03/06/2026
Siamo in molti a pensare (grazie al criterio di non falsificabilità di Karl Popper) che la psicoterapia sia più un'arte che una scienza anche se, nella sua prassi, teniamo tutti conto di alcune realtà scientifiche. E la ricerca allora?
La ricerca in psicologia non parte solo da una battaglia di idee ma dal bisogno di risolvere un tormento emotivo o un’insoddisfazione. L’ortodossia è rassicurante e garantisce una mezza identità ma per qualcuno può essere falsa, noiosa e deprimente. In vita mia ho fatto 8 analisi e ho realizzato almeno 3 cose che nessuno psicantropo ha mai fatto. E ce ne sono ancora 2 che sto facendo. Senza pestare i piedi agli zoppi e senza farmi azzoppare. Quando Luciana Santioli, che alla scuola IPOD insegna foto-analisi, dice: “In questo studio se prendi un bicchiere, rischi di rompere un Assemblage…’, un po’ scherza e un po’ dice sul serio. Ma quando il nostro tutor, MarzaFran, dice: “Ottavio, calmati. Questo studio è una scuola di psicoterapia, non una galleria d’arte…” lo dice alzando il dito. E qualche volta persino la voce.
Ha un pochissimo ragione. Una scuola di formazione deve allargare la visione dei suoi allievi che a loro volta devono aiutare le persone a diventare libere. Questa è un'arte. Una scuola di psicodramma dà dei diplomi ma non è un diplomificio. Tanto più che la psicoterapia è (dovrebbe essere) l’arte di cercare noi stessi e la verità in pubblico. Non nella cosiddetta privacy. La privacy spesso attribuisce al mondo la pericolosità di un persecutore interno che ci spia dal buio con cattive intenzioni. La privacy protegge questo persecutore come Trump protegge il suo amichetto di Israele. Dal punto di vista dello psicodramma la privacy è endogamica e incestuosa. Non si basa sulla riservatezza ma sulla paura. Non permette di scoprire niente di nuovo su noi stessi.
Come risolvere il problema? Una briciola alla volta. Sui social media ho iniziato a postare due versioni di uno stesso racconto clinico, una sul mio profilo Facebook e una sulla pagina della scuola. Per dire la stessa storia sia in chiave semplificata che in chiave integrale.
Quella semplificata è più facile e per certi versi promozionale.
La versione integrale è più vera: aiuta i giovani a sentirsi più vivi e a non starsene troppo nascosti.
Gli studenti possono scegliere. Qualcuno le legge tutte e due. Qualcun altro una sola. E poi decidono dove collocarsi. Ciascuno a suo modo.
Concludo con una frase utile a chi ama la psiche, la creatività e la ricerca: TUTTO QUELLO CHE SI AMA È VERO. AMA L’INESISTENTE E L’INESISTENTE ESISTERA’.
L’ha scritta Giuseppe Marotta nel 1960 difendendo La Dolce Vita di Fellini. Una frase bella e efficace. E anche potente. Un inno al desiderio di vita nuova. Il nostro tutor in realtà lo sa benissimo. Lui predica male ma razzola bene.
Infine ricordiamoci che l’amore per l’inesistente è incomprensibile per chi non ce l’ha e quasi sempre nelle personalità normotiche origina invidia nei formati XS-S-M-L-XL. Quindi schermatevi con intelligenza, umorismo e tutti i Mezzi Abili che avete. Continuando ad amare l’Inesistente Vitale fino a farlo Esistere.
25/05/2026
Studiare psicoterapia a Roma è una questione di luogo… o di metodo?
Ci sono città piene di scuole.
Ma poche esperienze formative che restano davvero.
La scuola IPOD lavora su un approccio integrato:
psicodramma, neuroscienze, teoria della relazione.
Non un modello da applicare,
ma uno spazio in cui imparare a pensare e sentire in modo nuovo.
🔹 Perché la formazione non è accumulo.
È trasformazione.
