12/03/2026
𝗥𝗲𝗺 𝘁𝗲𝗻𝗲, 𝘃𝗲𝗿𝗯𝗮 𝘀𝗲𝗾𝘂𝗲𝗻𝘁𝘂𝗿
La locuzione latina 𝐑𝐞𝐦 𝐭𝐞𝐧𝐞, 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐮𝐫 può esser tradotta in italiano come 𝑃𝑜𝑠𝑠𝑖𝑒𝑑𝑖 𝑙'𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 [𝑑𝑎 𝑠𝑒́].
La paternità di questa 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖𝑎 viene attribuita a 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐂𝐞𝐧𝐬𝐨𝐫𝐞 da parte del retore 𝐆𝐚𝐢𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞, il quale lo cita all'interno della sua opera didascalica denominata Ars rhetorica.
Tale massima, il cui significato può essere espresso come 𝑎𝑏𝑏𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑜 𝑙'𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑒́, è una novità nell'ambito dell'arte forense: secondo 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞, difatti, al fine di poter elaborare un discorso gradevole, convincente ed equilibrato, non è necessario prepararne a priori la struttura e gli artifici linguistici, poiché chi ne conosce a fondo gli argomenti è per ciò stesso capace di svilupparli in qualsiasi discorso, in maniera del tutto spontanea.
La massima di 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞 è in antitesi con la teoria sostenuta da 𝐀𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐭𝐞𝐥𝐞 (Retorica, III, 1): secondo lo Stagirita, infatti, non è sufficiente conoscere a fondo l'argomento che si vuole esporre, bensì è necessario che anche il discorso stesso venga preparato in una buona forma espositiva.
Il concetto, espresso con parole simili, si ritrova in 𝐂𝐢𝐜𝐞𝐫𝐨𝐧𝐞 nel saggio De oratore, 3.125: 𝐑𝐞𝐫𝐮𝐦 𝐞𝐧𝐢𝐦 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐨𝐫𝐮𝐦 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚𝐦 𝐠𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭 (𝐿'𝑎𝑏𝑏𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒).