CIRAI-Centro Italiano di Ricerca Affari Internazionali

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Il CIRAI si propone come foro di discussione sugli affari internazionali, promuovendone l'attività di ricerca e la sua diffusione.

23/09/2022

Discorso di Vladimir Putin del 21.09.22 (traduzione di Andrea Natalini)
Amici,
l’oggetto di questo discorso è la situazione nel Donbas e lo sviluppo dell’operazione militare speciale per liberarlo dal regime neonazista che ha preso il potere in Ucraina nel 2014 a seguito in un colpo di stato armato.
Oggi mi rivolgo a voi – cittadini del nostro Paese, di differenti generazioni, età ed etnie, il popolo della nostra grande madrepatria, tutti coloro che sono uniti dalla grande Russia storica, soldati, ufficiali e volontari che stanno combattendo al fronte facendo il loro dovere di combattenti, i nostri fratelli e sorelle nelle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia e altre aree che sono state liberate dal regime neonazista.
La questione riguarda le misure imperative necessarie a proteggere la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Russia e a supportare il desiderio e la volontà dei nostri compatrioti di scegliere il loro futuro in modo indipendente, e la politica aggressiva di alcune élite occidentali che stanno facendo di tutto per preservare il loro dominio, e con questo obiettivo ben presente stanno cercando di bloccare e sopprimere ogni centro di sviluppo sovrano e indipendente al fine di imporre aggressivamente la loro volontà e i loro pseudo-valori a altri Paesi e nazioni. Lo scopo di quella parte dell’Occidente è di indebolire, dividere e infine distruggere il nostro Paese.
Loro stanno dicendo apertamente ora che nel 1991 sono riusciti a dividere l’Unione Sovietica e che è arrivato il momento di fare lo stesso con la Russia, che deve essere divisa in numerose regioni in lotta fra loro.
Hanno preparato i loro piani molto tempo fa. Hanno sostenuto gruppi di terroristi internazionali nel Caucaso e spostato l’infrastruttura offensiva della NATO vicino ai nostri confini. Hanno usato la russofobia indiscriminata come un’arma e coltivato l’odio verso la Russia per decenni, specialmente in Ucraina, che è stata progettata per diventare una testa di ponte anti-Russia.
Hanno trasformato il popolo ucraino in carne da cannone e lo hanno spinto in una guerra con la Russia, che hanno iniziato nel 2014. Hanno usato l’esercito contro i civili e organizzato un genocidio, usando sanzioni e terrore contro coloro che si sono rifiutati di riconoscere il governo che era stato creato in Ucraina a seguito del colpo di stato.
Dopo che il regime di Kiev ha rifiutato pubblicamente di risolvere la questione del Donbas in maniera pacifica e si spinto ad annunciare le sue ambizioni di possedere armi nucleari, è diventato chiaro che una nuova offensiva nel Donbas – dopo che ce n’erano già state due – era inevitabile, e che sarebbe stata inevitabilmente seguita da un attacco alla Crimea russa, e cioè alla Russia stessa. A seguito di ciò la decisione di iniziare un’operazione militare preventiva era necessaria e rappresentava l’unica opzione. Lo scopo principale di questa operazione, che è quello di liberare l’intero Donbas, rimane invariato. La Repubblica Popolare di Luhansk è stata liberata quasi completamente dai neonazisti. I combattimenti nella Repubblica Popolare di Donetsk continuano. Nel corso degli otto anni precedenti il regime di occupazione di Kiev ha creato una linea stratificata di difese permanenti. Un attacco frontale contro di essa avrebbe causato pesanti perdite, per cui le nostre unità e quelle delle repubbliche del Donbas stanno agendo in maniera competente e sistematica, usando equipaggiamenti militari e salvando vite, muovendosi passo dopo passo per liberare il Donbas, eliminare i neonazisti da villaggi e città, e aiutando la popolazione che il regime di Kiev ha trasformato in ostaggi e scudi umani.
Come sapete, personale militare di professione sotto contratto sta prendendo parte all’operazione militare speciale. Combattendo fianco a fianco con loro ci sono unità di volontari – gente di etnie, professioni ed età differenti che sono dei veri patrioti che hanno risposto alla chiamata dei loro cuori per accorrere in difesa della Russia e del Donbas.
