Regine ed Eroine d'Africa(c)

Regine ed Eroine d'Africa(c)

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http://www.solidaritenordsud.net

Con questa pagina inauguriamo un progetto in partnariato con il gruppo "Reines et heroines d'Afrique" che trovate qui su FB o al sito http://reinesheroinesdafrique.doomby.com/ che si basa tra l'altro sugli studi della storica Sylvia Serbin e sul suo libro sull'argomento. Per quanto ci riguarda intendiamo parlare ed informare sulla vera storia africana "prima di noi" attraverso le figure femminili

24/03/2025

Venerdì 11 Aprile alla 18.00 manderemo in onda l'intervista che abbiamo realizzato con Hᴇɪᴅᴇ Gᴏᴇᴛᴛɴᴇʀ-Aʙᴇɴᴅʀᴏᴛʜ, fondatrice dell’International Academy Hagia (www.hagia.de) per gli 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚𝐫𝐜𝐚𝐥𝐞.

È riconosciuta come la fondatrice degli Studi matriarcali moderni, un nuovo campo epistemologico per la definizione strutturale della forma sociale matriarcale. È stata eletta tra le mille Donne di pace del mondo e candidata per ben due volte al Premio Nobel per la Pace.
Noi le abbiamo posto 10 domande sul suo testo:
𝑳𝑬 𝑺𝑶𝑪𝑰𝑬𝑻𝑨' 𝑴𝑨𝑻𝑹𝑰𝑨𝑹𝑪𝑨𝑳𝑰 𝑫𝑬𝑳 𝑷𝑨𝑺𝑺𝑨𝑻𝑶 𝑬 𝑳𝑨 𝑵𝑨𝑺𝑪𝑰𝑻𝑨 𝑫𝑬𝑰 𝑷𝑨𝑻𝑹𝑰𝑨𝑹𝑪𝑨𝑻𝑰

Per partecipare scrivete a [email protected]

👉APPUNTAMENTO ZOOM👈🏻

19/02/2025

NO! Questo non fu un GENOCIDIO! E neppure un MASSACRO OH!
Questo fu necessario per difendersi dai TERRORISTI che è inutile spiegare chi erano non?! 🤬🤔🙄🤬
( OGNI RIFERIMENTO NON È CASUALE! ANZI mi riferisco proprio o anche va! All’ Africa ..)

19 FEBBRAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA PER
LʼETIOPIA

Il 19 febbraio lʼEtiopia ricorda il Semaʼetat Qen (Giorno
dei martiri o Giorno della memoria)
Nelle giornate del 19 - 20 - 21 febbraio 30.000
ribelli/cittadini etiopi vennero massacrati dallʼItalia
colonialista.
Non è stato lʼunico massacro perpetrato dal colonialismo italiano ma sicuramente uno dei più efferati.
Protagonista del colonialismo italiano il “viceré”

Rodolfo Graziani (quello a cui abbiamo di recente
ritenuto di dedicare persino un Mausoleo in.....in onore.....!!).

Questo massacro fu infatti una rappresaglia per il
fallito tentativo di attentare alla sua vita.
La caccia allʼindigeno non risparmiò lungo le strade di
Addis Abeba nessuno, nè donne nè bambini.

LʼEtiopia dopo la guerra chiese ed ottenne dallʼONU di
inserire Graziani fra i criminali di guerra in quanto
responsabile dei bombardamenti indiscriminati (su
ospedali della Croce Rossa etc...) e per lʼuso di gas
tossici micidiali.
Ma questo non produsse nulla: nè un processo nè e tantomeno il riconoscimento e risarcimento di quanto subito.
Riporto il telegramma di Mussolini a Graziani dellʼ8
luglio 1936 “Autorizzo ancora una volta Vostra Eccellenza ad iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici. Senza la legge del taglione al decuplo non si sana la piaga in tempo utile”
Graziani ben eseguì con le micidiali nuvole di “fumo”
inviate con sorvoli continui sulle città e villaggi
dellʼEtiopia “bel suol dʼamore”....

La Comunità etiope attende ancora Giustizia.