📍 https://www.scuolapsicodrammaipod.it
Foto Socioplay il_Piombo_e_l'oro_del_perdono_per_il_ministero_affari_esteri condotto da Ottavio Rosati
Foto Socioplay_il_Piombo_e_l'oro_del_perdono_per_il_ministero_affari_esteri
Non puoi modificare questo contenuto.
Per Approfondire:
https://www.plays.it/ipod/video/il-piombo-e-l-oro-del-perdono
23/05/2026
STORIE DI ASSEMBLAGES VIVENTI - 2. LA FORTEZZA DELLA LAVANDA (seconda parte)
Wanda è come la sua pianta di famiglia che può trattare coliche e disturbi al torace, mal di testa e biliosi e può disinfettare ferite superficiali. Ha effetti antimicotici, antibatterici, neurologici, antimicrobici, antiparassitari, antidiabetici e analgesici.
Nel nostro rapporto un conflitto è sorto in un gruppo di psicodramma. A proposito del linguaggio castigato con cui Wanda aveva risposto alle domande del suo nipotino sull'uomo che frequentava dopo la separazione dal marito.
Francoise Dolto e altri maestri dell’analisi avrebbero usato espressioni più esplicite, dirette e moderne delle sue. Perché non diceva chiaro e tondo al bambino che sua madre e il nuovo compagno facevano l'amore? A un certo punto della discussione Wanda gridò: 'Basta! Mi sento invasa. STAI ZITTO!'
In quel momento mi venne in mente per associazione libera una puntata di CHI E' DI SCENA che avevo ritrovato e messo in rete. Su un famoso dramma ambientato in un'isola. Più a Nord di quella dove viveva la madre di Wanda.
https://www.youtube.com/watch?v=dfU5bBeFNA0...
Ma in realtà il nostro battibecco non fu una danza di morte alla Strindberg. Solo un litigio normotico tra moglie e marito. Il gruppo con le sue condivisioni poi ridimensionò tutto. Ci abbracciammo. Andammo a cena e ci fu anche un brindisi.
Tornato a Roma, dopo una settimana, mi arrivò un pacchetto dall’isola e lo aprii aspettandomi di trovarci dentro qualche prodotto dell'erboristeria di Wanda. E invece no. C’era un flacone di Vernel un sapone commerciale per la lavatrice. Pur sempre di lavanda ma non fatto in casa. 'What? Soap to me?'
Quella lavanda industriale era forse la sua protesta perché avevo ferito la sua sensibilità? Imbarazzante.
Ci risi (sorrisi) sopra e ma decisi di non parlarne più. Però avvertivo un certo fastidio. E ora vi dico, per tappe numerate, come andarono le cose nel tentativo di farmelo passare facendo un Assemblage Vivente.
1. Il detersivo Vernel alla lavanda industriale sparisce dalla circolazione. Lo ritrovo dopo due giorni dentro la lavatrice. Chi ce l’ha messo? Io no. Cmq lo tiro fuori e inizio l'Assemblage. Che in effetti era iniziato a livello inconscio mettendolo dentro la lavatrice. Giusto?
2. Piazzo il Vernel davanti a una finestra della cucina. Lo poggio sul libro dove la Dolto parla dell'educazione sessuale dei bambini in un modo che non piacerebbe alla Meloni. Appoggio sul libro un Bacio Perugina per indicare all'Universo che ho un meraviglioso carattere e mi spettano come minimo due Nobel per la Pace.
3. Il Malumore Non Passa (MNP). Strano. Avessi esagerato in perdono delle offese ricevute? Coraggio dunque. Siamo maschi!
4. Metto a terra il Vernel per lungo e lo sovrasto col mio dopobarba Armani. In dominanza fallica, sacrosanta ma non fallocratica. MNP.
5. Provo con un dopobarba più macho di Armani: MNP. Provo con Kalvin Klein: macché. Il malumore aumenta. Due p***e da tennis: nulla di nulla. Inserisco Prozac e preservativi: mossa inutile.
6. Mercoledì: Nuovo Assemblage. MNP – Giovedì: Nuovo Assemblage. MNP. Venerdì etc. MNP. Kazzzo! Accada qualcosa… Qualcuno faccia qualcosa! Ma cosa?