A questo proposito ho già impartito istruzioni al Governo e al Ministro della Difesa per determinare lo status legale dei volontari e del personale delle unità militari delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. Dev’essere lo stesso dei militari di professione dell’esercito russo, inclusi i benefit materiali, medici e sociali. Particolare attenzione dev’essere data all’organizzazione dei rifornimenti di equipaggiamenti militari per le unità di volontari e della milizia popolare del Donbas.
Agendo per conseguire gli obiettivi principali nella difesa del Donbas secondo i piani e le decisioni del Ministro della Difesa e dello Stato Maggiore, le nostre truppe hanno liberato ampi territori nelle regioni di Kherson, Zaporizhzhia e in numerose altre aree. Ciò ha creato una linea di contatto lunga oltre 1.000 chilometri.
Vorrei ora rendere pubblico per la prima volta quanto segue. Dopo l’inizio dell’operazione militare speciale, e in particolare dopo gli incontri di Istanbul, i rappresentanti di Kiev avevano risposto molto positivamente alle nostre proposte. Queste proposte riguardavano soprattutto la sicurezza e gli interessi della Russia. Ma un accordo pacifico ovviamente non soddisfaceva l’Occidente, ed ecco perché, dopo aver coordinato alcuni compromessi, Kiev aveva ricevuto l’ordine di rifiutare qualsiasi accordo. Ulteriori armi sono state inviate in Ucraina. Il regime di Kiev ha schierato nuovi gruppi di mercenari stranieri e nazionalisti, unità militari addestrate secondo gli standard NATO che ricevono ordini da consiglieri occidentali.
Allo stesso tempo il regime repressivo che l’Ucraina usa contro i propri cittadini, stabilito subito dopo il colpo di stato del 2014, è stato fortemente intensificato. La politica di intimidazione, terrore e violenza viene applicata su vasta scala in forme orrende e barbare.
Voglio sottolineare quanto segue. Sappiamo che la maggioranza della popolazione che vive nei territori liberati dai neonazisti, che sono principalmente le terre storiche di Novorossiya, non vogliono vivere sotto il giogo del regime neonazista. Gli abitanti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, di Luhansk e Donetsk hanno visto e stanno vedendo tuttora le atrocità perpetrate dai neonazisti nelle aree della regione di Kharkov occupate dagli ucraini. I discendenti dei banderiti e dei membri delle spedizioni punitive naziste stanno uccidendo, torturando e imprigionando la gente; commettono regolamenti di conti, picchiano e oltraggiano pacifici civili.
Oltre 7,5 milioni di persone vivevano nelle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson prima dello scoppio delle ostilità. Molti di essi sono stati costretti a diventare dei rifugiati lasciando le proprie case. Coloro che sono rimasti – circa 5 milioni – sono ora esposti agli attacchi di artiglieria e missili lanciati dai militanti neonazisti che colpiscono ospedali e scuole e mettono in atto attacchi terroristici contro pacifici civili.
Non possiamo, non abbiamo il diritto morale di lasciare che i nostri fratelli e sorelle siano fatti a pezzi dai macellai; non possiamo che rispondere ai loro sinceri sforzi per decidere da soli del loro destino.
I parlamenti delle repubbliche popolari del Donbas e le amministrazioni civili e militari delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia hanno adottato la decisione di tenere dei referendum sul futuro dei loro territori e hanno fatto appello alla Russia per essere aiutati.
Voglio sottolineare che faremo tutto il necessario per creare condizioni sicure per questi referendum così che la gente possa esprimere la sua volontà. E supporteremo la scelta sul futuro fatta dalla maggioranza del popolo delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia.
Amici, oggi le nostre forze armate, come vi ho detto, stanno combattendo su una linea di fronte che è lunga oltre 1.000 chilometri non solo contro le unità neonaziste ma contro l’intero apparato militare dell’Occidente.