Qui il Comunicato ed Appello diffuso l'anno scorso per queste giornate che la Comunità ricorda ma che come sempre la stampa ufficiale e tutti coloro che si occupano di diritti umani......stranamente non ne sono venuti a
conoscenza......(nessuno li aveva informati! Lo
abbiamo sentito anche di recente!!....)

"La data del 19 febbraio, rappresenta per il popolo
etiopico il “Giorno della Memoria” in cui sono state
commesse atrocità terribili durante il periodo
dellʼaggressione e dellʼoccupazione da parte dellʼItalia
fascista (1935-1941). Questa giornata è stata assunta
a simbolo di tutti quegli anni in cui gli etiopi hanno
dovuto subire sofferenze, sacrifici e lutti
indimenticabili. Gli accadimenti di quel giorno e di
quelli immediatamente successivi riguardano in
particolare la spietata e diabolica rappresaglia
scatenata dai fascisti per vendetta, in seguito ad un
attentato, compiuto dai patrioti etiopi, contro il viceré
Rodolfo Graziani ed altri gerarchi del suo seguito ed
avvenuto nella capitale Addis Abeba occupata e
martoriata. Il 19–20 e 21 febbraio 1937 sono stati
massacrati senza pietà alcuna più di 30.000 cittadini
etiopi, quasi tutti civili, anziani, donne, bambini e
mendicanti. Alcuni di loro furono addirittura bruciati
vivi nelle proprie case, i tradizionali “tucul” di fango,
legno e paglia, dove cercavano rifugio nascondendosi
dai scatenati criminali militari e civili italiani che
risiedevano nella capitale. Oltre ad essere ricordata nel
nostro Paese, lʼEtiopia, la ricorrenza è celebrata nelle
maggiori città del mondo dove sono presenti e vivono
numerosi cittadini della diaspora etiopica. Questʼanno
la ricorrenza è particolarmente sentita, in particolare a
dimostrazione della più assoluta condanna da parte
delle comunità etiopiche, a causa dellʼedificazione ad
Affile, un paesino situato sullʼaltipiano di Arcinazzo, a
60 km circa da Roma, di un monumento in onore di
colui che è definito il “macellaio dʼEtiopia” e cioè
proprio il generale Graziani, riconosciuto anche dalle
Nazioni Unite come criminale di guerra e responsabile,
al pari di Mussolini e ad altri gerarchi ed ufficiali
fascisti. Fra gli altri atroci e numerosi crimini ordinati
dal Graziani, ricordiamo lʼassassinio di più di 1.200
monaci e chierici cristiani, alcuni di questi giovani
orfanelli, della più importante città conventuale
dellʼEtiopia, Debra Libanos, distante circa 100km da
Addis Abeba. Vi invitiamo a partecipare ed a
promuovere questa iniziativa, per dimostrare come gli
onesti e democratici cittadini italiani non tollereranno
mai che vengano onorati i criminali ed offese più di un
milione di vittime, come i martiri e resistenti patrioti
Etiopi"

Ho fatto un post sul massacro di Debra Libanos e le imprese di Graziani ma non riesco a pubblicarlo! Assurdo ...con l'immagine del massacro.
Io insisto ...per favore ditemi se lo vedete! Grazie!

Qui metto questa immagine forse saranno più benevoli! E' davvero un mondo di pazzi!

Rosalba Calabretta

19 FEBBRAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA PER
LʼETIOPIA

Il 19 febbraio lʼEtiopia ricorda il Semaʼetat Qen (Giorno
dei martiri o Giorno della memoria)
Nelle giornate del 19 - 20 - 21 febbraio 30.000
ribelli/cittadini etiopi vennero massacrati dallʼItalia
colonialista.
Non è stato lʼunico massacro perpetrato dal colonialismo italiano ma sicuramente uno dei più efferati.
Protagonista del colonialismo italiano il “viceré”

Rodolfo Graziani (quello a cui abbiamo di recente
ritenuto di dedicare persino un Mausoleo in.....in onore.....!!).

Questo massacro fu infatti una rappresaglia per il
fallito tentativo di attentare alla sua vita.
La caccia allʼindigeno non risparmiò lungo le strade di
Addis Abeba nessuno, nè donne nè bambini.

