Fuori Classe

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FUORI CLASSE offre servizi rivolti a ragazzi con disturbi dell'apprendimento e non solo...

01/10/2022

𝐃𝐒𝐀 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢: 𝟗 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚̀

9 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪 𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘪 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢̀ 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘣𝘭𝘦𝘮𝘢 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘮𝘢𝘵𝘪𝘤𝘰:

1) Confusione visiva indotta da pagine troppo piene (per chi ha un DSA una pagina troppo densa di testo risulta faticosa da affrontare);

2) Testo indecifrabile (la dislessia può far leggere una cosa per un’altra, facendo travisare il senso di quanto letto);

3) Testo incomprensibile (molti bambini, ma anche ragazzi e adulti trovano particolarmente ostiche alcune parole e locuzioni: ciascuno, ogni, uno dei quali, ma a volte anche distribuire, ecc.);

4) Manipolazione dei numeri carente (difficoltà nei calcoli, per cui questi assorbono talmente tante energie cognitive, che il bambino si perde per strada nella risoluzione del problema: le energie cognitive non sono infinite);

5) Abitudine di ricorrere a procedure rigide e parole chiave (sono i bambini che ancora prima di aver riflettuto sull’insieme del problema se ne escono con affermazioni come: è un problema del più perchè c’è la parola aggiungere finendo magari con il sommare oggetti di natura diversa – pere e soldi piuttosto che bambini e caramelle);

6) Carente pianificazione e organizzazione dello svolgimento del problema: comprensione iniziale, rappresentazione mentale, ragionamento logico, ipotesi, pianificazione, svolgimento, monitoraggio e autovalutazione;

7) Scarsa comprensione dei concetti sottostanti il problema: ad esempio, non aver ancora capito il concetto di frazione o di equivalenza;

8) Scrittura imprecisa: errori nella trascrizione di numeri o segni e il risultato ovviamente non torna, oppure disordine e alla fine non si capisce più niente;

9) Ultimo, ma non per questo meno importante: scoraggiamento, quando la mole dei problemi da risolvere sembra una montagna insormontabile.

𝘚𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘪𝘦 𝘮𝘪𝘳𝘢𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘣𝘭𝘦𝘮𝘪 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘮𝘢𝘵𝘪𝘤𝘪:

1. Confusione visiva
2. Decodifica del testo
3. Comprensione del linguaggio matematico
4. Manipolazione dei numeri
5. Procedure rigide e parole chiave
6. Pianificazione e organizzazione
7. Comprensione dei concetti matematici sottostanti
8. Scrittura
9. Scoraggiamento

29/09/2022

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐢𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐭𝐢

1. Escludi la presenza di disturbi fisici
2. Sostieni i bisogni emotivi
3. Rispetta bioritmi e tempi
4. Asseconda il bisogno di movimento
5. Elimina le fonti di distrazione
6. Aiuta nell’organizzazione
7. Decongestiona l’agenda
8. Incoraggia l’autonomia

(fonte: Maurizia Guderzo)

26/09/2022

𝟖 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨

1. Pensare prima di studiare
2. Domande a rovescio
3. La rete delle conoscenze
4. Lavorare a blocchi
5. Parole chiave, mappe & co.
6. Fare la maestra (o il maestro)
7. Ripetizione dilazionata
8. Osservazione e autosservazione

(fonte: Maurizia Guderzo)

24/09/2022

𝐃𝐒𝐀 𝐞 𝐚𝐧𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐚: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢

Ecco alcuni aiuti che puoi dare a tuo figlio:

1) Capire che cosa significa avere un DSA e trasmettergli convinzioni corrette sulle proprie difficoltà: dipendono da una particolare configurazione neurobiologica, non sono frutto di pigrizia, disinteresse, demotivazione (semmai questa si manifesta con il passare del tempo come conseguenza delle difficoltà), né tantomeno di scarsa intelligenza;

