Scuola Primaria Montessori Tito Livio di Lidia Celi

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Scuola Primaria Montessori Tito Livio di Lidia Celi Scuola Primaria Montessori in Viale Tito Livio 23/a a Roma, fondata da Lidia Celi nel 1963.

IMPORTANTE"La Silicon Valley è famosa anche perché nel suo territorio sono fiorite scuole basate sul metodo Montessori o...
06/09/2026

IMPORTANTE
"La Silicon Valley è famosa anche perché nel suo territorio sono fiorite scuole basate sul metodo Montessori o scuole Waldorf ispirate alla pedagogia steineriana, dalle quali la tecnologia è bandita e che non prevedono perciò l’integrazione del digitale all’interno dei metodi e degli ambienti di apprendimento. "

I Ceo delle Big Tech scelgono scuole analogiche per i figli, evitando l'accesso precoce al digitale per proteggere lo sviluppo emotivo e cognitivo.

Le scuole Montessori con una buona progettazione e significazione dei principi del metodo, include diversi stili di appr...
30/08/2026

Le scuole Montessori con una buona progettazione e significazione dei principi del metodo, include diversi stili di apprendimento passando per:

La fatica dei bambini a scuola.I bambini apprendono senza fatica per mezzo del fare. Racchiude tutti i tipi di apprendim...
10/07/2026

La fatica dei bambini a scuola.

I bambini apprendono senza fatica per mezzo del fare. Racchiude tutti i tipi di apprendimento fino ai 7-8 anni.

I materiali Montessori rappresentano un concetto materializzato: visibile ed esperibile.

Tanti bambini a scuola faticano ad imparare una causa importante di questa fatica generalizzata sta nella presentazione di concetti astratti che richiedono uno sforzo cognitivo importante.

Lo stesso concetto proposto con un materiale che permette di esperirlo ed esercitarsi cambia la fatica.

Il materiale funge da strumento dell'intelligenza e consente un apprendimento attivo del bambino.

Questa è la forza del materiale Montessori.


versus

09/07/2026

L'estate offre ai giovani la libertà di esplorare nuovi amori e luoghi, lontano dalla routine scolastica, favorendo la scoperta di sé e delle proprie passioni.

Le sfide della scuola oggi: la neurodiversita'.La scuola oggi si trova di fronte bambini con storie diverse e stili di a...
09/07/2026

Le sfide della scuola oggi: la neurodiversita'.

La scuola oggi si trova di fronte bambini con storie diverse e stili di apprendimento diverso.

Dopo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner nell ' '83 , Singer nel '98 ( in epoca recentissima dunque) introduce il concetto di Neurotipicita' e Neurodivergenza.

I bambini possono essere molto molto diversi l'uno dall'altro e avere diversi stili di apprendimento.

La psicologia e la pedagogia rappresentano ,anche , in questo ambito un terreno di incontro in cui comprendere e trovare buone pratiche per sostenere lo sviluppo e gli apprendimenti atti al benessere durante tutto l'arco di vita dell'umano a partire dai luoghi della scuola.

La scuola oggi è il luogo in cui le diverse intelligenze neurotipiche e neurodivergenti si incontrano e imparano a compartecipare.

Il ruolo del ricercatore dell'educazione ( educatori e Maestri) cambia e investe l'area della ricerca del COME FARE.

Sono arrivate diagnosi, strumenti compensativi e dispensativi ma perché se già sappiamo che in un gruppo di bambini ci sono diversi stili di apprendimento??

C'è un motivo storico in verità.

La legge 104 e ancora più la legge 170 nascono per GARANTIRE ai bambini e ai ragazzi il riconoscimento del proprio stile di apprendimento in qualunque scuola di ogni ordine e grado.

Nello specifico la legge 170, tutela gli stili di apprendimento dei bambini neurodivergenti ( ADHD, DSA - dislessici , disgrafici, disortografici e discalculici, PLUSDOTATI etc).