LʼEtiopia dopo la guerra chiese ed ottenne dallʼONU di
inserire Graziani fra i criminali di guerra in quanto
responsabile dei bombardamenti indiscriminati (su
ospedali della Croce Rossa etc...) e per lʼuso di gas
tossici micidiali.
Ma questo non produsse nulla: nè un processo nè e tantomeno il riconoscimento e risarcimento di quanto subito.
Riporto il telegramma di Mussolini a Graziani dellʼ8
luglio 1936 “Autorizzo ancora una volta Vostra Eccellenza ad iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici. Senza la legge del taglione al decuplo non si sana la piaga in tempo utile”
Graziani ben eseguì con le micidiali nuvole di “fumo”
inviate con sorvoli continui sulle città e villaggi
dellʼEtiopia “bel suol dʼamore”....

La Comunità etiope attende ancora Giustizia.

Qui il Comunicato ed Appello diffuso l'anno scorso per queste giornate che la Comunità ricorda ma che come sempre la stampa ufficiale e tutti coloro che si occupano di diritti umani......stranamente non ne sono venuti a
conoscenza......(nessuno li aveva informati! Lo
abbiamo sentito anche di recente!!....)

"La data del 19 febbraio, rappresenta per il popolo
etiopico il “Giorno della Memoria” in cui sono state
commesse atrocità terribili durante il periodo
dellʼaggressione e dellʼoccupazione da parte dellʼItalia
fascista (1935-1941). Questa giornata è stata assunta
a simbolo di tutti quegli anni in cui gli etiopi hanno
dovuto subire sofferenze, sacrifici e lutti
indimenticabili. Gli accadimenti di quel giorno e di
quelli immediatamente successivi riguardano in
particolare la spietata e diabolica rappresaglia
scatenata dai fascisti per vendetta, in seguito ad un
attentato, compiuto dai patrioti etiopi, contro il viceré
Rodolfo Graziani ed altri gerarchi del suo seguito ed
avvenuto nella capitale Addis Abeba occupata e
martoriata. Il 19–20 e 21 febbraio 1937 sono stati
massacrati senza pietà alcuna più di 30.000 cittadini
etiopi, quasi tutti civili, anziani, donne, bambini e
mendicanti. Alcuni di loro furono addirittura bruciati
vivi nelle proprie case, i tradizionali “tucul” di fango,
legno e paglia, dove cercavano rifugio nascondendosi
dai scatenati criminali militari e civili italiani che
risiedevano nella capitale. Oltre ad essere ricordata nel
nostro Paese, lʼEtiopia, la ricorrenza è celebrata nelle
maggiori città del mondo dove sono presenti e vivono
numerosi cittadini della diaspora etiopica. Questʼanno
la ricorrenza è particolarmente sentita, in particolare a
dimostrazione della più assoluta condanna da parte
delle comunità etiopiche, a causa dellʼedificazione ad
Affile, un paesino situato sullʼaltipiano di Arcinazzo, a
60 km circa da Roma, di un monumento in onore di
colui che è definito il “macellaio dʼEtiopia” e cioè
proprio il generale Graziani, riconosciuto anche dalle
Nazioni Unite come criminale di guerra e responsabile,
al pari di Mussolini e ad altri gerarchi ed ufficiali
fascisti. Fra gli altri atroci e numerosi crimini ordinati
dal Graziani, ricordiamo lʼassassinio di più di 1.200
monaci e chierici cristiani, alcuni di questi giovani
orfanelli, della più importante città conventuale
dellʼEtiopia, Debra Libanos, distante circa 100km da
Addis Abeba. Vi invitiamo a partecipare ed a
promuovere questa iniziativa, per dimostrare come gli
onesti e democratici cittadini italiani non tollereranno
mai che vengano onorati i criminali ed offese più di un
milione di vittime, come i martiri e resistenti patrioti
Etiopi"

Ho fatto un post sul massacro di Debra Libanos e le imprese di Graziani ma non riesco a pubblicarlo! Assurdo ...con l'immagine del massacro.
Io insisto ...per favore ditemi se lo vedete! Grazie!

Qui metto questa immagine forse saranno più benevoli! E' davvero un mondo di pazzi!