7. Medito mezz'ora davanti all’Assemblage finché mi viene in mente che con questa Immaginazione Attiva mi sto perculando da solo. Non basta perdonare me (del mio vandalismo) e Wanda (del suo lavandismo). Dovrei ridimensionare il peso di questo conflitto psichico e fare un salto di livello.
Nel momento storico in cui viviamo, mentre a Gaza oggi abbiamo 70 milioni di tonnellate di macerie, che ha senso dolersi per un piccolo dissidio tra amici?
L'Ombra da pulire con questo Assemblage Vivente è altrove.
Vado a prendere il fascicolo de La Repubblica di ieri, dedicato alla Satira di ElleKappa (la feroce vignettista Laura Pellegrini). Ritaglio tre vignette su Trump, Bibi, Putin e altri dittatori pazzi che andrebbero infilati vivi dentro delle enormi lavatrici piene di varechina. Con una settimana di centrifuga.
Incollo le caricature di ElleKappa sul Vernel e altre bottiglie di detersivi. Qualcosa si muove. Scoppio a ridere di sollievo. Comincio a respirare meglio.
Il risultato di questo collage catartico lo vedete nella foto.
MP: malumore completamente passato.
Sniffo un sacchetto di lavanda e mando a Wanda uno smile.
L'Assemblage è morto. Viva l'Assemblage!
Questa è una formula non una battuta. I
l punto centrale è: se qualcuno avesse insegnato a fare degli AV con gli stuzzicadenti alla mamma e al padre di Trump oggi a Gaza non ci sarebbero 70 milioni di tonnellate di macerie. Altro che lavanda!
23/05/2026
STORIE DI ASSEMBLAGES VIVENTI - LA FORTEZZA DELLA LAVANDA (prima parte)
Fare questo Assemblage Vivente dopo una serie di psicodrammi, è stato utile come una supervisione analitica. Mi ha aiutato a superare un momento di malumore legato a un litigio con la mia amica Wanda. Senza la pretesa di incidere sulla nostra relazione. C'è una grossa differenza tra le due cose ed è importante sottolinearla: gli Assemblage Viventi non sono una terapia della coppia. Sono un'Immaginazione Attiva di chi li fa ma il loro effetto benefico può migliorare la dinamica di una coppia. Come la meditazione che aumenta la nostra Teoria della Mente cioè la nostra capacità di intuire cosa passa per la mente degli altri. Moreno, il padre dello psicodramma, la chiamava 'tele'.
Wanda è una ex allieva di psicodramma che meriterebbe almeno una dozzina di assemblage, uno per ogni faccia della nostra grande amicizia. Eccentrica amicizia, eccentrico personaggio.
Cerco di raccontarla in una premessa tagliando dalla versione di questo post caricata sul mio Profilo personale i paragrafi che hanno poca attinenza con le tecniche di psicoterapia insegnate alla scuola IPOD:
Wanda ha 10 anni meno di me. Vive in un villino di famiglia in un’isola italiana ma viene spesso a Roma dove ha aperto nel 2000 una filiale dell’erboristeria che vende prodotti ricavati dalle loro coltivazioni di lavanda. La pianta si presta a vari giochi di parole (tipo Wanda-Lavanda) giocando sul nome che suo padre (maresciallo dei carabinieri) diede alla mia amica in onore di Wanda Osiris, la Regina del Gran Varietà che negli anni Trenta-Cinquanta incantava gli italiani con riviste intitolate Che succede a Copacabana, L'isola delle sirene, La donna e il diavolo…
[...]
Wanda mi ha invitato spesso all’isola di famiglia dove ho conosciuto sua madre, una donna intelligente ma all'antica ("... in casa nostra i bambini non si accarezzavano... le coccole andavano solo agli animali...) che aveva insegnato matematica.
[...]
E oggi nell'isola della lavanda che succede? Nella piccola officina lontana dal mare tra fragranze, idrolati e docceschiuma, Wanda e le due sorelle (sposate e con figli) preparano per una ristretta clientela un’essenza segreta degna della Farmacia di Santa Maria Novella e di cui non ho mai capito bene le virtù. Se estetiche, medicamentose o magari afrodisiache.