La diagnosi tutela la dove non c'è riconoscimento. Il riconoscimento invece accoglie, integra e aiuta ogni bambino a suo modo e con il suo tempo con materiali specifici.

Secondo piano dello sviluppo , da 6 a 12 anni.Dopo i grandi sforzi, l'immersione nelle relazioni piene e dense,l'analisi...
07/07/2026

Secondo piano dello sviluppo , da 6 a 12 anni.

Dopo i grandi sforzi, l'immersione nelle relazioni piene e dense,l'analisi dei piccoli e grandi movimenti e i tanti esercizi per affinare le procedure di movimento e di parola del periodo 3-6; arriva con la socialità e l'autonomia una nuova alleata del bambino: l'immaginazione.

Il pensiero chiede nutrimento , chiede ricchezza , chiede saperi, chiede di poter connettere e spaziare con l'immaginazione nella realtà tutta da costruire. Il bambino ha bisogno di fare, fare, fare da solo e ripetere in modo individuale il lavoro; che sia grammatica, aritmetica, le discipline, la grande conoscenza o la socio affettività. Il suo bisogno è un luogo ricco di connessioni in cui costruire con il fare il suo pensiero.

Dobbiamo portare il bambino nella realtà e fargliela vedere ( una collina si può vedere, l'antica Roma si può vedere, i paesaggi si possono vedere) e solo dopo raccontare per mezzo delle narrazioni cosmiche e delle narrazioni del potenziale dell'uomo. Il fine risiede nella ricerca continua dell'esperienza della soddisfazione dell' immaginazione nutrita.

Narrazioni accurate e asciutte dopo l'esperienza del vero , saranno arricchite da immagini grandi e rappresentative e subito un ambiente pieno di occasioni materiali da esplorare. Esplorare come uno scienziato che costruisce il futuro dell'umanità insieme ad altri scienziati che ognuno a suo modo e con il suo tempo, ricercano mentre imparano a PENSARE DA SOLI.

Il lavoro individuale in questo periodo assume molta importanza. Solo un io curioso, formato, consapevole e critico potrà contribuire al NOI: al grande progetto cosmico di cui tutti facciamo parte.

Un'altra necessità del bambino di questa età sta, nell'esperire la vita pratica come materializzazione dell'esperienza della società per coesione che per natura tende alla pace. Gli incarichi con cui prendersi cura dell'ambiente ogni giorno, vanno eseguiti come una meditazione, con gratitudine e rispetto come per la vita tutta.

In questa epoca è davvero importante il silenzioso lavoro delle menti immerse in conoscenze rese materiali esperibili con piena mente e pieno corpo. Seguiranno le astrazioni materializzate fino ad arrivare al pensiero critico, consapevole e capace di partecipare alla giustizia delle cose.

L'educazione cosmica trova il suo territorio in questa età . Un'educazione al tutto, più che alle singole parti, dove ogni uno trova sé per mezzo dell'autoregolazione nel lungo lavoro di questi 5 anni.

L'adulto in questa fase è una guida preziosa, consapevole, responsabile che sa costruire bellezza che muove curiosità per mezzo di materiali e amore per la vita.

Una riflessione da fare.
06/07/2026

Una riflessione da fare.

ANCHE I FIGLI HANNO DEI DOVERI

Nel fine settimana ho letto il libro di Osvaldo Poli “Anche i figli hanno dei doveri” (Mondadori). Non c’è una sola parola di questo libro che io non condivida.

E’ un saggio educativo che rimette i genitori al loro posto: ovvero al piano alto della relazione educativa con un ruolo di guida e orientamento autorevole verso chi cresce. Due i principi da cui trae ispirazione la proposta pedagogica dell’autore: il trionfo nella cultura pedagogica contemporanea del concetto di disagismo, per il quale: “i figli non avrebbero difetti, né tendenze negative del carattere, ma soltanto comportamenti inadeguati generati da sofferenze che i genitori non sono stati in grado di evitare loro”. A loro volta, la tendenza per cui i genitori contemporanei hanno cominciato a sentirsi in colpa per ogni frustrazione proposta/imposta nella vita dei figli.