2) Incoraggiarlo, però, anche a pensare che gli apprendimenti sono frutto del suo lavoro costante e non di un set immutabile di capacità personali ricevute in dono alla nascita. Queste si possono modificare nel tempo grazie alla curiosità, al coltivare interessi, allo studio. Anche se si ha un DSA. Questo non deve, peraltro, indurre a pronunciare frasi come: se ti impegnassi/studiassi di più ce la faresti (in questo modo si lascia ogni responsabilità delle difficoltà sulle spalle del ragazzo, incrementando la sensazione di impotenza). Meglio dire: lo so, è faticoso, bisogna trovare nuove strategie per farlo, vedrai che cercando insieme troveremo una soluzione, tu però metticela tutta (è importante incoraggiare i ragazzi alla tenacia che, forse anche più dell’intelligenza, è collegata al successo scolastico e nella vita in generale);

3) Ricordargli che la matematica non è solo numeri, anzi. Gli studenti universitari brillanti iscritti a facoltà scientifiche non sono necessariamente i più abili nel fare velocemente calcoli mentali;

4) Evitare di trasmettergli convinzioni negative sulla matematica (nella nostra famiglia nessuno capisce niente di matematica…) in un maldestro tentativo consolatorio che finirebbe con il fissare nella sua mente l’idea che la matematica non sarà mai alla sua portata. Come se esistesse il gene dell’antimatematica, una sorta di maledizione trasmessa di generazione in generazione;

5) Incoraggiare la curiosità verso la matematica: stimolandolo (e sarebbe bene farlo fin da piccoli) a coglierne la presenza ubiquitaria in tutto ciò che facciamo quotidianamente e come essa ci possa aiutare in molti modi diversi;

6) Stimolare in ogni modo la consapevolezza dei propri talenti e, più in generale, alimentare la sua autostima sia rispetto all’apprendimento della matematica, sia rispetto ad ogni altro aspetto della vita scolastica e non: diventerà per questo un adulto più equilibrato (e forse meglio alfabetizzato in matematica…).

(fonte: Maurizia Guderzo)

22/09/2022

𝟗 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨

1) Confusione visiva indotta da pagine troppo piene (per chi ha un DSA una pagina troppo densa di testo risulta faticosa da affrontare);

2) Testo indecifrabile (la dislessia può far leggere una cosa per un’altra, facendo travisare il senso di quanto letto);

3) Testo incomprensibile (molti bambini, ma anche ragazzi e adulti trovano particolarmente ostiche alcune parole e locuzioni: ciascuno, ogni, uno dei quali, ma a volte anche distribuire, ecc.);

4) Manipolazione dei numeri carente (difficoltà nei calcoli, per cui questi assorbono talmente tante energie cognitive, che il bambino si perde per strada nella risoluzione del problema: le energie cognitive non sono infinite);

5) Abitudine di ricorrere a procedure rigide e parole chiave (sono i bambini che ancora prima di aver riflettuto sull’insieme del problema se ne escono con affermazioni come: è un problema del più perchè c’è la parola aggiungere finendo magari con il sommare oggetti di natura diversa – pere e soldi piuttosto che bambini e caramelle);

6) Carente pianificazione e organizzazione dello svolgimento del problema: comprensione iniziale, rappresentazione mentale, ragionamento logico, ipotesi, pianificazione, svolgimento, monitoraggio e autovalutazione;

7) Scarsa comprensione dei concetti sottostanti il problema: ad esempio, non aver ancora capito il concetto di frazione o di equivalenza;

8) Scrittura imprecisa: errori nella trascrizione di numeri o segni e il risultato ovviamente non torna, oppure disordine e alla fine non si capisce più niente;

9) Ultimo, ma non per questo meno importante: scoraggiamento, quando la mole dei problemi da risolvere sembra una montagna insormontabile.

(fonte: Maurizia Guderzo)

20/09/2022

𝐋𝐞𝐠𝐠𝐞 𝟏𝟎𝟒: 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐜𝐢? 𝐄 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐢 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐮𝐛𝐛𝐢

Le leggi che consentono di usufuire di indennità di frequenza da un parte (Legge 289/90 sull’invalidità) e di insegnante di sostegno e permessi retribuiti dall’altra (Legge 104/92 sull’handicap) sono diverse.

