24/03/2021
Da FORUM INFANZIA
Bene Comune Lazio
All’ Assessora Veronica Mammì
Alla Direttrice Luisa Massimiani
Il Forum Infanzia Bene Comune Lazio, una realtà virtuosa di cooperazione tra scienziate e scienziati,
educatrici ed educatori, imprenditrici e imprenditori dei servizi educativi in convenzione con Roma Capitale
e famiglie, ha esaminato con attenzione il bando pubblicato da Roma Capitale per l’accesso ai servizi
educativi 0/3.
La prima osservazione che vorremmo condividere è che a distanza di molti anni dall’uscita della Legge 107
del 2015 e del Decreto Legislativo 65 del 2017, molti enti locali non hanno ancora recepito in maniera
esaustiva e attuativa il cambiamento che ha investito il settore detto comunemente 0-6 dell’educazione, e
che lo vede ancora oggi pensato e gestito come precedentemente al 2015, cioè in nidi 0-3 e infanzia 3-6. Ci
troviamo dunque oggi a ragionare di un bando che fa conquistare come alla lotteria un posto in un nido
appartenente al Sistema Integrato di Roma Capitale, ma che non garantisce poi alla medesima bambina o
bambino un posto in una scuola d’infanzia comunale o statale, essendo i poli dell’infanzia previsti dal
sistema 0-6 una vera rarità.
Venendo al merito del bando 2021/2022, riteniamo di dover sottolineare nuovamente, perché segnalato già
negli scorsi anni, importanti criticità non risolte.
Come funziona il nido
Come negli anni precedenti Roma Capitale non ha ritenuto attuale e necessario trovare una sintesi di qualità
nell’organizzazione dei servizi educativi tra i criteri pedagogici che creano l’ambiente educativo e di cura
intorno alla bambina e al bambino e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie, in una città
così grande e complessa, in questo momento storico così difficile.
La fascia più ampia delle 7.00 alle 18.00 ad esempio è inserita, ma quando si va a cercare una struttura con
questo orario nella lista dei nidi della città, ci si accorge che questa offerta è limitatissima al limite
dell’inesistente e che l’offerta è sostanzialmente in fascia 8.00 – 16:30.
Anche il calendario di servizio continua a proporre un parallelismo con il calendario di funzionamento delle
scuole di grado superiore, dove i genitori nei periodi festivi e nei mesi estivi possono però usufruire di
servizi integrativi come centri invernali ed estivi dedicati alle bambine e ai bambini con età superiore ai 36
mesi.
Come sarà bene evidente agli occhi delle istituzioni deputate, le bambine e i bambini in quei periodi di
chiusura sono affidati alle cure e all’educazione di nonne e nonni, babysitter, per i più fortunati, nidi privati
autorizzati per i capienti e strutture abusive per tutti i restanti e le restanti, cambiando la fondamentale
routine e gli adulti di riferimento ed esponendo l’utenza ad un sistema di cura ed educazione non garantiti
dai meccanismi di accreditamento.
Per il mese di Luglio in particolare, notiamo un notevole passo indietro, non permettendo la segnalazione
contestuale all’iscrizione dell’interesse alla partecipazione dei servizi, ma menzionandola ancora come un
fatto accessorio, possibile ma non garantito, e ancora con modalità così differenti e gli stessi limiti dei servizi
ordinari, che le famiglie la percepiscono immediatamente come non funzionale, e a ragione.
Lo steso ritardo organizzativo è subito dai gestori dei servizi privati in convenzione che vengono informati
con notevole ritardo del rispettivo coinvolgimento nel mese di Luglio.
Anche questo va ad incrementare i servizi abusivi che sono sempre pronti ad accogliere a basso costo e in
ogni momento dell’anno, un’utenza che si trova da una settimana all’altra senza un servizio essenziale.
Crediamo che sarebbe opportuno dotare i nidi dei requisiti necessari ad una salubre frequenza estiva, come
la climatizzazione degli ambienti e la cura costante degli spazi verdi esterni, e cominciare prevedere il mese
di luglio come standard nelle stesse strutture e con le stesse educatrici di riferimento, lasciando in caso la
possibilità di rinunciare al mese e di riorganizzare presenza e disposizione del personale.