In questa situazione considero necessario prendere la seguente decisione, che è pienamente adeguata alle minacce che stiamo fronteggiando. Più precisamente, ritengo necessario appoggiare la proposta del Ministro della Difesa e dello Stato Maggiore per una parziale mobilitazione nella Federazione Russa per difendere la nostra madrepatria, la sua sovranità e integrità territoriale, e per garantire la sicurezza del nostro popolo e del popolo dei territori liberati.
Come ho detto stiamo parlando di una parziale mobilitazione. In altre parole, saranno richiamati solo quei riservisti che hanno servito nelle forze armate e che hanno precise specializzazioni militari e la relativa esperienza. Prima di essere inviati alle loro unità, coloro che sono stati destinati al servizio attivo saranno sottoposti a un addestramento addizionale obbligatorio basato sulle esperienze dell’operazione militare speciale.
Ho già firmato l’ordine esecutivo per la parziale mobilitazione.
In conformità con la legislazione le camere dell’Assemblea Federale – il Consiglio della Federazione e la Duma – verranno informate per iscritto oggi.
La mobilitazione inizierà oggi, 21 settembre. Sto istruendo i responsabili delle regioni a provvedere la necessaria assistenza al lavoro degli uffici militari di reclutamento.
Vorrei sottolineare che i cittadini della Russia interessati dall’ordine di mobilitazione avranno lo status, il pagamento e tutti i benefit sociali del personale militare di carriera.
Inoltre, l’ordine esecutivo sulla mobilitazione parziale stabilisce anche ulteriori misure per la realizzazione dell’ordine per la difesa dello stato. I capi delle industrie della difesa saranno direttamente responsabili del raggiungimento degli obiettivi di incremento della produzione di armamenti ed equipaggiamenti militari e dell’uso di ulteriori impianti produttivi a questo scopo. Allo stesso tempo il governo deve seguire senza alcun ritardo tutti gli aspetti riguardanti il supporto materiale e finanziario alle nostre aziende della difesa.
Amici, l’Occidente si è spinto troppo oltre nella sua aggressiva politica anti-Russia, facendo infinite minacce al nostro Paese e al nostro popolo. Alcuni politici occidentali irresponsabili non si fermano alle parole quando si tratta dei loro piani per organizzare la consegna di armi offensive a lungo raggio all’Ucraina, che possono essere usate per attaccare la Crimea e altre regioni russe. Questi attacchi terroristici, condotti anche con le armi occidentali, sono stati portati nelle aree di frontiera delle regioni di Belgorod e Kursk. La NATO sta conducendo missioni di ricognizione sulle regioni meridionali della Russia in tempo reale e utilizzando sistemi moderni, aerei, navi, satelliti e droni strategici.
Washington, Londra e Bruxelles stanno apertamente incoraggiando Kiev a portare le ostilità nel nostro territorio. Dicono apertamente che la Russia deve essere sconfitta sul campo di battaglia in ogni modo, per essere successivamente privata della sua sovranità politica, economica, culturale e saccheggiata. Sono anche ricorso al ricatto nucleare. Mi riferisco non solo al bombardamento, incoraggiato dall’Occidente, della centrale nucleare di Zaporizhzhia, che rappresenta la minaccia di un disastro nucleare, ma anche alle affermazioni fatte rappresentanti di alto rango di Paesi di punta della NATO circa la possibilità e l’ammissibilità dell’uso di armi di distruzione di massa – armi nucleari – contro la Russia.
Vorrei ricordare a coloro che fanno queste affermazioni circa la Russia che anche il nostro Paese ha diversi tipi di armi, e che alcune di esse sono più moderne di quelle dei Paesi NATO. Nel caso di una minaccia all’integrità territoriale del nostro Paese e per difendere la Russia e il nostro popolo, faremo certamente uso di tutti i sistemi d’arma a nostra disposizione. Questo non è un bluff.
I cittadini russi possono essere sicuri dell’integrità territoriale della nostra madrepatria, e che la nostra indipendenza e libertà saranno difese – lo ripeto, con tutti i mezzi a nostra disposizione. Coloro che usano il ricatto nucleare contro di noi dovrebbero sapere che la rosa dei venti gira.
E’ nostra tradizione storica e il destino della nostra nazione di fermare coloro che vogliono il dominio globale e minacciano di dividere e rendere schiava la nostra madrepatria. Siate certi che lo faremo anche questa volta.
Credo nel vostro sostegno.