Si può ottenere l’indennità di frequenza senza richiedere il riconoscimento dei benefici della legge 104 e viceversa.

La richiesta per usufruire dei benefici di entrambe le leggi può essere presentata contemporaneamente, ma non è obbligatorio farlo.

La visita per il riconoscimento dei benefici di entrambe le leggi è unica (con gli stessi rischi emotivi per bambini e ragazzi).

Con un DSA è possibile ottenere l’indennità di frequenza.

Con un DSA è molto difficile ottenere il riconoscimento di handicap (legge 104). Il riconoscimento di handicap in stato di gravità (quello che consente di ottenere i benefici più interessanti), poi (almeno nella mia esperienza) è quasi impossibile.

In ogni caso anche ottenendo il riconoscimento 104, occorre riflettere sull’opportunità di richiedere l’insegnante di sostegno a scuola.

(fonte: Maurizia Guderzo)

14/09/2022

𝐈𝐧𝐝𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐚 𝐭𝐮𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨

Molti genitori trovano difficile spiegare al proprio figlio che cos’è l’indennità di frequenza, perchè la si richiede e perchè potrebbero riconoscergliela.

Al timore latente (ma ingiustificato) che l’indennità di frequenza apra le porte dell’invalidità (come mi ha detto una mamma con malcelato dolore: mio figlio avrà quindi la sua pensioncina?) si mescolano l’incertezza (che cosa succederà durante la visita? che cosa mi chiederanno? come si sentirà mio figlio?) e la paura di creare disagio e sofferenza al proprio figlio, per una parola detta male o per una non detta.

Se sei fra i genitori dubbiosi su come procedere nelle spiegazioni, puoi richiedere la guida che ho preparato, in cui troverai:

come si svolge la visita per il riconoscimento dell’indennità di frequenza
gli aspetti potenzialmente problematici: quelli che possono causare sofferenza a tuo figlio
un facsimile di spiegazione, facilmente adattabile alle sue capacità cognitive e conoscenze. Che spero aiuterà anche te a considerare questo aiuto economico nella giusta prospettiva.

13/09/2022

𝐃𝐢𝐬𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚

1. 𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭’𝘪𝘯𝘥𝘦𝘯𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘻𝘢

- chiedi il certificato medico introduttivo (a pagamento) al pediatra o ad altro medico (che abbia scelto di accreditarsi presso l’INPS): si tratta di una procedura che il sanitario compie direttamente sul sito INPS, dopo aver letto la relazione specialistica con la diagnosi di DSA;

- ritira la copia cartacea originale firmata dal medico stesso e la ricevuta con il codice identificativo della procedura attivata;

- presenta entro 90 giorni domanda all’INPS riportando il numero di protocollo del certificato medico introduttivo (lo può fare un patronato o lo puoi fare da te, dopo aver richiesto il PIN all’INPS; se scegli il fai da te, ti consiglio di richiedere per tempo il PIN, perchè una parte di esso arriva via posta cartacea; inoltre, il PIN deve essere rilasciato a tuo figlio);

- aspetta di essere convocato a visita presso la ASL (tramite lettera raccomandata ed eventualmente email o SMS, se sono stati indicati nella domanda all’INPS: consigliabile per evitare disguidi postali e il conseguente rischio di perdere la visita);

- presentati alla visita con il bambino, munito di:

fotocopia del documento di identità;
certificato medico introduttivo in originale (verrà trattenuto dalla commissione: meglio farne una fotocopia per il tuo archivio);
documentazione clinica in originale (di ciascun documento presenta anche la fotocopia, che verrà trattenuta dalla commissione);
eventuale documentazione delle spese sostenute o il preventivo delle spese da sostenere accompagnato dalla prescrizione dello specialista (in alcune regioni è preferibile che lo specialista sia un medico).

2. 𝘓’𝘪𝘯𝘥𝘦𝘯𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘤𝘢𝘥𝘦?

Certo: ovviamente scade al compimento dei 18 anni (si parla infatti di “minori”).