La rinuncia di qualsiasi forma di autorevolezza, che è la postura educativa che compete all’adulto, ha portato gli adulti a sviluppare un’attitudine educativa che ha generato una sofferenza nei figli non più basata sull’autoritarismo genitoriale (come accadeva alle generazioni passate), ma sulla loro autopercepita debolezza e disorientamento.

Scrive ancora O.Poli “La debolezza riguarda il piano psicologico: le paure, i sensi di colpa, l’ansia di ferire o di essere giudicati, che finiscono per condizionare le decisioni e modellare lo stile educativo. Il genitore debole non manca di affetto, ma manca di sicurezza interiore. Il disorientamento riguarda invece il piano morale e si manifesta con la mancanza di una convinzione sufficientemente solida per chiedere a un figlio uno sforzo, una rinuncia, un sacrificio. In mancanza di una certezza interiore, il genitore non si sente legittimato a chiedere il rispetto di un dovere: rimane prigioniero del dubbio di essere cattivo, oppressivo, autoritario, non allineato ai principi educativi più avanzati.”

Questo libro chiede al mondo adulto di riprendere un ruolo educativo non demandabile a nessun altro, per il quale l’adulto guida, orienta, richiedere fatica e fornisce validazione allo sforzo anche quando il risultato finale conduce all’errore, percependolo come un ingrediente inevitabile – anzi necessario – del percorso di crescita. Al tempo stesso, questo libro chiede al mondo di ricostruire un’idea della crescita non solo narrata per il dolore/disagio che la abita, ma come tempo della vita mosso e motivato dalla richiesta di impegno e dalla progressiva assunzione di responsabilità di cui il giovane si deve fare carico. Abbiamo deresponsabilizzato la crescita, spostando tutta la ragione del disagio evolutiva sull’incapacità dei genitori di essere buone guide per i loro figli. Questa verità è solo parziale e non può assolvere un adolescente dal sentirsi in parte artefice del suo destino attraverso le scelte che fa, rinunciando a vedersi solo vittima degli errori educativi di chi lo cresce.
“Anche i figli hanno dei doveri” è un libro che provoca e ricolloca il mondo adulto in un nuovo territorio di pensiero non più abitato da molte false convinzioni oggi imperanti nella narrazione psicopedagogica. Per questo motivo ritengo “Anche i figli hanno dei doveri” una lettura necessaria per chi appartiene alla comunità educante. Per me lo è stata.

Come ogni volta in cui parlo di un libro, non c’è alcuna motivazione commerciale o sponsorizzazione esplicita o implicita che motiva ciò che ho scritto. In poche parole:

Estate, tempo di riposo.L'estate per i bambini e le bambine è un tempo lunghissimo di fermo e un assenza di esercizio pu...
06/07/2026

Estate, tempo di riposo.

L'estate per i bambini e le bambine è un tempo lunghissimo di fermo e un assenza di esercizio può incidere sul processo. Soprattutto nelle prime classi : prima , seconda e terza in cui il processo di letto scrittura si va consolidando è molto importante non perdere l'esercizio.

È importante ritagliarsi ogni giorno un breve tempo di lavoro in un posto tranquillo con tutta l'attrezzatura predisposta: materiale utile a lavorare.

Consigliamo la scrittura di un diario dell'estate: un quaderno A5, andrà benissimo, per raccontare.

La scrittura spontanea non è detto che abbia automatizzato le convenzioni ortografiche e per questo non è utile ripetere ripetere ripetere gli errori rischiando di consolidarli o associare alla scrittura la fatica.

Ricordiamo che gli errori sono amici perché ci danno la via per superarli.