Nella sua isola, la mia amica ha anche un altro lavoro. Però istituzionale. Ha curato nel servizio pubblico il ruolo di psicologa come altri allievi della scuola ma lei l'ha fatto con una serietà e dedizione che rasentavano l’eroismo civico. Ed è per questo suo impegno che mi cercò molti anni fa quando decise di iscriversi alla Scuola IPOD anche se si era già diplomata come psicoterapeuta.
Wanda lo fece per ricerca e cultura non per dovere o fame di diplomi. E lo fece così bene che diventò la mia allieva preferita (dopo Luciana, però, alla quale mi unisce la passione per la fotografia e i video ai quali invece Wanda sembra indifferente). I miei sentimenti per lei sono legati alle molte iniziative e i sociodrammi che abbiamo organizzato insieme. E poi, quando ho avuto dei problemi, Wanda mi è arrivata subito accanto. I veri amici hanno sempre un tappo per un buco della nostra barca, dice un proverbio della sua isola. I tappi che ci mette lei sono generosità, buon senso e onestà. I miei punti deboli sono quelli di tutti e li rivelo accanto a quelli forti e fortissimi.
Soprattutto a Wanda che, se fosse una moglie, sarebbe una moglie ideale. In che senso? Perché? Come?
Per gioco, credo... Per allegria, direbbe Natalia Ginzburg. Quando sostengo che siamo 'sposati' dal punto di vista dello psicodramma mi pongo come un uomo bisex che non si prende gioco di lei ma la invita a giocare. Sono un Player non un Joker.
Finita la pagina introduttiva, vengo all’Assemblage Vivente che vedrete nel prossimo post.
Ooops! Dimenticavo: Wanda e io ci siamo sempre fatti molti regali bellissimi. E prima di questo Assemblage non avevamo mai litigato. Però niente di strano: ognuno di noi è fatto di sub identità. E il litigio nasce da uno strano regalo. (segue)
22/05/2026
Quante sono le emozioni che guidano davvero la nostra vita?
Secondo le neuroscienze affettive, non infinite.
Ma alcune fondamentali.
Panksepp ne individua sette.
Sono sistemi profondi, antichi, che orientano ogni esperienza.
Alla scuola IPOD queste emozioni non vengono solo studiate.
Diventano terreno di lavoro vivo, attraverso lo psicodramma e i socioplay.
🔹 Comprendere le emozioni significa imparare a muoversi dentro di esse.
📍 https://www.scuolapsicodrammaipo
Foto dal primo psicodramma scolastico online durante la pandemia, spiegazione delle emozioni secondo Pankseep. Nella foto Ottavio Rosati e Francescon Marzano con altri partecipanti. Screen shot Vanessa Rusci
18/05/2026
Come si sceglie una scuola di psicoterapia?
Non basta guardare il programma.
Non basta il titolo.
La domanda è più scomoda:
👉 questa scuola mi cambia davvero come persona?
Alla scuola IPOD la formazione non è solo apprendimento, ma trasformazione del modo di percepire l’altro.
Si lavora su ciò che precede le parole:
emozioni, ruoli, dinamiche invisibili.
🔹 Perché uno psicologo non è ciò che sa.
È ciò che riesce a vedere.
📍 https://www.scuolapsicodrammaipod.it
Still da una puntata di Da Storia nasce Storia Rai 3 Psicodramma condotto da Ottavio Rosati
per Approfondire
https://www.plays.it/ipod/scritti/fernanda-pivano/693-prefazione-a-da-storia-nasce-storia-di-ottavio-rosati
Fotografia di uno psicodramma della serie "Sette Emozioni" svoltosi al teatro OFF OFF di Roma a cura di Ottavio Rosati
Fotografia Vanessa Rusci
15/05/2026
Cerchi una scuola di psicoterapia a Roma?
La domanda forse è un’altra:
che tipo di psicologo vuoi diventare?
