16/06/2026
di Francesco Goccia
Alcide Ghiggia “Il Fantasma del Maracanà"
In occasione del Campionato del Mondo del 1950, Alcide Ghiggia (che qualche anno dopo diventerà un idolo della tifoseria romanista) spegne i sogni di gloria di un intero paese che si sentiva imbattibile e inarrivabile.
Il 16 luglio 1950 allo stadio Maracanà davanti a circa 200.000 spettatori, si gioca Brasile-Uruguay, ultima partita del campionato del mondo (qualche testata giornalistica riporta che è la finale ma non è così, infatti in questa manifestazione non è prevista alcuna finale; si tratta solamente dell’ultima giornata del campionato del mondo).
Il Brasile, dominatore fino a questo momento della manifestazione ha due risultati su tre per laurearsi campione del mondo, l’Uruguay infatti è distanziata di un punto nella classifica generale e proprio per questo i tifosi presenti sulle tribune, sono pronti a far festa.
La Federcalcio Brasiliana, alla faccia della scaramanzia, il giorno precedente a questa sfida regala ad ogni calciatore verde oro un orologio d’oro con la scritta “Ai Campioni del mondo”
L’Uruguay osserva in silenzio tutta questa presunzione brasiliana e non ha intenzione di fare regali a quelli che sono considerati gli avversari di sempre: il capitano Obdulio Varela quando entra in campo insieme ai compagni per il riscaldamento carica la squadra dicendo: “Non guardate gli spalti! Quelli là fuori non esistono”
L’Uruguay gioca un primo tempo davvero al limite della perfezione e non concede alcun spazio ai maestri brasiliani che devono accontentarsi di rientrare negli spogliatoi sul risultato di parità 0-0.
In realtà, come già detto in precedenza, il risultato sarebbe sufficiente per conquistare il titolo di campioni del mondo ma la storia racconta di un Brasile che non vuole mai accontentarsi e che gioca sempre per vincere.
I verde oro conoscono solo un modo di affrontare le partite, il calcio per loro è gioco, è gioia, è festa… al rientro in campo i calciatori brasiliani partono fortissimo: al 47’ Zizinho serve Ademir, cross per Friaca che calcia in diagonale, supera il portiere Máspoli e regala il vantaggio 1-0 al Brasile.
Dire che sugli spalti si scatena la festa è sbagliato perché per i brasiliani la festa è cominciata da parecchio tempo e non si è mai minimamente interrotta. Il gol però dà un ulteriore spinta e a questo punto, la Coppa del Mondo sembra definitivamente nelle loro mani.
Al 66’ però arriva la giocata che cambia tutto. Varela serve Ghiggia, il calciatore uruguaiano vede Schiaffino ben posizionato e magistralmente lo serve: il tiro dell’attaccante risulta imparabile per Moacir Barbosa e il risultato incredibilmente torna in parità 1-1.
I brasiliani non danno peso alla rete subita, si sentono superiori e padroni della partita: non fanno un passo indietro e anzi, nel continuare a spingere, lasciano pericolosamente il fianco alle ripartenze ospiti.
Al 79’ Ghiggia se ne va in azione solitaria, in area di rigore ci sono due compagni completamente liberi, Miguez e Schiaffino: il portiere brasiliano se ne accorge e fa un passo per coprire l’eventuale traversone ma proprio in questo momento la genialità di Ghiggia fa la differenza. Il campione uruguaiano finge il cross e poi invece, decide di calciare sul primo palo: Barbosa prova a recuperare la posizione, tenta la parata ma riesce solamente a toccare il pallone che termina in rete e regala il vantaggio 2-1 all’Uruguay.
E un gol tanto bello quando incredibile che fa cadere il Maracanà in un silenzio assordante.
Gli ultimi minuti sono di fuoco, il Brasile tenta in tutte le maniere di segnare il gol del pareggio ma non ci riesce e la partita finisce sul risultato di 2-1 per l’Uruguay che conquista la coppa del mondo.
Iniziano i festeggiamenti in uno stadio che resta ammutolito, le lacrime prendono il sopravvento e si vivono due momenti contrapposti: da una parte la delusione del popolo brasiliano e dall’altro la gioia sfrenata dei ragazzi uruguaiani.
Nessuno avrebbe mai immaginato un finale simile di questo mondiale e dopo la cerimonia di premiazione si scatena un finimondo. I calciatori uruguaiani vengono presi di mira e picchiati, Alcide Ghiggia torna in patria da eroe nazionale ma lo fa con le stampelle perché la violenza che si scatena in Brasile è tremenda.
La storia racconta che nel post partita tra i tifosi brasiliani ci sono 34 suicidi e ben 56 colpiti da infarto che fortunatamente si sono salvati.
Il portiere Barbosa è preso di mira per il suo “errore” che è costato la Coppa del Mondo e viene insultato da un intero paese.
Nessuno gli perdona le reti subite e addirittura, quando nel 1993 a distanza di più di quaranta anni va in ritiro per salutare i calciatori brasiliani, viene allontanato con una ignobile frase “lei non può entrare perché è il signore che ha fatto piangere tutto il Brasile”
Al contrario Alcide Ghiggia, oriundo italiano proprio come Schiaffino, diventa in patria un eroe nazionale: quando va in Brasile, spesso lo fa in incognito perché quando lo riconoscono, piovono insulti.
