Frasi Celebri in Latino

Frasi Celebri in Latino Le più belle frasi in latino da condividere con i tuoi amici.

𝗥𝗲𝗺 𝘁𝗲𝗻𝗲, 𝘃𝗲𝗿𝗯𝗮 𝘀𝗲𝗾𝘂𝗲𝗻𝘁𝘂𝗿La locuzione latina 𝐑𝐞𝐦 𝐭𝐞𝐧𝐞, 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐮𝐫 può esser tradotta in italiano come 𝑃𝑜𝑠𝑠𝑖𝑒𝑑𝑖 𝑙'𝑎𝑟...
12/03/2026

𝗥𝗲𝗺 𝘁𝗲𝗻𝗲, 𝘃𝗲𝗿𝗯𝗮 𝘀𝗲𝗾𝘂𝗲𝗻𝘁𝘂𝗿

La locuzione latina 𝐑𝐞𝐦 𝐭𝐞𝐧𝐞, 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐮𝐫 può esser tradotta in italiano come 𝑃𝑜𝑠𝑠𝑖𝑒𝑑𝑖 𝑙'𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 [𝑑𝑎 𝑠𝑒́].

La paternità di questa 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖𝑎 viene attribuita a 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐂𝐞𝐧𝐬𝐨𝐫𝐞 da parte del retore 𝐆𝐚𝐢𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞, il quale lo cita all'interno della sua opera didascalica denominata Ars rhetorica.

Tale massima, il cui significato può essere espresso come 𝑎𝑏𝑏𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑜 𝑙'𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑒́, è una novità nell'ambito dell'arte forense: secondo 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞, difatti, al fine di poter elaborare un discorso gradevole, convincente ed equilibrato, non è necessario prepararne a priori la struttura e gli artifici linguistici, poiché chi ne conosce a fondo gli argomenti è per ciò stesso capace di svilupparli in qualsiasi discorso, in maniera del tutto spontanea.

La massima di 𝐂𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞 è in antitesi con la teoria sostenuta da 𝐀𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐭𝐞𝐥𝐞 (Retorica, III, 1): secondo lo Stagirita, infatti, non è sufficiente conoscere a fondo l'argomento che si vuole esporre, bensì è necessario che anche il discorso stesso venga preparato in una buona forma espositiva.

Il concetto, espresso con parole simili, si ritrova in 𝐂𝐢𝐜𝐞𝐫𝐨𝐧𝐞 nel saggio De oratore, 3.125: 𝐑𝐞𝐫𝐮𝐦 𝐞𝐧𝐢𝐦 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐨𝐫𝐮𝐦 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚𝐦 𝐠𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭 (𝐿'𝑎𝑏𝑏𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑔𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒).

𝗡𝘂𝗻𝗰 𝗲𝘀𝘁 𝗯𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺La locuzione latina 𝗡𝘂𝗻𝗰 𝗲𝘀𝘁 𝗯𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺, tradotta letteralmente, significa 𝑜𝑟𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑏𝑒𝑟𝑒. È tratta da ...
14/10/2025

𝗡𝘂𝗻𝗰 𝗲𝘀𝘁 𝗯𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺

La locuzione latina 𝗡𝘂𝗻𝗰 𝗲𝘀𝘁 𝗯𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺, tradotta letteralmente, significa 𝑜𝑟𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑏𝑒𝑟𝑒. È tratta da un verso di 𝗢𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼 (Odi, I, 37, 1), che aveva con esso inteso tradurre un altro celebre verso, νῦν χρῆ μεθύσθην (Nyn chrê methysthēn), cioè: 𝑜𝑟𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑢𝑏𝑟𝑖𝑎𝑐𝑎𝑟𝑠𝑖, del poeta 𝗔𝗹𝗰𝗲𝗼 (framm. 332 V.). Si può ricordare il motto agli amici, per il tradizionale brindisi dopo qualche successo.

La frase completa è 𝗡𝘂𝗻𝗰 𝗲𝘀𝘁 𝗯𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺, 𝗻𝘂𝗻𝗰 𝗽𝗲𝗱𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗽𝘂𝗹𝘀𝗮𝗻𝗱𝗮 𝘁𝗲𝗹𝗹𝘂𝘀 (𝑂𝑟𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑏𝑒𝑟𝑒, 𝑜𝑟𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑓𝑎𝑟 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑝𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑜, cioè ci si può dare alla pazza gioia). 𝗢𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼 non intendeva parlare di acqua, ma di vino. Trattandosi di celebrare la morte di 𝗖𝗹𝗲𝗼𝗽𝗮𝘁𝗿𝗮, un brindisi col calice in mano era proprio d'occasione. L'esortazione di 𝗔𝗹𝗰𝗲𝗼, invece, era dovuta alla gioia per la morte dell'odiato tiranno 𝗠𝗶𝗿𝘀𝗶𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗶𝘁𝗶𝗹𝗲𝗻𝗲.