03/02/2025

On l’appelait Askia Vincent Sigué, l’ ex-ange gardien de Thomas Sankara

Selon les historiens de la révolution burkinabè, l’élément déclencheur des événements du 15 octobre 1987 ont un seul nom : Askia Vincent Sigué. L’homme à qui devait revenir la sécurité personnelle du Président Thomas Sankara. Ceci, au terme d’une réorganisation devenue nécessaire à la suite de divergences profondes intervenues dans la conduite du magistère politique de l’époque. Mais qui était cet homme que l’on disait tant redouté ? "Le mercenaire Vincent Sigué." Telle est la terminologie utilisée dans le discours officiel après le 15 octobre 1987, pour désigner celui qui, jusqu’au bout, aura fait figure d’ange gardien pour le compte de son "idole".
A en croire certaines sources, il s’en serait voulu de n’avoir pas été présent ce jour-là. Si tel avait été le cas, aurait-il pu, à lui tout seul, changer quelque chose dans le cours des événements?
Une chose est certaine, l’homme faisait peur. Il inspirait surtout la crainte à ceux-là qui s’inquiétaient de sa trop grande proximité avec Thomas Sankara, le président du Faso. Sans doute était-ce à cause justement, de ce qu’ils préparaient depuis longtemps, et dont la présence de ce "chien de garde", extrêmement méfiant et suffisamment dissuasif, gênait constamment la mise en oeuvre. Pas un pas sans son maître. Ainsi était-il de celui-là que nous désignerons tout le long de ce dossier, par les initiales de "AVS".
De fait, le jeune homme que le Premier ministre d’alors Thomas Sankara accepte enfin de recevoir en cette année 1983, a un curriculum vitae bien rempli et une réputation toute faite : Solide gaillard au corps balafré par les nombreuses bagarres de rues collectionnées ça et là, il affectionne la compagnie des armes à feu, et n’hésite pas à jouer sur les effets d’intimidation : grenades par-ci, pistolets par-là, couteau de l’autre… En un mot, la mise en scène est impeccable. Surtout pour un soldat qui, disait-on, affectionnait aller au combat.
De toutes les manières, il était bien disposé à faire le pied de grue, et à attendre son heure. Quitte à entrer dans de plein pied dans son sacerdoce, avant d’en avoir été investi. Sur-le-champ, le capitaine Premier ministre se prend d’admiration pour son interlocuteur, et décide de l’inclure intuitu personae dans l’équipe de sa sécurité rapprochée. Cette dernière, c’est une évidence jusque-là, est encore trop dépendante des para commandos de Pô, lesquels sont placés sous l’autorité directe d’un autre capitaine : Blaise Compaoré.
Pour "AVS", commence alors une nouvelle vie. Après ses démêlés avec la justice hexagonale, il a l’occasion, chez lui au Burkina Faso, de défendre la cause de Thomas Sankara, et de garantir la réputation qui est la sienne : celle d’un baroudeur physiquement et mentalement apte. Sans coup férir, la jeune recrue multiplie les effets visuels. Au point de s’entourer constamment de mystères. Son nouveau statut lui sera bénéfique à la suite d’interpellation dont il sera l’objet de la part de la police française, alors qu’il est de passage aux pieds de la Tour Eiffel.
Interpellé, il est aussitôt relâché. "Immunité diplomatique" oblige ! Pour l’homme à la barbichette, la consécration est totale, car il a la confiance de son patron, et ne se prive pas d’en profiter comme il se doit. Par contre, sa compagnie n’enthousiasme guère dans certains cercles, où l’on voit d’un mauvais oeil, l’irruption sur la scène, d’un homme considéré à tort ou à raison comme un "intrus" et un "voyou". Pour ces derniers, l’objectif est donc clair : limiter au maximum son influence et sa progression dans l’organigramme politico-sécuritaire, à défaut de ne pouvoir la réduire complètement. Face à la volonté manifeste de l’écarter, "AVS" trouve un soutien de poids en la personne du président himself, et de quelques proches, résolus et déterminés à ne pas lâcher le morceau. Sans doute, ces derniers ont-ils compris que dans ces attitudes de mauvais garçon ouvertement revendiquées par Sigué, il y avait de la sincérité, et un vrai attachement…