Uno che applica modelli,
o uno che sa muoversi dentro la complessità delle emozioni umane?
La scuola IPOD lavora da anni su un’integrazione tra psicodramma, neuroscienze e teoria della relazione.
Un percorso che non separa mente e corpo,
teoria ed esperienza,
studio e trasformazione.
🔹 La formazione diventa un processo vivo, non un protocollo.
📍 IPOD – Scuola di Specializzazione in Psicodramma
🌐 https://www.plays.it/ipod
Assemblage Viventi
una ricerca sperimentale per nuova tecnica di Ottavio Rosati
Foto Vanessa Rusci
13/05/2026
ASSEMBLAGES VIVENTI - "4 DECENNI" (Seconda e ultima parte)
Shining non serve. La porta è aperta. Entro nel bagno e trovo l’ultima versione dell’Assemblage su cui nel giro di un mese ho già fatto una dozzina di cambiamenti. Tiro via il quadro dal muro e lo stringo tra le mani. Utilizzerò il piano della lavatrice come tavolo operatorio.
Sono tentato di fare col pennarello nero dei segni rabbiosi sul vetro come i disperati che con le forbici tagliano via da una fotografia l’immagine dell’amato o dell’amata che li ha abbandonati. Ma è una cosa molto kafonal e il dolore al petto aumenta. Dunque no. Provo a fare respirazione, ma non passa. E ora?
Winnie non abbaia più ma guaisce di sofferenza. La mia. L’inconscio mi spinge a scollare dalla cornice il pupazzo del ragazzotto rosso che stava per Ottavio. Lo getto nel lavandino e lo lavo. Poi stacco il gatto tondo bianco e celeste che alza una bacchetta magica, con cui simbolizzavo la scrittura della mitica Fernanda. Il dolore si attenua leggermente. Ma chi è ? Il gatto intendo. Da dove viene? Potrei chiederlo a Gemini ma non so il suo nome. Se ci fosse il MarzaFran, in un attimo mi direbbe tutto: nome, soprannome, vita, morte, miracoli, del personaggio e anche dell’autore, compresi fonti, riviste e copyright. Ma si sono fatte le tre del mattino e non è il caso di telefonargli mentre russa in pace nel suo lettone abbracciato al dr. Orso.
Potrei usare Lens ma non so farlo. Digito un prompt su Gemini plus:
"Ciao, ho un pupazzetto di resina tipo gatto con i baffi, bianco e celeste piccolo, tondo, che tiene in mano una bacchetta con una stellina. Chi è?..."
Gemini mi manda su false piste di insulsi micetti in panno lenci. Febbricito di sconforto e giro il gatto per leggere sotto i piedi. Ma sotto i piedi non c’è niente. Sto per buttarlo contro il muro in stile borderline quando noto sul fianco una scritta quasi invisibile: “1970-2012 Fujico”
Così rinvigorito, Gemini risponde:
"Il pupazzetto che descrivi è Doraemon, il celebre gatto robot protagonista dell'omonimo manga e anime…. Anche se Doraemon usa solitamente i suoi "chiusky" (gadget tecnologici) estratti dalla tasca magica, esistono moltissime varianti in resina o plastica dove tiene in mano oggetti iconici, tra cui bacchette magiche o stelle… Sembra in linea con il tuo carattere e la tendenza al gioco di Salvo, il protagonista di Mani di Luna, il film che stai scrivendo... Salvo tira sempre fuori qualcosa. Se vuoi posso anche..."
"No. Basta."
Ronzio mentale. È probabile che a questo punto i due emisferi del mio cervello si stiano mettendo d’accordo per trovare un armistizio ragionevole tra Io e inconscio. Una specie di rendering. Mi viene in mente che il celebre gatto con la tasca magica oggi non rappresenti più Fernanda ma Ottavio. E' una versione contemporanea del dr. Hinkfuss il fantastico regista di un secolo fa, protagonista di ‘Questa sera si recita a soggetto’ in cui al teatro Flaiano mi lanciai con Spontaneità. Non c'era una lira per far ve**re la Moreno a Roma ma col Comune riuscimmo a fare le nozze coi fichi secchi. Il socioplay ebbe il tutto esaurito e ottime recensioni. Tranne una stroncatura di Chiaretti su La Repubblica. Così terribile verso di me che nelle ultime righe il suo autore quasi si pentì dei suoi attacchi: SCUSATE SIGNORI IL POVERO CRITICO.
https://www.plays.it/plays/rassegna-stampa/questa-sera-si-recita-a-soggetto.