31/03/2022

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🥇La prof.ssa Antonella Nuzzaci premiata a Bruxelles dall’ECAS 🥇

Antonella Nuzzaci, professoressa di Didattica, pedagogia speciale e ricerca educativa al Dipartimento di Scienze Umane (DSU), è stata premiata a Bruxelles dall’ECAS, organizzazione tesa a promuovere e a difendere i diritti e a sviluppare e a sostenere soluzioni per la partecipazione democratica dei cittadini nell'UE, nell’ambito dell’iniziativa 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙤𝙛 𝙩𝙝𝙚 𝙐𝙣𝙞𝙤𝙣 𝘾𝙞𝙩𝙞𝙯𝙚𝙣𝙨’ 𝙍𝙞𝙜𝙝𝙩𝙨 2022: 𝙍𝙚𝙞𝙣𝙫𝙚𝙣𝙩𝙞𝙣𝙜 𝙀𝙐 𝘾𝙞𝙩𝙞𝙯𝙚𝙣𝙨𝙝𝙞𝙥 𝙥𝙤𝙨𝙩 𝘾𝙊𝙑𝙄𝘿-19. La prof.ssa Nuzzaci ha ricevuto il primo premio nella categoria “concept paper” per “aver sviluppato una proposta di ricerca finalizzata a misurare la qualità della formazione degli insegnanti rispetto all'educazione alla cittadinanza”.

Congratulazioni!
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🥇Prof. Antonella Nuzzaci winner of the Concept ECAS Awards 2021 on European Citizenship Innovation 🥇

Our professor Antonella Nuzzaci won the ECAS (European Citizen Action Service) prize in the “concept paper” category. Award motivation: “Prof. Nuzzaci developed a research proposal aimed at measuring the quality of teacher education with regard to citizenship education”.

Congratulations!

01/03/2022

La torre della di è stata colpita nel corso di un russo sulla capitale . 5 persone sono rimaste uccise (Foto da Telegram)

26/02/2022

Il presidente ucraino Volodymyr ha risposto all'offerta statunitense di evacuarlo da in modo inequivocabile: "la lotta è qui: ho bisogno di munizioni, non di un passaggio". Lo ha reso noto l'ambasciata a Londra su . In un video postato il 26 febbraio intitolato "non credete alle fake news" Zelensky ha rivelato di essere ancora a Kiev. "Sono qui. Non stiamo cedendo le armi. Difenderemo il nostro Paese perché la nostra arma è la verità, e la nostra verità è che questa è la nostra terra, il nostro Paese, i nostri figli, e noi difenderemo tutto ciò. Questo è tutto quello che volevo dirvi. Gloria all'Ucraina".
Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Ned Price ha dichiarato il 24 febbraio, giorno dell'inizio dell'invasione, che Zelensky è uno dei principali obiettivi dell'aggressione russa. Del resto lo stesso Zelensky aveva dichiarato come secondo l'intelligence ucraina lui sia il bersaglio n.1 per i russi, mentre il n. 2 è la sua famiglia.