Non solo: le commissioni assegnano in genere una durata limitata nel tempo a questo riconoscimento per i DSA.
In base alla mia esperienza: due-tre anni al massimo.
Poi, viene fissata una revisione (una nuova visita). Sarà l’INPS stesso a convocarti per la visita di revisione.

Potrebbero interessarti anche gli altri articoli dedicati all’indennità di frequenza e alla legge 104.

(fonte: Maurizia Guderzo)

12/09/2022

𝐃𝐢𝐬𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐚: 𝐜𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚?

1. 𝘐𝘯𝘥𝘦𝘯𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘻𝘢: 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴’𝘦̀

Forse, hai saputo che altri genitori ricevono una somma mensile utile per sostenere in parte le spese.

Si tratta dell’indennità di frequenza:

attualmente (2018) 282,55 euro mensili
per i mesi di frequenza scolastica (9 mensilità annue) e/o di un centro di riabilitazione riconosciuto
(in questo secondo caso, previa attestazione di regolare frequenza anche estiva da parte del centro di riabilitazione, possono essere inclusi completamente o in parte i mesi estivi)

purchè tuo figlio non disponga di redditi personali superiori a circa 4800 euro annui
Forse, però, non ti hanno detto che l’indennità di frequenza viene erogata dall’INPS.
Ma, soprattutto, forse non sai che per ottenerla tuo figlio dovrà essere visitato dalla commissione per l’accertamento dell’invalidità.

Ti posso subito rassicurare: tuo figlio non è invalido.
In realtà, nessun bambino è invalido.
La parola invalidità fa infatti riferimento a una maggiore o minore non-validità lavorativa (che viene espressa in percentuale). Quindi, riguarda gli adulti.

L’indennità di frequenza viene, invece, data a bambini e ragazzi riconosciuti come “minori con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie dell’età” (legge 289/90).

Che significa?

- può essere data solo a bambini e ragazzi minori di 18 anni;
- il bambino o ragazzo ha difficoltà a fare ciò che ci si aspetta in base alla sua età;
- questa difficoltà non è transitoria!

2. 𝘐𝘯𝘥𝘦𝘯𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘋𝘚𝘈

Bambini e ragazzi con DSA possono essere considerati “minori con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie dell’età”?

Non esiste una risposta unica per tutti i ragazzi con un disturbo di apprendimento specifico. In altre parole: avere un DSA non dà automaticamente diritto all’indennità di frequenza.

Chi decide se tuo figlio ha diritto ad averla?

La commissione per l’accertamento dell’invalidità che lo visiterà.

Come decide la commissione se un minore dislessico, disortografico, discalculico o disgrafico presenta difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie dell’età?

In base a 3 criteri:

- gravità del disturbo
- gravità delle difficoltà scolastiche (cioè quanto grave è l’impatto sugli apprendimenti globali delle difficoltà di lettoscrittura e/o calcolo)
- gravità delle ripercussioni emotive.

3. 𝘔𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭’𝘪𝘯𝘥𝘦𝘯𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘻𝘢?

Ci sono tre aspetti da considerare per decidere se è il caso di richiedere o meno l’indennità di frequenza:

Economico
Psicologico
Conseguenze future
Dal punto di vista economico, ti conviene sicuramente richiedere l’indennità di frequenza.

Il rapporto costi/benefici è a vantaggio di questi ultimi, nonostante non si possa avere la certezza di ottenerla.

I costi per presentare la domanda generalmente non superano qualche decina di euro (quelli richiesti dal medico per redigere il certificato), soprattutto se poi invii da te la domanda all’INPS, senza rivolgerti ad un patronato.
I benefici ottenibili, invece, sono di alcune migliaia di euro (ipotizzando una media di due anni con 9 mensilità annue).

Da un punto di vista psicologico, invece, occorre fare molta attenzione. Il momento della visita, infatti, può essere fonte di danni psicologici.

Pensa all’effetto che potrebbe fargli attendere in mezzo a persone malate, magari palesemente invalide (sono malato anch’io?), leggere la parola “invalidi” sulle porte, sentire parole come “invalido”, “handicap” o simili riferite a se stesso da parte di adulti distratti (sono, quindi, invalido? handicappato?!).