Questo articolo feroce, al mio debutto al Flaiano, avrebbe potuto farmi attaccare alla canna del gas. O non farmi fare più una regia e invece oggi è tra le cose più care che custodisco per la mia resilienza.
Dunque Doraemon non regge più la proiezione di Anima-Sophia su una signora scrittrice che ho amato più di me stesso. Come ne esco?
Pausa. Poi capisco e sento. Le chat c'est moi. Ritiro la proiezione.
Al suo posto assegno a Fernanda un gatto grigio e realistico in piedi che regge tra le braccia un elastico logoro. E sistemo sulla cornice dell'assemblage due dadi con la facciata dei tre pallini (uno per ogni piano), speculari come le nostre due case della kasbah.
Poi mi prendo una rivalsa sul Chiaretti. Attacco sul retro una recensione positiva di un mio lavoro di otto anni dopo. Maurizio Porro, il critico cinematografico del Corriere della Sera, scrive: ‘Con la sua faccia da Actor’s Studio Ottavio Rosati , esercita per la prima volta psicoterapia di gruppo (globale), dove il gruppo è da intendersi come audience.' Tanto per dire che feci bene a non 'suicidarmi' nel 1986. Che ne dite ragazz*?
Albeggia. Sono esausto come se avessi spalato carbone per ore. Stringo nella mano Doraemon fino a sentire che questa mia parte tornata alla fonte si fonde col mio respiro. La stretta al petto è diminuita fino a sparire. Winnie si addormenta fra le mie gambe.
Chiudo gli occhi. Ora aspetto che emerga un finale.
Pausa.
L’immagine è questa: Dorameon-Ottavio con la bacchetta magica deve uscire fuori dalla vecchia cornice che lo intrappola. Ma come? Lo piazzo su un trampolino che sporge in fuori sulla destra. Sembra una sciocchezza ma farlo è faticoso perché quando andiamo bene al persecutore interno gli rode il c*** e sabota. Uso forbici, legno e colla. Aggiungo due piccole cose e quando finalmente ci riesco arriva uno stato di serenità fisica e psichica. L'autore ha fatto l’assemblage. L’assemblage ha fatto l'autore.
Faccio p**ì ortodossa nel water. Mi lavo i piedi, spalanco la finestra sul suo affaccio di alberi e cielo e vado a dormire il sonno beato degli artigiani di Monteverde, i miei nuovi amici. Alle 10 devo tornare da Marco Celli Stein.
Cara Lia, non ho altro da dirti. Ora provaci tu a fare un tuo assemblage. Così capirai e sentirai come funzionano.
lo
13/05/2026
STORIE DI ASSEMBLAGES VIVENTI - 1. "4 decenni" (prima parte)
Lia, giovanissima psichiatra iscritta alla scuola di psicodramma ha letto una pagina sugli Assemblages Viventi © 2020, una forma di immaginazione attiva che ho messo a punto partendo dalla Scacchiera © 1986.
https://it.everybodywiki.com/Assemblage...
Dal punto di vista dei 'tipi psicologici', Lia è un tipo di pensiero introverso con la sensazione estroversa in ombra. Ha capito la teoria ma non LA SENTE [per forza! In psichiatria studiano la potenza dei farmaci, non delle immagini...] perciò mi fa una domanda personale: come, quando e perché realizzo i miei AV? E che ne ricavo, in pratica? Non essendo un patito della privacy (la mia, intendo) le rispondo volentieri lasciando il culto della privacy ai tanti che la usano per nascondersi agli altri e a se stessi. A ciascuno il suo.