Allora il diario sia con scrittura libera del bambino sia con dettato dell'adulto, è un esercizio semplice e amato se affiancato da strumenti che permettono l'autocorrezione: una striscia che ricordi a quale segno corrisponde il suono per mezzo di disegno, le regole della divisione in sillabe per andare a capo, il materiale per usare l'h...

Noi Montessoriani pensiamo e creiamo strumenti=materiali come aiuti all'apprendimento autoregolato del bambino. Questi materiali permettono l'auto correzione che porta il bambino a vedere l'errore come facilmente riparabile e portano ad apprendere sentendosi efficace: ce la posso fare, ho gli strumenti per farlo da solo.

Ricordiamo che non esiste il brutto tempo ( i brutti compiti) se c'è un buon equipaggiamento.

Buona scrittura.

Maria Montessori è un'esponente riconosciuta nella comunità internazionale di psicologia dell''educazione perché ribalta...
06/07/2026

Maria Montessori è un'esponente riconosciuta nella comunità internazionale di psicologia dell''educazione perché ribalta la visione dell'educazione come degli apprendimenti, partendo dal bambino, dall'osservazione dei suoi bisogni.

Nel 1950 Maria Montessori rappresenta le tappe di sviluppo con un grafico che parla di sviluppo ondivago e non lineare accrescitivo. Uno sviluppo che racconta di due fase vulcaniche quelle indicate in rosso e due più pacate, le blu.

Questo grafico è chiamato “il ritmo costruttivo della vita”, geometrico e simmetrico.

Nel grafico, lo “0” è avvolto in una fiamma rossa ; lo sforza della venuta al mondo che porta con sé un immenso potenziale che subito si muove nelle profondità inconscio eppure costruttivo della parte più profonda dai ogni essere umano.
Si susseguono poi dei triangoli che rappresentano i 4 piani di sviluppo.

Il primo triangolo rappresenta l’Infanzia e riguarda il bambino da 0 a 6 anni.

Dalla simbiosi dei primi mesi fino al fare da solo
Da 0-3 anni, l’embrione spirituale viene definito da Maria Montessori un “creatore inconscio”, che “assorbe” informazioni e sensazioni dell’ambiente circostante. Un periodo fondante per l'umanità che verrà , dove ogni gesto ogni esperienza,ogni relazione, ogni luogo devono essere di senso perché assorbite onnivoramente.
Il bambino apprende i ritmi di parola,i gesti base e le procedure gestuali, apprende il gesto fino motorio e grande motorio per mezzo dell'esercizio del mondo che lo circonda. Il bisogno del bambino è quello di essere immerso in un ambiente consapevolmente ricco di esperienze a misura di bambino. Letto, tavolo, sedie, utensili, piccole esperienze del fare devono rappresentare possibilità a sua portata delle attività che vede fare da quella fonte di AMORE nutriente e orientatore che sono gli adulti di riferimento: mamma, papà , educatori, nonni, tate.
Nessuna esperienza per il bambino di questa età è neutra. Le esperienze possono facilitare o ostacolare lo sviluppo naturale dell'umano che tende all'evoluzione , la consapevolezza del giusto modo di costruire l'ambiente è fondamentale. Il bambino impara a parlare, a camminare , ad essere autonomo nel mangiare, nel controllo sfinterico...questo periodo è caratterizzato da grandi bisogni e grandi sforzi.