Per aiutarlo, dovrai dargli spiegazioni chiare e rassicuranti. E questo sarà possibile se avrai affrontato e digerito le eventuali ansie che questa scelta può averti scatenato. Procedi solo se la vivi con serenità.

Sarai così in grado di offrire tutto il tuo sostegno a tuo figlio. Evitando che quest’esperienza comporti ripercussioni negative sul suo equilibrio emotivo.

Per quanto riguarda il futuro di tuo figlio, infine, non avere timori ingiustificati: non gli resterà appiccicato a vita nessun “marchio” di invalidità. L’indennità di frequenza è un “vantaggio”, non un obbligo. Quando scade (a 18 anni, oppure anche prima), svanisce.

(fonte: Maurizia Guderzo)

11/09/2022

𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐃𝐒𝐀 𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐨𝐪𝐮𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨

1. 𝘊𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴’𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘰𝘲𝘶𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦

Ogni valutazione diagnostica per un sospetto disturbo specifico di apprendimento (o per qualsiasi altro problema, naturalmente) si conclude (o dovrebbe concludersi, se non capitano imprevisti) con il colloquio di “restituzione”. Che talvolta prevede la presenza dei soli genitori, talvolta anche del diretto interessato. Alcuni centri, infine, prevedono due colloqui separati, uno per i genitori e uno per il bambino o ragazzo con DSA.

Restituzione…di che? Dei risultati dei colloqui e test effettuati durante la valutazione.
In realtà, i 45 minuti (circa) di questo colloquio sono densi di molto altro.

2. 𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘷𝘰𝘭𝘨𝘦

Lo specialista (o l’équipe) nel caso di una diagnosi di DSA spiegherà:

- come è pervenuto alla diagnosi;
- natura del “disturbo” (manifestazioni, cause, ecc.);
- conseguenze delle difficoltà di lettoscrittura e calcolo sulla vita del bambino;
- passi da compiere (training, tutor, scuola, studio e compiti a casa, eventualmente indennità di frequenza).

Inoltre, consegnerà la relazione clinica (certificazione, se rilasciata da un centro pubblico o privato accreditato).

3. 𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘱𝘳𝘦𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭’𝘰𝘤𝘤𝘢𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦

Se la diagnosi è per te inattesa (eri quasi certo che la maestra si fosse sbagliata), potresti perderti nei meandri di queste spiegazioni dopo la prima parte, quella che si conclude con l’etichetta di “disturbo”, cioè di qualcosa che non va. Il dolore e la delusione possono far sì che la parte razionale del tuo cervello si “spenga” e che tutte le altre informazioni utili siano percepite dalle orecchie, ma non vengano registrate dalla mente.

Purtroppo, però, il colloquio di restituzione è spesso l’ultima occasione che hai per ricevere informazioni dagli specialisti sui DSA e su quello che puoi fare per aiutare tuo figlio. Soprattutto se ti sei rivolto a un centro pubblico (dove il tempo degli operatori è minimo a causa della mole di richieste).

Che fare?

4. 𝘗𝘳𝘦𝘱𝘢𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘢𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘰𝘲𝘶𝘪𝘰

L’unico modo è arrivare a questa occasione preparati. Emotivamente e razionalmente.

Pensi che l’insegnante stia vedendo DSA dappertutto? Che sono diventati una moda? Che in realtà tuo figlio è solo pigro o immaturo?
Potresti avere ragione.
Però… potrebbe anche avere ragione l’insegnante.
In tal caso, vuoi correre il rischio di farti travolgere da una diagnosi inaspettata? Di perderti l’unica possibilità di acquisire informazioni e consigli specialistici e su misura? Tagliati sulle esigenze di tuo figlio, così come sono state osservate nel corso della valutazione?

Per attingere alle conoscenze ed esperienze degli specialisti nel modo migliore, sfruttando al massimo il poco tempo disponibile del colloquio di restituzione:

- Documentati sui DSA: meglio sapere prima con che cosa si potrebbe avere a che fare. Leggi guide, libri e materiale online.