La celebre esortazione oraziana è stata utilizzata dalla casa produttrice degli pneumatici 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗶𝗻 come motto all'inizio del XX secolo, ed è rimasta nel nome della mascotte 𝗕𝗶𝗯𝗲𝗻𝗱𝘂𝗺 (il cosiddetto 𝑂𝑚𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑖𝑐ℎ𝑒𝑙𝑖𝑛).

𝗩𝘂𝗹𝗴𝘂𝘀 𝘃𝘂𝗹𝘁 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶, 𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶𝗮𝘁𝘂𝗿𝗩𝘂𝗹𝗴𝘂𝘀 𝘃𝘂𝗹𝘁 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶, 𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶𝗮𝘁𝘂𝗿 è una locuzione latina che che letteralmente può ...
02/09/2025

𝗩𝘂𝗹𝗴𝘂𝘀 𝘃𝘂𝗹𝘁 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶, 𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶𝗮𝘁𝘂𝗿

𝗩𝘂𝗹𝗴𝘂𝘀 𝘃𝘂𝗹𝘁 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶, 𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗽𝗶𝗮𝘁𝘂𝗿 è una locuzione latina che che letteralmente può essere tradotta in 𝐼𝑙 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 (𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜) 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑔𝑎𝑛𝑛𝑎𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜̀ 𝑠𝑖𝑎 𝑖𝑛𝑔𝑎𝑛𝑛𝑎𝑡𝑜.

Viene attribuita al cardinale 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐟𝐚, legato pontificio presso Enrico II, re di Francia. I demagoghi non sarebbero tanto sfrontati, se il popolo non fosse così credulone.

𝗙𝗮𝗯𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘁 𝘀𝘂𝗮𝗲 𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲𝗙𝗮𝗯𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘁 𝘀𝘂𝗮𝗲 𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲 è una locuzione latina che significa 𝑐𝑖𝑎𝑠𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑟𝑡𝑒𝑓𝑖𝑐𝑒...
12/06/2025

𝗙𝗮𝗯𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘁 𝘀𝘂𝗮𝗲 𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲

𝗙𝗮𝗯𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘁 𝘀𝘂𝗮𝗲 𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲 è una locuzione latina che significa 𝑐𝑖𝑎𝑠𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑟𝑡𝑒𝑓𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒; in luogo di 𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲 si trova talvolta 𝘂𝗻𝘂𝘀𝗾𝘂𝗶𝘀𝗾𝘂𝗲.

La locuzione è presente nella seconda delle due 𝐸𝑝𝑖𝑠𝑡𝑢𝑙𝑎𝑒 𝑎𝑑 𝐶𝑎𝑒𝑠𝑎𝑟𝑒𝑚 𝑠𝑒𝑛𝑒𝑚 𝑑𝑒 𝑟𝑒 𝑝𝑢𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎 (De rep., 1, 1, 2) attribuite a Sallustio, ma di autenticità molto discussa (non è improbabile vederle citate come opere dello Pseudo Sallustio).

La frase, che nel tempo ha avuto molto successo e molte rielaborazioni (tra cui 𝗛𝗼𝗺𝗼 𝗳𝗮𝗯𝗲𝗿 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲 𝘀𝘂𝗮𝗲), è attribuita nell'opera di Sallustio al console Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus): 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶𝗯𝘂𝘀 𝗔𝗽𝗽𝗶𝘂𝘀 𝗮𝗶𝘁, 𝗳𝗮𝗯𝗿𝘂𝗺 𝗲𝘀𝘀𝗲 𝘀𝘂𝗮𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗺𝗾𝘂𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗮𝗲 (la forma diversa è soltanto dovuta alla costruzione della proposizione oggettiva in latino).

L'espressione è caratteristica della teoria dell'homo faber, secondo cui l'unico artefice del proprio destino è l'uomo stesso; viene talvolta vista come un iniziale contrapporsi dell'uomo romano all'idea del fato (dominante nel mondo classico), per essere responsabile protagonista delle sue azioni o nella lotta contro il bisogno e la miseria.

