10/09/2022
𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐃𝐒𝐀: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝟕 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐢 𝐦𝐨𝐬𝐬𝐞
7 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦𝘳𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘢𝘭𝘶𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘋𝘚𝘈:
1. trasmettere a tuo figlio ansia e preoccupazione prima della valutazione
Ansia e preoccupazione arrivano prive di filtro a tuo figlio? Difficilmente affronterà la valutazione con serenità. Magari ti sente parlare con preoccupazione ad altri delle sue difficoltà. Oppure gli fai mille raccomandazioni prima della seduta di valutazione: devi stare attento, rispondere a tutto quello che ti chiedono, non ti devi distrarre, devi leggere meglio che puoi, ecc.
Dalle sue risposte agli specialisti, dal suo rendimento ai test dipende la serenità di mamma e papà: che carico pesante per un bambino, ma anche per un adolescente! Certo non lascerà la sua mente libera di funzionare al meglio.
Se ti senti molto stressato e preoccupato, trova il modo di rasserenarti prima della valutazione, in modo da trasmettere tranquillità a tuo figlio:
documentati sui DSA: capire meglio il problema aiuta a renderlo meno preoccupante
chiedi aiuto ai genitori di figli con DSA, magari sui forum: chi ha già sperimentato le tue stesse ansie può aiutarti a ridimensionarle
se è previsto un primo colloquio solo per i genitori prima della valutazione del bambino, sfrutta l’occasione per esprimere i tuoi timori e ricevere aiuto dagli specialisti che raccolgono l’anamnesi.
2. trasmettere a tuo figlio ansia sul suo benessere durante la valutazione
Rassicurarlo sul fatto che sarai fuori ad aspettarlo è utile, chiedergli ripetutamente se è preoccupato di stare da solo durante la seduta è controproducente: te la senti di restare da solo? Non vuoi che mamma resti con te almeno un pochino? Mi metto proprio qui fuori dalla porta…
Non sono molti i genitori che si comportano così, ma quando accade i bambini si allarmano: mamma e papà continuano a chiedermi se sono preoccupato, forse devo davvero preoccuparmi...
La maggior parte dei bambini ha le risorse emotive per lavorare tranquillamente con gli specialisti durante la valutazione DSA. A meno che non siano contagiati dalle preoccupazioni dei genitori.
Se hai, comunque, dei dubbi sulla capacità di tuo figlio di restare senza di te in seduta, parlane prima con gli specialisti.
3. promettere premi a tuo figlio dopo ogni seduta
Il videogioco che desidera, piuttosto che il gelato. Non si tratta della dimensione economica del premio, ma del suo significato simbolico.
Se gli hai spiegato il significato della valutazione in modo positivo e poi gli prometti un premio dopo ogni seduta stai mandando messaggi contrastanti: da un lato gli dici che i test servono per capire meglio come aiutarlo; dall’altro gli prometti un premio (magari lo fai anche quando lo porti dal dentista…).
La necessità di un premio comunica che lo aspetta qualcosa di brutto, forse sgradevole, forse addirittura doloroso o traumatico, altro che un aiuto per imparare meglio e più serenamente.
In questo modo non lo aiuti ad affrontare serenamente l’esperienza (mamma e papà mi danno un premio per questo, hmm deve proprio trattarsi di qualcosa di brutto). Immaginarsi una futura esperienza in termini negativi, infatti, potrebbe renderla tale:
se tuo figlio si aspetta di incontrare persone antipatiche, tenderà a chiudersi a riccio
se si aspetta di fare cose noiose, o addirittura fastidiose, sarà sospettoso rispetto ad ogni proposta di attività
Il risultato:
trascorrerà il tempo della seduta in stato di allerta
probabilmente collaborerà poco a quello che gli verrà chiesto di fare
si annoierà
Senza contare che tutta la sua attenzione sarà spostata sul premio che lo aspetta al termine della seduta, piuttosto che sul momento presente.
4. non farti trovare dove avevi promesso al termine della seduta
Tuo figlio si agiterà, soprattutto se è piccolo e se è la prima volta che lo accompagni in un luogo a lui sconosciuto. Lo specialista, impegnato nelle visite successive, dovrà probabilmente affidarlo a personale non specializzato (secondo l’organizzazione del centro).
Il risultato? Alla seduta successiva tuo figlio sarà meno sereno e disponibile. Probabilmente ansioso e preoccupato.
La soluzione migliore è sempre quella di organizzarti per trascorrere il tempo di attesa: sfrutta l’occasione di questa pausa forzata nelle tue giornate frenetiche per rilassarti.
Leggi, pensa, guarda le foto nello smartphone, ecc.
Se proprio non puoi staccare, usa il tempo per rispondere alle email, controllare il conto corrente, ecc.
5. esibire ansia al termine della seduta
Succede quando chiedi a chi riaccompagna tuo figlio da te: come sono andati i test? Oppure: ma allora che cos’ha? O, peggio, come mi è capitato in passato: Allora avrà bisogno dell’insegnante di sostegno?
Il risultato su tuo figlio:
nelle sedute successive sarà preoccupato di come risponde ai test, per il timore che le sue prestazioni possano deluderti e/o farti preoccupare
sarà spaventato di avere qualcosa di grave visto il timore che voi genitori manifestate
si chiederà che cosa sia quest’insegnante di sostegno che mamma e papà sembrano temere. Sempre che già non associ questa figura alle difficoltà di un compagno gravemente disabile: ho un problema così grave? Inutile dire quanto questo possa essere dannoso per un adolescente.
Inoltre, queste domande sono inutili, perchè:
nessuno specialista potrà mai darti risposte utili sulla soglia della porta o in sala d’attesa, se non altro per tutelare la tua privacy. Al più otterrai un generico “tutto bene“, detto per rassicurare il bambino, ma che non si basa su alcuna reale valutazione (vedi più sotto). Cioè una risposta inutile.
la maggior parte dei test richiede un’elaborazione, manuale o computerizzata, che viene fatta dopo la somministrazione, non durante: i risultati ci saranno successivamente
la diagnosi è frutto dell’integrazione di molte valutazioni, fatte anche da specialisti diversi, e sarà disponibile solo alla fine del percorso
Insomma, dovrai avere un po’ di pazienza e aspettare il colloquio di restituzione.
6. far allontanare tuo figlio con un pretesto e porre le domande di cui sopra
I bambini non sono stupidi, capiscono che si vuole parlare di loro di nascosto, si sentono traditi e si spaventano: di che cosa vogliono parlare di nascosto? deve trattarsi di qualcosa di terribile…
Se sono grandi, si sentono giustamente irritati: perchè non devo sapere ciò che mi riguarda? Che cosa vogliono tenermi nascosto?
E, comunque, vale il discorso di cui al punto precedente.
7. sottoporre tuo figlio ad un interrogatorio dopo la seduta
Mi riferisco a domande come: allora come è andata? che cosa ti hanno fatto fare? e magari commentare: ma come??! non sapevi questo??? ma se lo sai!
Tuo figlio percepirà in questo tutta la tua ansia rispetto alle sue prestazioni e si sentirà inadeguato rispetto alle tue aspettative. Inutile dire che, anche in questo caso, alla seduta successiva sarà preoccupato di non essere abbastanza “bravo”. E questo è il miglior modo per rendere poco ai test, come in qualsiasi altra situazione.
Il risultato a lunga scadenza? Una riduzione della stima di sè, già messa a dura prova dalle difficoltà sperimentate a scuola.
(fonte: Maurizia Guderzo)