- Preparati emotivamente: arriva al colloquio di restituzione sperando che la maestra si sia sbagliata, ma pronto ad accettare che invece abbia ragione. Naturalmente, a maggior ragione se è presente tuo figlio. Che certo non si avvantaggerebbe di vederti stordito o annichilito dalla diagnosi.

- Rifletti sulle informazioni che ti mancano per capire, ma soprattutto agire meglio nell’interesse di tuo figlio. E’ molto importante avere le idee chiare su quello che ti interessa chiedere. Eventualmente annotati le domande, per non rischiare di dimenticarle:
dubbi rimasti dopo esserti documentato parlando con insegnanti e genitori, leggendo libri, blog e forum
comportamenti osservati in tuo figlio, passati e presenti da inquadrare meglio
indicazioni di centri o specialisti per il training e di tutor per il supporto nei compiti

- Fai attenzione alle informazioni che arrivano a tuo figlio, se è presente. Che siano o meno dirette a lui, non importa, perchè comunque le ascolterà avidamente. Se non sei certo di aver capito bene, chiedi subito spiegazioni: in seguito dovrai riparlarne con tuo figlio. Che avrà bisogno di molto di più del colloquio con gli specialisti per capire bene che cosa sono questi DSA, che cosa comportano, che cosa si può fare per conviverci. Per aiutarlo è importante che tu abbia ben compreso ciò che è stato detto davanti a lui.
Hai già fatto il colloquio di restituzione e ti sono rimasti dei dubbi? Potresti trovare utile l’ebook “Parlare con i figli di DSA“, che puoi scaricare dalla sezione “ebook” di questo sito.

(fonte: Maurizia Guderzo)

10/09/2022

𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐃𝐒𝐀: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝟕 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐢 𝐦𝐨𝐬𝐬𝐞

7 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦𝘳𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘢𝘭𝘶𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘋𝘚𝘈:

1. trasmettere a tuo figlio ansia e preoccupazione prima della valutazione
Ansia e preoccupazione arrivano prive di filtro a tuo figlio? Difficilmente affronterà la valutazione con serenità. Magari ti sente parlare con preoccupazione ad altri delle sue difficoltà. Oppure gli fai mille raccomandazioni prima della seduta di valutazione: devi stare attento, rispondere a tutto quello che ti chiedono, non ti devi distrarre, devi leggere meglio che puoi, ecc.
Dalle sue risposte agli specialisti, dal suo rendimento ai test dipende la serenità di mamma e papà: che carico pesante per un bambino, ma anche per un adolescente! Certo non lascerà la sua mente libera di funzionare al meglio.

Se ti senti molto stressato e preoccupato, trova il modo di rasserenarti prima della valutazione, in modo da trasmettere tranquillità a tuo figlio:

documentati sui DSA: capire meglio il problema aiuta a renderlo meno preoccupante
chiedi aiuto ai genitori di figli con DSA, magari sui forum: chi ha già sperimentato le tue stesse ansie può aiutarti a ridimensionarle
se è previsto un primo colloquio solo per i genitori prima della valutazione del bambino, sfrutta l’occasione per esprimere i tuoi timori e ricevere aiuto dagli specialisti che raccolgono l’anamnesi.
2. trasmettere a tuo figlio ansia sul suo benessere durante la valutazione
Rassicurarlo sul fatto che sarai fuori ad aspettarlo è utile, chiedergli ripetutamente se è preoccupato di stare da solo durante la seduta è controproducente: te la senti di restare da solo? Non vuoi che mamma resti con te almeno un pochino? Mi metto proprio qui fuori dalla porta…

Non sono molti i genitori che si comportano così, ma quando accade i bambini si allarmano: mamma e papà continuano a chiedermi se sono preoccupato, forse devo davvero preoccuparmi...

La maggior parte dei bambini ha le risorse emotive per lavorare tranquillamente con gli specialisti durante la valutazione DSA. A meno che non siano contagiati dalle preoccupazioni dei genitori.
Se hai, comunque, dei dubbi sulla capacità di tuo figlio di restare senza di te in seduta, parlane prima con gli specialisti.