Come Iscriversi
Particolare biasimo ci sentiamo di mostrare nei confronti di questo mostruoso ritardo, che ancora una volta
vede le famiglie dover partecipare ad una sfiancante corsa ad ostacoli contro il tempo, e il primo ostacolo in
ordine di grandezza è “l’obbligo di scelta”.
La delibera n. 49 del 30 marzo 2017 e sgg. hanno introdotto da parte dell’Amministrazione di Roma Capitale
una nuova modalità di iscrizione dei bambini e delle bambine ai servizi educativi 0/3 capitolini: l’obbligo
delle famiglie di dover indicare nelle prime 3 opzioni di scelta (dal 2019 passate a 2) esclusivamente nidi a
gestione diretta pubblica, in concessione o in project financing e solo nelle scelte successive i nidi in
convenzione. Il sistema integrato di Roma Capitale, tra i primi in Europa a garantire un accesso plurimo,
libero e diffuso ai servizi 0-3, è stato rigettato totalmente nella sua sostanza e nella sua funzione, si è trovato
al centro di inutili e sterili battaglie tra pubblico diretto e indiretto nell'assoluto malcontento e disagio delle
famiglie romane che perdura ormai da 4 anni.
Oltre ad essere in conflitto con il comma 3 art. 5 della Legge 7 del 2020 della Regione Lazio,
“ Al fine di riconoscere la libera scelta delle famiglie in base alle esigenze di conciliazione di vita e di
lavoro, è garantito pari accesso a tutti i servizi educativi disciplinati dalla presente legge.” , si dimostra una
scelta senza dubbio controcorrente, totalmente opposta a quanto richiamato dai principi chiave del Quadro
Europeo per la qualità dei servizi educativi per l’infanzia di poco precedente (2014).
Alla disponibilità di servizi a costi accessibili per le famiglie e alla comprensibilità (1°principio QF) come
scelta di un servizio che combaci con i valori condivisi dalla famiglia per l’educazione dei propri figli la
delibera n.49 e sgg. hanno fatto seguito con:
- uno sbarramento plurimo di accesso: obbligo di scelta di servizi a gestione diretta pur se difficili da
raggiungere, aumento delle quote/famiglia, implementata complessità della domanda online seguita da
mancato convenzionamento con gli sportelli Caf come aiuto alle famiglie, mantenimento orario ridotto di
fruizione del servizio (8.00-16.30 invece che 07.30-18.00). In una città complessa e vasta come Roma a
questo sbarramento di accesso ha fatto seguito un immediato calo delle domande da parte di molte
famiglie che o non accedono ai servizi e nelle quali un genitore ritarda il rientro o lascia il mondo del
lavoro o si riversano su servizi “alternativi” in un privato spesso privo di controllo e senza quella qualità
che viene richiesta e denota i servizi in convenzione di Roma Capitale. I criteri di scelta del Nido si
misurano su criteri logistici, tra cui ricordiamo che la Legge Regionale n. 7 del 2020 l comma uno
dell’articolo 6 prevede “… sono aperti a tutte le bambine e a tutti i bambini rientranti nella fascia di età
di cui all’articolo 2, comma 1, residenti e/o domiciliati nel comune in cui sono ubicati i relativi servizi e/
o in quelli limitrofi….”, di progettualità, di disponibilità, di empatia, di fiducia.
Ad una governance che favorisca l’implementazione di una rete integrata pubblico-privata per
un’estensione dei servizi 0-3 sul territorio, per la promozione di un accesso equo e per lo sviluppo di
economie di scala (5°principio QF) la delibera n.49 e sgg. hanno risposto con:
• l’ossimoro di una “scelta obbligata” che ha significato il fallimento di molte aziende private che
avevano investito in termini di qualità nel settore della prima infanzia secondo i principi del sistema
integrato precedente, nella maggior parte piccole aziende familiari e per lo più al femminile; con un
danno anche al numero dei servizi a disposizione delle famiglie sui territori;
• il diniego di una formazione e aggiornamento comune di tutti gli operatori in servizio nel sistema
integrato come prima del 2017 con ulteriore aggravio di diseguaglianza di trattamento professionale
ed economico delle aziende private inserite nel sistema integrato;
• il taglio per i nidi in convenzione delle quote del mese di luglio per i bambini non frequentanti sia
riguardo le famiglie sia riguardo quanto dovuto da Roma Capitale a fronte di contratti in essere a
tempo indeterminato (quindi con una sostenibilità di 10 mesi per 13 mensilità di stipendio e 12 di
spese per il servizio).