Per un Assemblage Vivente di solito mi muovo in tre tempi.
Parto da uno stato d'animo più o meno fastidioso. O da una forte crisi. Poi lo elaboro - tra Io e inconscio - come si fa nell'immaginazione attiva di Jung. La differenza è che, invece di disegnare, modellare, scolpire o dipingere, realizzo un montaggio di oggetti e immagini e li fotografo. Faccio una composizione tridimensionale. Posso cambiare questo assemblage fino a quando non sento che il mio stato d’animo è migliorato. Se fosse un disegno o un quadro ad olio (curati come quelli del Libro Rosso di Jung che hanno un valore estetico altissimo) non sarebbe facile fare una serie di cambiamenti nei giorni successivi. O anche dopo mesi. Anzi sarebbe molto difficile: in casi simili per salvare l'opera ci rimette la psiche.
Ciò detto, racconto la storia di un assemblage semplice ma veloce che ho intitolato QUATTRO DECENNI ed è ispirato a un ipertesto pubblicato su Plays:
https://www.plays.it/.../616-quattro-decenni-di-plays-con...
PRIMO TEMPO: CAMERA DA LETTO ORE 2.00
Tutto parte da questo sogno terribile che arriva dopo un pomeriggio in cui ho lavorato a delle musiche nello studio di Marco Celli Stein. Nel sogno ho 40 anni torno a casa e sono sudato perché ho finito di giocare a tennis. Entro nel palazzo di Trastevere dove dal 1973 al 2022 ho vissuto in un appartamento di tre stanze (una sopra l'altra) attaccato a quello della mia amata Fernanda Pivano e speculare alla mia. Nel sogno scopro che tutto il palazzo (misterioso, singolare e un po’ scassato) è stato ristrutturato dal principe proprietario in uno stile lussuoso e freddo. La casa che la Pivano ha descritto nel romanzo 'La mia Kasbah' (1998) ha perso quel fascino trasteverino e incasinato che la rendeva tanto amabile. Ora sembra un algido hotel a 5 stelle, di vetro e acciaio insignificante come tanti.
Il mio interno al n.19 è addirittura scomparso. Ottavio non abita più qui. Ma la casa di Fernanda al n. 20 sembra essere sopravvissuta al restyling. Entro e corro al bagno senza finestre dove scopro che non ci sono più tazza e bidet. Solo lavandino, doccia e vetrine piene di saponi e bottigliette. Anche le cartoline dei gatti di Maurice Siné attaccate alle piastrelle (Chat-plin.. Chat-steté etc.) non ci sono più. Mi sembra un’enorme st*****ta e naturalmente ci resto malissimo. Sto per pi****re nel lavandino quando entra Fernanda (pivanescamente fuori dal tempo) nella versione noir e fredda del nostro Quarto Decennio. Però coperta di collane etniche ringiovanenti. È bella come nel Primo Decennio della nostra storia quando invece ci amavamo e ne facevamo di tutti i colori e lietamente. Mi guarda col distacco virtuoso di una donna che avrebbe potuto avere una storia con Hemingway ma non lo ha fatto per non tradire il marito. Mi spiega che in questa nuova Kasbah di via lungara la sua stanza da letto non c'è più. L'hanno ceduta a una famiglia riccastra e confinante. Io trattengo l'epiteto furibondo che mi viene sulle labbra. Mi sveglio in preda all'ansia. Ho molto freddo e sono quasi paralizzato dal dolore. Help!
SECONDO TEMPO: CUCINA ORE 2,30 - LA REAZIONE AL SOGNO
Mi tiro su dal letto a fatica. Corro a piedi nudi in cucina calpestando una c***a della cocker Winnie. Vorrei un caffè perché la macchinetta rossa Illy mi fa allegria ma ho finito le capsule. P***a pu***na! Abbraccio l'autrice della c***a e mi faccio di Pavesini. Lei abbaia per averne uno e io la placo con un wurstel: sono le due di notte e se abbaia, i vicini mi ammazzano. Respiro per allentare la stretta al petto che mi soffoca come una martellata. Afferro un libro della von Franz che trovo accanto a una mela marcia: IL LINGUAGGIO DEI SOGNI.