3. promettere premi a tuo figlio dopo ogni seduta
Il videogioco che desidera, piuttosto che il gelato. Non si tratta della dimensione economica del premio, ma del suo significato simbolico.

Se gli hai spiegato il significato della valutazione in modo positivo e poi gli prometti un premio dopo ogni seduta stai mandando messaggi contrastanti: da un lato gli dici che i test servono per capire meglio come aiutarlo; dall’altro gli prometti un premio (magari lo fai anche quando lo porti dal dentista…).

La necessità di un premio comunica che lo aspetta qualcosa di brutto, forse sgradevole, forse addirittura doloroso o traumatico, altro che un aiuto per imparare meglio e più serenamente.

In questo modo non lo aiuti ad affrontare serenamente l’esperienza (mamma e papà mi danno un premio per questo, hmm deve proprio trattarsi di qualcosa di brutto). Immaginarsi una futura esperienza in termini negativi, infatti, potrebbe renderla tale:

se tuo figlio si aspetta di incontrare persone antipatiche, tenderà a chiudersi a riccio
se si aspetta di fare cose noiose, o addirittura fastidiose, sarà sospettoso rispetto ad ogni proposta di attività
Il risultato:

trascorrerà il tempo della seduta in stato di allerta
probabilmente collaborerà poco a quello che gli verrà chiesto di fare
si annoierà
Senza contare che tutta la sua attenzione sarà spostata sul premio che lo aspetta al termine della seduta, piuttosto che sul momento presente.

4. non farti trovare dove avevi promesso al termine della seduta
Tuo figlio si agiterà, soprattutto se è piccolo e se è la prima volta che lo accompagni in un luogo a lui sconosciuto. Lo specialista, impegnato nelle visite successive, dovrà probabilmente affidarlo a personale non specializzato (secondo l’organizzazione del centro).

Il risultato? Alla seduta successiva tuo figlio sarà meno sereno e disponibile. Probabilmente ansioso e preoccupato.

La soluzione migliore è sempre quella di organizzarti per trascorrere il tempo di attesa: sfrutta l’occasione di questa pausa forzata nelle tue giornate frenetiche per rilassarti.

Leggi, pensa, guarda le foto nello smartphone, ecc.

Se proprio non puoi staccare, usa il tempo per rispondere alle email, controllare il conto corrente, ecc.

5. esibire ansia al termine della seduta
Succede quando chiedi a chi riaccompagna tuo figlio da te: come sono andati i test? Oppure: ma allora che cos’ha? O, peggio, come mi è capitato in passato: Allora avrà bisogno dell’insegnante di sostegno?

Il risultato su tuo figlio:

nelle sedute successive sarà preoccupato di come risponde ai test, per il timore che le sue prestazioni possano deluderti e/o farti preoccupare
sarà spaventato di avere qualcosa di grave visto il timore che voi genitori manifestate
si chiederà che cosa sia quest’insegnante di sostegno che mamma e papà sembrano temere. Sempre che già non associ questa figura alle difficoltà di un compagno gravemente disabile: ho un problema così grave? Inutile dire quanto questo possa essere dannoso per un adolescente.
Inoltre, queste domande sono inutili, perchè:

nessuno specialista potrà mai darti risposte utili sulla soglia della porta o in sala d’attesa, se non altro per tutelare la tua privacy. Al più otterrai un generico “tutto bene“, detto per rassicurare il bambino, ma che non si basa su alcuna reale valutazione (vedi più sotto). Cioè una risposta inutile.
la maggior parte dei test richiede un’elaborazione, manuale o computerizzata, che viene fatta dopo la somministrazione, non durante: i risultati ci saranno successivamente
la diagnosi è frutto dell’integrazione di molte valutazioni, fatte anche da specialisti diversi, e sarà disponibile solo alla fine del percorso
Insomma, dovrai avere un po’ di pazienza e aspettare il colloquio di restituzione.

6. far allontanare tuo figlio con un pretesto e porre le domande di cui sopra
I bambini non sono stupidi, capiscono che si vuole parlare di loro di nascosto, si sentono traditi e si spaventano: di che cosa vogliono parlare di nascosto? deve trattarsi di qualcosa di terribile…

Se sono grandi, si sentono giustamente irritati: perchè non devo sapere ciò che mi riguarda? Che cosa vogliono tenermi nascosto?

