas Giannakoulas, socio fondatore e già Presidente AIPsi.
Pubblichiamo una nota di Matteo De Simone psicoanalista didatta AIPsi/I.P.A
Andreas Giannakoulas è stato, prima di tutto, un clinico capace di pensare dove altri si fermavano a classificare. La sua creatività non era mai un ornamento teorico, ma una necessità interna al lavoro analitico: nasceva dall’urgenza di restare vicino a ciò che, nel paziente, non aveva ancora forma. In questo senso, la sua intuizione clinica aveva qualcosa di raro: non anticipava, non spiegava troppo presto, ma si disponeva ad accogliere l’informe, tollerando quella zona di incertezza in cui il pensiero rischia di non esserci ancora.
Con gli adolescenti, il suo contributo è stato decisivo. Ha saputo leggere quella stagione non come una semplice transizione evolutiva, ma come un vero campo di crisi e di creazione, dove il corpo diventa scena e linguaggio insieme. Lì dove l’agito irrompe, dove il pensiero sembra cedere, Giannakoulas non si ritraeva: entrava in quella turbolenza con una capacità rara di ascolto, cogliendo nel disordine una forma nascente. Ha insegnato a non temere l’eccesso, a non ridurre l’urgenza adolescenziale a sintomo da contenere, ma a considerarla come un tentativo — spesso drammatico — di dare forma a ciò che non è ancora pensabile.
Nel lavoro con la coppia, il suo pensiero ha aperto prospettive altrettanto feconde. La coppia non come somma di due individualità, ma come spazio psichico condiviso, attraversato da movimenti inconsci, da identificazioni reciproche, da depositi che circolano tra i partner. Un campo vivo, dove amore e distruttività, dipendenza e separazione si intrecciano continuamente. In questo senso, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di un pensiero psicoanalitico sulla coppia capace di tenere insieme complessità clinica e profondità teorica.
Il suo contributo ha inciso anche nello sviluppo del pensiero psicoanalitico italiano, in anni in cui Adriano Giannotti lo invitava a portare il suo lavoro nella neuropsichiatria infantile. Quegli incontri non furono semplici momenti formativi, ma veri spazi di trasmissione: aprirono nuove possibilità di pensiero, trasformando lo sguardo clinico su infanzia e adolescenza e lasciando un segno profondo in molti di coloro che oggi operano in questo campo.
Per anni, i suoi seminari a via dei Sabelli hanno rappresentato un riferimento vivo per giovani e psicoterapeuti esperti: appuntamenti attesi e intensamente partecipati, che Andreas Giannakoulas conduceva con generosità e passione, offrendo un luogo in cui il pensiero poteva circolare, interrogarsi e trasformarsi.
La sua funzione di maestro è stata fondamentale, fondativa. Non semplicemente quella di chi insegna, ma di chi rende possibile pensare senza imporre un pensiero. Andreas Giannakoulas non ha trasmesso solo contenuti, ma un modo di stare nella clinica: una postura interna fatta di attesa, di ascolto, di rispetto per ciò che ancora non è pensabile. La sua capacità affettiva, a volte ferma, di accogliere il pensiero dell’allievo e di stimolarlo a crescere anche in modo separato, originale e personale, è stata parte essenziale di questo insegnamento.
Per molti di noi, è stato questo passaggio a essere decisivo: non tanto cosa dire, ma come stare. Come tollerare il vuoto senza riempirlo, come non difendersi troppo presto dall’incertezza, come fidarsi — profondamente — del processo analitico.
La sua funzione di maestro è dentro di noi, ed ogni giorno la ricreiamo.
Nel modo in cui ascoltiamo, nel modo in cui attendiamo, nel modo in cui scegliamo di non sapere troppo presto.
Continua a vivere nei nostri gesti clinici, spesso silenziosi, ma profondamente orientati.
E in questo, il suo insegnamento non si è concluso: continua, ogni giorno, nel nostro lavoro.