Dai 3-6 anni il bambino sale dall'inconscio e vive una fase della vita cosciente, di cui c'è ricordo. Questa è una fase di sforzo costante, il bambino è un“lavoratore cosciente” che “incarna” alcuni principi in maniera spontanea. Inizia una fase di catalogazione cosciente di informazioni: il bambino è sulla via del “perfezionamento costruttivo” delle procedure di movimento e di raffinamento del linguaggio, cerca l’ordine, riorganizza e comprende ciò che ha raccolto, estendendolo a ragionamenti complessi. Questo periodo, quindi, si caratterizza come un periodo di perfezionamento costruttivo in cui si ha un’attività cosciente nell’ambiente ed un arricchimento delle conquiste già fatte. Le mani del bambino, guidate dall’intelligenza, sono sempre occupate a fare qualcosa di definito. Se l’ambiente non permette questa integrazione, le energie continuano a spingere quelle informazioni parziali, così la mano si muove senza scopo e la mente divaga dalla realtà originando conflitti e turbamenti così come irrequietezza. L'adulto a servizio dello sviluppo dell'umanità che ogni bambino porta con sé , dovrà conoscere bene gli strumenti utili ai bisogni vasti dei bambini sui diversi fronti dello sviluppo al fine di integrarli con la finalità di costruzione di un io integrato nelle diverse parti: psicolinguaggio, psicoaritmetica, psicogeometria e autoregolazione del fare da solo. La frase che definisce questo periodo è: “AIUTAMI A FARE DA SOLO”. La cornice psicoaffettiva in cui si muove l'educazione alla pace e l'interdipendenza rispettosa degli uni verso gli altri sta nella vita pratica che è palestra di coesione. La società per coesione nella casa dei bambini rappresenta un punto centrale e preziosissimo da cui partire e a cui tornare sistematicamente nelle giornate per esercitarla. Il silenzio dei ruoli della vita pratica è costruttivo, meditativo, costruisce i confini del se e quelli del se che diventa noi. La vita pratica richiede concentrazione, mediazione, profondo rispetto del bene comune dentro cui ogni uno è indispensabile e insostituibile.

26/06/2026

Partiamo da qui: nei DSA c’è un disturbo specifico dell’apprendimento. Punto. Possiamo chiamarlo diverso modo di apprendere, neurodivergenza, profilo neuropsicologico particolare. Va bene. Ma tecnicamente parliamo di un disturbo neuropsicologico che riguarda lettura, scrittura, grafia o calcolo.

La difficoltà non dipende dalla motivazione, dalla voglia o dall’impegno.

1️⃣ DISPENSARE
Se uno studente dislessico ha una difficoltà oggettiva nella lettura, evito di metterlo nella condizione di fallire leggendo ad alta voce davanti a tutti. Se uno studente disortografico commette errori ortografici, non abbasso il voto per quegli errori quando valuto il contenuto. Se uno studente discalculico fatica nel calcolo a mente, non gli chiedo di farlo come se nulla fosse.

Dispensare significa questo: togliere o ridurre la richiesta che colpisce direttamente il punto debole del disturbo.

2️⃣ COMPENSARE
Attenzione: dispensare non vuol dire “non fare più nulla”. Vuol dire fare in modo diverso.

Se la lettura è faticosa, il testo può essere letto da un adulto, da un compagno, dal tutor o dalla sintesi vocale. Se l’ortografia è compromessa, posso usare il correttore. Se il calcolo è il problema, posso usare la calcolatrice, lasciando intatto il ragionamento.

Questo è compensare: usare uno strumento per raggiungere lo stesso obiettivo, senza far crollare tutto sul disturbo.

3️⃣ POTENZIARE
Poi c’è il potenziamento. Ed è un’altra cosa ancora.

Il potenziamento si fa in un tempo dedicato, con esercizi mirati, obiettivi specifici e attività costruite sulla lettura, sull’ortografia, sulla grafia o sul calcolo. Non significa “fai più compiti”. Significa lavorare sul processo, con metodo.

La sequenza è questa:

DSA 👉 dispensa 👉 compensazione 👉 potenziamento.

Se salti il primo passaggio, tutto diventa confuso. Se fai solo il PDP, ma poi nessuno lavora davvero sulle abilità, resta carta. Bella, firmata, archiviata. Ma sempre carta.

Nei DSA servono strumenti. Serve metodo. Serve intervento.

Salva questo video e seguimi per altri contenuti pratici sui DSA.
Ci vediamo nei miei corsi online su gianlucalopresti.net ☺

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