La pomme de discorde La "Force d’intervention du ministère de l’Administration territoriale", en abrégé, (FIMATS ). Voilà la pomme de discorde entre les anciens compagnons de la révolution du 4 août 1983. Il s’agissait selon toute vraisemblance, d’une unité spéciale, qui devait relever de la tutelle du ministère de l’Intérieur. Ou plus exactement, du ministère de l’Administration territoriale, dirigé à l’époque par Ernest Nongma Ouédraogo, aujourd’hui opposant farouche au régime de Ouagadougou. Dans ses attributions, la Fimats devrait assurer la police de la révolution, en mettant un point d’honneur à lui garantir une marche aussi radieuse que possible. Elle avait également inscrit sur sa feuille de route, la responsabilité de la sécurité des hautes personnalités de l’Etat : un vaste programme en perspective!
Initialement, cette force devait compter quelques centaines de soldats soigneusement triés sur le volet, et équipés en conséquence. Bien que l’effectivité de cette force tarda à se dessiner sur le papier, en raison de difficultés évidentes, ses contours physiques avaient déjà pris forme, dans le Burkina profond. Comme on le voit donc, le Président était bien décidé à passer outre les réticences émises, pour mieux asseoir son projet. Et de toutes les manières, sauf à avoir un agenda caché, la nouvelle "Fimats" n’avait pas à susciter tant de polémiques. En fait, l’enjeu est tout autre : la mise sur pied de cette véritable armée dans l’armée constituerait un solide bouclier pour le président, qui se verrait ainsi débarrasser d’une contradiction : celle qui consistait à remettre les clés de sa propre sécurité entre les mains de "camarades" qui prenaient de jour en jour, des airs de potentiels rivaux.
En cette année 1987 en effet, les contradictions internes se font jour à l’intérieur du Conseil national de la révolution (CNR). Celles-ci sont étalées sur la place publique, avec des jets de tracts, particulièrement féroces. En peu de temps l’atmosphère politique est polluée, tandis que les positions se crispent. Plusieurs leaders de la révolution, et non des moindres alimentent le foyer, en divulguant des informations officiellement tenues secrètes. Ce qui en rajoute à la nervosité déjà palpable, à travers les rumeurs savamment distillées pour les besoins de l’intox. Naturellement, tout ceci fait désordre, surtout qu’à la contestation, se mêlent désormais de graves problèmes de discipline.
Cahin-caha, le navire révolutionnaire prend l’eau de toutes parts. L’on susurre même que le Président serait en danger. Contre qui? Violente question à laquelle le concerné refuse de répondre. Se contentant de colmater les brèches. Alors que dans le camp d’en face, le scénario est déjà au point, et n’attend plus que le feu vert de son géniteur pour être mis en route.
L’idée de cette Fimats est soufflée au président par ses proches. Ces derniers sont convaincus qu’il faut donner des signaux forts au niveau de la direction. De guerre lasse, Thomas Sankara finit par s’y résoudre. C’est à croire que lui-même avait senti le vent souffler.
"AVS" lui n’en demandait pas tant. Mais qu’allait-il apprendre au juste aux soldats d’une armée nationale, lui dont on dit qu’il n’avait jamais été enrôlé? Bien malin qui saurait y répondre…Dans la soirée du 15 octobre, après la tuerie du conseil de l’Entente, la chasse aux sorcières est lancée. Elle a pour but de dénicher et de "neutraliser" les collaborateurs du capitaine Sankara.
Dans ce contexte, Askia Vincent Sigué est une cible privilégiée. Activement recherché par des gens, qui à l’évidence, n’ont pas l’intention de l’arrêter, encore moins de discuter avec lui, il est dénoncé puis froidement abattu alors qu’il tentait de gagner le Ghana voisin.
H. L.
Source : Libérateur N°39 du 5 au 19 septembre 2007
www.Thomasankara.net