𝗗𝘂𝗰𝘂𝗻𝘁 𝘃𝗼𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺 𝗳𝗮𝘁𝗮, 𝗻𝗼𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺 𝘁𝗿𝗮𝗵𝘂𝗻𝘁𝐃𝐮𝐜𝐮𝐧𝐭 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦 𝐟𝐚𝐭𝐚, 𝐧𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦 𝐭𝐫𝐚𝐡𝐮𝐧𝐭 (lett. 𝐼𝑙 𝑓𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑢𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑠𝑐...
15/04/2025

𝗗𝘂𝗰𝘂𝗻𝘁 𝘃𝗼𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺 𝗳𝗮𝘁𝗮, 𝗻𝗼𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺 𝘁𝗿𝗮𝗵𝘂𝗻𝘁

𝐃𝐮𝐜𝐮𝐧𝐭 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦 𝐟𝐚𝐭𝐚, 𝐧𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦 𝐭𝐫𝐚𝐡𝐮𝐧𝐭 (lett. 𝐼𝑙 𝑓𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑢𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑔𝑢𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑖𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒) è una frase latina tratta dalle Epistole a Lucilio (107, 11, 5) di 𝐒𝐞𝐧𝐞𝐜𝐚, il quale cita un verso del filosofo stoico 𝐂𝐥𝐞𝐚𝐧𝐭𝐞.

Dopo aver esortato il suo amico Lucilio all'accettazione di tutto ciò che proviene dalla divinità, nella consapevolezza che è la divinità a dirigere e a governare il mondo (secondo i precetti etici dello stoicismo), 𝐒𝐞𝐧𝐞𝐜𝐚, stando a quanto egli stesso afferma, traduce dei versi del filosofo stoico 𝐂𝐥𝐞𝐚𝐧𝐭𝐞, che esemplificano tale morale di conformità alla ragione divina.

Al giorno d'oggi, tale frase viene utilizzata con tono ironico o sarcastico per evidenziare l'inutilità di un'opposizione ad una decisione presa dall'alto.

Da una parte nella vita si può e si deve lottare, avere il coraggio delle proprie scelte. Tuttavia va pure considerato che magari c’è qualcosa di più potente della nostra volontà, chiamiamolo “destino”, “Dio”, “fato” chiamiamolo in tutti i modi in cui la filosofia o la religione ci permettono di farlo e la nostra vita è immersa in questo. Chi nuota seguendo la corrente, chi fa scelte logiche, razionali, verrà assecondato. Chi nuota contro corrente verrà trascinato via; non ci si può opporre al destino, nessun essere umano lo può fare secondo 𝐒𝐞𝐧𝐞𝐜𝐚.

𝗘𝘅𝗰𝘂𝘀𝗮𝘁𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝘁𝗶𝘁𝗮, 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗮𝘁𝗶𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝐄𝐱𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐚, 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 è un proverbio latino di origine medi...
05/01/2025

𝗘𝘅𝗰𝘂𝘀𝗮𝘁𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝘁𝗶𝘁𝗮, 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗮𝘁𝗶𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮

𝐄𝐱𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐚, 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐢𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 è un proverbio latino di origine medievale. La sua traduzione letterale è 𝑠𝑐𝑢𝑠𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎, 𝑎𝑐𝑐𝑢𝑠𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎, forma proverbiale in italiano insieme all'equivalente cℎ𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑠𝑎 𝑠𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑢𝑠𝑎.

Il senso di questa locuzione è: se non hai niente di cui giustificarti, non scusarti. Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può infatti essere considerato un unico indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere, anche se si è realmente innocenti.

Già San Girolamo, nelle sue lettere (Epist. 4) avvertiva: 𝐝𝐮𝐦 𝐞𝐱𝐜𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐬, 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐬 (𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑠𝑎𝑟𝑡𝑖, 𝑡𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑢𝑠𝑖).

È pur vero che nella cultura e nella civiltà anglosassone moderna, porre le proprie scuse al di là della disputa, è un atto di galanteria e di illuminazione. Tale criterio di apertura è molto diffuso e apprezzato negli ambienti di lavoro multinazionali poiché nell'astenersi c'è l'arroganza dell'infallibilità e della perfezione che gli interlocutori percepiscono con fastidio. Trova, così, conferma il detto più antico e saggio 𝐩𝐚𝐫𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐛𝐣𝐞𝐜𝐭𝐢𝐬 𝐞𝐭 𝐝𝐞𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐛𝐨𝐬 (𝑝𝑒𝑟𝑑𝑜𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑡𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑏𝑒𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑜𝑔𝑎𝑛𝑡𝑖, Virgilio - Eneide), viatico dei grandi condottieri latini.