Apro il libro a caso e leggo ad alta voce per farlo sentire anche a Winnie, dato che collabora agli psicodrammi della scuola come ego-ausiliario nel ruolo di vari mammiferi, dal topo alla tigre. Lei scodinzola e ascolta le parole della von Franz:
“GLI INCUBI SONO DI SOSTANZIALE E VITALE IMPORTANZA. CI RISVEGLIANO CON UN GRIDO: SONO L'ELETTROSHOCK CHE LA NATURA UTILIZZA QUANDO VUOLE DARCI UNA MOSSA. PER QUESTA RAGIONE L'INCUBO DIVENTA UNA VERA E PROPRIA TERAPIA D'URTO."
Chiaro? Rileggo la saggia frase come un mantra. Dunque il sogno mi invita a prendere le distanze da quei tempi amorosi in cui mi piacerebbe tornare. Povero illuso. Nostalgico noioso. Bisogna assolutamente dargli un taglio... Mi viene in mente che da qualche settimana ho in cantiere un Assemblage impostato su una foto del 1986 dove sono con Fernanda al teatro Flaiano di Roma. Si intitola “Questa sera si recita a soggetto” come la commedia di Pirandello che misi in scena quella sera per il primo psicodramma fatto con Zerka T. Moreno in un teatro italiano. Affollatissimo di giornalisti, attori e registi. Non li nomino perché a Lia non direbbero niente. Peggio per lei.
https://www.plays.it/.../questa-sera-si-recita-a-soggetto
Nella foto sprizzo di gioia. Fernanda pure: mi solleva il braccio in alto ed è felice. Un po’ perché apprezza l'evento. E un po’ perché la mia fatica prova agli amici in sala che non sono un toy boy. Nella mano stringo una bacchetta magica e un garofano rosso-Craxi. L'attimo non potrebbe essere più fuggente di così.
E l'assemblage che ho costruito intorno alla foto?
L'ho fatto con dei pupazzetti della Scacchiera e un nastro della bandiera gay. O della pace... non è chiaro. Ometto il significato dei pupazzetti perché è facile da intuire. Il tutto parla di bisessualità ideologica e di moderato polierotismo. Ma il mio incubo fresco di nottata dice che quegli anni meravigliosi sono finiti e lontani e che le bacchette magiche del dr. Hinkfuss (e qui la Lia dirà: Hinkfuss? Chi era costui?) sono scariche. Questo Assemblage non funziona più. Per fortuna è un Assemblage Vivente e lo posso cambiare come voglio. Infinite volte. Non è (direbbe Moreno) una 'conserva culturale' o (come direbbe Pirandello) una Forma senza più Vita. Bisogna ricaricarlo.
Prendo coltelli e colla e corro in bagno dove l'ho piazzato vicino al water. Forza, Winnie, andiamo e facciamolo a pezzi. Effetto Shining.(segue)
11/05/2026
Da dove nasce davvero il trauma?
Non sempre da ciò che è accaduto.
Spesso da ciò che non ha trovato uno spazio per essere elaborato.
Le neuroscienze affettive lo mostrano chiaramente:
le emozioni primarie abitano zone profonde del cervello e orientano il modo in cui percepiamo il mondo.
Alla scuola IPOD questo sapere si traduce in pratica:
lo psicodramma diventa uno strumento per lavorare sul ri-consolidamento emotivo e sulla trasformazione dei vissuti traumatici.
🔹 Non si tratta di raccontare il trauma.
Si tratta di trasformare il modo in cui è inscritto nella persona.
📍 Formazione in psicodramma – Roma
🌐 https://www.plays.it/ipod
Per approfondire un testo di una psicodrammatista ex alunna:
https://www.scuolapsicodrammaipod.it/blog/genamore-all-istituto-italiano-di-cultura-a-vienna-di-lia-filippi-n52
Foto Psicodramma Vienna
GENAMORE ALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A VIENNA di Lia Filippi
Fotografia Vanessa Rusci