29/01/2025

LA PAIX S’ÉLOIGNE TOUJOURS PLUS TOUT LE MONDE VEUT LA GUERRE🤔

Patrick Ko’ - Le Sud a perdu le Nord (extrait de la comédie musicale "Houphouët") clip officiel 21/12/2024

Serge Bilé e tra l’altro uno storico di cui noi abbiamo parlato spesso nella nostra pagina .. Fu il primo e forse unico a fare ricerca sui neri, africani nei campi nazisti e ne pubblico i risultati in un testo che resta sicuramente une pietra miliare ma ancora da molti sconosciuta e/o disconosciuta e che invece a mio avviso ci aiuterebbe anche a capire meglio il razzismo e tutte le sue forme »moderne » vedi sionismo .. nazismo etc per non parlare del manifesto della razza e del nostro Fascismo …

Patrick Ko’ - Le Sud a perdu le Nord (extrait de la comédie musicale "Houphouët") clip officiel Patrick Ko’ : Le Sud a perdu le Nord (extrait de la comédie musicale "Houphouët") 2023 est diponible ici : https://bfan.link/le-sud-a-perdu-le-nordA/C: Serge...

18/11/2024

I Berberi, popolo autoctono del Africa del Nord, tra Mediterraneo, Tassili e Nilo..
E anche i proto-berberi …
Chi volesse saperne di più ( oltre a comprare il libro…) può comunque trovare tanti post in questa pagina in cui abbiamo parlato di proto-berberi ( GARAMANTI …) e Berberi ( dalle pitture rupestri alle sepolture trovate peraltro dall’italiano Mori, dall’Egitto fino ai Regni berberi etc ..)
Occupandoci del Mali e dei paesi del Sahel .. sappiamo quanto importante sia capire la vera storia di questo popolo .. spesso mistificata .. ma sappiamo anche quanto ( come quasi sempre accade) le divisioni ( basate su elementi quali coloré della pelle, religione, etc ) creano conflitto e strumentalizzazioni a disfavore dei popoli stessi …

"les premiers Berbères": Enrichissante oeuvre de Malika Hachid.

Cet ouvrage de Malika Hachid, qui a obtenu le prix de la Fondation Asselah, consacre 20 années de recherches, d'études et de comparaisons.

Vingt années de recherches, d'études et de comparaisons, dans le Sahara, le Tassili, la Vallée du Nil, ont donné naissance aux Pierres écrites de l'Atlas — écrites en deux volumes —, le Tassili des Ijjer, aux sources de l'Afrique, 50 siècles avant les pyramides, enfin les Premiers berbères ...

A travers cet ouvrage, l'auteur esquisse les grandes lignes d'une théorie synthétique des origines des berbères " depuis leur apparition dans les derniers millénaires de la préhistoire jusqu'à la veille de l'islam en passant par l'Antiquité ".

" Il y a 11 000 ans, les premiers berbères ..., c'est aussi le concours de 3 disciplines scientifiques, à savoir la linguistique historique, l'archéologie et la paléontologie humaine, pour interroger le sable du désert, les pierres, les légendes. L'auteur s'attarde tour à tour, sur l'art rupestre des premiers berbères, leurs monuments funéraires, les chroniques de l'Egypte prédynastique et pharaonique, celles des auteurs gréco-latins, enfin des référants historiques du Proche-Orient, du monde égéen et des empires carthaginois et romains. En clair, c'est tout le cheminement historique de ce peuple que l'auteur essaye de retracer Protoberbères de la préhistoire.

Paléoberbères de l'Antiquité. Libyens et Garamantes des auteurs antiques, Sanhadjs du Moyen-âge, enfin Touaregs ou Imazighen des temps modernes. Avec un intérêt particulier cependant, pour leur organisation sociale, leurs cultures, leurs religions, leurs rapports intergroupes, qu'ils soient Blancs; Noirs ou Métis, ou enfin Méchtoïdes ou Protoméditerranéens. C'est que l'Afrique du Nord a toujours été une terre multi-culturelle, souligne Malika Hachid, riche de sa diversité ethnique, de ses langues et de ses religions. Cependant, ajoute-t-elle, " il n'y a aucun doute que l'origine des premiers berbères, de leur culture, de leur identité est assurément autochtone ". L'auteur insiste là-dessus : " Les Berbères sont de pure souche africaine ", sans ne rien renier du caractère " mixte " de cette dernière.

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