Per evitare strumentalizzazioni, le scuse volontarie devono essere molto chiare e circoscritte all'oggetto. In un 𝐜𝐚𝐬𝐮𝐬 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢, se l'aggredito dovesse scusarsi dei danni collaterali della controffensiva, non si starebbe autoaccusando ma, al contrario, starebbe "accusando l'aggressore", confermando una certa transitività del detto in latino ma di origine medievale.

𝗢𝗺𝗻𝗶𝗮 𝗺𝘂𝗻𝗱𝗮 𝗺𝘂𝗻𝗱𝗶𝘀𝐎𝐦𝐧𝐢𝐚 𝐦𝐮𝐧𝐝𝐚 𝐦𝐮𝐧𝐝𝐢𝐬 è un celebre motto latino, di forte sapore antimoralistico e religioso al tempo ste...
29/11/2024

𝗢𝗺𝗻𝗶𝗮 𝗺𝘂𝗻𝗱𝗮 𝗺𝘂𝗻𝗱𝗶𝘀

𝐎𝐦𝐧𝐢𝐚 𝐦𝐮𝐧𝐝𝐚 𝐦𝐮𝐧𝐝𝐢𝐬 è un celebre motto latino, di forte sapore antimoralistico e religioso al tempo stesso. Tradotto letteralmente significa 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑝𝑢𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑝𝑢𝑟𝑖 (s'intende, 𝑝𝑒𝑟 𝑐ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑝𝑢𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑑'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑜), o anche 𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑎, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 (𝑎𝑝𝑝𝑎𝑖𝑜𝑛𝑜) 𝑝𝑢𝑟𝑒. Lo stesso concetto è espresso dall'analogo motto 𝐎𝐦𝐧𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐮𝐧𝐝𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐮𝐧𝐝𝐢𝐬: 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑖𝑚𝑝𝑢𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑢𝑟𝑖.

Il motto intende sottolineare che chi agisce con innocenza e in maniera avveduta (e in ogni caso secondo il dettame d'una retta coscienza) non vede il male neppure in situazioni che ne potrebbero aver l'apparenza.

Nell'ottavo capitolo dei Promessi sposi lo scrittore 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐌𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐢 fa pronunciare questa frase da fra Cristoforo, con riferimento alla reazione sbigottita di fra Fazio, portinaio del convento di Pescarenico, sgomento per l'arrivo a tarda notte di due donne: Lucia e sua madre, Agnese.

𝗔𝗺𝗮𝘁 𝘃𝗶𝗰𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮𝗺𝐴𝑚𝑎𝑡 𝑣𝑖𝑐𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚 è una locuzione latina che significa letteralmente 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧...
12/09/2024

𝗔𝗺𝗮𝘁 𝘃𝗶𝗰𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮𝗺

𝐴𝑚𝑎𝑡 𝑣𝑖𝑐𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚 è una locuzione latina che significa letteralmente 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. È una frase d'autore, tratta dal carme 62 del Liber di 𝐂𝐚𝐭𝐮𝐥𝐥𝐨.

In generale, il significato è quello che i risultati si ottengono solo se c'è una preparazione attenta e una cura nei dettagli senza lasciare alcunché al caso.

𝐀𝐮𝐭 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦 𝐯𝐢𝐚𝐦 𝐚𝐮𝐭 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐚𝐦𝐴𝑢𝑡 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚 𝑣𝑖𝑎𝑚 𝑎𝑢𝑡 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑎𝑚 (oppure 𝐴𝑢𝑡 𝑣𝑖𝑎𝑚 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚 𝑎𝑢𝑡 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑎𝑚) è una frase latina attrib...
01/06/2024

𝐀𝐮𝐭 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦 𝐯𝐢𝐚𝐦 𝐚𝐮𝐭 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐚𝐦

𝐴𝑢𝑡 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚 𝑣𝑖𝑎𝑚 𝑎𝑢𝑡 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑎𝑚 (oppure 𝐴𝑢𝑡 𝑣𝑖𝑎𝑚 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚 𝑎𝑢𝑡 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑎𝑚) è una frase latina attribuita al comandante cartaginese 𝐀𝐧𝐧𝐢𝐛𝐚𝐥𝐞, traducibile con "Troverò una strada o ne farò una", oppure con "Troverò un modo, o ne inventerò uno".