È evidente come una tale scelta fin da principio portasse con sé conseguenze nefaste per i bambini, per le
famiglie, per i professionisti dello 0-3 di Roma Capitale e come il suo perdurare stia ormai componendo il
quadro del collasso di quel sistema integrato pubblico-privato di cui era stata pioniera. Concludiamo questo
aspetto dell’analisi ribadendo che questa scelta nata per travasare utenza dalle strutture in convenzione alle
strutture a gestione diretta non solo non ha ottenuto il risultato atteso, ma ha innescato un’accelerazione
della curva che rappresenta a fronte dei nati, l’iscrizione ai servizi 0-3 del sistema integrato.
Tempistiche e modalità
La procedura, per i fortunati vincitori del posto si conclude il 10 giugno 2021.
Non comprendiamo quali siano le ragioni amministrative che spingano a pubblicare il bando con così
colpevole ritardo nei confronti dell’utenza, un ritardo che a cascata si propaga dilatando tutte le successive
fasi, delle graduatorie provvisoria e definitiva e della finale accettazione. Questo ritardo ha inoltre il peso di
evidenziare il settore 0-3 ancora come un comparto a se stante rispetto agli altri ordini di istruzione per i
quali le domande vengono formulate ad inizio anno, e di connotarlo come un servizio alla persona come
precedentemente alla Legge del 2015, sminuendolo nella sua dignità di percorso educativo legato
all’ingresso delle bambine e dei bambini nel mondo dell’istruzione.
Il ritardo spinge inoltre molte famiglie a stringere accordi informali con strutture private fuori dal sistema
integrato di Roma Capitale, con funzione di paracadute, accordi che poi allettano inesorabilmente rispetto
all’offerta del pubblico, soprattutto quando in condizioni di abusivismo si riescono a proporre rette molto
basse anche rispetto a quelle calmierate con il sistema isee.
La partecipazione online al bando ha valore di efficienza e modernità, solleva le famiglie dalle lunghe
permanenze negli uffici pubblici e permette al gestore Comune di avere un controllo continuo e capillare
della situazione. Se tutto funzionasse in maniera corretta, da questo sistema esclusivamente informatizzato
avremmo solo dei benefici, invece moltissime famiglie vengono escluse per errori nella farraginosa
compilazione della domanda, molte non hanno formazione sufficiente per interagire con il sistema e non
trovano con adeguato anticipo le informazioni e l’aiuto necessario, altre rinunciano a priori per
convincimenti errati di non essere in possesso delle adeguate condizioni per accedere al servizio pubblico.
Come Forum e come genitori in particolare modo abbiamo chiesto negli anni che in anticipo rispetto
all’uscita del bando, e quindi in autunno se si riordinassero le tempistiche in un modo più coerente, si
proponessero alle famiglie della città delle campagne informative, come quella da noi realizzata in passato
“Vado al nido perché”, che presentassero i servizi educativi, i benefici legati alla partecipazione agli stessi,
che sfatassero i luoghi comuni, che indicassero non solo i requisiti necessari, ma anche per esempio tutte le
forme di sostegno economiche statali, e accompagnassero ad una corretta formulazione della domanda.
Le strutture con i loro open day, gli uffici scuola municipali, i caf di zona, devono essere aperti al pubblico
anche in questo senso, perché l’accoglienza ai servizi educativi, in un momento in cui a maggior ragione
dovrebbe essere garantita a tutte e tutti coloro che ne fanno domanda, parte sempre e comunque
dall’accoglienza dell’intera famiglia, e non dovrebbe essere differente da municipio a municipio, da
quartiere a quartiere, da nido a nido.
Confidiamo che questa lettera sia compresa nella sua intenzione più profonda di sanare quegli aspetti di
criticità che continuano ad allontanare le bambine e i bambini dalla partecipazione ai servizi educativi e
sollecitino le amministrazioni e la politica a rivedere le decisioni prese in un’ottica futura di cambiamento e
progresso.