23/02/2025
Busti.
Adolfo Wildt: Il maestro Arturo Toscanini. Scultura in marmo del 1924, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Una copia molto simile si trova al Teatro della Scala, a Milano.
La fama di Wildt, raggiunta con le sue opere già dal 1890-92, ha pagato il prezzo dell'adesione al fascismo (come accadde anche ad altri artisti italiani dell'epoca, oggi rivalutati) e che le sue sculture fossero molto apprezzate fin dall'inizio in Germania, ma dagli anni '80 molti critici d'arte stanno riscoprendo le sue opere in bronzo e marmo, definendolo anche come l'ultimo dei Simbolisti.
Partendo dal sottofondo romantico del tardo Ottocento, Wildt si dedicò all'arte di una scultura fortemente influenzata dalla Secessione e dall'Art Nouveau, caratterizzata da complessi simbolismi e da una definizione quasi gotica delle sue forme.
L'estrema levigatezza delle superfici marmoree conferisce ai suoi busti una purezza assoluta ed un'integrità plastica che ha sempre cercato di conciliare con il sentimento drammatico di un'intensità quasi parossistica: per questo, Wildt sta alle soglie dell'Espressionismo che si dimostra soprattutto nell'espressione dolente e sconvolta del suo Autoritratto del 1909.
Prolifico e molto amato da D'annunzio, insegnò anche all'Accademia di Brera dal '26, e tra i suoi allievi ebbe Lucio Fontana.
Adolfo Wildt (Milano, 1º marzo 1868 – Milano, 12 marzo 1931) è stato uno scultore, disegnatore e medaglista italiano, membro dell'Accademia d'Italia dal marzo 1929.
Molto nota al pubblico è la scultura del 1893-94 "Vedova" o Atte, esposta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, per la quale si pensa abbia posato la giovane moglie e che si trova già condivisa poco tempo fa su questo album.
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