E, comunque, vale il discorso di cui al punto precedente.

7. sottoporre tuo figlio ad un interrogatorio dopo la seduta
Mi riferisco a domande come: allora come è andata? che cosa ti hanno fatto fare? e magari commentare: ma come??! non sapevi questo??? ma se lo sai!

Tuo figlio percepirà in questo tutta la tua ansia rispetto alle sue prestazioni e si sentirà inadeguato rispetto alle tue aspettative. Inutile dire che, anche in questo caso, alla seduta successiva sarà preoccupato di non essere abbastanza “bravo”. E questo è il miglior modo per rendere poco ai test, come in qualsiasi altra situazione.

Il risultato a lunga scadenza? Una riduzione della stima di sè, già messa a dura prova dalle difficoltà sperimentate a scuola.

(fonte: Maurizia Guderzo)

09/09/2022

𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐃𝐒𝐀: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐬𝐢 𝐟𝐚? 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐚 𝐭𝐮𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨

Una buona spiegazione richiede le giuste parole, ma anche il giusto contesto. Di seguito trovi alcuni consigli: in parte potrebbero sembrarti ovvi. In tanti anni di lavoro con le famiglie, però, mi sono accorta che ricordarli non guasta. Naturalmente, puoi sempre saltare al prossimo paragrafo.

1. Se è possibile è bene siano coinvolti entrambi i genitori, in modo che tuo figlio percepisca un’unità di intenti tra mamma e papà; se avete opinioni divergenti in merito alla valutazione DSA, discutetene prima in privato e cercate un accordo; uno dei modi più efficaci di rendere infelice un figlio è quello di sottoporlo a un conflitto di lealtà (mamma vuole farmi fare i test, papà no: se accetto di farli scontento uno, se li boicotto scontento l’altra: che faccio?)

2. Scegli un momento in cui siete tranquilli e rilassati, privi di incombenze impellenti. Evita, quindi, di parlare se il bambino è stato appena rimproverato o si è adirato perchè gli è stato proibito qualcosa. Oppure se di lì a mezz’ora devi uscire per fare la spesa/accompagnarlo a basket, danza, ecc., Oppure se stai aspettando una telefonata importante. E, per maggiore efficacia del dialogo, evita di metterti in concorrenza con qualche attività piacevole usualmente prevista in quell’orario (oggi anzichè guardare i cartoni, dobbiamo parlare…)

3. Usa un atteggiamento e un tono di voce rassicurante e affettuoso: tuo figlio potrebbe pensare di averti deluso perchè non è “bravo” a scuola, soprattutto se per qualche tempo è stato rimproverato per i suoi insuccessi scolastici (non ti impegni abbastanza, sei distratto, ecc.). Se è così (e spesso capita, soprattutto, quando il sospetto di DSA arriva dopo alcuni anni di problemi) questa spiegazione può essere l’occasione per cambiare rotta. Fai capire a tuo figlio che ti dispiace averlo rimproverato e stai cercando invece delle soluzioni.

4. Dai a tuo figlio la totale, indivisa attenzione che merita, in particolare quando si deve parlare di qualcosa di importante: staccati da ogni apparecchio elettronico (TV, smartphone, tablet, ecc.). Le immagini che scorrono in TV e le continue notifiche di Facebook, Whatsapp, Gmail ecc. sono una fonte di distrazione per te e per lui.

5. Dialoga, non fare monologhi: tuo figlio deve avere il tempo di capire quello che gli dici e lo spazio per dire la sua (se lo desidera, naturalmente).

6. Rispondi ad eventuali domande con sincerità e, se possibile, senza imbarazzo. Non sai che cosa rispondere a una domanda? Meglio rimandare la risposta: riflettici con calma. Se cambi discorso per evitare di rispondere, mandi a tuo figlio un messaggio sbagliato (di questa cosa non si può parlare, è tabù…).

(fonte: Maurizia Guderzo)

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