Secondo la tradizione, 𝐀𝐧𝐧𝐢𝐛𝐚𝐥𝐞 avrebbe pronunciato tale frase quando, nel corso della seconda guerra punica, i suoi generali gli riportarono che era impossibile attraversare le Alpi con gli elefanti. Naturalmente, 𝐀𝐧𝐧𝐢𝐛𝐚𝐥𝐞 si sarebbe espresso in lingua punica, non in latino.

𝐎𝐦𝐧𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭 𝐚𝐦𝐨𝐫Omnia vincit amor (pronuncia: òmnia vìncit àmor) è un'espressione latina che significa «l'amore vince o...
20/04/2024

𝐎𝐦𝐧𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭 𝐚𝐦𝐨𝐫

Omnia vincit amor (pronuncia: òmnia vìncit àmor) è un'espressione latina che significa «l'amore vince ogni cosa», «l'amore trionfa su tutto». È il primo emistichio del verso 69 dell'Egloga X di Virgilio: Omnia vincit amor: et nos cedamus amori (letteralmente: «L'amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all'amore»).

L'espressione è a volte citata anche come 𝘈𝘮𝘰𝘳 𝘷𝘪𝘯𝘤𝘪𝘵 𝘰𝘮𝘯𝘪𝘢, ricalcando la sintassi italiana.

Un'espressione analoga, ma di significato quasi opposto, fu poi usata dallo stesso Virgilio nelle Georgiche (Libro I, verso 145), opera che esalta il valore del lavoro agricolo: Labor omnia vicit, cioè «la fatica del lavoro ha avuto la meglio su tutto».

Già in epoca antica l'espressione era divenuta di uso proverbiale per esaltare o anche solo per rilevare l'ineluttabile potenza dell'amore, come sentimento o valore che non si arrende di fronte a nessun ostacolo. La frase, per la sua evidente portata romantica e passionale, oltre ad essere ancora oggi diffusa nel linguaggio corrente, è citata in moltissime opere letterarie; ad esempio, nel Prologo generale de I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, in cui la madre priora porta un ciondolo d'oro su cui si trova incisa questa frase; oppure nei Racconti di Edgar Allan Poe.

𝘈𝘮𝘰𝘳 𝘷𝘪𝘯𝘤𝘪𝘵 𝘰𝘮𝘯𝘪𝘢 è anche il titolo di un dipinto di Caravaggio, che significherebbe la vittoria dell'amore sulle arti (l'interpretazione del quadro è peraltro discussa).

𝗛𝗶𝗰 𝗺𝗮𝗻𝗲𝗯𝗶𝗺𝘂𝘀 𝗼𝗽𝘁𝗶𝗺𝗲Hic manebimus optime (che, tradotta letteralmente, significa "Qui staremo benissimo") è una frase di...
21/02/2024

𝗛𝗶𝗰 𝗺𝗮𝗻𝗲𝗯𝗶𝗺𝘂𝘀 𝗼𝗽𝘁𝗶𝗺𝗲

Hic manebimus optime (che, tradotta letteralmente, significa "Qui staremo benissimo") è una frase diventata celebre come espressione di risolutezza.

È riportata da Tito Livio nella sua Storia romana (Ab Urbe condita libri, V, 55), dov'è attribuita a un centurione che, nel frangente storico del sacco di Roma (circa 390/386 a.C.), avvenuto durante le invasioni celtiche della pen*sola italiana, l'avrebbe pronunciata come esortazione per i propri compagni, influendo, in modo indiretto, sulla successiva decisione del senato romano di non abbandonare la città.

I senatori, dopo il sacco di Roma da parte di Brenno, capo della tribù dei Galli Senoni, avvenuto nel 390 a.C. secondo la tradizione storica romana, stavano discutendo se lasciare Roma e trasferirsi a Veio oppure ricostruire la città. Mentre erano riuniti a consiglio nella Curia Ostilia, giunse la voce di un centurione che ordinava al vessillifero (signifer) di piantare le insegne. L'esortazione del militare fu interpretata come buon auspicio e il Senato romano si risolse a restare e a ricostruire la città.

La frase, divenuta proverbiale, è entrata anche in uso in contesti più colloquiali, venendo pronunciata, a volte con intento scherzoso, per manifestare la volontà di non muoversi più da un luogo raggiunto o da una destinazione.

Indirizzo

Rome
00184

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