23/05/2021

Volo costretto ad atterrare in per giornalista a bordo

Il volo Ryanair FR4978 in volo tra Atene e la Lituania con 171 passeggeri a bordo è stato intercettato il 23 maggio da un MiG-29 bielorusso e costretto ad atterrare a Minsk, ufficialmente per una presunta bomba a bordo. In realtà lo scopo del dirottamento è stato l’arresto del giornalista bielorusso dissidente Roman Protasevich. L’aereo è poi arrivato a Vilnius, sua destinazione programmata, con oltre sette ore di ritardo.
La Ryanair ha successivamente emesso un comunicato nel quale si dice che l’equipaggio è stato istruito dal controllo del traffico aereo bielorusso di atterrare a Minsk per “una potenziale minaccia alla sicurezza a bordo”, e che l’aereo è stato autorizzato a ripartire alle 20.50 ora locale senza che venisse trovato nulla: nessuna menzione dell’arresto di Protasevich è stata fatta.
Il canale Telegram Nexta della dissidenza bielorussa è stato il primo a dare la notizia dell’arresto, citando la dichiarazione di un passeggero al quale Protasevich ha detto dopo l’atterraggio a Minsk che sarebbe stato giustiziato.
Le reazioni internazionali sono state dure e di alto profilo. Il Segretario agli Esteri inglese Dominic Raab ha dichiarato che l’atto bielorusso potrebbe avere “serie conseguenze”. Il governo lituano ha chiesto ai Paesi membri dell’UE di convocare l’ambasciatore bielorusso per protestare contro l’uso di un velivolo militare per dirottare un aereo di linea, raccomandando di evitare lo spazio aereo bielorusso. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha comunicato che il Consiglio si riunirà domani 24 maggio per discutere questo “evento senza precedenti che non rimarrà senza conseguenze”. Il Segretario NATO Jens Stoltenberg ha descritto l’avvenimento come “serio e pericoloso”. L’ICAO, l’agenzia ONU per l’aviazione civile, ha parlato di ciò che “apparentemente è un atterraggio forzato in violazione della Convenzione di Chicago che regolamenta l’uso dello spazio aereo e la sicurezza aerea. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dichiarato che “dirottare un aereo civile è un atto di terrorismo di stato senza precedenti che non può restare impunito.”
Roman Protasevich ha lasciato la Bielorussia nel 2019 e si è occupato di diffondere tramite il canale Nexta le notizie relative alle contestatissime elezioni presidenziali del 2020, vinte da Alexander Lukashenko contro Svetlana Tikhanovskaya, ampiamente considerate come truccate. Per questa sua attività informativa Protasevich è stato accusato di terrorismo e rischia la pena di morte. (A.N.)

18/11/2020

L’amministrazione Trump propone al Congresso la vendita di armi agli Emirati Arabi Uniti per un valore di oltre 23 miliardi di dollari

Il 10 novembre 2020 L’amministrazione Trump ha notificato al Congresso l’intenzione di vendere sistemi d’arma avanzati agli Emirati Arabi Uniti, per un valore totale di 23,37 miliardi di dollari. Se approvata dal Congresso la vendita consentirebbe all’aeronautica militare emiratina di entrare in possesso di 50 aerei multiruolo di 5^ generazione Lockheed Martin F-35A Lightning II (10,4 miliardi), 18 droni d’attacco General Atomics MQ-9B Reaper (2,97 miliardi), ed il relativo armamento aria-aria e aria-superficie (10 miliardi). Inclusi nell’accordo ci sarebbero ovviamente anche i ricambi, le attrezzature per la manutenzione e l’addestramento per il personale.
Secondo il Segretario di Stato Michael Pompeo la fornitura rappresenta “il riconoscimento dei rapporti sempre più stretti con gli Emirati Arabi Uniti e della necessità per questi ultimi di disporre di capacità di difesa avanzate da usare quale elemento di deterrenza e difesa contro le aumentate minacce dall’Iran”. Pompeo prosegue affermando che “lo storico accordo per normalizzare i rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Israele nell’ambito degli accordi Abraham offre una rara occasione per trasformare positivamente il panorama strategico della regione. I nostri avversari, specialmente quelli in Iran, lo sanno e non si fermeranno davanti a niente per ostacolare questo successo condiviso. […] La cooperazione per la sicurezza e il commercio di materiali per la difesa sono strumenti potenti a disposizione della diplomazia americana. L’annuncio odierno richiama la cooperazione nel settore della difesa con l’Egitto seguita agli accordi di Camp David del 1979, e i nostri più stretti rapporti di sicurezza con la Giordania seguiti alla normalizzazione con Israele del 1994”.
L’autorizzazione del Congresso è comunque tutt’altro che certa, dato che di recente ci sono stati sforzi bipartisan per impedire vendite di armi a paesi del Golfo Persico, soprattutto l’Arabia Saudita, alla luce della campagna saudita contro lo Yemen, che ha avuto un costo pesantissimo in termini di perdite civili, e che ha visto la partecipazione delle forze armate emiratine al fianco di quelle saudite. Inoltre la prossima amministrazione Biden potrebbe revocare la richiesta: è infatti noto come diversi consiglieri del futuro presidente siano scettici circa l’opportunità di vendite consistenti di armi ai paesi dell’area.
Non è un caso che questa richiesta di autorizzazione al Congresso arrivi poco dopo gli accordi Abraham siglati il 15 settembre 2020 a Washington per normalizzare i rapporti tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, sotto gli auspici degli Stati Uniti. (A. Natalini)

12/04/2020

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato. Ma allo stesso tempo complicato, molto più complicato di quanto fosse pochi decenni fa. Le generazioni nate, cresciute e maturate tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio del ventunesimo hanno vissuto cambiamenti sociali, politici, economici, culturali, ambientali, tecnologici epocali. Ma cambiamento spesso non significa miglioramento. La tecnologia ha offerto a miliardi di persone la possibilità di relazionarsi con i propri simili in maniera semplice e veloce, ma anche aperto la porta al rischio della manipolazione dell’informazione e dell’isolamento sociale. L’economia si è globalizzata, portando la prosperità in aree del mondo dove fino a pochi decenni fa si viveva in povertà, ma al contempo impoverendone altre che si sono gradualmente trovate emarginate dai nuovi circuiti commerciali. Un intero continente, l’Africa, che ancora non riesce a decollare nonostante abbia le potenzialità per riuscirci. La fine di un mondo dominato dalla contrapposizione dei due sistemi socio-economici capitalista e socialista (significativamente definita “guerra fredda”) non ha portato alla fine delle tensioni socio-politiche e militari, anzi.
La frammentazione dei rapporti di forza e l’emergere di nuovi attori economici con ambizioni geostrategiche locali o regionali ha moltiplicato le occasioni di scontro, spesso sfociate in conflitti armati. Ultima in ordine di tempo, ma assolutamente fondamentale per la qualità della vita sul pianeta Terra, è la presa di coscienza di sempre più persone che le attività umane hanno portato a un livello di inquinamento intollerabile in tutti gli ecosistemi, che sta portando a cambiamenti climatici globali preoccupanti.
Per orientarsi nel mondo complicato al quale si accennava all’inizio di questa introduzione è nato nel marzo 2019 il Centro Italiano di Ricerca Storica e di Affari Internazionali (CIRSAI), con lo scopo di fornire a coloro che vogliono orientarsi in un contesto internazionale soggetto a continui cambiamenti uno strumento per comprenderli. Attraverso la sua pagina Facebook CIRSAI sottopone ai visitatori spunti di riflessione grazie ad articoli sulla situazione internazionale.
Uno degli scopi di CIRSAI è anche quello di dare ampio spazio all’approfondimento storico: è infatti solo grazie a un inquadramento storico mirato che taluni fenomeni socio-culturali, economici e politici possono essere pienamente compresi.

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