Il “Fantasma del Maracanà” nell’estate del 1953 diventa un calciatore della Roma.
Il Presidente Renato Sacerdoti annuncia il suo acquisto durante un’assemblea dei soci pronunciando testuali parole: “Uno dei più grandi giocatori del mondo vestirà la maglia della Roma e si chiama Alcide come il nostro Presidente del Consiglio!”
Il 3 giugno sbarca a Roma accolto come da tradizione, per l’arrivo dei calciatori provenienti da altri continenti, dal Presidente e dal Capitano Arcadio Venturi.
Il giorno dopo in uno stadio gremito da 60.000 persone fa il suo esordio in occasione dell’amichevole vinta 4-2 contro il Charlton. I sostenitori giallorossi lo soprannominano “Chico” e si innamorano del suo modo di giocare; è curioso il fatto che lui amasse di più la giocata e l’assist ai compagni, rispetto alla gioia di andare a segno.
In occasione di una partita amichevole contro una squadra dilettantistica allo stadio Flaminio il direttore di gara assegna un calcio di rigore a favore della Roma.
Ghiggia che di solito non calcia mai i rigori, stranamente prende il pallone e si avvicina al dischetto… al momento del fischio dell’arbitro, prende la rincorsa ma invece di ti**re, passa il pallone a Nyers che arriva da dietro e segna. Non si era mai visto, almeno in Italia niente di simile…
Sempre durante un’amichevole e sempre allo stadio Flaminio, succede un’altra cosa decisamente inusuale; dagli spalti, qualcuno lancia verso il campo una mela, quando Alcide si avvicina e vede il frutto a terra, decide di raccoglierlo e inizia a mangiarlo mentre in campo si sta regolarmente giocando la partita. Il tutto, tra le risate della gente presente.
Ghiggia è un calciatore che predilige il dribbling e spesso i suoi avversari sono costretti a fermarlo con le cattive: chi ha avuto il privilegio di vederlo giocare, ci racconta che se nei minuti iniziali di una partita subiva un brutto fallo, lui smetteva di giocare per la squadra e iniziava una sua battaglia personale contro l’avversario di turno con il chiaro obiettivo di irriderlo e ridicolizzarlo… Alcide era
talmente bravo e superiore, che ogni volta che questo accadeva riusciva nel suo intento!
Una curiosità, ogni volta che scende in campo con la nostra maglia porta con sé all’interno del calzino, una foto di mamma Gregoria
È un oriundo e come tale, Alcide Ghiggia può vestire anche la maglia della nostra nazionale: prende così parte alle partite di qualificazione per il Campionato del Mondo del 1958.
L’Italia è inserita in un raggruppamento con Irlanda e Portogallo: il 25 aprile gli azzurri vincono in casa 1-0 contro l’Irlanda ma poi, vengono seccamente sconfitti in Portogallo 3-0. Per rientrare in corsa e poter sperare, c’è bisogno di un miracolo che puntualmente avviene nella gara di ritorno sempre contro i lusitani, finisce con l’identico punteggio di 3-0 e adesso, per qualificarsi serve un successo il 4 dicembre 1957 in terra d’Irlanda.
Succede un fatto strano, infatti l’arbitro designato, Mitcheil non si presenta e la partita viene rinviata: si gioca comunque un’amichevole che termina 2-2 con reti di Montuori e proprio del “nostro” Ghiggia.
Si rigioca il 15 gennaio 1958 ma purtroppo la nostra nazionale perde 2-1 e viene eliminata. In occasione di questa partita in attacco l’Italia schiera quattro oriundi su cinque (Da Costa e Ghiggia della Roma, Montuori della Fiorentina, Schiaffino del Milan e Pivatelli, unico italiano del Bologna).
Ultima chicca simpatica, accade in una partita in cui Ghiggia veste la maglia della Roma ed è relativa alla partita di campionato tra la Roma e la Triestina che si gioca allo stadio Olimpico il 17 marzo 1957.
Nella Roma gioca Da Costa che insieme a Ghiggia forma una delle coppie più forti dell’intero campionato. Il mister della Triestina Pasinati, catechizza il giovane Clementi e gli chiede di marcare stretto Da Costa e non lasciarlo mai solo, anche a pallone lontano. Il ragazzo prende alla lettera questa richiesta e dal primo minuto segue in tutte le zone del campo il forte calciatore giallorosso.
A un certo punto, succede che dagli spalti viene lanciato un foglio di giornale, Dino Da Costa si ferma, lo raccoglie e si siede a terra per leggerlo; il difensore della Triestina si ferma e si mette vicino al campione romanista. è una scena surreale ma davvero molto simpatica che ci fa capire, come andrebbe vissuto il “gioco” del calcio.
Alcide Ghiggia con la maglia della Roma gioca 212 partite, segna 19 gol e vince la Coppa delle Fiere: nel 2014 entra con pieno merito e diritto nella Hall Of Fame del club giallorosso. Ci lascia l’estate successiva il 16 luglio 2015.